HOUSEBREAKING – Il motore dell’odio

Pubblicato il 01/03/2016 da

Ci sono band che da uno split di quattro quinti della formazione non si rialzano più, e altre che invece sfruttano le botte della vita per solidificare le proprie ossa e ripresentarsi di nuovo, più violenti e più incazzati sul mercato. anni dopo. E’ proprio quello che è successo con i laziali Housebreaking, che nel rancore e nel risentimento del fondatore Mariano Fontaine per i fatti accduti si sono straformati nell’attuale, moderna, macchia di morte sonora che sono ora. Ripercorriamo tappe e motivi di questa trasformazione proprio con il leader Mariano (e non solo) in questa interessante intervista…

housebreaking - band - 2016

 “AGAINST ALL ODDS” NON È PROPRIO UN DEBUTTO, VISTO CHE CON LO STESSO MONICKER AVETE FIRMATO ANCHE “OUT OF YOUR BRAIN”, MA SEMBRA QUASI ESSERLO: LA LINE-UP È MOLTO DIVERSA, E LO STILE È PARECCHIO CAMBIATO. PRIMA DI ENTRARE NEL MERITO DELL’ASPETTO MUSICALE, PERÒ, CI SPIEGHERESTI COSA È SUCCESSO ALLA VOSTRA FORMAZIONE TRA QUESTO LAVORO E IL PRECEDENTE?
“La line-up ha cambiato forma nel corso degli anni. Purtroppo come spesso succede la vita ti allontana da alcune persone. E così è successo tra il 2010 al 2015 agli Housebreaking: Alessandro Infurna, vero e proprio funambolo della sei corde autore di tutti gli assoli di ‘Out Of Your Brain’ e Giulio Tiseo, altro mago per quanto riguarda il basso, hanno scelto di proseguire su strade diverse. Essendo il tessuto musicale del precedente album nato principalmente dalle loro penne unite a quella del sottoscritto, si poteva immaginare che ci sarebbe stato un noteole cambio stilistico. Loro andarono via comunque prima dello split definitivo e della riformazione con questa line-up, vale la pena ricordarlo”.

I MEMBRI ATTUALI VENGONO DA QUALCHE ESPERIENZA PRECEDENTE? SIETE ENTRATI IN CONTATTO PER AMICIZIA O PERCHÉ CERCAVATE MUSICISTI SPECIFICI IN CERTI RUOLI?
“Quando sono rimasto da solo dopo lo split, ho cercato principalmente amici intorno a me. I cosidetti ‘guest’ li detesto da sempre. Infatti sia con Jean Marc (Valente, voce, ndR) che con Simone (Lombardi, seconda chitarra, ndR) siamo amici da tanti anni. Anche con gli altri due membri attuali, il bassista Libero Verardi e il batterista Alessandro Ferrara avevamo avuto modo di vederci e confrontarci in passato, visto che per dieci anni sono stato proprietario di un negozio di CD di settore piuttosto conosciuto nella mia zona. Tra quei scaffali sono transitati tutti i capelloni del sud Lazio, Molise e Campania! Possiamo dire che il tutto sia nato in modo molto… umano”.

“AGAINST THE ODDS” È VERAMENTE PESANTE E INCAZZATO. MA È ANCHE UN DISCO ‘MULTISTRATO’. SU UNA BASE PREESISTENTE PIÙ CLASSICAMENTE PUNK/THRASH SI INNESTANO POI SUONI PIÙ MODERNI, TECNICISMI E SOLUZIONI RITMICHE PROVENIENTI DALLA SCENA ESTREMA. E’ UN MIX CERCATO O IL RISULTATO DI UN RIMESCOLAMENTO NATURALE DELLE VOSTRE INCLINAZIONI MUSICALI?
“Sicuramente è un mescolamento delle nostre influenze primordiali, ma è contemporaneamente anche un mix ‘cercato’ come dici te. Fortuna ha voluto che Simone alla chitarra fosse un vero e proprio perfezionista, cui peraltro non piaccia mai fare un riff uguale all’altro. Abbiamo stili chitarristici diversi (lui ama molto suonare in levare mentre io in battere), e questi due stili, uniti, hanno portato a soluzioni particolari e stimolanti musicalmente parlando. Uniscici il fatto che Alessandro alla batteria è pure lui un perfezionista, con la fissa dei piatti  – presenti ovunque –  e che quindi tanto colore nei brani deriva da lui. Libero al basso ha fatto poi da perfetto collante tra le parti, rivelandosi duttile dove serviva e esprimendo la propria personalità con i giusti virtuosismi quando il brano lo richiedeva. Penso infine che la cattiveria e l’incazzatura vengano dalla voce maestosa di Jean. Un vero assassino sonoro, un grande singer dal timbro vocale assolutamente unico”.

IL RISULTATO DEL MIX DI CUI ABBIAMO APPENA DISCUSSO È CHE ALLA FINE VI È STATA APPICCICATA L’ETICHETTA GENERICA DI ‘DEATH MELODICO’. PENSATE CHE VI SI ADDICA?
“Personalmente penso di si. Poi è altrettanto vero che odio le etichette, odio le divisioni all’interno del mondo metal e odio chi in fase di recensione legge nella biografia la parola ‘Death’ e pensa sempre di poter paragonare tutto ai Cannibal Corpse. Esistono tanti modi di suonare Death e il nostro è uno di questi. Sempice no?”.

SE METTO AI TRE VERTICI DI UN TRIANGOLO DARK TRANQUILLITY, SEPULTURA E RAMMSTEIN VERSO QUALE VERTICE VI SENTITE PIÙ ORIENTATI?
“(Ride, ndR) Indubbiamente verso tutti e tre! Ci aggiungerei un pizzico di Fear Factory, di Amon Amarth e, perché no, dei Soulfly. La stampa italiana ed estera ci ha associato anche a band come Korn, Devildriver, Pantera e Choal Chamber, quindi chi ne ha più ne metta, ma comunque vedere il nome degli Housebreaking associato ad uno qualsiasi di questi ci rende assolutamente orgogliosi”.

IL VOSTRO IMPIANTO LIRICO MI HA DECISAMENTE COLPITO. E’ VERAMENTE SPONTANEO. SI PASSA DALL’AGGRESSIVITÀ DENSA DI VOLGARITÀ DI “STAY AWAY” A LIRICHE DI FORTE ACCUSA SU ARGOMENTI DI ATTUALITÀ COME “ThISIShelL” O “STOLEN LIFE” FINO AD ARRIVARE A PASSAGGI DAL TOCCO QUASI POETICO, COME LA SINISTRA “LITTLE BOY”. CHI COMPONE LE LIRICHE? DA COSA VENGONO ISPIRATE?
Jean Marc
: “I testi sono appannaggio esclusivo mio, e non seguo mai una linea predefinita nello scriverli. Lascio semplicemente che le parole fluiscano liberamente nel momento in cui vengo colpito da un particolare avvenimento, o da fatti di vita vissuta che trovo in prima persona particolarmente significativi. Non sono uno che siede a tavolino e decide di dover scrivere qualcosa: semplicemente butto giù ciò che la mia mente crea lavorando ‘in remoto’ durante il giorno…”

JEAN MARC, L’INTERPRETAZIONE DA QUASI ATTORE PRESENTE SULL’APPENA CITATA “LITTLE BOY” È STATA PROPOSTA DA TE O È STATA SUGGERITA DA MARIANO O DA CHI HA SCRITTO IL BRANO IN SÈ?
Jean Marc:
“Si è trattato di una decisione presa un po’ all’unisono tra di noi: il testo rappresenta un toccante tributo alle vittime della follia dell’uomo, una sentita commemorazione in occasione dell’anniversario del lancio della bomba atomica ‘little boy’ e di tutte le sue conseguenze, ragion per cui ci è sembrato adatto un cantato grave e recitato, per dare il giusto risalto alle parole e al significato”.

LA PROVOCAZIONE SEMBRA FARE PERO’ PARTE INTEGRANTE DELLA VOSTRA PROPOSTA, DECLINATA TANTO NELLE LIRICHE QUANTO NELLA MUSICA. DA DOVE VIENE QUESTO VOSTRO IMPULSO A TOCCARE ARGOMENTI ‘A NERVO SCOPERTO’? TROVIAMO CHE CI SIA UN RETAGGIO QUASI PUNK IN QUESTO APPROCCIO.
“La provocazione fa parte del mio essere, mai domo e sempre inquieto, come scrissi un paio di anni fa sul libro ‘Non siamo rockstar’! Ce l’ho perennemente con tutti, dalla società al mondo intero. Figuriamoci poi nei rapporti interpersonali. Non ho peli sulla lingua e sputo letteralmente in faccia quello che penso di chicchessia. Si dice che con l’età ci si ammorbidisca, ebbene, io invece mi incattivisco. Odio le critiche quando le vedo approssimative e sconclusionate e se mi stai sul cazzo te lo dico in faccia. Ecco, sono io che ho il nervo sempre scoperto, e questa cosa non piace molto! Probabilmente rifletto questo sull’essenza stessa della band”.

L’ARTWORK VI SI ADDICE MOLTO, MODERNO E OSCURO, PERÒ IL CONCETTO È POCO IMMEDIATO. CE LO ILLUSTRERESTI?
“Tutto il lavoro grafico è stato curato da Francesco De Luca degli Amok Studio. Un vero professionista del settore. Ci è molto piaciuto il suo approccio moderno e le sue soluzioni grafiche, così oscure, tetre, cupe e malinconiche. Abbiamo scelto una cover che aveva già impostato da tempo e poi lui ha proseguito facendo un lavoro magistrale con luci ed effetti grafici. Ovviamente ha un significato che si lega al titolo dell’album, ‘Contro ogni previsione’, infatti anche in un corpo semi-morto come può essere l’essere quasi zombie presente in copertina, pare che continui lo stesso a vivere qualche cosa… la vena rossa del cuore è sinonimo di sangue,e  quindi di vita”.

ANDANDO PER UN SECONDO SUL TRIVIALE: HOUSEBREAKING FA UN PO’ PENSARE COME MONICKER PERCHÉ INDICA SIA LO SCASSINATORE DI CASE, IL CLASSICO TOPO DI APPARTAMENTO E UNA PARTICOLARE DISCIPLINA AUTOGENA PER CANI PER INSEGNARLI A NON ESPLETARE I PROPRI BISOGNI IN CASA. AVEVATE MAI NOTATO QUESTA PARTICOLARITÀ NEL VOSTRO NOME?
“Eh si che l’abbiamo notata! Proprio questa unione assurda tra il ‘topo d’appartamento’ e il ‘training autogeno per cani’ ha fatto si che nel 2006, quando riprendemmo a suonare, abbandonammo appunto questo monicker. Devo dirti la verità: io l’avrei cambiato e ne avrei messo uno più moderno. Gli altri della vecchia line-up, il vocalist Marco Stanzione in primis, mi spinsero a lasciarlo intatto e così facemmo. Poi devo dire che alla fine è come un mio secondo figlio questo nome, come poi pure questo gruppo, e i figli si amano fino alla fine. O no?”.

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