HEAVING EARTH – Profezie diaboliche

Pubblicato il 23/05/2015 da

Nel marasma di gruppi death metal devoti ora al revival old school, ora a soluzioni moderne e ultra tecniche, è raro imbattersi in una formazione che tutto sommato cerca di porsi nel mezzo, rispolverando influenze che la massa è spesso solita ignorare. I cechi Heaving Earth con il loro ultimo album “Denouncing THe Holy Throne” ci hanno offerto un ottimo esempio di death metal sì radicato nella tradizione, ma evoluto a sufficienza per scomodare paragoni con realtà “di confine” come Immolation e Gorguts. Il bello di un disco come l’ultima prova del quintetto di Praga è che non suona nè forzatamente “vecchio” – come se fosse uscito nel 1992 – nè moderno o allineato ai trend del momento. Gli Heaving Earth, proprio come le band a cui si ispirano maggiormente, vanno per la propria strada e prendono parte ad un campionato a sè stante. “Denouncing…” ha espresso un’inventiva non comune e, stando alle parole del chitarrista Tomáš Halama, sembra che il meglio stai ancora bollendo in pentola…

heaving earth - band - 2014
NON SEMBRATE IL TIPICO GRUPPO DELLA REPUBBLICA CECA. DA DOVE NASCE IL SUONO DEGLI HEAVING EARTH?
“Sì, la scena della Repubblica Ceca è infestata da gruppi grind e gore grind, quindi direi che i nostri legami con il resto del panorama siano praticamente inesistenti. Siamo buoni amici dei Destroying Divinity e di alcune altre death metal band, ma in generale il nostro stile non pare essere molto popolare da queste parti. Siamo sempre stati ispirati dalle death metal band americane degli anni Novanta e puoi sentire tutt’ora quella influenza nella nostra muisca. È una cosa innegabile. Tuttavia, credo che oggigiorno non vi siano tante giovani band statunitensi che suonano simili a noi. La scena europea mi sembra molto più attiva su questo fronte, almeno ultimamente”.

PENSI CHE GLI HEAVING EARTH SIANO GIÀ UNA REALTÀ CONSOLIDATA NELLA SCENA?
“Non siamo ancora un gruppo di prima grandezza: al contrario di band come Hour of Penance o Dead Congregation, siamo ancora parte dell’underground, ma credo che il nuovo album potrà aiutarci ad emergere un po’, visto che sono convinto che il nostro stile e la nostra visione della musica siano competitivi. C’è tanto lavoro da fare, ma ciò non ci spaventa. Ora il nostro obiettivo è farci riconoscere all’interno della scena”.

AVETE IMPIEGATO BEN CINQUE ANNI PER PUBBLICARE IL SUCCESSORE DI “DIABOLIC PROPHECIES”. COME MAI QUESTO LUNGO PERIODO? I BRANI DEGLI HEAVING EARTH SONO DIFFICILI DA COMPORRE?
“Come tante altre band, abbiamo dovuto fare i conti con dei cambi di lineup, i quali hanno finito per rallentarci. I nuovi membri hanno dovuto imparare i vecchi pezzi, quindi il processo creativo è stato messo da parte. Inoltre, tutti i membri degli Heaving Earth sono coinvolti in altri progetti, i quali richiedono altro tempo libero. In ogni caso, devo ammettere di essere molto lento nel comporre: devo ritrovarmi nello stato mentale giusto – e non sto parlando di essere alterato o sotto l’influenza di droghe! – altrimenti non riesco a fare nulla”.

SI SENTE UNA FORTE INFLUENZA IMMOLATION NEI VOSTRI PEZZI. DESIDERATE AGGIUNGERE ALTRO AL LORO STILE O VI BASTA SEGUIRE LE REGOLE?
“Gli Immolation secondo me sono una delle più grandi metal band di sempre, quindi hai perfettamente ragione nel segnalare la loro influenza. Rob Vigna ha introdotto nel death metal un approccio orchestrale senza ricorrere alle tastiere e mantenendo la musica su toni il più oscuri ed heavy possibile. Amo il suo modo di abbinare forti dissonanze a grandi armonie. Questo approccio è molto vicino a ciò che io ritengo indispensabile nel death metal e nella musica in generale, dato che sono anche un grande fan di musica classica. Il nostro obiettivo come band è di esplorare ulteriormente queste strutture sofisticate e di sperimentare nuove soluzioni e fusioni, pur mantenendo una indubbia impronta death metal. Non abbiamo alcuna intenzione di interpretare Vivaldi, Beethoven o Tchaikovski in qualche stupida versione metal”.

DAL VOSTRO MONICKER SI DEDUCE CHE SIATE ANCHE FAN DEI MORBID ANGEL. AVETE APPREZZATO IL LORO ULTIMO ALBUM, “ILLUD DIVINUM INSANUS”?
“Non puoi dimenticare una delle più innovative e influenti death metal band di sempre solo perchè non ami uno dei loro album. ‘Illud…’ è stata una prova imbarazzante per molti fan, me compreso. Chissà che cosa avevano in mente in quel periodo? In ogni caso, ci sono almeno sei ottimi dischi nella loro discografia, i quali rimarranno rilevanti per sempre. Tornando alla tua domanda, sì, siamo da sempre grandi fan dei Morbid Angel, ma credo che la loro influenza non sia più così dominante”.

TORNANDO AL NUOVO ALBUM “DENOUNCING THE HOLY THRONE”, UNO DEI BRANI CHE PIÙ MI HA COLPITO È “I AM NOTHING”. CREDO CHE RAPPRESENTI BENE TUTTI GLI ASPETTI DEL VOSTRO STILE. HAI UN BRANO PREFERITO ALL’INTERNO DEL DISCO?
“Difficile da dire. Mi piace molto ‘Doomed Before Inception’: veloce, breve (almeno per noi) e coerente. In questo pezzo ho inserito alcune soluzioni inusuali per una death metal band e credo che il risultato finale sia ottimo. Per me è un buon esempio di ciò che voglio fare con la nostra musica: sperimentare qualche idea nuova in un contesto tradizionale. Un altro brano che ho a cuore è ‘Jesus Died’: è lento, epico e con una grande atmosfera. Penso che potrei andare avanti… ciò che amo di ‘Denouncing the Holy Throne’ è la su consistenza: non vi sono riempitivi”.

I VOSTRI BRANI TENDONO AD ESSERE MOLTO LUNGHI. AVETE UN DEBOLE PER QUESTO TIPO DI COMPOSIZIONI “NARRATIVE”?
“La lunghezza delle canzoni è il risultato del nostro modo di curare il songwriting: non è necessariamente intenzionale. È il modo in cui lavoriamo ai motivi e al loro sviluppo che ci porta a dilungarci. Per noi il tutto funziona e non credo che cambieremo approccio. Se penso al futuro materiale per gli Heaving Earth mi vengono in mente solo canzoni epiche. Non aspettatevi fucilate di due o tre minuti la prossima volta”.

LA VOSTRA MUISCA DOVREBBE RENDERE BENE DAL VIVO, SE SUONATA NELLE CONDIZIONI GIUSTE. AVETE GIÀ ORGANIZZATO DEI CONCERTI A SUPPORTO DI “DENOUNCING…”?
“Per ora solo uno e il suono è stato tutto fuorchè spettacolare. Più la tua musica è veloce ed introicata, più è necessario avere un fonico che capisca con chi ha a che fare. Purtroppo a volte non è possibile godere di tale assistenza. Poco male, sono cose che succedono. Comunque, abbiamo altri concerti fissati in primavera e stiamo provando molto per essere il più compatti possibile”.

PER CONCLUDERE, QUALI SONO I CINQUE ALBUM DEATH METAL PIÙ IMPORTANTI DI SEMPRE PER TE?
“Suffocation – ‘Pierced from Within’: il top del songwriting nel death metal. Una miscela perfetta di tecnica e brutalità, condita da quelle tipiche melodie Suffocation e da un impressionante duello tra chitarre. La sezione ritmica è solidissima e la voce è una delle più inumane di sempre. Mr Mullen al meglio delle sue capacità.

Immolation – ‘Close to a World Below’: l’ultimo album degli Immolation con quella loro tipica produzione sporca e contorta. La colonna sonora di un mondo che cade in rovina davanti ai nostri occhi.

Morbid Angel – ‘Covenant’: alcuni dei più grandi inni death metal di sempre. Nient’altro da aggiungere.

Gorguts  – ‘Obscura’: uno dei dischi più rivoluzionari di sempre. Penso che non sia un album per tutti, ma l’obiettivo non è mai quello di accontentare chiunque. Un costante assalto di dissonanze e di strutture imprevedibili che riesce in qualche modo a risultare coerente. Probabilmente uno dei più grandi manifesti del death metal.

Cryptopsy – ‘Whisper Supremacy’: il miglior momento dei Cryptopsy. Estremamente veloce, brutale e incredibilmente tecnico, pieno di tantissimi spunti progressive. Grandi canzoni e ottime linee vocali di Mike DiSalvo, le quali rendono molto meglio di alcune urla a caso e di un growl spento… sai a cosa mi sto riferendo. All’epoca tutto pareva andare per il meglio per i Cryptopsy, ma non so cosa sia accaduto dopo ‘And Then You´ll Beg'”.

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