HELL’S DOMAIN – Null’altro che thrash

Pubblicato il 09/12/2013 da

Non capita tutti i giorni di imbattersi in una band che è formata da membri o ex tali di molti gruppi blasonati. Se poi si parla di thrash metal e della Danimarca, nazione con una storica scena thrash, allora drizziamo le orecchie immediatamente. La grande novità 2013 della Danimarca in ambito thrash metal sono questi Hell’s Domain, un gruppo che  è stato scovato dall’etichetta nostrana Punishment 18 che ha subito pubblicato il loro debutto, un album scoppiettante che è finito direttamente fra i nostri Hot Album della settimana. Noi di Metalitalia.com, rimasti impressionati dall’ascolto di questo lavoro auto-intitolato, ci siamo subito messi in contatto con l’etichetta per un’intervista, curiosi di saperne di più della storia del combo danese. Ci ha risposto Bjørn Bihlet, chitarrista del gruppo, e quella che segue è la nostra conversazione.

hell's domain - band - 2013

LA VOSTRA BAND RISULTERÀ SICURAMENTE NUOVA A MOLTI MANIACI DEL THRASH METAL. VOLETE INTRODURVI BREVEMENTE AI NOSTRI LETTORI?
“Certamente! Ciao a tutti. Gli Hell’s Domain sono un gruppo di thrash metal danese formatosi nel 2007. La formazione comprende veterani della scena metal danese con un passato in gruppi del calibro di Hatesphere, Exmortem, Grope, Crionic e Koldborn. Abbiamo fatto la prima demo nel 2010 e ora da qualche mese abbiamo pubblicato il nostro album di debutto”.

 “UNA BAND EUROPEA DESIDEROSA DI SUONARE ALLA MANIERA AMERICANA” RECITA LA BIOGRAFIA. CHE NE PENSI?
“Non è propriamente così ma ho afferrato il concetto. Noi siamo cresciuti con una dieta a base di thrash americano e tedesco negli anni ’80. Per tutti noi lo stile della Bay Area style aveva più appeal, era più melodico. Diversi nostri membri erano già attivi con le loro band thrash nel 1985, quindi possiamo affermare che il thrash metal è nel nostro DNA e che suonare e scrivere musica di questo tipo ci risulta molto naturale”.

IL GRUPPO, COME HAI APPENA DETTO, È FORMATO DA MUSICISTI FAMOSI. ALLORA TI CHIEDIAMO: AVETE FORMATO LA VOSTRA BAND PER COLMARE UNA LACUNA NELLA SCENA THRASH EUROPEA?
“Mmmh, non stiamo certamente riscoprendo l’acqua calda, se è quello che ci stai domandando. Quello che noi portiamo sul tavolo, a mio parere, è un songwriting stellare e più melodico rispetto a quanto si ascolta di solito nel thrash, specialmente a livello vocale, uno stile abbastanza unico e che non ha riscontro sulle giovani leve del genere. Quindi, in questo senso, penso che la tua affermazione sia giusta, cioè che noi aggiungiamo qualcosa di differente sulla scena”.

VENENDO ALL’ALBUM: LO TROVO MOLTO DURO, CON UN OTTIMO GUSTO MELODICO, SPECIALMENTE ALLA VOCE, MOLTO IN STILE ARTILLERY. SEI D’ACCORDO?
“Assolutamente. La produzione è raw e dura, non ci sono sample e niente di diverso da quanto suonato. Tutto suona quindi molto organico. In merito alla voce, quando abbiamo iniziato l’avventura col gruppo eravamo d’accordo sul fatto di volere un cantante che non fosse un urlatore e il nostro cantante Alex ha un grande senso melodico e armonico e porta le canzoni ad un livello superiore. Il suo stile è  basato sulla melodia e non sul ritmo, una qualità propria delle grandi band come Artillery, Metallica, Anthrax e Forbidden. Aggiungere la melodia senza alleggerire la proposta musicale è arte in sé”.

L’ALBUM A NOSTRO GIUDIZIO NON HA PUNTI DEBOLI. COME SONO LE PRIME REAZIONI ALLA PUBBLICAZIONE?
“Il responso generale è stato fantastico, sia dai media che dai fan, e questo per noi è motivo di grande soddisfazione. Anche le vendite stanno andando bene, quindi tutto ciò è fantastico e mi fa pensare che molti fan sappiano riconoscere i dischi di qualità quando li ascoltano e premiano questa qualità comprando il disco”.

COME SIETE RIUSCITI A TROVARE QUESTO SUONO, A NOSTRO GIUDIZIO PERFETTAMENTE BILANCIATO FRA PARTI RUDI E PIÙ PULITE?
“La parte raw del nostro suono viene dai riff e dal nostro batterista Anders, e dal suo stile molto duro. Tue Madsen, nostro amico, ha trovato questo bilanciamento a livello sonoro: il suo lavoro di produzione è stato fantastico. Quello che poi rende superiore tutto questo è l’approccio vocale di Alex. Lui non proviene da un background di metallo estremo come cantante e quindi ha un approccio diverso rispetto agli altri cantanti thrash. C’è grande sinergia fra le parti vocali e la nostra musica nella maniera in cui sono combinate, questa è la chiave del bilanciamento a mio giudizio”.

CHI È L’UOMO INCATENATO IN COPERTINA CON CAMICIA DI FORZA E QUAL È IL SIGNIFICATO DELLA COPERTINA?
“Forse è il cantante dei Right Said Fred (una band di Londra con pose molto metrosexual, ndR)? (ride ndR) Naaah, non rappresenta nessuno in particolare ma serve a personificare il tema principale dei testi. Essere intrappolati in una situazione di merda dalla quale non riesci a tirarti fuori. Prigionia, insania mentale, dipendenza dalla droga, cose del genere. Come potete vedere, l’uomo sulla copertina non è in un buon posto: è intrappolato nell’Hell’s Domain. Vedetela così!”.

NOI PENSIAMO CHE OGNI VOLTA CHE UN GRUPPO AUTOINTITOLA UN ALBUM UN PANDA MUORE. SERIAMENTE: PERCHÉ INTITOLARE L’ALBUM CON IL NOME DELLA BAND? NON SUONA TROPPO AUTOCELEBRATIVA COME COSA?
“(ride di gusto, ndR) L’album autointitolato è normalmente autocelebrativo, molte band adottano questa soluzione per lanciare il loro miglior album, quando raggiungono il picco creativo che meglio li definisce e via dicendo… questo album raccoglie sei anni della nostra vita, e mostra definitivamente cosa siamo dal punto di vista musicale. Il titolo inoltre si riferisce molto ai testi,  e poi c’è qualcosa di arrogante nell’intitolare gli album col nome del gruppo, ma noi non avevamo niente da dimostrare e allora ci siamo detti: perché non chiamarlo con il nome della band?”.

HAI MENZIONATO I TESTI. DI COSA PARLANO?
“Non mi occupo dei testi quindi la domanda non è giusto indirizzarla a me. Ad ogni modo molti parlano di situazioni disperate dalle quali non riesci a tirarti fuori. ‘In the Threnches’ parla ovviamente di una zona di Guerra. ‘The Needle and the Vein’ tratta il tema della dipendenza dalla droga mentre ‘100 Days in Hell’ parla di problemi mentali. Ci sono alcuni testi che si allontanano dal tema centrale ma trattano sempre di situazioni complicate e molto spaventose”.

PUBBLICARE UN ALBUM, OGGIGIORNO, NON VUOL DIRE CHE IL SUCCESSO ARRIVERÀ A BREVE. CI SONO TANTISSIME OTTIME RELEASE QUINDI UN ALBUM “DURA” MENO DI QUALCHE ANNO FA, IN TERMINI DI ASCOLTI E PRESENZA. IN CHE MODO UNA NUOVA BAND COME LA VOSTRA DOVREBBE PROMUOVERE SE STESSA NELLO SCONFINATO PANORAMA METAL?
“Hai pienamente ragione nell’affermare che pubblicare un album non farà arrivare il successo nell’anno metal 2013. Tanta roba mediocre riscuote più attenzioni del dovuto per via di budget di marketing, miglior promozione via Facebook e via dicendo. Noi promuoveremo l’album assieme alla nostra etichetta ma senza molestare la gente. Ci assicureremo che l’album raggiunga i canali di distribuzione e riceva le recensioni dei media, faremo molte interviste come questa con i magazine più rilevanti, questa è la maniera in cui lavoriamo noialtri”.

COSA CI SARÀ NEL FUTURO PER GLI HELL’S DOMAIN? TOUR?
“Faremo qualche show di supporto ai Dark Tranquillity a dicembre in Germania. Poi suoneremo in Danimarca nel 2014 in qualche festival. L’album inoltre uscirà in vinile e in digipack”.

ALTRO DA DIRE?
“Grazie infinite per l’intervista e per l’interesse dimostrato verso il nostro gruppo. Ascoltate il nostro album e compratelo se vi piace”.

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