Con “The Eternal Hunger”, gli svedesi Harrowed si affacciano sulla scena death metal con un debutto che rifiuta tanto certa nostalgia manierista quanto l’ossessione contemporanea per la complessità fine a se stessa.
Il progetto guidato da Adam Lindmark nasce per certi versi dalle ceneri dei Morbus Chron, ma non si configura come un ritorno alle origini: è piuttosto un’immersione consapevole nei limiti, nella tensione e in quella sorta di ‘inospitalità’ sonora che Lindmark considera parte integrante del genere.
Registrato con il contributo decisivo del chitarrista dei Death Breath, Robert Pehrsson, e impreziosito dalle partecipazioni di pilastri come Nicke Andersson (storico batterista degli Entombed e leader dei The Hellacopters) e Scott Carlson (fondatore dei Repulsion e, tra gli altri, con Andersson proprio dei Death Breath), l’album unisce una certa vena atmosferica, strutture solide e deviazioni impreviste in chiave punk, muovendosi tra l’eredità death metal svedese e un’adorazione dichiarata per la scuola americana più primordiale.
In questa intervista, Lindmark riflette su limiti tecnici e scelte etiche, sul rifiuto dei compromessi digitali e sul significato di ‘estremo’ oggigiorno. Ne emerge il ritratto di un musicista che vede nella restrizione – più che nel virtuosismo – la vera scintilla creativa, e che trasforma la fame evocata dal titolo in una dichiarazione d’intenti.
GLI HARROWED VENGONO PRESENTATI COME QUALCOSA “NATO NELLE FOGNE DI STOCCOLMA”, EPPURE L’ALBUM, ALMENO ALL’ALTEZZA DI CERTI BRANI, SEMBRA PIÙ SCOLPITO CON CURA CHE PURAMENTE FERALE. DOVE TRACCI PERSONALMENTE IL CONFINE TRA IGNORANZA E RAFFINATEZZA QUANDO COMPONI E SUONI DEATH METAL?
– Oh wow, “scolpito con cura” non sono parole che mi aspettavo di sentire mentre scrivevo questo materiale, per non parlare di quando ho iniziato la band (ride, ndR).
Per dirla in modo semplice e onesto: riesco a malapena a suonare la chitarra, quindi non posso mai avere un ‘piano’ su come voglio che il materiale finisca per suonare quando lo scrivo… ed è anche il motivo principale per cui non voglio/non posso fare di Harrowed un progetto solista. Ma, senza eccessiva umiltà, quello che penso di avere è un buon orecchio per capire cosa rende una canzone valida.
Credo anche che per me sia un vantaggio poter iniziare a mettere insieme tutti i pezzi del puzzle fin dall’inizio, perché comincio a pensare a come andranno le parti di batteria non appena un riff prende forma… a volte addirittura la batteria arriva prima del riff! Le parti vocali vengono sempre dopo, ma già nelle prime fasi del songwriting decido più o meno dove entreranno. E raramente inizio una canzone con un riff ‘portante’, perché questo richiederebbe sfornare riff micidiali su richiesta, cosa che è lontanissima dalla realtà. Il riff principale è sempre la parte più difficile quando metto insieme un brano.
Per quanto riguarda la feralità, capisco cosa intendi: sono sicuro che oggi escano dischi ancora più estremi. Ma la feralità e/o l’estremismo non sono mai stati un fine per me, né uno scopo da soddisfare tanto per farlo. Mi piace che il mio death metal, sia come ascoltatore sia come autore, abbia una certa ‘sgradevolezza’, come se non dovesse piacere ai tuoi genitori o ai tuoi colleghi, ma penso che questo faccia parte della natura del genere. Almeno se fai death metal nel modo giusto, secondo me.
Non voglio pestare i piedi a nessuno, ma a volte trovo contraddittorio che alcune forme di musica estrema – trucco cadaverico, catene, fuoco, tutto il pacchetto – che si definiscono ‘estreme’, abbiano poi melodie di chitarra che sembrano scritte per/da Disney+. A mio parere, un po’ ne vanifica il senso. Non è che non mi piacciano le belle melodie di chitarra (Up The Irons!), ma credo siano più adatte ad altri stili che non rivendicano l’etichetta di ‘estremi’. Come dicevo, non volevo urtare nessuno… ma temo di averlo fatto comunque. Oh beh…
L’espressione ‘fogne di Stoccolma’, comunque non l’ho coniata io, ma è sempre utile avere qualche parola dal sapore death metal da buttare lì quando descrivi qualcosa di indescrivibile come la musica. Un po’ di enfasi per effetto drammatico, diciamo.
IL TUO VECCHIO GRUPPO, I MORBUS CHRON, ERANO SPESSO ASSOCIATI A EVOLUZIONE E MOVIMENTO IN AVANTI, MENTRE HARROWED, ALMENO A TRATTI, SEMBRA UNA PIACEVOLE DISCESA NELLA DECOMPOSIZIONE. QUESTO PROGETTO È NATO COME REAZIONE AL PROGRESSO, O COME UN DIVERSO TIPO DI PROGRESSIONE? PERSONALMENTE PROPENDEREI PER LA SECONDA, VISTO CHE ALCUNE CANZONI PRESENTANO COMUNQUE DELLE SVOLTE INTERESSANTI.
– Sì, il paragone con i Morbus Chron è valido, e inevitabile. Quando la band si sciolse nel 2015, lo facemmo in ottimi rapporti.
La ragione principale furono divergenze musicali, proprio su ciò che hai espresso nella domanda. Robert, che è un autore incredibilmente talentuoso e che scriveva praticamente tutto il materiale (soprattutto nelle ultime uscite), voleva continuare su quella strada ed evolvere ulteriormente la musica verso qualcosa di diverso. Il resto della band, me incluso, sentiva invece di aver raggiunto il nostro limite in termini di ‘progressione’, sia per capacità tecnica sia per interesse nel suonare musica sempre più intricata.
Harrowed non è una ‘risposta’ o una contromisura a quello sviluppo, ma solo un’espressione naturale di come mi piace che suoni il death metal. Senza contare, come dicevo prima, la mia abilità molto limitata con la chitarra e nella scrittura dei riff, che ha ovviamente influenzato il risultato finale. Per me, gran parte del fascino della musica estrema risiede nei suoi limiti. Amo il fatto che, quando alcuni pionieri del genere hanno lasciato il segno, fossero giovani e inconsapevoli, guidati solo dalla volontà e dal desiderio di creare qualcosa. Come suonerebbe “In the Sign of Evil” dei Sodom se Chris Witchhunter avesse saputo suonare la batteria ‘correttamente’? Non voglio nemmeno saperlo, amico!
COME ACCENNATO, IL DISCO BILANCIA ‘STRANEZZA’ E STRUTTURE OLD SCHOOL MOLTO SOLIDE. VEDI LA SPERIMENTAZIONE COME QUALCOSA DA NASCONDERE DENTRO LA TRADIZIONE PIUTTOSTO CHE METTERE IN PRIMO PIANO?
– La stranezza per me nasce quasi per necessità nel songwriting. Mi annoio troppo facilmente se si tratta solo di alternare riff principale–strofa–ritornello e così via. Allo stesso tempo sono troppo ‘intricato’ per voler scrivere secondo i dettami punk/grind/hardcore (anche se ne traggo molta ispirazione), dove le canzoni non hanno spazio per svilupparsi e finiscono dopo un minuto e trentanove secondi al massimo!
Quando ascolto musica nuova, qualunque sia lo stile, di solito è qualcosa di ‘strano’ a catturare per primo la mia attenzione: uno stile vocale non convenzionale, un suono di produzione particolare, un riff bizzarro, una struttura anomala… qualsiasi cosa che mi invogli ad andare avanti con l’ascolto. Non voglio sembrare più pretenzioso del necessario, perché mi piace anche molta musica ‘accessibile’, ma mi annoio davvero in fretta con materiale standard.
“THE ETERNAL HUNGER” SUGGERISCE FORSE QUALCOSA DI PIÙ ESISTENZIALE CHE PURAMENTE VISCERALE. COS’È ESATTAMENTE AD AVERE ‘FAME’ IN QUESTO DISCO?
– Purtroppo temo che tu abbia pensato a questo titolo più in profondità di quanto abbia fatto io (ride, ndr). Il titolo dell’album è lo stesso dell’ultimo brano che ho scritto per il disco, per cui ho preso ispirazione dal “Dracula” di Bram Stoker. I vampiri hanno fame. Di sangue. E vivono in eterno. Ci siamo capiti…
Mi è sembrato semplicemente il titolo migliore da usare per l’album. Chiunque si sentirebbe intimidito da un disco chiamato “Ultra-Terrene Phantasmagoria”. Idealmente avrei voluto un titolo che non fosse anche una canzone, come “Piece of Mind” degli Iron Maiden, che non è un brano del loro terzo album ma solo una linea di testo in “Still Life”. Mi sa che terrò quest’idea per il secondo album di Harrowed.
I RIFF DAL SAPORE PUNK GIOCANO UN RUOLO SORPRENDENTEMENTE STRUTTURALE NEL TUO SONGWRITING. È UN IMPULSO POLITICO, MUSICALE, O SEMPLICEMENTE IL MODO PIÙ EFFICACE PER RENDERE UN RIFF SUBITO PERICOLOSO?
– Direi un po’ tutte e tre le cose. Ancora una volta, le mie capacità limitate alla chitarra fanno sì che i riff punk mi vengano naturali. Un chitarrista ‘migliore’ forse scarterebbe un mio riff perché troppo semplice o banale, ma io non so fare di meglio (ride, ndr).
Ricordiamoci comunque che moltissime grandi canzoni hanno progressioni di accordi e strutture semplicissime. Basta guardare i Kiss: è tutto progettato per essere immediato (“Keep It Simple & Stupid”), e io adoro i Kiss.
Mi ispiro molto a punk e hardcore, e l’aspetto politico arriva quasi come effetto collaterale positivo. Harrowed non è nata come band politica, né il materiale lo è particolarmente. Però ho usato e apprezzato usare Harrowed come piattaforma per esprimere alcune mie idee, soprattutto la mia opposizione alle tendenze fasciste nella musica estrema. Alcuni che sostengono opinioni, a mio avviso, spregevoli, usano il metal come giustificazione o copertura per essere razzisti, bigotti, fascisti ecc. Non capisco perché uno debba usare il metal come scusa per essere uno stronzo: se vogliono esserlo, che lo facciano con la loro personalità.
MOLTE BAND CONTEMPORANEE INSEGUONO L’ESTREMISMO ATTRAVERSO VELOCITÀ O COMPLESSITÀ. HARROWED SEMBRA PIÙ INTERESSATA AD ATMOSFERA E A UN TIPO DIVERSO DI IMPATTO. TORNANDO A QUANTO ACCENNAVI ALL’INIZIO, COSA RENDE DAVVERO ‘ESTREMA’ LA MUSICA OGGI, SECONDO TE?
– Mi ripeto ancora: mi piacciono i limiti. Creano atmosfera. Non sono contro la progressione, ma non la sostengo fine a sé stessa. Quando il VHS è stato sostituito dal digitale per avere qualità migliore, poco dopo i registi hanno iniziato a usare filtri di grana per simulare quell’effetto. Ciò che vogliamo superare è spesso ciò che ci affascina di più. Lo stesso vale per il cosiddetto light leak nelle foto, le irregolarità analogiche, l’errore umano. Perfino la distorsione è nata come ‘difetto’ nell’amplificazione: dove sarebbe la musica senza di essa?
Velocità e complessità inseguite per perfezione mi annoiano a morte. Essendo batterista, ricevo un sacco di contenuti online su come suonare veloce, ecc. E la parte triste è che questi musicisti suonano tutti uguali. Non fanno schifo, ovviamente, ma è tutto così uniforme, privo di personalità.
Non sto dicendo che non mi piacciano i musicisti tecnici, anzi. La prima volta che ho sentito Valbo degli Obliteration mi ha sconvolto: tecnica incredibile, ma con uno stile personale che si incastra perfettamente con la musica. Anche io mi considero un buon batterista, e penso che il mio stile funzioni in Harrowed, ma in studio ho faticato molto con alcune parti, soprattutto con la doppia cassa. Ho fatto esperimenti, scartato parti, dato un po’ la colpa all’attrezzatura – giustamente, i pedali erano arrugginiti (ride, ndr).
Tuttavia non ero disposto a barare: niente trigger, niente copia-incolla per allineare i colpi. Quello che senti siamo io e Tobias (Alpadie, chitarra e basso, ndr) in una stanza, a registrare insieme, con le nocche bianche dalla tensione. Poi abbiamo aggiunto il resto dopo.
LAVORARE CON IL PRODUTTORE ROBERT PEHRSSON, NOTO ANCHE PER ESSERE CHITARRISTA DEI DEATH BREATH, HA DATO AL DISCO UN SUONO MOLTO ORGANICO: COSA SIGNIFICA QUESTO APPROCCIO IN UN GENERE SEMPRE PIÙ DIGITALE?
– Potrei scriverci un romanzo, ma per riassumere: l’album non sarebbe venuto neanche lontanamente così bene senza il coinvolgimento di Robert Pehrsson. Ha semplicemente un orecchio incredibile per la musica in generale, e la mia fiducia in lui quando si tratta di death metal è alle stelle, dato che i Death Breath sono una delle band death metal con il miglior suono in circolazione, a mio parere.
Ha anche assunto un ruolo molto apprezzato come persona con cui condividere idee riguardo alle parti vocali, dato che per prima cosa sono praticamente un novizio nel fare e registrare voci, e secondo poi molti testi/linee vocali sono stati finalizzati in studio, quindi li abbiamo praticamente fatti prendere vita insieme. Mi fidavo quando diceva che una take era buona, e mi fidavo dannatamente quando diceva che pensava potessi fare di meglio.
Per tornare al discorso sull’estremismo, sono ben consapevole del fatto che questo album suona ‘bene’. A volte mi sono sentito insicuro chiedendomi: “È abbastanza grezzo? È abbastanza estremo?” ma sono sempre arrivato alla conclusione che quegli aspetti sono presenti nel materiale, più che nella produzione. E dubito ancora che ai tuoi genitori o colleghi piacerà, quindi penso che siamo a posto.
Per quanto riguarda la ricezione in un’industria musicale e in un genere che sono andati fuori dai binari di tutto ciò che è buono e decente? Non mi preoccupa troppo ciò che pensa dell’album la stragrande maggioranza delle persone, anche perché sono ben consapevole che la stragrande maggioranza non sentirà nemmeno parlare di una band come Harrowed.
Sono felice e orgoglioso se le cosiddette ‘persone giuste’ apprezzano il disco, ma dato che ho esposto una parte di me, il mio lato creativo, sono sicuro che esiste anche un desiderio di approvazione che tutti cercano, a prescindere da ciò che dicono. Se qualcuno dovesse demolire l’album, sono sicuro che un po’ mi abbatterebbe, ma non cambierebbe nulla.
Un piccolo lato positivo è che il death metal ha ancora il vantaggio di essere – almeno in parte – non commerciale, quindi non devi suonare completamente secondo le regole dell’industria musicale. Ho fiducia che ci siano alcune persone là fuori che compreranno il disco e verranno ai concerti. È tutto ciò che posso chiedere e sperare, davvero.
LA PARTECIPAZIONE DI NICKE ANDERSSON (ENTOMBED, DEATH BREATH, ECC) E SCOTT CARLSON (REPULSION, DEATH BREATH) CREA UN PONTE SIMBOLICO TRA EPOCHE DEL DEATH METAL. POTER CONTARE SU QUESTO TIPO DI COLLABORAZIONI HA CAMBIATO IL TUO APPROCCIO EMOTIVO NEI CONFRONTI DEL DISCO?
– È divertente ma non casuale che tre membri dei Death Breath compaiano nel disco. Sono fan di tutto ciò che hanno fatto. Non solo Robert ha fatto tutte le cose che ho citato sopra, ma ha anche registrato alcune ottime parti di chitarra in passaggi selezionati dell’album che volevo arricchire con chitarre diverse, in un modo per cui lo stile chitarristico di Tobias non si prestava al meglio.
In una fase molto iniziale della pianificazione dell’album, l’idea originale era di registrarlo con Nicke nel suo studio casalingo, ma penso che siamo tutti contenti che il processo abbia preso un’altra direzione. Lui stesso è stato molto deciso nel sostenere l’abilità e il lavoro di Robert come partner di registrazione. Ma alla fine è stato molto divertente averlo a registrare un assolo assurdo nel brano “The Haunter”.
La partecipazione di Scott è stata inizialmente un’idea di Robert, o meglio, è stato lui a suggerire che proprio quella stessa canzone, “The Haunter”, dovesse avere un’introduzione parlata sopra la chitarra all’inizio.
Ho capito immediatamente cosa potevamo fare e mi è venuta l’idea di usare le poche righe all’inizio del romanzo “The Haunter of the Dark” di H. P. Lovecraft, su cui si basano i testi. Non appena abbiamo avuto quell’idea, sia io che Pehrsson abbiamo pensato subito a Scott. Ha accettato volentieri e ha superato di gran lunga le nostre aspettative. Era perfetto, mi sono venuti i brividi la prima volta che l’ho sentito.
IL DEATH METAL DI STOCCOLMA È DIVENTATO QUASI MITOLOGICO. TI SENTI SCHIACCIATO DA QUELL’EREDITÀ O TI DIVERTI A CORROMPERLA DALL’INTERNO?
– Sì,, Harrowed è un piano elaborato per distruggere una cabala malvagia di utilizzatori di HM-2 nell’area di Stoccolma (ride, ndr; l’HM-2 è un pedale distorsore particolarmente caro agli epigoni della scena death metal svedese). Scherzi a parte, l’influenza è enorme, ma, come puoi sentire, sono ancora più influenzato dalla scena death metal americana degli inizi, soprattutto dagli Autopsy. Non potremmo suonare esattamente come loro nemmeno volendo: non siamo abbastanza bravi per imitare qualcuno così fedelmente.
Per quanto riguarda il suono HM-2 di Stoccolma, mi piace, ma non è ciò che cerco con Harrowed. “The Eternal Hunger” è stato registrato senza utilizzare troppo assiduamente l’HM-2.
IN STUDIO SIETE IN DUE, MENTRE DAL VIVO DIVENTATE UNA BAND A QUATTRO ELEMENTI: QUANTO CAMBIA HARROWED SUL PALCO?
– Ah, qui le cose si fanno un po’ complicate. La band Harrowed ha solo me e Tobias come membri nel processo creativo e di registrazione. La ragione è piuttosto semplice e noiosa: tempo ed efficienza. Non siamo più ventenni, la vita spesso si mette di mezzo. Organizzare prove, stare in un processo creativo, a volte in una lotta creativa, è molto più semplice tra due persone con forte volontà che tra quattro.
Ma fin dall’inizio sapevo che volevo che fosse una band che suonasse dal vivo, e quindi molto presto abbiamo iniziato a formare una line-up live. Ne fanno parte Dag Landin, che ha suonato anche nei Morbus Chron, e oltre a essere una forza solida al basso è una delle persone più divertenti che conosca; stare con lui, sul palco e fuori, è solo un piacere sincero, e ricordo quanto mi mancasse dai tempi dei Morbus.
Ho anche reclutato qualcuno che all’epoca conoscevo poco, Stefan Carrillo, per occuparsi dell’altra chitarra, dato che sapevo che la nostra musica aveva bisogno di due chitarre sul palco. Stefan è anche molto bravo con la fotografia e il design, e dato che sono completamente inutile in tutto ciò che riguarda l’estetica visiva, è stato di grande aiuto in quei campi.
Sia Stefan che Dag contribuiscono alla band in molti più modi oltre a essere semplicemente musicisti sul palco con noi, e sono profondamente grato di averli con noi in questo viaggio.
QUALI SONO I PIANI PER IL 2026? QUANDO VI VEDREMO DAL VIVO?
– Harrowed è sempre stata pensata per il palco! Stiamo preparando un tour europeo in primavera. Purtroppo niente Italia questa volta, le Alpi sono di mezzo! Per il resto, vogliamo solo andare in giro e suonare death metal.


