HAMFERÐ – La contemplazione del dolore

Pubblicato il 18/04/2018 da

Un mondo in bianco e nero, paesaggi allo stesso tempo brulli e maestosi e una musica che scava nell’animo. Questi sono gli ingredienti che gli Hamferð convogliano nel loro terzo album, “Támsis Likam”, un piccolo gioiello di dolore che conclude una trilogia di contemplazione del lutto, della morte e del rimorso. Con un lavoro di tale caratura, non potevamo perderci l’occasione di incontrare la band per conoscerli meglio e lasciare che fossero proprio le loro parole ad introdurci nell’universo degli Hamferð. Lasciamo dunque la parola a Jón Aldará e Theodor Kapnas, rispettivamente voce e chitarra, che ci parlano di vite perdute, musica e il fascino delle Isole Faer Øer.

CIAO RAGAZZI, BENVENUTI SU METALITALIA.COM E COMPLIMENTI PER IL VOSTRO NUOVO LAVORO! VI VA DI PRESENTARE LA BAND AI NOSTRI LETTORI?
– Theodor: Gli Hamferð sono una band doom metal delle Isole Faer Øer. Siamo attivi da dieci anni e abbiamo pubblicato un EP e due full-length. Il nostro ultimo lavoro, “Támsis Likam”, è stato pubblicato a gennaio dalla Metal Blade Records e attualmente siamo in tour per promuoverlo.

QUESTO DISCO CONCLUDE UNA TRILOGIA: VOLETE PARLARCI DELLA STORIA NARRATA?
– Jón: Abbiamo iniziato dalla fine. “Vilst Er Síðsta Fet”, il nostro primo album, non era così narrativo, quanto piuttosto una contemplazione di una persona morente, afflitta da colpa e rimorso. È stata una coincidenza che l’EP venisse fuori in questo modo, ma il tutto è stato così naturale che abbiamo pensato di mantenere il personaggio, cercando di raccontare la storia che lo aveva portato alla sua tragica morte. “Evst” era questa storia e, scrivendolo, abbiamo dato vita ad un passato travagliato per il protagonista, che ha costantemente influenzato le sue decisioni nel viaggio intrapreso tra le montagne alla ricerca del figlio perduto. Questo passato era rimasto nascosto e misterioso in “Evst”, ma abbiamo pensato che sarebbe stato interessante approfondirlo, in modo da esplorare maggiormente il personaggio e la sua vita precedente. “Támsis Likam”, dunque, è una sorta di prequel, che racconta la storia di una coppia che perde il figlio più piccolo a causa di una malattia e, nel loro dolore, finiscono per allontanarsi l’uno dall’altra. Un misterioso straniero entra nelle loro vite e li guida in un viaggio attraverso terre desolate ed aspre, verso una destinazione ignota. È una storia d’amore tragica, ambientata tra i paesaggi delle Isole Faer Øer e impregnata del loro folklore.

QUINDI QUALI TEMATICHE AVETE TRATTATO IN QUESTO NUOVO LAVORO?
– Jón: Nel comporre questa trilogia siamo rimasti particolarmente affascinati dal tema del rimorso e le sue varie connotazioni. Molti di noi hanno difficoltà nel venire a patti con le decisioni sbagliate, soprattutto se queste hanno avuto un effetto significativo sulle nostre vite. Andare avanti a volte è più facile a dirsi che a farsi e sono interessato dal ruolo che il rimorso ha nelle nostre vite. Ci aiuta in qualche modo? Certamente si ha modo di imparare dalle proprie decisioni sbagliate, ma alcuni non ci riescono e sono condannati a rifare gli stessi errori per tutta la vita. Questo problema è connesso al tema del libero arbitrio: in quale misura siamo in grado di scegliere il nostro destino? È una domanda che l’umanità si pone da sempre e l’idea di essere rinchiusi in una sorta di meccanismo estremamente limitato può essere parecchio deprimente. Il che si sposa perfettamente con la musica oscura che suoniamo.

ECCO, PASSANDO ALLA MUSICA, QUAL E’ IL BACKGROUND CHE HA CONTRIBUITO A FORMARE IL VOSTRO SOUND?
– Theodor: Quando Jón ha formato la band, gli Hamferð erano pesantemente influenzati dai grandi nomi della scena inglese, come My Dying Bride, Anathema e Paradise Lost. Nei nostri primi due anni di attività eravamo influenzati anche dagli Swallow The Sun, ma abbiamo cercato il più possibile di creare una nostra forma di espressione e non copiare lo stile altrui. La maggior parte di noi, adesso, non ascolta più molto doom metal, quindi le nostre influenze si sono espanse ed allargate. Siamo in sei nella band e tutti hanno gusti molto diversi, dal black metal al pop, passando per la musica classica. Penso, quindi, che tutte queste influenze abbiano contribuito a creare il nostro sound.

CHI È L’ASCOLTATORE IDEALE DELLA MUSICA DEGLI HAMFERD?
– Theodor: Non saprei dirti chi potrebbe essere l’ascoltatore ideale della nostra musica, ma certamente posso dirti qual è l’ambientazione ideale per ascoltarla. Cerchiamo sempre di creare una forte atmosfera, quindi probabilmente non si tratta della musica perfetta da mettere sull’iPod mentre sei in metropolitana per andare al lavoro, dove ci sono un sacco di distrazioni e rumori di fondo. Per apprezzare al meglio gli Hamferð dovresti sprofondare in una comoda poltrona, mettere il CD in un buon impianto stereo e semplicemente lasciarti avvolgere dalla musica.

NEL RECENSIRE L’ALBUM, ABBIAMO SCRITTO CHE LA VOSTRA MUSICA CREA UN’ALTERNANZA DI LUCI ED OMBRE, SIETE D’ACCORDO?
– Jón: Sì, credo anche io che la nostra musica utilizzi dei forti contrasti tra elementi più luminosi ed altri più oscuri, così come l’alternanza tra calma e violenza. È un modo potente di creare dinamiche. Tuttavia nel nostro nuovo materiale abbiamo provato ad allargare lo spettro, inserendo dinamiche più sottili invece di puntare tutto sui contrasti estremi. Questi contrasti stridenti funzionano molto meglio se usati con parsimonia.

PRIMA FACEVATE RIFERIMENTO ANCHE ALLA VOSTRA TERRA COME FONTE DI ISPIRAZIONE PER LA VOSTRA MUSICA.
– Jón: I paesaggi delle nostre isole, la natura e i fenomeni atmosferici sono probabilmente la nostra principale fonte di ispirazione, dato che sono stati proprio questi elementi a formare la nostra cultura da più di mille anni. La sopravvivenza dipende dall’accettare e dominare questi elementi, cosa che ha segnato la vita degli isolani in tutto il periodo precedente all’industrializzazione. Inoltre, parlando da un punto di vista puramente estetico, la natura delle Isole Faer Øer sa essere bella e oppressiva allo stesso tempo, serena e brutale, drammatica e sottile. È in grado di provocare emozioni forti che cerchiamo di trasformare in musica.

VI VA DI SPENDERE QUALCHE PAROLA SULLA SCENA MUSICALE DEL VOSTRO PAESE?
– Theodor: Le Isole Faer Øer hanno una scena musicale eccezionalmente solida per essere un Paese così piccolo. Una larga parte è composta da artisti solisti che si sono creati una carriera internazionale di successo. I due principali sono Eivør e Teitur, che sono dei nostri buoni amici. Abbiamo una forte scena indie, con molte ottime pubblicazioni ogni anno, oltre a delle pregevoli band metal. Al momento i miei preferiti sono gli Svartmálm: hanno pubblicato il loro debutto in formato digitale e meritano assolutamente un ascolto, li potete trovare anche su Spotify. Oltre a loro, vi consiglio gli Asyllex, se vi piace il thrash vecchia scuola, o gli Iron Lungs se invece vi interessa il math-core più strano.

SIETE SODDISFATTI DEL RISULTATO FINALE DELL’ARTWORK DELL’ALBUM? COME E’ NATA LA COPERTINA DI “TÁMSIS LIKAM”?
– Theodor: Siamo contentissimi del lavoro svolto da Costin Chioreanu per l’artwork. Abbiamo parlato con lui per coinvolgerlo nella realizzazione piuttosto presto, gli abbiamo mandanto delle demo e i primi mix, in modo che potesse iniziare a farsi un’idea di cosa creare per l’artwork. Quando ci ha mandato l’opera finita, ci ha veramente stesi. Non è facile trovare qualcuno che riesca a cogliere perfettamente l’estetica che vuoi esprimere e che sia, oltretutto, un grandissimo professionista. Mi auguro che Costin possa continuare a lavorare con noi a lungo.

QUANTO E’ IMPORTANTE PER VOI SUONARE DAL VIVO?
– Theodor: Suonare dal vivo è una delle motivazioni principali che ci spingono a creare musica. Scrivere e registrare è assolutamente soddisfacente, ma allo stesso tempo sa essere un processo lungo e difficile. Una volta terminate le registrazioni, però, abbiamo finalmente l’opportunità di andare in tour e suonare le nuove composizioni ogni sera, vedendole prendere vita. Quindi, sì, suonare dal vivo è estremamente importante per noi.

ALTRI PROGRAMMI PER IL PROSSIMO FUTURO?
– Jón: Ora ci stiamo concentrando sul primo tour di supporto a “Támsins Likam”, che coinvolgerà l’Europa Centrale. Una volta tornati a casa, lavoreremo ad uno show speciale nel vecchio teatro di Tórshavn, che contiamo di registrare in video. Nella seconda parte dell’anno parteciperemo a qualche festival, ad esempio il Midgardsblot in Norvegia, e stiamo lavorando anche sulle date autunnali. Insomma, ci saranno un sacco di concerti e questo è ciò su cui siamo maggiormente focalizzati.

UN’ULTIMA CURIOSITÀ: NELLE FOTO PROMOZIONALI INDOSSATE GIACCA E CRAVATTA, ALLONTANANDOVI UN PO’ DAL CLASSICO STILE DI UNA METAL BAND. COME MAI QUESTA SCELTA?
– Jón: L’idea originale era che gli Hamferð evocassero un’atmosfera funebre e volevamo che questo aspetto fosse evidente sia nella musica che nell’immagine. Dunque, ci siamo vestiti come per andare a un funerale, ovvero con un vestito nero e la cravatta. Ci sembra appropriato, visto che la nostra musica contempla la morte e il lutto e si adatta ad una sorta di solenne processione funebre. Certamente non si tratta di un tema innovativo nel doom metal, ma abbiamo provato a dargli una prospettiva diversa, anche grazie alla costrizione e alla dignità della giacca e cravatta. Crediamo che sia il giusto accompagnamento alla nostra musica, che pure si evolve in continuazione. In un certo senso, ci fornisce un elemento che rimane invariato nel tempo, rappresentando in parallelo la natura immutabile della morte.

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