HEAVING EARTH – Scrutando nell’abisso

Pubblicato il 30/07/2022 da

Per coloro che seguono attivamente la scena death metal, è inevitabile che ogni qualvolta ci si imbatta nel nome Heaving Earth si creino delle aspettative. La band ceca è infatti nota per prendersi il suo tempo fra una pubblicazione e l’altra, lasciando passare diversi anni prima di dare alle stampe un nuovo lavoro. Erano trascorsi cinque anni tra il debut album “Diabolic Prophecies” e il successivo “Denouncing the Holy Throne”, ma ne sono passati addirittura sette prima che arrivasse fra noi il successore di quest’ultimo. Il nuovo “Darkness of God” mostra inoltre un importante balzo stilistico nel materiale del gruppo di Praga, il quale si è lanciato in una forma ancora più oscura e sfuggente di death metal, ampliando il comparto atmosferico e dando alle dissonanze un ruolo centrale nel lavoro di chitarra. Le basi e gli insegnamenti di Morbid Angel e Immolation sono sempre percepibili, ma la proposta della band ha certamente cambiato pelle, manifestando più che mai le proprie velleità progressive. Parliamo di come si è arrivati a questa densissima opera con il leader della formazione, il chitarrista Tomáš Halama.

IL NUOVO ALBUM SEMBRA PUNTARE SU UN APPROCCIO PIÙ ‘APERTO’ QUESTA VOLTA. LE CANZONI ‘RESPIRANO’ DI PIÙ E PENSO CHE LE INFLUENZE DEATH METAL TRADIZIONALI UN TEMPO PIÙ IMPORTANTI – COME GLI IMMOLATION – SIANO STATE UN PO’ MESSE IN SECONDO PIANO. COSA VI HA SPINTO A MUOVERVI IN QUESTA DIREZIONE?
– Allontanarmi dalle forme death metal più tradizionali e andare praticamente alla deriva, verso paesaggi sonori meno nitidi e decifrabili, è stata una mossa naturale per me. Ho pensato e sono ancora convinto che non ci sia più molto da dire all’interno delle forme death metal più classiche. In qualche modo è stato anche una specie di ritorno a qualcosa che ho cercato di fare in passato: una quindicina di anni fa ero solito comporre cose molto ispirate all’album “From Wisdom to Hate” dei Gorguts, ma quegli sforzi non hanno mai realmente visto la luce. Questa volta, reputandomi un musicista e compositore migliore di allora, mi sono cimentato in formule simili, però con la chiara intenzione di dare forma alle mie idee, piuttosto che guardare a ciò che altri hanno fatto prima.

GLI ULTIMI ANNI HANNO VISTO UN BOOM DI PUBBLICAZIONI ALL’INSEGNA DELLE FORME ‘DISSONANTI’ E TECNICHE DI DEATH E BLACK METAL. IMMAGINO PERÒ CHE TU ABBIA DECISO DI NON PRESTARE ATTENZIONE A CIÒ CHE STAVA ACCADENDO ATTORNO A VOI…
– Sono una persona che tende a isolarsi: non mi interessa davvero cosa sta succedendo intorno a me. Ho notato una certa rinascita di nuove band black/death metal dissonanti, il che è rinfrescante, considerando questa tendenza death metal vecchia scuola che ha preso piede da qualche tempo. La trovo assolutamente inutile e ben poco stimolante.

COME DESCRIVERESTI IL TUO PERCORSO COME ARTISTA E LA TRANSIZIONE VERSO IL RAGGIUNGIMENTO DI UN TUO STILE PERSONALE?
– È stato un lungo processo in cui mi sono lentamente evoluto nel corso degli anni da ascoltatore a musicista, aumentando la fiducia in me stesso. Essendo un adolescente negli anni Novanta – quando ancora non c’era internet, senza opzioni di streaming e download istantanei – sono stato più o meno costretto a imparare le canzoni a orecchio, preparando poi le mie personali tablature per chitarra. È così che ho imparato le basi. Se vi capita fra le mani la tab di “The Invoking” dei Suffocation, molto probabilmente è quella realizzata da me diciassette anni fa.

QUANTO TEMPO CI È VOLUTO PER SCRIVERE E REGISTRARE QUESTO NUOVO ALBUM? HAI AVUTO PROBLEMI CON LA PANDEMIA E IL PANICO CHE NE È SEGUITO? IMMAGINO COMUNQUE CHE TU NON SIA UN COMPOSITORE PARTICOLARMENTE RAPIDO, DATO CHE CI FU GIÀ UN INTERVALLO DI CINQUE ANNI TRA IL DEBUT E “DENOUNCING…”.
– Non credo che la pandemia abbia avuto un impatto speciale sulla velocità del processo. Il problema più grande lo vedo nello stato della band: dal 2017 ho lavorato da solo con l’aiuto occasionale di altre persone, ma nel 2017 avevo comunque già composto cinque canzoni, poi altamente modificate in seguito. Se penso che ci sia qualcosa che non va o provo la sensazione viscerale che qualcosa possa essere migliorata in una particolare canzone/riff, allora non mi darò pace fino a quando sarò totalmente soddisfatto. Per quanto riguarda la velocità nel comporre, non ho problemi a scrivere cose al volo – mi è spesso capitato di jammare e di registrare in studio nell’arco di un fine settimana – ma non c’è bisogno di farlo con Heaving Earth: la nostra musica deve invecchiare come un buon vino.

DI COSA TRATTANO I TESTI QUESTA VOLTA?
– In generale, i nostri testi trattano temi come la speranza, la salvezza o il perdono, tutte cose su cui i vari sistemi religiosi operano e si basano, anche se non vedo risultati positivi dal loro operato… Anzi, più o meno il contrario. Per il resto, non troverai alcun accenno politico nella nostra musica: penso che le persone siano già abbondantemente stressate dall’ascoltare e leggere tutte le notizie sui media e su internet. Non c’è bisogno di aggiungere la nostra voce a questo stress.

C’È ANCHE UN PO’ D’ITALIA IN “DARKNESS OF GOD”, DATO CHE GIULIO GALATI DEGLI HIDEOUS DIVINITY E DEI NERO DI MARTE HA REGISTRATO LA BATTERIA, MENTRE ANDREA PETUCCO DEGLI AD NAUSEAM HA MIXATO E MASTERIZZATO L’ALBUM. CI DICI DI PIÙ SU QUESTE COLLABORAZIONI?
– Dopo lo scioglimento della formazione che incise “Denouncing the Holy Throne” nel 2017, è presto diventato chiaro che avrei dovuto chiedere a qualche batterista di registrare le parti per il nostro nuovo album. Dopo alcune riflessioni e trattative, ho contattato Giulio tramite Facebook e gli ho inviato le pre-produzioni di alcune canzoni per vedere se fosse interessato. Le ha ascoltate, gli è piaciuta l’atmosfera delle canzoni, abbiamo raggiunto un accordo e infine, fra l’estate e l’autunno 2019, ha inciso tutto in maniera assai soddisfacente. La decisione di chiedere ad Andrea di curare mixaggio e mastering è arrivata nella primavera del 2021, nel momento in cui stavamo dando al disco gli ultimi ritocchi. Conoscevo un po’ Andrea, perché la Lavadome Productions ha pubblicato il loro primo album e abbiamo suonato insieme un paio di anni fa – anche con gli Hateful, ciao Daniele (Lupidi, ndr)! È un ragazzo eccezionale, si è dimostrato aperto a a tutti i suggerimenti che avevamo: anche se non era d’accordo con alcuni delle partiture principali, ci ha spiegato perché non avrebbero funzionato e il rapporto è stato molto rilassato. Siamo entrambi soddisfatti del risultato finale e abbiamo già parlato di alcune future collaborazioni.

SEMBRA CHE NON ABBIATE ANCORA TROVATO UN BATTERISTA A TEMPO PIENO. CI STAI LAVORANDO? POSSIAMO ASPETTARCI UN TOUR NEI PROSSIMI MESI O IL PROSSIMO ANNO?
– Hai ragione, stiamo ancora lavorando al caso del ‘batterista scomparso’. Sono in corso alcune trattative, ma al momento non posso dirti di più.

“DARKNESS OF GOD” POTREBBE ESSERE CONSIDERATO L’APICE DELLA BAND. COSA HAI IN MENTE PER IL FUTURO DEGLI HEAVING EARTH?
– Grazie per le belle parole. Ho alcune bozze, più delle intere strutture di canzoni con alcuni arrangiamenti, ma ancora molto spazio da riempire con diversi contenuti. Ancora una volta, penso che il prossimo disco suonerà un po’ diverso dal precedente, ma resterà una traccia di quanto fatto in passato e potrai sentire lo sviluppo di certe nostre idee.

IL DEATH METAL È RIGOROSAMENTE UN’ARTE DA OUTSIDER DI QUESTI TEMPI? CHE TIPO DI PERSONA È ATTRATTA DALL’ASCOLTARE O DAL SUONARE DEATH METAL SECONDO TE? IL DEATH METAL È DIVENTATO ‘INCLUSIVO’?
– Il death metal, come qualsiasi forma artistica oggigiorno, è aperto a chiunque, non è più un’arte oscura. Certo, alcune persone non sopportano la voce death metal aggressiva, ma ormai non trovo che l’ascolto o l’esecuzione di questo determinato stile musicale sia indicativo della personalità o dello stato sociale di qualcuno.

QUANDO TI ABBIAMO INTERVISTATO PER L’USCITA DI “DENOUNCING…”, ABBIAMO ANCHE PARLATO DI QUELLO CHE ALL’EPOCA ERA L’ULTIMO ALBUM DEI MORBID ANGEL, “ILLUD DIVINUM INSANUS”, CHE HAI DESCRITTO COME IMBARAZZANTE. DA ALLORA HANNO PUBBLICATO “KINGDOMS DISDAINED”. TI È PIACIUTO QUEL LAVORO?
– “Kingdoms Disdained” è sicuramente un vero e proprio disco death metal, ma non lo vedo affatto alla pari dei classici dei Morbid Angel. Meglio di niente però, perché la scena ha ancora bisogno di band come i Morbid Angel per restare su alti livelli e farsi notare. Ad ogni modo, più invecchio e meno mi piace parlare di altre band e dischi, se non ho parole di lode, quindi mi fermo qui.

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