HELLOWEEN – Tornare ad essere dei giganti

Pubblicato il 27/08/2025 da

Sicuramente tra le uscite più attese di questo 2025, “Giants & Monsters” degli Helloween ha confermato le buone impressioni che avevamo avuto all’indomani di “Helloween”, il primo album composto dalla nuova formazione allargata a sette elementi.
La band tedesca ha composto un disco molto vario, che raccoglie tanto l’anima melodica e tipicamente power metal dei due “Keeper Of The Seven Keys”, sia lo stile più hard rock e scanzonato dell’era Deris. Ed è proprio quest’ultimo l’interlocutore che ha risposto alle nostre domande, raccontandoci sia tutte le novità sul nuovo disco sia, soprattutto, come la sua carriera da cantante e frontman sia migliorata con l’arrivo di un fuoriclasse come Michael Kiske. Amichevole e ironico, Andi non si è risparmiato in elogi verso il suoi compagni, ribadendo in più di un’occasione quanto la band oggi sia serena, unita e pronta a restituire questa energia al proprio pubblico, in studio e, soprattutto, dal vivo.

CIAO ANDI, BENTORNATO SULLE NOSTRE PAGINE. PARLEREMO A BREVE DEL VOSTRO NUOVO ALBUM, MA PRIMA VORREMMO FARE UN PASSO INDIETRO: “HELLOWEEN”, IL DISCO CHE HA SEGNATO IL RITORNO DI MICHAEL KISKE E KAI HANSEN, E’ STATO UN GRANDE SUCCESSO, AVETE SENTITO MOLTO LA PRESSIONE DI DOVER TORNARE CON QUALCOSA CHE FOSSE ALLO STESSO LIVELLO?
– La pressione c’è sempre, ma se dovessi fare un paragone, no, sentivamo più pressione quando stavamo preparando “Helloween”, perché era importante scegliere le canzoni più adatte a renderlo un perfetto album speed metal, come doveva essere. Questa volta, invece, sia noi che il management eravamo d’accordo sul provare a fare qualcosa di più accessibile, come i due “Keeper”, che alternavano canzoni metal veloci e potenti ad altri passaggi che potremmo definire pop metal, come “Dr. Stein” o una ballad come “A Tale That Wasn’t Right”. Erano album che in quaranta minuti avevano un giusto mix tra accessibilità e canzoni più difficili da digerire.
Io sono quello che scrive le canzoni più melodiche: voglio dire, mi piacciono le canzoni veloci, ma il mio cervello non funziona in quel modo, e non è solo per il fatto che ora sono invecchiato, ero così anche a venti-venticinque anni, dopo venti minuti di metal veloce mi viene voglia di cambiare, di ascoltare qualcosa di più leggero, per poi buttarmi di nuovo nella mischia con qualcosa di aggressivo e potente. Credo che sia quello che siamo riusciti a creare nel nuovo disco, dove ci sono diverse canzoni che ti permettono di riposarti, prima che la follia riparta!

BENISSIMO, E ALLORA BUTTIAMOCI SUL NUOVO “GIANTS AND MONSTERS”. PER PRIMA COSA IL TITOLO DA DOVE VIENE?
– Nasce tutto dalla canzone “Giants On The Run”, che ha ispirato il titolo dell’album e anche la copertina. Perfino nella Bibbia si parla di giganti che camminavano sulla terra.
Mi sono chiesto: “cosa ci è successo? Perché non siamo più dei giganti?”. Lo eravamo e, in un certo senso, lo siamo ancora: io, tu, tutti quanti ci sentiamo più grandi di ciò che ci è concesso essere in questo mondo.
Siamo tutti degli eroi in un certo momento della nostra vita, magari tu sei un eroe della scrittura, perfetto per scrivere un libro; magari un musicista, un chitarrista, qualunque cosa. Ma non sempre ci è concesso di esprimere questa grandezza come vorremmo. Quindi siamo tutti giganti, ma giganti in fuga. Siamo in cerca di noi stessi e combattiamo i demoni dentro di noi, i mostri, quelli che ci fanno dire “ma cosa vuoi fare? Non ne sei capace”.

HAI CITATO LA COPERTINA DELL’ALBUM, CHE E’ STATA CURATA ANCORA DA ELIRAN KANTOR. LA SCELTA DI AFFIDARVI A LUI E’ STATA DETTATA DALLA VOLONTÀ DI DARE CONTINUITÀ CON IL PRECEDENTE LAVORO?
– Assolutamente sì. Il dipinto che Eliran aveva fatto per “Helloween” è fantastico, un enorme dipinto a olio che teniamo nella nostra sala prove. Riesci ad accorgerti della sua bellezza soprattutto con il vinile, molto meno con il CD. È sempre bello, ma sai com’è, la dimensioni sono quelle che sono.
Il nuovo dipinto è altrettanto bello e, certo, al giorno d’oggi puoi realizzare delle copertine con l’IA che sono pazzesche, ma non è una cosa che fa per noi, onestamente. Forse l’unico ambito in cui potremmo sperimentare con l’IA è la creazione di video, perché se non lo fai non puoi competere. Punto. Sembra che devi farlo per forza. Ma fino a quando potremo evitarlo, continueremo a non usarla.
A meno che non se ne possa fare a meno, appunto, come nei video, dove se non la usi ti trattano come un vecchio di merda!

RICORDO CHE, QUANDO AVETE ANNUNCIATO IL TITOLO DEL NUOVO ALBUM, L’AVETE FATTO CON UN’IMMAGINE CREATA CON L’IA, QUELLA CON LA MANO MOSTRUOSA CHE EMERGE DAL MARE. UN SACCO DI PERSONE L’HANNO SCAMBIATA PER LA COPERTINA DEL NUOVO ALBUM, MA ERA EVIDENTE CHE NON POTEVA ESSERE QUELLA, ERA UN’IMMAGINE BASILARE, FATTA GIUSTO PER ACCOMPAGNARE L’ANNUNCIO.
– Ma certo, è un po’ come quando si compone una canzone. Quando registro una demo, ovviamente metto una batteria campionata, nessuno se ne lamenta, perché è una consuetudine, fin dalla fine degli anni Settanta. Su qualunque Mac c’è una libreria di suoni programmati per fare la batteria.
Finché si tratta di un demo, va benissimo così, ma poi è ovvio che alla fine, quando ci metterà le mani un vero batterista, il risultato sarà completamente diverso! Per le immagini generate con l’IA è lo stesso, possono servire a dare un’idea all’artista sulla direzione in cui vorresti che andasse, ma niente di più.

PRIMA STAVI GIUSTAMENTE SOTTOLINEANDO COME QUESTO NUOVO ALBUM SIA PIU’ STRATIFICATO RISPETTO AD “HELLOWEEN”, HA UNA GRANDE VARIETÀ DI COLORI E DI STILI. PENSI CHE QUESTO DIPENDA ANCHE DAL FATTO CHE NELLA BAND CI SONO TANTI AUTORI DIVERSI? 
– Sì, assolutamente. Nella band ci sono cinque compositori e tutti quanti hanno buone idee, una cosa che si riflette sulla varietà del disco.
E questo diventa anche molto utile, perché se ad un certo punto dovessi avere il cosiddetto blocco dello scrittore – cosa che spero non accada mai – ci andrebbe di lusso, perché gli altri potrebbero sopperire alle canzoni che non sarei riuscito a comporre. Questa consapevolezza ti toglie un bel peso dalle spalle, perché sai che in qualunque situazione la band non ne soffrirebbe troppo.
Alla fine a chiunque può capitare un periodo di blocco creativo, ma che capiti a cinque persone contemporaneamente è molto improbabile…

ECCO, APPROFONDIAMO UN PO’ IL DISCORSO DELLA COMPOSIZIONE DELLE CANZONI. TU COME LAVORI? SAPPIAMO CHE SAI SUONARE LA CHITARRA, MA COM’È SCRIVERE DELLE PARTI CON UNO STRUMENTO, SAPENDO CHE POI DOVRÀ ESSERE RIELABORATO DA QUALCUN ALTRO?
– Ci sono abituato, è una cosa che faccio da sempre. Quando sono entrato nella mia prima band, ancora all’epoca della scuola, suonavo la chitarra e cantavo, perché nessuno voleva cantare. A quell’epoca, c’erano più chitarristi che cantanti, o quantomeno più chitarristi che buoni cantanti.
Ora mi pare che sia il contrario, ci sono molti più sedicenti cantanti che musicisti, sono sempre meno i ragazzi che vogliono imparare a suonare uno strumento. Forse la nuova generazione invertirà la tendenza, ma è qualcosa che vedremo tra cinque o dieci anni. Mi sembra che ragazzini di dieci-dodici anni abbiano ricominciato ad interessarsi alla chitarra, ma le due generazioni precedenti erano più interessate a comporre musica con un computer, senza l’ausilio di veri e propri strumenti musicali. Ho quindi delle buone speranze sul fatto che i ragazzi riscoprano il piacere di formare una band, portando una nuova ventata di freschezza al rock.
Tornando a noi, invece, come ti dicevo mi sono ritrovato a cantare quasi per caso, proprio perché non c’era nessuno che volesse farlo e a lasciare il posto di chitarrista ad altri più bravi di me. Per me la chitarra era solo uno strumento ritmico, mi serviva per scrivere canzoni, quindi non è che ci volesse molto ad essere più bravi di me.

MA VISTO CHE SIETE IN TANTI A SCRIVERE E SIETE ANCHE MOLTO PROLIFICI, È PROBABILE CHE MOLTE CANZONI RIMANGANO FUORI DALLA TRACKLIST FINALE DELL’ALBUM. COSA SUCCEDE A QUESTI BRANI? RIMANGONO IN UN CASSETTO E LE RIUTILIZZATE, OPPURE VENGONO SEMPLICEMENTE CESTINATE?
– La maggior parte resta a disposizione per – come posso dire? – future riconsiderazioni. Non vengono buttate nella spazzatura. È probabile che vengano riutilizzate in qualche forma, magari anche solo un verso o un refrain.
Nella sessione di scrittura che ha portato alle demo di questo nuovo album, avevamo un totale di ventidue-ventitré canzoni in pre-produzione. Poi da lì si tratta di arrivare al giusto mix, cosa che spero siamo riusciti a fare.
Volendo avremmo già dodici-tredici canzoni da completare per un ipotetico nuovo album. Potremmo entrare in studio domani e avremmo praticamente già un disco finito. E non sono degli scarti, ci sono delle grandi canzoni, solo che non si adattavano all’atmosfera dell’album e quindi non le abbiamo inserite.

VORREMMO ENTRARE MAGGIORMENTE NEL DETTAGLIO DI ALCUNE CANZONI CHE CI HANNO PARTICOLARMENTE COLPITO. LA PRIMA È “A LITTLE IS A LITTLE TOO MUCH”, UN PERFETTO ESEMPIO DI QUELL’APPROCCIO POP DI CUI PARLAVI PRIMA E CHE POTREBBE ESSERE UNA PERFETTA CANDIDATA AL RUOLO DI SINGOLO.
– Sì, io la chiamerei proprio una canzone pop metal. È la classica canzone con quell’atmosfera giocosa alla “Dr. Stein”. Non che musicalmente le assomigli, per niente. Ma ha quel tipo di sonorità che ti lascia un sorriso stampato in faccia. Il testo è completamente stupido, ma è divertente! È la canzone perfetta da cantare tutti assieme: principalmente ce la dividiamo io e Michael, mentre Kai si occupa dei cori.
Ti dico la verità, quando l’ho scritta, ho pensato che fosse perfino un po’ troppo pop, ma quando i ragazzi l’hanno ascoltata, è piaciuta a tutti fin da subito. È la stessa cosa che accadde anche con “If I Could Fly” (da “The Dark Ride”, ndr), una canzone che avevo scritto in realtà per qualcun altro: ma quando qualche artista mi commissiona una canzone, io dico sempre che gli Helloween sono la mia band e che faccio sentire agli altri tutto quello che scrivo e hanno sempre la facoltà di scegliere una canzone per primi. “If I Could Fly” piacque tantissimo a Weiki (Michael Weikath, ndr), che la volle sull’album. Non è una classica canzone degli Helloween, ma la amiamo molto.

POI VORREI CHIEDERTI ANCHE DI “INTO THE SUN”. FINALMENTE ABBIAMO QUELLO CHE MANCAVA SU “HELLOWEEN”, UNA BALLAD. COME LAVORI A QUESTO GENERE DI CANZONI?
– Dipende tutto da come mi sento in quel momento. Non dipende necessariamente da come suona la melodia, “Eagle Fly Free” ha una melodia molto romantica, eppure è un brano di puro power metal. Quando hai l’ispirazione per una melodia, questa cambia a seconda del tuo umore. La stessa canzone più diventare una ballad o un pezzo speed metal, è una cosa che decidi dando forma alla tua idea, crei una sorta di arrangiamento nella tua testa.
“Into The Sun” ha preso da subito quella direzione, si poteva anche trasformarla in un brano veloce, ma quell’atmosfera da vecchio blues si sposava con questo tipo di sonorità più malinconiche. Funzionava così bene, non potevo distruggerla mettendoci sotto una doppia cassa. Quindi l’ho registrata come una ballad e l’ho fatta sentire ai ragazzi, ancora prima che pubblicassimo “Helloween”. Era piaciuta a tutti, l’unica cosa che mi dicevano era che non si trattava di una canzone facile da cantare assieme al pubblico, perché era troppo acuta.
Ora, io ho presente quanto sia bello cantare assieme a diecimila persone, e la mia risposta in quel momento fu che anche “Forever And One” è difficile da cantare, eppure il pubblico la canta a squarciagola. Alla fine, però mi avevano convinto a provare ad abbassarla di tono: l’abbiamo registrata in questa forma ed era venuta anche bene, ma non sembrava una canzone degli Helloween. Poteva essere una canzone di Adele, così come di Bon Jovi, o chiunque altro.
Sarebbe stata anche una grande canzone, ma non eravamo noi. Così abbiamo deciso di aspettare, di lavorarci ancora e di metterla nell’album successivo. Ed eccola qua!

INFINE VORREMMO CHIEDERTI QUALCOSA DI “MAJESTIC”. QUESTO CHIARAMENTE È UN BRANO SCRITTO DA KAI HANSEN… HA QUALCOSA CHE CI RICORDA ANCHE “SKYFALL” DAL PRECEDENTE ALBUM.
– Esattamente, ha il tipico stile di Kai, dovrebbe darti lui tutti i dettagli. Posso dire che è una canzone che mi piace molto e hai ragione, sarebbe potuta essere una fantastica sezione centrale all’interno di “Skyfall”.

CAMBIAMO ARGOMENTO, ALLORA, E PARLIAMO UN PO’ DEI VOSTRI LIVE SHOW. ABBIAMO AVUTO MODO DI VEDERVI DAL VIVO IN DIVERSE OCCASIONI DALLA REUNION CON KAI E MICHAEL. COME TI TROVI A DIVIDERE LA SCENA CON UN ALTRO FRONTMAN? SICURAMENTE SI TRATTA DI QUALCOSA CHE RENDE MENO FATICOSA LA PERFORMANCE, PERCHE’ METTE MENO SOTTO SFORZO LE TUE CORDE VOCALI, MA TUTTO IL RESTO?
– In generale cerchiamo di dividerci il più possibile le canzoni, anche se sappiamo che il pubblico ama avere dei momenti in cui canto solo io ed altri in cui canta solo Michael. Ma la maggior parte delle persone si esalta di più sui duetti, ama vederci assieme sul palco e per noi questo è un sogno che si avvera, perché a ciascuno piace ciò che fa l’altro. Non ho nessun problema quando il pubblico chiama a gran voce Michael, perché gli voglio bene e sono contento per lui. E lo stesso vale per lui.
È una situazione perfetta: il pubblico non ha un frontman, ne ha due, a volte tre, contando Kai. E di sicuro il risultato è migliore rispetto a dover fare tutto da solo. Spero che le persone siano consapevoli di quanto questa situazione ci diverta.
E poi non scordiamoci che questa scelta ci permette di fare dei concerti che durano due ore e mezza o tre. Senza Michael non potrei mai reggere un concerto di tre ore, sarebbe impossibile. Sono contento di poter dare al pubblico uno show di queste dimensioni, invece. È la soluzione migliore, quella che ti permette di avere non uno, ma due grandi cantanti…
Cioè, so che Michael è migliore di me come cantante… Prima ho fatto un’intervista e il mio interlocutore mi ha chiesto come ci si sente ad essere uno dei più grandi cantanti del mondo heavy metal. Gli ho risposto: “Chiedilo a Michael(risate, ndr). E poi vuoi mettere la possibilità di bere qualcosa mentre Michael canta? Abbiamo più tempo libero sul palco, tempo che usiamo per avere maggiore contatto con il pubblico: mentre Michael canta, posso scendere dal palco e salutare le persone nelle prime file, ridere con loro.

ANDI, VORREMMO CHIEDERTI UN’OPINIONE SULL’ATTUALE SCENA POWER METAL. ABBIAMO L’IMPRESSIONE CHE, SOPRATTUTTO IN QUESTO GENERE, LA COMPONENTE VISIVA STIA PRENDENDO SEMPRE PIU’ SPAZIO NEI CONCERTI. C’E’ UN FOCUS IMPORTANTE SULLE SCENOGRAFIE, SUI COSTUMI… PENSIAMO A BAND COME I SABATON, CON I QUALI AVETE CONDIVISO UN TOUR, O I POWERWOLF. ANCHE GLI SHOW DEGLI HELLOWEEN HANNO AUMENTATO IN PARTE QUESTA COMPONENTE: RICORDIAMO AD ESEMPIO I CARTONI ANIMATI PROIETTATI SUL MAXISCHERMO NEL VOSTRO TOUR DI REUNION, O LA GIGANTESCA ZUCCA CHE ACCOGLIE LA VOSTRA BATTERIA. CREDI CHE QUESTO ASPETTO SIA DIVENTATO ORMAI IRRINUNCIABILE NELLA MUSICA DAL VIVO, ALMENO NELLE GRANDI PRODUZIONI?
– Sì e no… Voglio dire, sicuramente dà qualcosa in più al pubblico, ma non deve essere mai più importante della musica stessa. È un equilibrio delicato, che non deve mai rompersi. Io spero che ci siamo riusciti e i nostri prossimi show saranno più grandi di quelli passati, ma non più grandi della musica.
Se la musica passa in secondo piano, può ancora funzionare, ma è una strada pericolosa. Ha funzionato per i Rammstein, ad esempio, o per i Kiss, anche se non sempre… Per la mia band vorrei che questo equilibrio fosse sempre a vantaggio della musica. Sì allo spettacolo, alle luci, ma motociclette, carri armati, costumi teatrali… Per alcune band funzionano alla grande e mi piace vederle, ma non credo sia la soluzione adatta per noi.

TU SEI ORMAI UNA FIGURA CENTRALE NELL’ECONOMIA DELLA BAND: SEI IL FRONTMAN, FAI LE INTERVISTE, SEI UNO DEI PRINCIPALI COMPOSITORI, MA COSA RICORDI DEL PERIODO IN CUI SEI ENTRATO A FAR PARTE DELLA BAND? COM’ERA ESSERE ‘QUELLO NUOVO’?
– Eh, un po’ c’era da farsela sotto… Dovevo vestire dei panni molto ingombranti, perché Michael Kiske era, ed è tutt’ora, uno dei più grandi cantanti al mondo.
Non avevo nessuna intenzione di copiarlo, ma di fare le cose a modo mio e sapevo che un sacco di persone avrebbero continuato a dire che Michael era migliore di me a cantare quelle canzoni. E senza dubbio lui sarà sempre migliore a cantare le sue canzoni, perché è la persona che le ha cantate nella loro versione originale. Non ho mai negato questo fatto.
Però devo dire che all’epoca della pubblicazione di “Master Of The Rings” (il primo album con Andi Deris alla voce, ndr), l’album vinse il disco d’oro solo con i preordini e questo mi diede una bella botta di fiducia. È stato un periodo molto intenso. Ero in grado di cantare quelle canzoni? Sì. Ero in grado di farlo come Michael? Mai nella vita. Come potevo? Ma potevo cantare le nuove canzoni, quello di sicuro.
Quindi vedere quel tipo di successo sul materiale nuovo mi ha tranquillizzato. E adesso non è proprio più un problema, non mi devo preoccupare di dover cantare tutte le parti di Michael come una volta.

UN’ULTIMA DOMANDA, ANDI, UN PO’ PROVOCATORIA SE VOGLIAMO…
– Ok, allora prossima domanda! (Risate, ndr)

LA DOMANDA È QUESTA: TU HAI AVUTO UNA PARTE ATTIVA IN QUESTA REUNION E, A POSTERIORI, È EVIDENTE COME SIA STATA LA SOLUZIONE MIGLIORE PER TUTTI. I FAN SONO CONTENTI, VOI VI DIVERTITE, POTETE FARE DEGLI SHOW PIU’ LUNGHI CON UN SACCO DI CLASSICI…
C’E’ MAI STATO UN MOMENTO IN CUI HAI AVUTO TIMORE, NON CHE LA REUNION NON FUNZIONASSE, MA CHE FUNZIONASSE TROPPO? OVVERO CHE AD UN CERTO PUNTO, TORNATI MICHAEL E KAI, LA BAND POTESSE DECIDERE SEMPLICEMENTE DI TORNARE AD AVERE SOLO KISKE COME CANTANTE? INTENDIAMOCI, SAPPIAMO CHE UNA BAND HA DIETRO UNA STRUTTURA LEGALE, CONTRATTI, ACCORDI, AVVOCATI… MA SI SA ANCHE CHE, VOLENDO, TUTTO SI PUO’ RISOLVERE.

– Forse sì, in qualche momento particolarmente buio della mia vita, e comunque solo agli inizi di questa avventura. Nel momento in cui si è deciso di fare questa reunion, ammetto di aver pensato “Ops… Cos’ho fatto?” (ride, ndr).
Ma il motivo è che non conoscevo ancora Michael, appena ci siamo conosciuti ogni timore è sparito del tutto. È una persona integerrima, non farebbe mai una cosa del genere, non è il tipo di persona che sgomita per avere la luce dei riflettori su di sé.
Ora mi sento di dire che non vorrei andare avanti senza Michael e Michael non vorrebbe andare avanti senza di me, e finché saremo un team, potremo continuare ad offrire al pubblico uno spettacolo sempre migliore.

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