HORRENDOUS – Raffinatezza estrema

Pubblicato il 08/01/2016 da

Arrivano finalmente sulle nostre pagine, gli Horrendous. Dopo tre album, tutti accolti benissimo, siamo riusciti a contattare la band statunitense – nella persona del batterista Jamie Knox – per un’intervista chiarificatrice. Come già ampiamente illustrato nelle recensioni, il trio di Philadelphia è una delle realtà più personali e avvincenti nell’attuale panorama death metal: da loro non aspettatevi troppe citazioni o un’aderenza ai classici dettami del genere; l’indole progressive alla base del songwriting, la tendenza a non ripetersi mai e il gusto sopraffino nelle ritmiche e nelle parti soliste fanno dei ragazzi un gruppo più che particolare nella scena di oggi, dove in tanti sembrano a fare a gara a chi imita meglio gli Entombed o gli Incantation. Certamente il suono fine e sfuggente degli Horrendous non è per tutti, ma, del resto, un pubblico di nicchia o un relativo anonimato sono quasi sempre la “condanna” delle band più audaci. Rimane il fatto che quella dei Nostri è una delle interpretazioni del classico death metal più interessanti che siano emerse nell’ultimo decennio e che ignorare completamente i loro sforzi sarebbe un delitto atroce!

horrendous - band - 2015

“ANARETA” È SICURAMENTE IL VOSTRO ALBUM PIÛ PROGRESSIVO. STA DIVENTANDO DIFFICILE COMPORRE NUOVA MUSICA MAN MANO CHE ESPLORATE IL VOSTRO GENERE DI RIFERIMENTO E IL VOSTRO STILE? È EVIDENTE CHE CERCHIATE SEMPRE DI NON RIPETERVI…
“No, per noi il processo di composizione sta diventando tutto fuorchè complicato. Troviamo che quando seguiamo il nostro istinto riusciamo sempre a scovare nuove soluzioni. Se migliori come songwriter e come musicista, diventa più semplice sviluppare il proprio stile. Magari all’inizio tendi a seguire le orme dei maestri e di chi ti ha preceduto, ma più avanti impari a capitalizzare sui tuoi punti di forza”.

SENTITE PIÙ PRESSIONE ATTORNO A VOI QUANDO SI TRATTA DI COMPORRE NUOVA MUSICA? OGNI VOSTRO LAVORO È STATO ACCOLTO BENISSIMO SINORA…
“Sì, sentiamo più pressione, ma facciamo del nostro meglio per ignorarla sia durante la fase di scrittura che durante la produzione. Non vogliamo aggiungere stress a qualcosa che di per sè può già essere faticoso a volte. Ci limitiamo a fare sempre del nostro meglio, senza pensare ad altro. Con questa mentalità abbiamo sempre raggiunto ottimi risultati e riteniamo che non abbia senso cambiare. Andando avanti così non potremo che confezionare altra musica di cui essere fieri”.

VENENDO AD “ANARETA” NELLO SPECIFICO, I BRANI CHE PIÙ MI HANNO IMPRESSIONATO SONO “OZYMANDIAS” E “ACOLYTES”, OVVERO QUELLI PIÛ LUNGHI. COME NASCONO SIMILI EPISODI? AVETE MAI PENSATO DI RIPROVARE A SCRIVERE UNA LUNGA SUITE COME “THE EYE OF MADNESS”, PRESENTE SUL DEBUT ALBUM?
“Non pensiamo mai alla durata quando iniziamo a comporre una canzone. Alcune ci danno l’impressione di essere complete quasi subito, mentre altre ci sembrano richiedere ulteriori riff e aggiunte. Entrambi questi pezzi si prestavano a qualche esperimento in più e credo che il risultato finale sia più che soddisfacente. Come tanti altri nostri pezzi, entrambi sono nati e sono stati completati con delle jam session molto spontanee. Componiamo spesso suonando insieme nella stessa stanza. Per quanto riguarda la seconda parte della tua domanda, chissà… forse un giorno riusciremo a scrivere qualcosa di simile ad ‘Eye of Madness’, ma per ora non so darti una risposta certa”.

IL DEBUT ALBUM “THE CHILLS” SI AFFIDAVA A FORMULE PRETTAMENTE DEATH METAL, MOSTRANDO FORTI INFLUENZE DEATH E DISMEMBER, MENTRE GLI ULTIMI DUE DISCHI PRESENTANO UN SOUND MAGGIORMENTE TRASVERSALE, GRAZIE IN PRIMIS A RITMICHE PIÛ RICERCATE E AD UN LAVORO DI CHITARRA PIÛ VARIO. CHIARAMENTE SI TRATTA SEMPRE DI DEATH METAL, MA OGGI CREDO CHE NON ABBIA PIÛ MOLTO SENSO DEFINIRVI “OLD SCHOOL”. DA COSA TRAETE ISPIRAZIONE OGGIGIORNO?
“Le nostre influenze specifiche sono difficili da individuare, ma sono certamente molto vaste e variegate. Band come Dismember e Death sono sicuramente parte del nostro background, assieme a tante altre realtà death metal, ma amiamo anche heavy/classic, thrash e black metal, oltre a punk, folk, indie rock, jazz, progressive rock, ecc. Due di noi sarebbero pronti a dirti che il death metal non è il loro genere musicale preferito, ad esempio. Insomma, credo che vari aspetti di tutti questi generi entrino più o meno frequentemente nella nostra musica. Questo è il motivo per cui non suoniamo esattamente prevedibili”.

I FAN DEL DEATH METAL TENDONO AD ESSERE PIUTTOSTO TRADIZIONALISTI. QUANDO COMPONETE VI CAPITA DI PENSARE ALLE POTENZIALI REAZIONI DEL VOSTRO PUBBLICO? CERCATE MAI DI TROVARE UN COMPROMESSO TRA QUELLO CHE VORRESTE PROPORRE E CIO’ CHE I FAN SI ASPETTANO DA VOI?
“Sinora non ci siamo preoccupati troppo delle reazioni del pubblico. Abbiamo sempre pensato che la maggior parte delle persone che ci seguono avrebbero apprezzato del sonwriting curato e avvincente, indipendentemente da quanto fosse ‘fedele’ alla tradizione. Tra l’altro, sono convinto che, nonostante tutto, il nostro sound resti fortemente ancorato al death metal. Ovviamente poi qualcuno si è comunque lamentato perchè non siamo rimasti sullo stile di ‘The Chills’, ma è giusto così, ognuno ha diritto alla sua opinione. Semplicemente, noi amiamo le sfide e tendiamo sempre a comporre qualcosa che sia interessante in primis per noi stessi. Non credo che faremo mai qualcosa di drastico come i Morbid Angel però!”.

PENSI CHE L’ORIGINALITÀ SIA SOPRAVVALUTATA IN QUESTA EPOCA? PUÒ UNA BAND ESSERE OTTIMA SENZA SUONARE TROPPO ORIGINALE?
“Penso che l’originalità sia altamente sottovalutata al giorno d’oggi. Naturalmente certe band possono essere ottime senza suonare molto originali – amo alcune recenti realtà che non fanno nulla per uscire dal seminato – ma credo che siamo giunti ad un punto in cui vi è sin troppa adorazione nei confronti dei vecchi maestri, tanto che la scena risulta stagnante. Penso che ogni genere potrebbe essere più eccitante se le band cercassero di provare qualcosa di nuovo, anzichè limitarsi soltanto ad omaggiare i grandi del passato. Poi è chiaro che il buon songwriting resti buono, indipendentemente dal livello di originalità, ma mi piacerebbe sentire più coraggio in giro”.

SE DOVESSI SPIEGARE IL SOUND DEGLI HORRENDOUS AD UN VECCHIO METALLARO CHE HA SMESSO DI ASCOLTARE NUOVA MUSICA DOPO IL 1995, CHE TIPO DI PARAGONI UTILIZZERESTI?
“Credo che eviterei paragoni diretti con dei gruppi del passato. Gli direi che siamo una death metal band che si concentra sui riff, sull’atmosfera e sulla dinamiche, anzichè sulla brutalità e l’estremismo ad oltranza. Per convincerlo ulteriormente gli farei presente che amiamo Iron Maiden e Judas Priest (risate, ndR)!”.

COME DICEVAMO, LA VOSTRA MUSICA TENDE AD ESSERE PIUTTOSTO PROGRESSIVA E RAFFINATA. QUANDO E COME AVETE IMPARATO A SUONARE? AVETE FREQUENTATO SCUOLE O SIETE AUTODIDATTI?
“Sia Matt che Damian hanno preso lezioni di chitarra e sono ben preparati per quanto riguarda la teoria musicale, mentre io non ho ricevuto alcuna educazione formale. Non posso parlare per tutti noi, ma credo che avere un minimo di preparazione aiuti. Ad esempio, ciò rende le jam session quasi immediatamente produttive: si evita di procedere a caso per ore… qualcuno è subito in grado di trovare un’idea e di svilupparla entro certi parametri. Io ho migliorato il mio drumming limitandomi a guardare altri batteristi suonare. Rispetto agli altri ragazzi parto da una posizione di svantaggio, ma la nostra alchimia all’interno del gruppo funziona ugualmente”.

ALCUNI DEI TITOLI DELLE VOSTRE CANZONI SONO ABBASTANZA PARTICOLARI. VENENDO AI TESTI, DI COSA PARLANO I BRANI DEGLI HORRENDOUS?
“I nostri testi – e quelli di ‘Anareta’ in particolare – riguardano soprattutto lo sviluppo di filosofie proprie e la ricerca della conoscenza. Non si tratta mai di concept album, ma cerchiamo di scrivere testi che aiutino ad amplificare l’atmosfera della musica”.

ANCHE IL LATO VISUALE DEI LAVORI DEGLI HORRENDOUS APPARE SEMPRE MOLTO CURATO. LE VOSTRE COPERTINE SONO SEMPRE TRA LE PIÛ APPREZZATE…
“È vero, le copertine sono molto importanti per noi. Odio quando un album è eccellente ma la copertina fa schifo. Per noi un album è un un pacchetto che comprende molto più della musica: ogni dettaglio dovrebbe essere curato al massimo. Brian Smith ha realizzato l’artwork degli ultimi due lavori e siamo assolutamente soddisfatti di come siano venuti. Abbiamo una relazione ottima con lui: gli forniamo alcune idee base, ma poi ha totale libertà. In entrambe le circostanze è riuscito a realizzare esattamente ciò che immaginavamo, senza alcuna direttiva precisa. Senza dubbio continueremo a collaborare con Brian anche in futuro”.

NON SIETE MAI STATI PARTICOLARMENTE ATTIVI SUL FRONTE LIVE: IL MOTIVO È LA MANCANZA DI INTERESSE O VI SONO SEMPRE MANCATE LE OPPORTUNITÀ?
“Abbiamo degli impegni – dei lavori full time, ad esempio – che ci impediscono di andare in tour a lungo. Va però considerato anche l’interesse da parte del pubblico: ci capita di tenere almeno un concerto al mese, ma quasi sempre suoniamo di fronte a poche persone… e, in alcuni casi, queste non sembrano neppure interessate a noi. Forse si tratta solo di uscire dalla nostra zona, ma sembra anche che coloro che ci ascoltano o recensiscono non abbiano grande interesse a vederci live. Non abbiamo notato una forte richiesta in materia di show. Ovviamente con questo non voglio dire che pretendiamo di suonare solo davanti a centinaia di fan, ma ci piacerebbe almeno ritrovarci nelle condizioni di potere rientrare nelle spese”.

PENSI QUINDI CHE VEDERVI SUONARE IN EUROPA SIA QUASI IMPOSSIBILE?
“In verità, abbiamo parlato dell’opportunità di organizzare un tour europeo. Stiamo pensando alla prossima estate, ma per adesso non posso dire altro. Comunque ci piacerebbe suonare dalle vostre parti almeno una volta in carriera”.

OGGIGIORNO QUALI OBIETTIVI AVETE COME BAND?
“Abbiamo fondato il gruppo per divertirci e ora siamo in questa situazione, che è fantastica. Apprezziamo enormemente tutto il supporto che abbiamo ricevuto in questi anni. Ora gli Horrendous sono il primo veicolo per soddisfare la nostra creatività e per metterci alla prova musicalmente. Nel prossimo futuro cercheremo di fare qualche sforzo in più sul fronte live e continueremo a comporre musica. Siamo sempre pieni di idee”.

“ANARETA” È USCITO AD APPENA UN ANNO DI DISTANZA DA “ECDYSIS”. PENSI CHE CONTINUERETE SU QUESTI RITMI?
“Chi lo sa… se ci ritroveremo con materiale a sufficienza, potremmo anche decidere di pubblicare un altro album entro un anno. Si tratta solo di aspettare e di vedere come nascono i pezzi: non forzeremmo mai nulla. In ogni caso, stiamo effettivamente scrivendo nuove canzoni, quindi entro massimo due anni un altro album vedrà la luce”.

SECONDO TE QUALI SONO I CINQUE MIGLIORI ALBUM DEATH METAL DI SEMPRE?
“Potrei cambiare idea anche domani, ma questi sono i primi cinque che mi vengono in mente:

Autopsy – ‘Mental Funeral’: questo album, assieme al primo, per me rappresenta la sintesi definitiva di ciò che il vero death metal dovrebbe essere.

Dismember – ‘Like an Everflowing Stream’: il mio disco preferito tra i classici svedesi.

Death – ‘Human’ o un album qualsiasi sino a ‘The Sound of Perseverance’. Sono tutti incredibili e credo che, nel complesso, questa sia la migliore death metal band di tutti i tempi.

Cynic – ‘Focus’: hanno portato il genere su nuovi lidi e l’esecuzione e il songwriting sono fantastici. Amo anche le loro uscite recenti.

Gorement – ‘The Ending Quest’: ho sempre trovato che l’atmosfera di questo album fosse unica e incredibile”.

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