HEAD OF THE DEMON – Trance e illusione

Pubblicato il 11/07/2020 da

Non tutti i pargoli del Demonio sono dissoluti squartatori. L’arte del maligno può delinearsi attraverso note minimali, ritmi sinuosi, arpeggiati lugubri, pallidi tocchi prog e folk e un mood liturgico tanto sinistro, quanto sordidamente sacrale. Gli Head Of The Demon con “Deadly Black Doom” si sono confermati una band unica e attualmente inimitata, che fa del black metal misto al doom la base di partenza per escursioni nell’oscurità che guardano a pochi elementi di paragone. Fra gli onnipresenti Celtic Frost, Candlemass, Death SS e Mortuary Drape, la formazione svedese ci porta con sé in un viaggio fra incubi, ombre e tortuosità della mente da accogliere con calma e distesa concentrazione, quella richiesta per ammirare e apprezzare canzoni lunghe e schive, distantissime da quegli eccessi e sete di stupore così diffusi nell’extreme metal odierno. Musica riflessiva e ‘mentale’, più che epidermica, come del resto concettuale e priva di banalità è l’intervista che ci ha concesso Konstantin, chitarrista e uno dei due principali compositori.


“DEADLY BLACK DOOM” ARRIVA A QUATTRO ANNI DA “SATHANAS TRISMEGISTOS”. IL SUONO È RIMASTO QUASI LO STESSO, MENTRE CRESCE D’INTENSITÀ L’ATMOSFERA LITURGICA E GLI ARPEGGI INCORPORANO PIÙ AMPIE SFUMATURE, MUOVENDOSI TRA DOOM, BLACK METAL, ARIE GOTICHE E HORROR, PERFINO QUALCHE ACCENNO PROG E FOLK. COME SPIEGHERESTE LA VOSTRA EVOLUZIONE TRA I PRIMI DUE ALBUM E QUEST’ULTIMO?
– Potremmo definire “Deadly Black Doom” come un figlio dei due album precedenti. La loro sintesi, se preferisci. Personalmente credo che i nostri dischi precedenti si siano uniti e definiscano le caratteristiche di “Deadly Black Doom”. C’entra anche il fatto che la nostra attuale line-up è più coesa e ora suoniamo assieme come se fossimo un unico organismo. In fin dei conti non abbiamo compiuto chissà quale salto evolutivo, abbiamo apportato solo dei lievi cambiamenti e sono riconoscibili in alcuni nuovi elementi ben riconoscibile all’interno delle tracce.

COME NEI VOSTRI LAVORI PRECEDENTI, “DEADLY BLACK DOOM” PUÒ INDURRE A UNA SORTA DI TRANCE, MEDITAZIONE, TRASPORTANDO L’ASCOLTATORE IN UN POSTO SOLITARIO, DOVE C’È SOLTANTO LA SUA MENTE E IL SUO FLUSSO DI PENSIERI. QUALI SONO GLI STATI D’ANIMO CHE RIUSCITE A RAGGIUNGERE QUANDO SUONATE LA MUSICA DI HEAD OF THE DEMON?
– Entriamo in trance e in una specie di stato ipnagogico, indotto dall’ascolto molto attento della musica. È come se la musica fungesse su di noi da metodo di autoipnosi. Ma ci porta anche elevazione spirituale e soddisfazione. Quello che suoniamo è stato scritto e trasmesso da ‘altri mondi’, nel senso che scriviamo i pezzi dopo intense sedute di meditazione e pratiche magiche.

LA VOSTRA MUSICA È MOLTO ALLUSIVA E HA UN APPROCCIO QUASI MINIMALISTA: È DIFFICILE A VOLTE RIMANERE COSÌ ESSENZIALI NELLE STRUTTURE E NEGLI ARRANGIAMENTI, SENZA INCLUDERE ALTRI ELEMENTI CHE POTREBBERO RENDERE PIÙ RICCO E POTENTE IL SUONO?
– È difficile trovare gli arrangiamenti ottimali per quello che vogliamo esprimere, per questo finisce che restiamo il più possibile fedeli all’idea originaria, al messaggio che intendiamo trasmettere. È anche il motivo per cui impieghiamo tanto tempo per dare una forma completa ai pezzi. Uno potrebbe immaginarsi questo processo creativo come la creazione di Frankenstein. Solo per il fatto di avere tutte le membra e le parti del corpo a disposizione, le macchine e l’elettricità, non è detto che quanto hai per le mani prenda necessariamente vita. L’operazione è delicata, bisogna agire correttamente, tante volte andiamo vicini a dare vita alle canzoni, senza riuscirci del tutto, prima di raggiungere il risultato ottimale. Mi sono accorto che tanto più la musica è minimale e allusiva, più complessa è la sua creazione. Rimaniamo comunque aperti all’inclusione di altri elementi che possano rendere le canzoni migliori, più potenti, heavy, immaginifiche. Tutto quello che ci aiuta ad avere buoni pezzi, per noi va bene.

L’ALTERNANZA FRA ARPEGGI DARK E RIFF PESANTI SEGUE UNA DIREZIONE MOLTO PERSONALE: IN UNA PRECEDENTE INTERVISTA SUL NOSTRO PORTALE, HAI AFFERMATO DI COMPORRE IN MODO SIMILE A COLORO CHE SCRIVONO COLONNE SONORE, TEMI SONORI, COMPOSIZIONI CLASSICHE. QUALI SONO I COMPOSITORI CHE TI PIACCIONO DI PIÙ E IN CHE MODO HANNO INFLUENZATO CIÒ CHE SUONI CON HEAD OF THE DEMON?
– Confermo, scriviamo la nostra musica in un flusso di idee e ispirazione, i classici schemi di composizione non fanno per noi. Possiamo avere alcuni riff o idee che proviamo a mettere insieme e, a volte, possono volerci dei mesi che le diverse parti si incastrino. Quindi di solito finiamo per avere spezzoni musicali che iniziano lentamente a prendere forma e alcuni dialogano bene con alcuni, altri invece non c’è verso di posizionarli da nessuna parte. Ci vuole tempo e pazienza perché ogni cosa vada al proprio posto. Non so se c’è un compositore in particolare che ci ispira. Ma venendo alla musica classica, Wagner, Prokofjev e altri compositori dal piglio molto potente mi attirano, personalmente, insieme agli arpeggi di Bach. Personalmente sono anche ispirato da compositori italiani come Goblin e molti altri che hanno scritto colonne sonore per film horror e zombie. Possiedono un suono particolare, adoro l’alternanza tra temi davvero inquietanti e chiacchiere gorgoglianti, che un attimo dopo si trasformano al tuo orecchio e percepisci musica etnica, tamburi tribali dal suono maniacale, una serie di effetti che aggiungono sentimenti di paura e tensione. Questo tipo di estremi lo trovo molto interessante. Apprezzo molto anche le colonne sonore realizzate in stile Exotica, di cui Les Baxter era unico nel suo genere. E anche i temi dei film Hammer Horror sono tra i miei preferiti. Ma tutto questo va ad interagire con il metal estremo, che è per così dire il ‘latte delle nostre madri’, la nostra origine primigenia.

PER “DEADLY BLACK DOOM” AVETE MANTENUTO LA MEDESIMA LINE-UP DEL DISCO PRECEDENTE. QUESTA CONDIZIONE COME HA MIGLIORATO LA VOSTRA PERFORMANCE, SIA IN SALA PROVE CHE IN STUDIO DI REGISTRAZIONE?
– Il processo di scrittura è rimasto il solito, siamo io e il nostro batterista che andiamo a mettere assieme lo scheletro delle canzoni. Mentre gli altri, rispetto a prima, hanno iniziato a proporre le loro idee anche nelle fasi iniziali della composizione e a dare un forte contributo per gli arrangiamenti e i piccoli particolari di ogni brano. Così siamo diventati più forti e uniti, lavoriamo in modo più coeso, intuitivo e quasi telepatico, se ciò può avere senso per chi ci sta leggendo. In studio, abbiamo iniziato a lavorare con una registrazione live di “Sathanas Trismegistos”. Su quello non c’è stato da discutere, è il nostro normale modus operandi. In conclusione, sì, siamo cresciuti come gruppo e ora esprimiamo nel complesso più di quello che siamo noi come somma delle singole parti.

UN ELEMENTO CHE DÀ UN PARTICOLARE FEELING NELL’ASCOLTO È LA SPINTA RITMICA POSSEDUTA DA OGNI TRACCIA: I PATTERN DI BATTERIA SONO MINIMALISTI, MA NON SONO AFFATTO LINEARI, NON SEGUONO UNA SEQUENZA PREVEDIBILE. COME LAVORATE SU QUESTO STRUMENTO, CAUSANDO QUESTO SENSO DI STRANIAMENTO COSÌ PECULIARE NELLA VOSTRA MUSICA?
– Non sono in grado di darti una risposta esaustiva su questo argomento, posso solo dire che abbiamo un ottimo drummer, che sa benissimo cosa fare. Detto questo, quest’approccio va di pari passo con la nostra concezione filosofica della musica, che ci porta a non voler seguire schemi o strutture tipici della maggior parte della musica scritta fino ad oggi. Qui entra in gioco il nostro metodo di scrittura, il nostro pensare fuori dagli schemi più comuni, quando dobbiamo creare nuova musica e andare incontro a nuove sfide artistiche.

DOVESSI INDICARE LA MIA CANZONE PREFERITA DELL’ULTIMO ALBUM, SAREBBE “VOIDSOUL”, PIÙ LENTA E ATMOSFERICA DEL RESTO DI “DEADLY BLACK DOOM”. C’È SECONDO VOI QUALCOSA DI DIVERSO IN QUESTO PEZZO, A CONFRONTO CON GLI ALTRI PRESENTI NELLA TRACKLIST? MI PARE SIA UNA CHIUSURA PERFETTA, EFFONDE UN SENTIMENTO DI ABBANDONO E SOLITUDINE NELL’OSCURITÀ, CHE SI INCASTONA PERFETTAMENTE NEL MOOD DELL’ALBUM…
– Sono contento di sentire che sia la tua preferita. Al di fuori delle sue caratteristiche intrinseche che la distinguono dagli altri pezzi, non rappresenta nulla di speciale, non porta con sé significati superiori alle altre tracce. Sicuramente ha alcuni elementi che non sono presenti altrove, come del resto altri brani posseggono qualità non riscontrabili in “Voidsoul”. Rimane un’ottima canzone di chiusura, lega perfettamente con il resto del materiale.

NEI TESTI, AVETE INIZIATO LA VOSTRA AVVENTURA NEGLI HEAD OF THE DEMON PARLANDO DI TEMI LOVECRAFTIANI, ABBANDONATI GIÀ A PARTIRE DA “SATHANAS TRISMEGISTOS”. ORA, QUALI SONO GLI ARGOMENTI CUI SIETE PIÙ INTERESSATI E COME INFLUENZANO LE ATMOSFERE DELLE SINGOLE CANZONI?
– I testi finora si sono focalizzati su tante tematiche differenti, confluenti nel mondo dell’occultismo. Sul primo album, i mondi e i sogni delineati da Lovecraft erano serviti per esprimere le idee occulte, le visioni, che erano nella nostra mente. Sul secondo disco, abbiamo parlato dell’angelo Lucifero, nelle sue diverse incarnazioni. Nell’ultimo album richiamiamo alcuni elementi già trattati in passato, ma parliamo anche di qualcosa di inedito, legato al percorso di iniziazione vissuto da un adepto sulla Via della Mano Sinistra. I testi sono sempre scritti dopo che abbiamo terminato la parte musicale. Così molto spesso sono gli strumenti a decidere quale sarà l’approccio lirico. L’unico aspetto a cui stiamo attenti per le liriche è che esse debbono migliorare la canzone. Per questo senti poche linee vocali, utilizzate come strumento addizionale, fondamentalmente. Non sono il punto centrale di un pezzo, lo sono magari occasionalmente, a volte possono anche essere semplicemente qualcosa di ridondante rispetto alla musica.

LENTA, GOTICA, DARK, IPNOTICA, SONO ALCUNI DEGLI AGGETTIVI CHE POTREBBERO ESSERE ASSOCIATI ALLA MUSICA DI HEAD OF THE DEMON: CI SONO ALTRE IMPRESSIONI CHE LA VOSTRA MUSICA PUÒ TRASMETTERE E GLI ASCOLTATORI NON RIESCONO A COGLIERE, OPPURE LE TRASCURANO?
– Penso dipenda molto dallo stato d’animo e dal mood in cui ti trovi nel momento in cui ascolti gli Head Of The Demon. La musica ti porterò un certo tipo di sensazioni in ragione di come ti senti in quel momento. Ma se l’ascoltatore sente di aver ottenuto qualcosa dalle nostre canzoni, di aver avuto un certo tipo di percezioni, allora la nostra musica ha colto nel segno. Indipendentemente da cosa siamo riusciti a suscitare nell’ascoltatore.

CI SONO LUOGHI IN SVEZIA CHE HANNO ISPIRATO LA VOSTRA MUSICA? QUALCOSA CHE IN QUALCHE MANIERA PERMEA QUANTO SUONATE?
– Non direttamente. Ma indirettamente, probabilmente c’è molto negli Head Of The Demon dei paesaggi delle aree in cui viviamo e in cui siamo cresciuti. Ma non riesco a individuare un posto particolare che potrebbe essere stato la radice di ciò che suoniamo.

GUARDANDO ALLE BAND IN CUI AVETE MILITATO, SONO RIMASTO ATTRATTO DAGLI A MIND CONFUSED E DAI KAAMOS. PUOI RACCONTARCI QUALCOSA DI QUESTI DUE GRUPPI, DELLA LORO DISCOGRAFIA E DI COME GIUDICHI OGGI QUELLO CHE È STATO PRODOTTO ALL’EPOCA?
– Gli A Mind Confused erano il progetto di un nostro amico di nome Richard. Appartiene a una generazione più vecchia della mia e del resto della band, che aveva all’incirca la mia stessa età. Posso dirti che è lui che mi ha fatto conoscere il metal estremo all’età di dieci/dodici anni. Avrei potuto rimanere ad ascoltare l’hard rock, ma mi ha aperto gli occhi per cose più pesanti come Metallica, Slayer, Bathory e Venom. Mi aveva girato una cassetta con tanti gruppi diversi, roba come i S.O.D., Death, Bathory, Megadeth, Kreator, mi si è aperto un mondo in quel momento! Ad ogni modo, io e il batterista (Thomas) abbiamo suonato insieme in diverse band, tra cui i Gods Of Grief, l’incarnazione precedente degli A Mind Confused. Richard aveva bisogno di musicisti per delineare e registrare alcune canzoni che aveva già scritto, lo abbiamo aiutato dato che stavamo solo suonando ma non avevamo davvero una band. Così è stato registrato il primo demo e la band è cresciuta, fino ad arrivare a una line-up completa con Nicklas e Johan. Dopo diverse uscite e un album completo siamo giunti al capolinea. Eravamo rimasti delusi dal metal estremo e da come si fosse annacquato. Da lì sono passato ai Kaamos, e quindi ho verificato se i membri degli A Mind Confused potessero essere all’altezza del nuovo progetto. Dato che Richard voleva andare in una direzione più tecnica e strana, con cose alla Voivod, Cynic, mente io e gli altri ragazzi volevamo spingerci verso cose più dirette, le nostre strade si sono separate. Così ho formato Kaamos con gli altri musicisti rimasti dagli A Mind Confused e abbiamo registrato diversi demo e album. Per quanto riguarda gli A Mind Confused, mi piace soprattutto il 7” “Out of Chaos Spawn”. Guardo indietro a quel periodo con un po’ di nostalgia, ma lo valuto soprattutto come un periodo di apprendimento e di istruzione su come scrivere e arrangiare canzoni e musica. Quando vado con la mente ai Kaamos, devo dire che ci ripenso con un certo orgoglio e gioia. Sono davvero contento di ciò che abbiamo raggiunto e di quanto fosse violento e blasfemo il nostro sound. Sono ancora molto soddisfatto della nostra discografia e del nostro atteggiamento oltranzista verso il resto del mondo. Kaamos alla fine ha raggiunto il suo scopo, non abbiamo rimpianti per quello che abbiamo fatto!

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