HIMSA – Horror vacui

Pubblicato il 04/04/2008 da

Difficile vivere di musica nell’era del download digitale, anche se si appartiene ad uno dei movimenti musicali più in voga del momento. Non sono in ogni caso rari i casi in cui gruppi validi, tra i precursori del genere, che devono ricorrere a un secondo lavoro ordinario per portare a casa ‘la pagnotta’. Tra questi onesti lavoratori una menzione d’onore va di sicuro agli Himsa, che martoriati da una serie infinita di cambi di lineup tengono alta la bandiera del loro harcore/metal in maniera esemplare, soprattutto nei devastanti live show, dove tengono testa a gruppi molto più blasonati grazie a una dose elevatissima di passionalità e humor: visti una volta non potrete fare a meno del bis. Appena prima della recente data milanese abbiamo fatto due chiacchere con il gentilissimo frontman John Pettibone, che da personaggio cordiale e accomodante si trasformerà da lì a poco in cantante devastante, pazzo e tarantolato. Ecco il resoconto della nostra chiaccherata…

INIZIAMO PARLANDO DI “SUMMON IN THUNDER”: L’ALBUM HA RISPETTATO LE ASPETTATIVE?
“Sei tu a dovermelo dire! Ti è piaciuto?”.

ASSOLUTAMENTE SI…
“Noi ne siamo pienamente soddisfatti, abbiamo avuto più tempo per lavorarci sopra rispetto ai suoi predecessori. Il lavoro si sente sul suono delle canzoni, molto più definito e più pulito, mantenendo lo stile Himsa. Il risultato finale ci ha reso molto felice”.

LE VALUTAZIONI DELLA CRITICA E DEI FANS INVECE?
“Ad oggi ho letto molte recensioni positive, ma ti confesso che non pongo molta attenzione alla stampa e ai media in generale. Noi siamo soddisfatti, l’etichetta pure, e anche i ragazzi ai concerti dimostrano di averlo gradito abbondantemente”.

E’ CAMBIATO QUALCOSA DA QUANDO AVETE FIRMATO CON CENTURY MEDIA?
“Non molto. L’unica differenza è la distribuzione, ora capillare: oggi puoi trovare il disco ovunque, mentre la Prosthetic non poteva assicurarci nulla del genere, sta crescendo solo ora in mercati importanti come Inghilterra e Giappone. Per la Century Media Himsa sono ancora una band giovane, di conseguenza ci si muove assieme pian piano”.

TI INTERESSI QUINDI ANCHE AL LATO ECONOMICO, AL FINE DI VIVERE DI ESCLUSIVAMENTE CON LA BAND?
“Si, anche se in questo momento non riusciamo a vivere di musica. A casa abbiamo tutti un lavoro… io per esempio gestisco un club a Seattle. Curiamo noi stessi tutti gli aspetti della nostra proposta”.

MEGLIO VENDERE CD O AVERE GENTE AI CONCERTI?
“Sicuramente ragazzi ai concerti. Non m’interessa se scaricano il disco da internet, non ho mai visto un soldo dalle vendite dei CD, se ne va tutto per produrre e pubblicare l’album. E’ una scelta quasi obbligata”.

A MIO PARERE GLI HIMSA SONO UNO DEI GRUPPI PIÙ SOTTOVALUTATI DELLA SCENA: AVETE MAI PENSATO DI MERITARE DI PIÙ?
“Grazie! Posso rispondere per me stesso: non ho mai pensato una cosa del genere, voglio solo esibirmi per la gente che ci ritiene validi, per i nostri fans, comunicare con loro, mostrare chi siamo e da dove veniamo. Mi basta questo”.

HAI MAI AVUTO PAURA DI NON RIUSCIRE PIU’ AD EVOLVERTI E PROGREDIRE, IN SENSO STRETTAMENTE MUSICALE?
“Mi è capitato, siamo al terzo album e non sappiamo cosa succederà in futuro, spero che ‘Summon In Thunder’ sia un’uscita fortunata perché confidiamo molto in questo disco, sentiamo di aver proseguito in un certo senso anche a livello di evoluzione… come al solito sarà il pubblico a giudicare”.

DOPO ANNI DI TOUR SULLE SPALLE QUAL È LA COSA CHE SOFFRI DI PIU’ IN QUESTO GENERE DI VITA?
“Trovo la vita in tour abbastanza noiosa. Oggi alcuni amici ci hanno portato a fare un giro nel centro di Milano, ma molte volte sei bloccato nel club, tutto il giorno seduto, ti fai giusto una doccia, e un giro su internet se sei fortunato. 1 ora di divertimento e 23 di noia fottuta!”.

CHE FARESTI SE DOMANI FINISSE LA VOSTRA AVVENTURA COME BAND?
“Metterei su famiglia e mi dedicherei al mio club a tempo pieno”.

CHE RELAZIONE AVETE TRA VOI COMPONENTI DELLA BAND? E’ PIU’ PROFESSIONALE O DI AMICIZIA?
“Siamo perlopiù dei buoni amici. A livello professionale cerchiamo di stare attenti a prendere le decisioni giuste: canzoni, etichette, tour, agenzie di booking… oltre a quello siamo solo un gruppetto di cazzoni a cui piace divertirsi e stare assieme”.

IL VOSTRO EX-CHITARRISTA MATT WICKLUND STA PER USCIRE CON LA BAND SOLISTA DI WARREL DANE: HAI SENTITO IL DISCO?
“No e non m’interessa. Quel tizio può andarsene affanculo! (risate, ndR)”.

PARLIAMO DI SEATTLE, LA VOSTRA CITTA’ NATALE: HA INFLUENZATO LA VOSTRA MUSICA IN QUALCHE MODO?
“Difficile dirlo. Ognuno di noi ha le sue influenze personali, e ti posso assicurare che le mie sono molto distanti da quelle degli altri ragazzi della band, quelle sulle quali andiamo d’accordo si possono contare sulle dita di una mano. Si può constatare anche a livello estetico probabilmente. Io sono cresciuto con Integrity, Cro Mags e tutto l’hardcore più heavy, ma anche Joy Division, Nick Cave”.

LE VOSTRE CANZONI SONO TOTALMENTE SERIE, MA I VIDEO E I CONCERTI MOSTRANO CHE AVETE SENSO DELL’UMORISMO…
“Soprattutto nei video di quest’ultimo album ci siamo lasciati andare a quello che siamo veramente, e in questi video ci rispettiamo appieno nel modo di vivere la nostra vita. Se non sai ridere di te stesso di chi vuoi ridere? Una bella risata è la migliore medicina”.

COME AVETE SCELTO L’ULTIMO ARRIVATO, IL BATTERISTA JOE FROTHINGHAM?
“Joe vive con Sammi (Curr, chitarrista), e suonava nella band della sua ragazza. Quando il nostro vecchio batterista Chad ha avuto una bimba e ha dovuto lasciare Joe ci ha aiutato subito, ha imparato tutti i pezzi in un paio di settimane, le ultime in tour con Chad, e progressivamente è diventato un membro della band con un naturale passaggio di consegne. Sono contento perché anche la sua personalità si adatta perfettamente al gruppo”.

HAI PASSATO LA TRENTINA E HAI FATTO LA GAVETTA: COSA PENSI DI TUTTI QUESTE BAND DI GIOVANISSIMI COME JOB FOR A COWBOY, SUICIDE SILENCE E BLACK TIDE CHE SI MOSTRANO COME METALLARI VISSUTI? È IL FUTURO O SONO SOLO L’OPERA DI UN MARKETING SCALTRO?
“Di anni ne ho 36, sono vicino ai 40! Sarò onesto e ti confesso che non ho mai sentito nessuna di queste band, e non m’interessa nemmeno sentirle. Auguro a tutti di avere gran fortuna negli obiettivi che si sono prefissati, se un gruppo non m’interessa non lo ascolto”.

PENSI CHE QUESTI GRUPPI SIANO SOLO PARTE DI UNA MODA?
“Tutti i generi musicali sono soggetti a mode. Quei ragazzi sono influenzati da gruppi dai quali forse anche io sono stato influenzato. La scena al giorno d’oggi sta crescendo felicemente, ci sono un sacco di band in giro, ma per andare avanti ci vuole molto di più di avere un’immagine accattivante o essere alla moda. Ammiro gente come i Converge, che ha messo le basi per questo movimento molti anni fa ed oggi è ancora in attività, pubblicando dei dischi stupendi e suonando alla grande, è questo ciò che importa veramente. I ragazzi non sono stupidi, non si lasciano fregare a lungo da chi finge di essere chi non è veramente. Sfortunatamente ci sono dei gruppi davvero grossi a cui non darei assolutamente credito: prendi gli Avenged Sevenfold per esempio, non mi prendono, non li capisco, ma vedo i ragazzini che impazziscono e sono voraci di qualsiasi cosa incarni la loro ribellione. Sfortunatamente è quel gruppo che gli pone davanti l’industria discografica”.

COSA CI SI DEVE ASPETTARE DA UN CONCERTO DEGLI HIMSA?
“È come andare al circo… non sai mai quello sta per accadere! Clown, trapezisti, mangiatori di fuoco… no scherzo, cerchiamo solo di offrirvi uno sfogo e un momento divertente, e più il pubblico ci regala più tentiamo di ridare indietro!”.

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