Sono passati nove anni dal primo “Coagulating Darkness” ed il giovine James McBain di strada ne ha fatta parecchia. Il suo fulminante black’n’speed metal ha sviluppato nel tempo formule più ricercate, abbinando la passione per la storia ed il folklore scozzese con la spensierata energia riversata on stage nel corso dei numerosi show che hanno portato la creatura Hellripper a suonare in tutta Europa.
Un cammino rapido e selvaggio, incastonato nel suo quarto sigillo lo scorso marzo con la pubblicazione di “Coronach”, meno diretto del precedente “”Warlocks Grim & Withered Hags” ma altrettanto valido e, nel complesso, più completo.
Abbiamo quindi intercettato lo stesso McBain tra un concerto e una diretta social (bardato di maschera di caprone) per chiedergli qualcosa in più circa il nuovo album. Buona lettura.

CIAO JAMES, E BENTORNATO SU METALITALIA.COM. SPESSO TI VEDIAMO NEI TUOI LIVE STREAM SU INSTAGRAM MENTRE SUONI NUOVI RIFF O JAMMI SU PARTI DELLE TUE CANZONI. QUANDO HAI INIZIATO A SCRIVERE LA MUSICA DEL NUOVO “CORONACH”?
– Sì, spesso trasmetto live su Instagram, quando decido di esercitarmi sulla scaletta dei concerti: per me è più divertente perché posso interagire con le persone allo stesso tempo. Ho iniziato a scrivere ‘seriamente’ verso la fine del 2022, anche se sull’album ci sono riff e pezzi di musica che risalgono anche a dieci o quindici anni fa, oltre ad idee che stavano per essere inserite nel disco precedente ma che, per un motivo o per l’altro, non si sono concretizzate.
DEVO ESSERE ONESTO: DOPO UN ALBUM COME “WARLOCKS GRIM & WITHERED HAGS”, C’ERA IL TIMORE DI METTERSI ALL’ASCOLTO DI UN LAVORO MOLTO SIMILE, UNA SORTA DI FOTOCOPIA, ED INVECE SEI RIUSCITO A CREARE UN’OPERA CHE HA VALORIZZATO QUANTO FATTO FINO A QUEL MOMENTO, AGGIUNGENDO ANCORA PIÙ QUALITÀ. QUAL ERA IL TUO OBIETTIVO PER “CORONACH”?
– Grazie mille! In realtà non c’è mai un obiettivo specifico quando mi metto a registrare un nuovo album.
Il mio scopo principale è scrivere buona musica, e non cerco mai di forzarmi in una direzione particolare. Ogni album è una fotografia di dove mi trovo in quel determinato momento della mia vita: cambiano quindi le influenze, ciò che mi piace, come il mio modo di suonare e di scrivere.
E’ come se ogni volta avessi un nuovo punto di partenza dal quale costruire e sviluppare l’intero lavoro. Non solo, man mano che il processo di scrittura e di registrazione procede nella sua strada, le cose si svelano e l’idea di quello che sarà il risultato finale diventa più chiara
A DIFFERENZA DI “WARLOCKS GRIM & WITHERED HAGS”, CHE E’ PIU’ DIRETTO E IMMEDIATO, IL NUOVO “CORONACH” MERITA PIU’ ASCOLTI, TANTO CHE, INIZIALMENTE, POTREBBE SEMBRARE CHE LA TUA VERVE E LA VOGLIA DI INTRODURRE NUOVE IDEE CREINO UN PO’ DI CONFUSIONE SONORA. TUTTAVIA, ASCOLTANDOLO CON MAGGIORE ATTENZIONE, LA VARIETA’ DEGLI ELEMENTI INSERITI EMERGE PERFETTAMENTE.
– Grazie! Suppongo che tutto ciò derivi dall’uso delle sovrapposizioni e dall’impiego di strumenti diversi. Volevo sperimentare un po’ su questo album aggiungendo alcuni elementi più atmosferici; mi piace la musica dove ci sono molte sfumature sottili. Anche le tematiche dei testi in questo album hanno permesso questa scelta.
A TAL PROPOSITO, ANCORA UNA VOLTA I TESTI DELLE VARIE TRACCE SI RIFANNO ALLA TRADIZIONE E AL FOLKLORE DELLA TUA TERRA. TI PIACE LEGGERE E APPROFONDIRE LA STORIA DELLA SCOZIA?
– Sì, mi piace. Anche se devo ammettere che la maggior parte delle ricerche che faccio è finalizzata esclusivamente alla scrittura dei brani. Anche questo aspetto mi ispira e mi permette di fare qualcosa di diverso rispetto al passato.
LA FIRMA SPEED METAL E BLACK’N’ROLL RISALTA COME SEMPRE, MA ANCHE GLI ELEMENTI EPICI ED HEAVY SI FANNO NOTARE CHIARAMENTE. COME SEI RIUSCIOTO AD INCORPORARE TUTTE QUESTE INFLUENZE?
– Semplicemente scrivendo e modificando continuamente! Ci sono circa quaranta versioni diverse di ogni brano, e quello che si sente nell’album è ciò che ho considerato il migliore! Ascolto molta musica, che mi dà grande ispirazione e una parte del divertimento, nello scrivere e registrare, risiede nella sfida di incorporare elementi ‘meno tradizionali’ in maniera armoniosa.
PARLIAMO DELLA COPERTINA: ANCORA UNA VOLTA OPERA DELL’ARTISTA ADAM BURKE: COSA RAPPRESENTA? VEDIAMO IL CAPRONE IN TUTTA LA SUA POTENZA. POSSIAMO ORMAI CONSIDERARLO LA TUA MASCOTTE?
– Certo, il caprone è la mascotte di Hellripper già da parecchi anni! È buffo, perché un’infinità di band metal e rock hanno usato il simbolo, la figura del caprone nella loro musica e nelle loro copertine, ma per qualche motivo è rimasto legato a Hellripper.
Adam Burke è uno dei miei artisti preferiti e ha fatto un lavoro eccezionale con questa nuova copertina. Riesce a catturare l’atmosfera delle Highlands scozzesi e dell’album in generale, con il caprone sempre presente sullo sfondo, e le tre figure spettrali ispirate a vari racconti del folklore scozzese.
PER LA PRIMA VOLTA, OLTRE A INTRODURRE NUOVI STRUMENTI COME IL PIANOFORTE E IL VIOLINO, HAI CAMBIATO ANCHE IL MODO DI CANTARE. COM’E’ ANDATO L’ESPERIMENTO?
– Sì, ci sono tre brani che presentano uno stile vocale più ‘pulito’, e mi è piaciuto moltissimo inserirlo! È più evidente nella title-track, ovviamente, ed è stato semplicemente qualcosa che ho sentito di fare – non credo abbia annacquato il suono né cambiato l’essenza della band.
Ci è voluto un po’ per scrivere e registrare queste parti, perché è una cosa abbastanza nuova per me, quindi sono servite molte prove e attenzioni nella produzione. Ho dovuto sperimentare e imparare quali armonie funzionavano meglio e come farle amalgamare con la musica.
“Hunderprest” presenta una sorta di sezione parlata ispirata a band come Type O Negative, Hexvessel e Publicist UK, e ci sono anche dei vocalizzi più moderni, in stile Darkthrone sullo sfondo. “The Art of Resurrection” ha anch’essa delle parti vocali più pulite nei cori, anche se sono a volume molto basso nel mix rispetto alla voce principale – ho semplicemente pensato che un uso sottile in questo caso aggiungesse un’atmosfera più inquietante.
È stato davvero divertente provare qualcosa di diverso e inserire influenze meno tradizionali, e fortunatamente, almeno dal mio punto di vista, ha funzionato.
CI SONO DIVERSI BRANI DI PUNTA IN “CORONACH”, COME “HUNDERPREST”, KINCHYLE” E LA TITLE-TRACK. MI HA INOLTRE COLPITO MOLTO ANCHE “BAOBHAN SITH”: COME E’ NATO QUESTO ‘VALZER DEI DANNATI’, VISTO CHE TUTTA LA TRACCIA E’ CARATTERIZZATA DA MOLTEPLICI CAMBI DI RITMO?
– Ho scritto qualcosa con un ritmo da valzer e questo ha ispirato il tema lirico del brano, ovvero le Baobhan Sith che seducono le loro vittime e danzano con loro prima di ucciderle brutalmente.
Anche in questo caso è nato tutto sperimentando, registrando e modificando fino a trovare la soluzione migliore. Volevo che la musica seguisse la narrazione dei testi, quindi il brano attraversa diverse sezioni con altrettante specifiche atmosfere.
Adoro la struttura classica strofa/ritornello/strofa/ritornello, e c’è un motivo se è così efficace, ma alcune canzoni richiedono qualcosa di diverso, e questa era una di quelle.
COME HANNO ACCOLTO I TUOI COMPAGNI LA NUOVA MUSICA?
– Mi hanno detto che gli piace, ma potrebbe essere che siano stati solamente gentili.
DOPO L’USCITA DI “WARLOCKS GRIM & WITHERED HAGS”, C’ERA MOLTA ATTESA DI ASCOLTARE I BRANI DELL’ALBUM DAL VIVO, SOPRATTUTTO LA TITLE-TRACK. TUTTAVIA, NEI TUOI SUCCESSIVI LIVE, NON HAI DATO MOLTO SPAZIO A QUESTO DISCO. PERCHE’? HAI INTENZIONE DI SUONARE PIU’ PEZZI DI “CORONACH”?
– Abbiamo suonato sei brani su otto dell’album negli ultimi anni, quindi penso che abbia avuto una buona rappresentanza. Non abbiamo fatto molti concerti da headliner a supporto di questo disco – erano principalmente date e apparizioni a festival, dove spesso il tempo a disposizione è minore e si cerca di avere una scaletta più efficace. Non credo che funzioni, per noi, suonare ad esempio una traccia di otto minuti quando abbiamo quaranta minuti di set. Però stiamo suonando “Warlocks Grim & Withered Hags” nel tour da headliner che stiamo facendo ora, ed è stato divertente (l’intervista si è svolta nel mese di marzo, ndr)!
Al momento abbiamo tre brani da “Coronach” in scaletta e abbiamo suonato anche una cover registrata come bonus track in alcuni show. Col tempo ne suoneremo ancora di più! Ora abbiamo 4 album (e tanti EP/split), quindi cerchiamo di rappresentare tutto in qualche modo, e ci sono certi pezzi che sono irrinunciabili (come “Bastard of Hades” e “All Hail the Goat”, ad esempio), e che quindi suoniamo quasi sempre.
CHI TI HA VISTO DAL VIVO TI DESCRIVE COME UNA PERSONA CARISMATICA SUL PALCO, MA SEMPLICE, QUASI TIMIDA, APPENA SCENDI. COME SPIEGHI QUESTA DOPPIA PERSONALITA’?
– Non ne ho idea! Non ci penso molto, a dire il vero. Mi sento una persona autentica e non cerco di essere ciò che non sono, anche perché sarebbe troppo faticoso. Probabilmente la ‘persona’ che mostro sul palco deriva dal mio desiderio di offrire al pubblico uno show di qualità; le persone che sono venute a vederci hanno pagato con i loro soldi, guadagnati con fatica, quando potrebbero fare mille altre cose.
Considerando anche il caro vita attuale, sento che dobbiamo regalare loro un momento piacevole.
IN UNA DICHIARAZIONE HAI DETTO CHE UNO DEI TUOI PROSSIMI OBIETTIVI E’ SUONARE NEGLI STATI UNITI. CI SONO GIA’ DELLE DATE PREVISTE OLTREOCEANO?
– Abbiamo date programmate in tutto il mondo nel corso del prossimo anno o due, e sono molto entusiasta! Era da tempo che volevo farlo, ma non era mai il momento giusto per realizzarlo. Presto ci saranno molte novità, ma purtroppo per ora non posso dire altro.
TORNANDO ALLE TUE DIRETTE INSTAGRAM, OGNI TANTO TI VEDIAMO MASCHERATO, TI DA’ PIU’ ISPIRAZIONE O E’ SOLO UN MODO PER SOTTOLINEARE CHE NELLA VITA E’ MEGLIO NON PRENDERSI TROPPO SUL SERIO?
– È una maschera da caprone ovviamente, e serve solo per divertirsi. La facciamo indossare anche a qualcuno durante i concerti, per scherzo, e contribuisce a creare un’atmosfera da festa.


