HEADSPACE – Caos e orrore

Pubblicato il 29/10/2012 da

In ambito progressive metal, al giorno d’oggi, è davvero difficile riuscire a scovare qualche realtà interessante. Dopo il periodo d’oro degli anni Novanta e primi Duemila, il fenomeno ha smesso di produrre capolavori (tranne sicuramente qualche rara eccezione) e ha iniziato a vivere una sorta di involuzione. Anche le band che questo genere hanno contribuito a portarlo al successo mondiale (Dream Theater su tutti) hanno fatto più di un passo falso. Fortunatamente, talvolta, capita di imbattersi in realtà interessanti come gli Headspace di Adam Wakeman (figlio del grande Rick degli Yes) e Damian Wilson dei Threshold. Noi di Metalitalia.com non potevamo quindi lasciarci sfuggire l’occasione di intervistare una delle realtà progressive più promettenti dell’anno che sta per concludersi.

 

CIAO ADAM, MI PIACEREBBE INIZIARE L’INTERVISTA CON UNA DOMANDA MOLTO DIRETTA: COSA SONO GLI HEADSPACE PER VOI? UN SEMPLICE SIDE-PROJECT O UNA BAND A TUTTI GLI EFFETTI?
“Gli Headspace sono sicuramente una band, non un semplice progetto. Ci conosciamo tutti da parecchi anni e ci è capitato spesso di suonare insieme come session per vari artisti; il desiderio di ritrovarci prima o poi tutti insieme per suonare musica nostra c’è sempre stato e finalmente abbiamo potuto realizzarlo. Con Damian (Wilson, cantante dei Threshold NdR) poi ci conosciamo da tantissimo tempo e nel biennio 1995-’96 abbiamo suonato insieme nei Jeronimo Road. Alla base degli Headspace c’è semplicemente un gruppo di amici che ama la musica e  che desidera suonare e creare senza alcun tipo di pressioni esterne”.

QUESTA E’ UNA BAND CHE RAGGRUPPA MUSICISTI TALENTUOSI, MOLTO RICHIESTI ED IMPEGNATI. QUANTO E’ DIFFICOLTOSO CERCARE DI ORGANIZZARE QUALCHE DATA DAL VIVO PER PROMUOVERE LA VOSTRA MUSICA?
“Diciamo che è quasi impossibile! Abbiamo lavorato molto duramente e provato intensamente per riuscire a fare qualche show nel mese di Settembre in Europa per promuovere ‘I Am Anonymous’. Un’esperienza davvero dura!”

CI E’ PARSO CHE I VOSTRI IMPEGNI SI RIFLETTANO IN QUALCHE MODO NEL SONGWRITING DEL DISCO, RISULTANDO LEGGERMENTE FRAMMENTARIO. IL PROCESSO DI COMPOSIZIONE SEMBRA NASCERE DA MOMENTI DIVERSI, SENZA UNA MARCATA CONTINUITA’ TEMPORALE. LE TUE TASTIERE CI SONO PARSE L’UNICO ELEMENTO CONTINUO CHE FA DA COLLANTE ALL’INTERO LAVORO, SEI D’ACCORDO?
“Non sono del tutto d’accordo sul definire frammentario il songwriting del disco, anche se devo ammettere che per scriverlo e registrarlo ci è voluto qualche anno; abbiamo dovuto ritagliarci del tempo tra un impegno e l’altro. Fino a quando il disco non è stato completato, non abbiamo firmato per nessuna label, questo per evitare qualsiasi sorta di compromesso e per mantenere la nostra musica totalmente avulsa da qualsiasi fattore esterno”.

VUOI PARLARCI DEL CONCEPT DI “I AM ANONYMOUS”?
“Il titolo del disco si riferisce direttamente all’ascoltatore, ognuno di voi potrà immedesimarsi in ciò di cui parliamo. Viviamo in un mondo pieno di guerre e orrori e tutti, sia uomini che bambini, hanno a che fare con queste cose tremende, e ognuno le vede con i propri occhi, da adulto e da bambino appunto. A chiunque di noi potrebbe succedere di affrontare la morte di una persona amata, trovandosi poi a vivere le fasi enunciate nel modello di Kübler Ross. Quando ci sembra di aver trovato un attimo di pace, ecco che qualcosa ci fa precipitare nuovamente nel caos… questo è quello che sentiamo stia avvenendo là fuori”.

SE TI CHIEDESSI DI SCEGLIERE UNA CANZONE DEL DISCO CHE RAPPRESENTA AL MEGLIO L’ESSENZA DEGLI HEADSPACE, SU QUALE RICADREBBE LA TUA PREFERENZA?
“A questo proposito sono sicuro che avresti da ognuno di noi una risposta diversa! Io percepisco l’intero album nella sua totalità e tutte le canzoni contenute concorrono a definirci come band. Se dovessi proprio scegliere una canzone come simbolo della nostra essenza, penso che la mia scelta ricadrebbe su ‘In Hell’s Name’ o ‘Daddy Fucking Loves You'”.

COSA SIGNIFICA SUONARE PROGRESSIVE PER VOI? QUALI SONO I VANTAGGI E GLI SVANTAGGI DI SUONARE QUESTO TIPO DI MUSICA?
“Gli svantaggi del suonare progressive metal balzano subito all’occhio: è molto difficile portare ad un buon livello di popolarità una band prog piuttosto che una che suona del rock mainstream. Le vendite sono sicuramente inferiori, rivolgendosi il progressive ad un mercato prettamente di nicchia, e anche le possibilità di suonare dal vivo sono ridotte. La cosa positiva è che noi non abbiamo formato gli Headspace per nessuno dei motivi che ho finora elencato: gli Headspace sono nati per suonare solo ciò che ci piace”.

QUANTI IL POSTO IN CUI VIVI E QUELLI IN CUI HAI VISSUTO, ISPIRANO LA MUSICA CHE SCRIVI?
“Le influenze arrivano non solo dai luoghi tuoi, quelli in cui vivi, ma anche dalle città che visiti quando sei in tour. Entrare in contatto con culture diverse non può che arricchire il tuo songwriting”.

QUAL E’ IL PRIMO CONCERTO IN ASSOLUTO A CUI HAI ASSISTITO?  COSA RICORDI DI QUELL’ESPERIENZA?
“Il primo concerto che ho visto nella mia vita era di mio padre, ma non mi ricordo esattamente quale. Mi ricordo bene, invece, di uno show a Wembley che ha tenuto con gli ABWH (acronimo di Anderson Bruford Wakeman Howe, band attiva nel periodo 1989-’93 con due album studio e un live all’attivo, ndR), una delle reincarnazioni degli Yes. In quell’occasione capii che volevo seguire le orme di mio padre. Mentre lo guardavo sul palco pensai: ‘è proprio questo quello che vorrò fare da grande…'”.

CHE PERSONA E’ ADAM WAKEMAN? MI SPIEGO MEGLIO: L’ADAM DELLA VITA DI TUTTI I GIORNI E’ DIVERSO DA QUELLO CHE VA SUL PALCO ED AFFRONTA IL PUBBLICO?
“Mi piace pensare di essere sempre la stessa persona! Molti credono che la nostra vita ruoti solo intorno ad un palco, che frequentiamo solo musicisti e persone collegate al mondo della musica, ma non è così! Io, quando non sono in tour, vivo una vita del tutto normale con mia moglie Terri e i miei tre figli. Faccio cose normalissime come le faccende di casa e prendermi cura della mia famiglia”.

QUALI SONO I PIANI FUTURI PER GLI HEADSPACE?
“Finito il mini-tour del mese di settembre che ci ha portato a suonare in Gran Bretagna, Olanda, Belgio e Germania, abbiamo subito iniziato a scrivere nuovo materiale. Non vogliamo lasciar passare altri cinque anni come quelli trascorsi dall’uscita del nostro primo EP ‘I Am” del 2007 ed ‘I Am Anonymous'”.

GRAZIE PER L’INTERVISTA, ADAM. CONCLUDI PURE COME DESIDERI.
“Un grazie di cuore a tutti quelli che hanno comprato il nostro disco e a tutti coloro che sono venuti a vederci dal vivo. A presto!”.

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