HOLLOW HAZE – Veleno nero

Pubblicato il 22/12/2012 da

“Poison In Black”, quarto album in studio dei veneti Hollow Haze, si inquadra perfettamente in questa particolare fase del cammino della band capitanata da Nick Savio. Una fase che vede la contrapposizione tra una finalmente raggiunta stabilità a livello di formazione e, al contrario, un’evidente mobilità a livello sonoro e stilistico. Mobilità che porta il disco in questione a distaccarsi in parte dai climi cupi e rallentati del precedente “End Of A Dark Era”, allargando maggiormente le braccia all’immediatezza e alla velocità di un certo tipo di power, senza però allontanarsi troppo dal seminato. Il risultato è un album diretto e potente, ricco ed elaborato, che è stato recepito molto bene da quasi tutta la critica specializzata. Complice infine il recente accasamento con l’attivissima label tricolore Bakerteam, il futuro di questa band sembra dunque essere più che roseo, a dispetto del nero che capeggia su titolo e copertina del disco… Sentiamo dalle parole del batterista Camillo Colleluori come la band sta passando questo particolare periodo della sua esistenza.

 

 

CON “POISON IN BLACK” TOCCATE IL TRAGUARDO DEL QUARTO DISCO, PER SEI ANNI DI CARRIERA… COME VI SENTITE? QUALI ASPETTATIVE NUTRITE PER QUESTA USCITA?
“Mah, direi che per questo nuovo lavoro, almeno sotto un certo punto di vista, le nostre aspettative possono dirsi già soddisfatte. Per noi la cosa più importante era uscire con un lavoro che potesse darci piena soddisfazione artistica e che, mantenendo il livello qualitativo di ‘End Of A Dark Era’, il nostro precedente lavoro, potesse aumentare l’interesse attorno alla band. Fin’ora la risposta della critica è stata più che lusinghiera, quindi direi che abbiamo fatto centro. Al momento invece siamo concentrati sui live”.

LA LINEUP È RIMASTA INVARIATA… PENSATE CHE “POISON IN BLACK” ABBIA GIOVATO DI QUESTA STABILITÀ A LIVELLO DI ORGANICO?
“Sicuramente sì, ma ti dirò che anche che sotto questo punto di vista ho imparato da tempo a non farmi troppe illusioni… circa la stabilità della formazione, intendo. Ti spiego: noi agiamo in un ambito prevalentemente non professionale e questo fa sì che le contingenze che bisogna tenere presenti nel mantenere una band come gli Hollow Haze risultino in definitiva piuttosto complesse, per tutta una serie di fattori che non ti sto ad elencare. E’ normale perciò che a questi livelli ci possano essere frequenti avvicendamenti all’interno di una formazione. E’ un peccato, certo, ma ritengo che questo aspetto risulti alla fine abbastanza inevitabile”.

HAI CITATO “END OF A DARK ERA”, IL VOSTRO PRECEDENTE DISCO. LA ‘FINE DI UN’ERA OSCURA’: PARE CHE IL TITOLO FOSSE PROFETICO, VISTO CHE “POISON IN BLACK” BASA SE STESSO SU SONORITÀ PIÙ SOLARI, MENO OSCURE… QUESTO CAMBIO DI SOUND ERA PREVISTO GIÀ AI TEMPI DELLA COMPOSIZIONE DI QUEL LAVORO?
“In realtà, come sempre, ciò che avviene in fase compositiva sfugge a qualsiasi tentativo di ‘coerenza preordinata’, quindi questo cambio di sound non era previsto. Penso però che, nonostante ciò, sia abbastanza chiaro che gli Hollow Haze rimangono comunque una band dalle coordinate stilistiche piuttosto ben delineate; ritengo anche che uno dei nostri punti di forza sia proprio una certa dose di originalità, fermi restanti ovviamente i punti saldi di una classic metal band. Però in genere i tentativi di accostarci all’una o all’altra band tendono a trasformarsi in situazioni piuttosto scivolose”.

CAPISCO. VORREI PERO’ CONTINUARE AD APPROFONDIRE QUESTO DISCORSO DELL’ABBANDONO DELLE ATMOSFERE OSCURE RALLENTATE PRESENTI SULL’ALBUM PRECEDENTE: COME MAI AVETE RITENUTO OPPORTUNA QUESTA EVOLUZIONE?
“In realtà non credo che Nick Savio (chitarra, leader del gruppo, ndR) consideri questo disco più o meno cupo rispetto al precedente. La tua osservazione trova me personalmente molto d’accordo, ma in modo soltanto casuale. Come ti dicevo prima, questo mutamento non è stato qualcosa di prestabilito o pianificato. Anzi, a questo proposito ti posso dire che è praticamente già terminato il processo di composizione del prossimo album! Sarà un perfetto mix tra pesantezza e velocità, con un ulteriore ampliamento della nostra già presente componente sinfonica”.

OCCORRE DIRE PERO’ CHE I TESTI RIMANGONO COMUNQUE LEGATI A TEMATICHE ABBASTANZA PESANTI… IL TITOLO STESSO È COMPOSTO DALLE PAROLE ‘VELENO’ E ‘NERO’, NON PROPRIO RASSICURANTI… COSA ISPIRA LE VOSTRE COMPOSIZIONI DAL PUNTO DI VISTA LIRICO?
“In realtà, anche sotto questo aspetto ‘Poison In Black’ segna di fatto la fine di un periodo. Fin’ora i nostri testi hanno avuto come tematica principale l’influenza della società moderna sull’animo e sull’esistenza umana. Dal prossimo lavoro in poi invece l’aspetto lirico verrà affidato allo svolgimento di un racconto che, attraverso le gesta di uno strano personaggio, metterà in luce aspetti filosofici mai apertamente affrontati da noi. Non ti dico niente di più ovviamente, dovrai aspettare come tutti (ride, ndR)!”.

LA VOCE DI RAMON SONATO È MOLTO CRESCIUTA DALL’ALBUM PRECEDENTE; NON TANTO NELLA TECNICA O NELL’ESTENSIONE, QUANTO SOPRATTUTTO IN VERSATILITÀ E RICCHEZZA TIMBRICA. CI DITE QUALCOSA SU QUESTO ARGOMENTO? COME È AVVENUTA IN GENERALE LA STESURA DELLE LINEE VOCALI PER “POISON IN BLACK”?
Ramon è sicuramente un’importantissima parte del sound degli Hollow Haze. Credo che in realtà il miglioramento cui tu fai riferimento sia semplicemente dovuto all’acquisizione di una maggiore sicurezza, proveniente dal fatto di trovarsi al secondo lavoro in studio ‘importante’ e non più alla prima esperienza. C’è da ricordarsi che, prima degli Hollow Haze, Ramon ha militato esclusivamente in cover band o tribute band che, sebbene rappresentino spesso un’ottima palestra, richiedono un approccio anche vocale radicalmente diverso, soprattutto in quanto a personalità. Sono oltretutto convinto che i suoi margini di miglioramento continueranno a svilupparsi ancora, parallelamente a quelli di tutta la band, con l’accumularsi dell’esperienza”.

ALCUNE CANZONI PIÙ RETRO’ COME “VOODOO RITES” O LA STESSA COVER DEI BLACK SABBATH “HEADLESS CROSS” VI ANCORANO COMUNQUE AL BUON VECCHIO METAL ANNI ’80… QUANTO VI SENTITE INFLUENZATI DAI SUONI DELL’HEAVY STORICO DI QUELL’EPOCA?
“Per quanto riguarda me, che nel gruppo sono l’anziano, e anche Nick Savio, l’ispirazione principale resta fortemente ancorata a queste sonorità che tu dici. Ma devo ammettere che nel nostro caso il confronto con generazioni più giovani ha portato un grande arricchimento nel nostro metodo compositivo. E questo non sempre succede nelle band…anzi quasi mai, potremmo dire”.

COSA AVETE IN MENTE COME ATTIVITÀ PROMOZIONALE A SUPPORTO DI “POISON IN BLACK”? COME VI VEDRANNO IMPEGNATI I PROSSIMI MESI? FARETE MOLTE DATE LIVE?
“Alcuni ricorderanno che per la promozione del precedente lavoro avevamo avuto l’opportunità di fare da opening act nel tour di Tarja, per la parte est europea. Questa esperienza è andata al di là di ogni più rosea aspettativa e quindi adesso intendiamo fare esattamente la stessa cosa. Ambiamo a conquistare qualche vetrina importante, allo scopo di dare sempre più visibilità alla band. Abbiamo già qualcosa di fissato, in realtà, ma non ti dico altro… Comunque in questo periodo stiamo cercando di fare anche dei live buoni in vari locali del nord Italia, posti che danno sempre un buon riscontro a livello di gradimento e pubblico. Il resto poi è tutto ben accetto”.

ORAMAI SIETE IN GIRO DA UN PO’…SOPRATTUTTO NICK SAVIO, CHE È UNA VECCHIA CONOSCENZA DEL METAL ITALIANO, PER VIA DELLA SUA MILITANZA NEGLI STORICI WHITE SKULL. COME VEDETE VOI ORA LA SCENA HEAVY TRICOLORE?
Sinceramente la vedo un po’ strana. Mi sembra che rispetto al livello qualitativo sempre crescente delle band, che trovano riscontri buoni anche all’estero, la scena dei live e dei locali stia però stentando un po’. Ma anche questi sono discorsi già fatti e rifatti diverse volte in più occasioni. Questo paese non ha il rock nella propria ‘cultura ufficiale’, e credo che purtroppo questo aspetto non cambierà mai”.

A PROPOSITO SEMPRE DELLA SCENA TRICOLORE, LA BAKERTEAM STA FACENDO SICURAMENTE UN OTTIMO LAVORO IN TAL SENSO. COME SIETE ENTRATI NEL ROSTER DI QUESTA ETICHETTA? COSA NE PENSATE?
“La nostra collaborazione con loro è appena iniziata, per cui è forse prematuro esprimere giudizi definitivi. Ma sicuramente quello che abbiamo visto fin’ora è risultato molto soddisfacente e professionale. La cosa che maggiormente posso auspicare è che sia loro che noi potremo in futuro trarre il maggior vantaggio reciproco possibile dalla nostra collaborazione”.

VI LASCIAMO UN ULTIMO SPAZIO PER UN SALUTO AI NOSTRI LETTORI…
“Un grazie a tutto lo staff di Metalitalia.com e a tutti i suoi lettori. Senza di voi…be’, non ci sarebbe nulla. Ciao!”.

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