HEADQUAKES – La Minaccia Nucleare!

Pubblicato il 22/08/2011 da

Gli Headquakes sono una bella realtà proveniente dall’est Italia che giunge finalmente ad un secondo album per una label piena di vitalità, la Crash’N’Burn di Nick Savio. Forti di un power con numerose influenze dal metal classico, dal thrash e dal prog, i cinque membri degli Headquakes sono convinti di poter introdurre qualcosa di nuovo nell’affollata scena metal tricolore, ed ascoltando il loro ultimo “Fallout Diaries” non possiamo che essere d’accordo. Cediamo a loro la parola, chiedendo loro di parlarci un po’ della loro storia e di spiegarci come mai il loro debutto è passato relativamente inosservato…

ECCOCI QUA, INNANZITUTTO COMPLIMENTI PER L’ALBUM “FALLOUT DIARIES”, DAVVERO BEN SUONATO E COMPOSTO! COMINCIAMO A PARLARE DELLA BAND: VOLETE DIRCI COME SI E’ FORMATA? CHE PASSI AVETE FATTO PER ARRIVARE AL DEBUTTO?
Matteo: “Ciao, prima di tutto grazie per questa intervista. Gli HeadQuakes sono nati nel 2003 come rock cover band liceale. Tra i vari cambi di line-up siamo arrivati ad un primo demo del 2007 che ha collezionato ottime recensioni e ci ha procurato un contratto con la DRACMA di Torino. Nel 2008 è uscito il nostro primo album, ma presentava un mix che non ci soddisfaceva: questo, assieme al fallimento successivo della nostra etichetta, ha dato poca luce al debutto. Comunque segnaliamo che l’omonimo CD ‘HeadQuakes’ (2008) è stato appena remixato da Nick Savio e verrà ristampato a breve. Nel 2009 praticamente tutto il gruppo ha abbandonato, ma io e Giovanni (Vernier, voce, ndR) abbiamo deciso di andare avanti e, con l’aiuto di nuovi affiatati membri, siamo arrivato a questo secondo album, e le cose stanno andando finalmente alla grande”.

UNA CURIOSITA’ A PROPOSITO DEL MONICKER. “HEADQUAKE” ERA IL TITOLO DEL DISCO DEL 1997 DEGLI ELDRITCH, ALTRA BAND ITALIANA. IL VOSTRO NOME PRENDE ISPIRAZIONE DA QUEL DISCO?
Matteo: “Conosco tale disco e devo dire che mi piace molto, ma l’idea del nome è nata tra in banchi di scuola, quasi per scherzo, storpiando la parola ‘earthquake'”.

UNO DELLE COSE CHE STUPISCE DI “FALLOUT DIARIES” E’ L’OTTIMO LAVORO DI GRUPPO E LA COESIONE CHE MOSTRATE, NESSUNO EMERGE SOPRA I COMPAGNI ED INSIEME CREATE UN SUONO DAVVERO ORIGINALE. SIETE AMICI ANCHE FUORI DAL GRUPPO? DA DOVE VIENE L’AFFIATAMENTO? PROVATE TANTO ASSIEME?
Jodi: “Sì, devo dire che siamo molto amici, passiamo molto tempo assieme. Pur non suonando e non conoscendoci da moltissimo, abbiamo trovato subito un ottimo feeling, nonostante il numero non esagerato di prove che abbiamo fatto sin’ora”.

UN VOSTRO PUNTO DI FORZA SEMBRA ESSERE L’OTTIMO USO DELLE RITMICHE. ACCANTO A COSTRUZIONI MOLTO PESANTI CON LE CHITARRE, ACCOSTATE LINEE DI BASSO E DI BATTERIA MOLTO DINAMICHE, CHE DONANO FRUIBILITA’ ED ORIGINALITA’ AL PEZZO. COME FATE A TROVARE QUESTA ALCHIMIA TRA DI VOI?
Matteo: “Cerchiamo semplicemente di rendere i pezzi più interessanti lavorando su arrangiamenti che magari non ci si aspetta ad un primo ascolto. Per come la vedo io, allo stato attuale, per potersi diversificare dalle altre band è assolutamente necessario giocare questa carta”.

CI PARLERESTE DEL PROCESSO COMPOSITIVO IN SENO ALLA VOSTRA BAND?
Matteo: “Il processo compositivo è in genere molto vario. Alcune canzoni nascono totalmente in sala prove, partendo da un riff sul quale il gruppo lavora poi assieme. Dopo aver registrato il tutto si passa in genere ed una specie di pre-preproduzione al computer, durante la quale si decidono i click o si definiscono gli arrangiamenti. Altre canzoni ancora sono invece composte al pc e portate in sala prove quando sono oramai quasi pronte”.

TROVARVI UNA COLLOCAZIONE E’ MOLTO DIFFICLE, CONSIDERATA LA PLETORA DI INFLUENZE CHE CONTRADDISTINGUE IL VOSTRO SOUND. VENITE DA BACKGROUND MUSICALI DIFFERENTI? QUALI SONO I VOSTRI GENERI DI PREFERENZA?
Matteo e Jodi: “Le nostre influenze sono molto davvero varie, si va dai mitici Iron Maiden, Black Sabbath o Helloween fino al prog anni ’70 (ELP, Genesis, Yes) o anche al metal più moderno di band quali Avenged Sevenfold, Trivium o anche Rammstein”.

“FALLOUT DIARIES”, A PARTIRE DALLA COPERTINA FINO A CONSIDERARE LE LIRICHE, HA TUTTA L’ARIA DI ESSERE UN CONCEPT. E’ VERO? SE SI’, CE LO PUOI DESCRIVERE?
Matteo: “Sì, hai ragione, ‘Fallout Diaries’ è in effetti un concept anche se non c’è una storia unica che lega le canzoni. Semplicemente ogni traccia ha come tema conduttore un futuro desolato e distrutto dai disastri nucleari”.

VISTO CHE NELL’INTRO “VACUUM” SI SENTE UNA RADIO DICHIARARE I LETALI RISULTATI DI UN ATTACCO TERRORISTICO AL MONDO OCCIDENTALE VI CHIEDO: COSA PENSATE DELLA SITUAZIONE ATTUALE RIGUARDANTE IL TERRORISMO? IL NOSTRO FUTURO SARA’ COME LO DESCRIVETE IN QUELLA CANZONE INTRODUTTIVA?
Matteo: “Guarda, purtroppo penso proprio che il discorso inserito in ‘Vacuum’ si sentirà, e pure tra non molto, per radio. Personalmente non approvo il terrorismo e tanto meno le ingiuste imposizioni dall’ alto. L’unico vero terrorista è l’uomo, e con tutte le cazzate e le notizie che si sentono ogni giorno in TV, davvero un futuro come quello descritto non lo vedo poi così lontano o improbabile”.

OLTRE AL TERRORISMO, I TEMI SONO MOLTO LEGATI AL NUCLEARE, ALTRO ARGOMENTO DI ATTUALITA’ DOPO I FATTI DEL GIAPPONE ED IL REFERENDUM DI QUESTA PRIMAVERA. COSA PENSATE VOI DEL NUCLEARE?
Matteo: “Credo di parlare a nome di tutta la band dicendo che disapproviamo totalmente il nucleare. Gli avvenimenti in Giappone dovrebbero farci pensare a quanto possa essere pericoloso ma, si sa, la gente di solito preferisce farsi illudere dal Dio denaro e non pensarci”.

CHI HA CURATO LA COPERTINA? SEMBRA COLLEGATA AI TEMI DI CUI ABBIAMO APPENA PARLATO…
Matteo: “La copertina (così come anche l’artwork e le fotografie) sono stati realizzati dal nostro amico Al Bruni. Noi gli abbiamo solo descritto l’atmosfera che volevamo ricreare, e devo dire che ha fatto veramente centro. Siamo pienamente soddisfatti di questa copertina!”.

NELLA VOSTRA BIOGRAFIA PARLATE DI NUMEROSE PARTECIPAZIONI LIVE AL FIANCO DI NOMI IMPORTANTI QUALI AD ESEMPIO DOMINE, STRANA OFFICINA O RAINTIME. AVETE MOLTA ESPERIENZA SUI PALCHI, DUNQUE?
Matteo: “Ad essere sinceri, purtroppo no. E devo dire che la cosa ci pesa parecchio. E’ veramente difficile trovare gli agganci giusti per suonare. Con il nostro primo album ci siamo spinti a suonare fino a Torino ma con ‘Fallout Diaries’ speriamo davvero di superare il confine”.

PREFERITE L’ATTIVITA’ DA STUDIO O CONCERTISTICA?
Matteo: “Sono due cose molto diverse ma ci piacciono entrambe. Credo però che dal vivo riusciamo a dare quell’energia che nei freddi 16 bit un po’ si perde sempre (ride, ndR)”.

COME CONTATE DI PROMUOVERE “FALLOUT DIARIES”? I FESTIVAL ESTIVI DANNO SEMPRE PIU’ POSSIBILITA’ ALLE GIOVANI BAND DI ESIBIRSI DAVANTI AD UN BUON PUBBLICO, E L’ESTATE SI AVVICINA… AVETE IN PROGRAMMA QUALCHE DATA?
Matteo: “Siamo reduci dal release party di ‘Fallout Diaries’ ed è stata davvero una figata! Stiamo cercando disperatamente delle date in giro per promuovere l’album, ma è davvero molto difficile. Non vedremmo l’ora di essere chiamati ad almeno uno di questi eventi per nuclearizzare il palco e dimostrare chi siamo!”.

COM’E’ ARRIVATA LA COLLABORAZIONE CON CRASH’N’BURN? COME VI TROVATE?
Jodi: “Facendo mixare il CD da Nick Savio, proprietario della Crash ‘n’ Burn, ci è stata fatta poi una proposta di contratto per la label stessa ed abbiamo accettato. Ci troviamo bene, e non essendo neanche troppo lontana da noi come sede ci permette di avere un contatto abbastanza diretto”.

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