HOWLING SYCAMORE – Verso terre incantate

Pubblicato il 20/09/2019 da

Davide Tiso ha rappresentato tramite Ephel Duath uno dei progetti più sperimentali del panorama estremo italiano degli anni 2000, toccando una quantità di generi infinita e permettendosi di stravolgere se stesso ad ogni uscita. A fronte di una qualità media elevata, i dischi di questo gruppo non hanno probabilmente avuto il riscontro che meritavano e, alla luce della piega presa da certo underground negli ultimi anni, anche il cosiddetto ‘timing’ li ha un po’ fregati: se un “A Painter’s Palette”, per citare uno degli album più fortunati di Ephel Duath, fosse andato sul mercato di questi tempi, avrebbe goduto di ben altro risalto. Ma, come già l’ottimo esordio di Gospel Of The Witches, realizzato con la compagna Karyn Crisis, aveva messo in luce, la creatività di Tiso non è evaporata. Con gli Howling Sycamore, come ci racconta nell’intervista che segue, ha dato forma a un sogno tenuto nel cassetto da tempo, quello di una compagina prog metal molto sui generis, che unisse classic ed extreme metal, senza appartenere del tutto né all’uno, né all’altro dei due mondi. Un’idea convogliata in due album di buona fattura, vicini ad alcune derive prog moderne, distorte verso la sperimentazione da tanti piccoli aspetti inconsueti: le linee di chitarra dissonanti di Tiso, i vocalizzi iperacuti di McMaster, il drumming convulso di Grossmann. Con il secondo “Seven Pathways To Annihilation” Howling Sycamore ha già compiuto un netto passo avanti rispetto al debutto e ne andiamo ad approfondire la genesi con il suo mastermind, ben felice di poterci parlare ampiamente della sua nuova creatura.

QUANDO E PERCHÉ È NATA L’IDEA DI UN GRUPPO DI QUESTO TIPO, CHE FONDE IL PROGRESSIVE METAL CLASSICO E MODERNO, L’EXTREME METAL E UN CERTO SPIRITO AVANGUARDISTICO/SPERIMENTALE, SEMPRE IMPORTANTE NELLE TUE PASSATE PRODUZIONI ARTISTICHE?
– Erano almeno dieci anni che volevo formare una band che unisse batteria estrema, una voce old school metal e le mie chitarre. Quando ho scoperto di avere finalmente i brani giusti in mano, mi sono lanciato nel progetto con grande entusiasmo. La cosa è nata quasi per caso, un conoscente nel 2016 mi ha chiesto se volevo comporre le chitarre per un progetto black metal di cui erano state registrate solo le batterie. Non avevo mai composto musica partendo dalla batteria, dopo qualche settimana di aggiustamento ho iniziato a scrivere un brano dopo l’altro. Da subito si è capito che non si trattava di black metal, quindi ho deciso di tenere le chitarre per me e ho formato Howling Sycamore.

CI PUOI SPIEGARE QUALI SIGNIFICATI PORTA CON SÉ LA PIANTA DEL SICOMORO E QUALI SONO I MOTIVI CHE TI HANNO SPINTO A UTILIZZARE UN MONICKER COME HOWLING SYCAMORE PER QUESTO GRUPPO?
– Gli Egiziani consideravano il sicomoro un elemento di connessione tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Il sicomoro è un albero che muta profondamente con il cambio di stagione, d’inverno la corteccia diventa bianca ed è letteralmente spettrale al riflesso con la luna. Ho sempre avuto una particolare fascinazione con elementi e soggetti dalle caratteristiche polari, forse perché per certi versi sono così anche io. Il sicomoro nel monicker della band è anche un personale tributo a David Lynch. In Twin Peaks, Lynch usa giovani piante di sicomoro all’esterno della black lodge, il passaggio dimensionale alla base del concept della serie. Inoltre, ho voluto dare al sicomoro nel monicker della band un qualche elemento animale/umano e l’ho immaginato ululante.

COME HAI SCELTO I MUSICISTI CHE TI ACCOMPAGNANO IN QUESTA BAND? È STATO DIFFICILE INTEGRARE STILI E BACKGROUND MUSICALI COSÌ DIVERSI COME QUELLI DI HANNES GROSSMANN E JASON MCMASTER?
– Quando ho avuto la possibilità di creare il progetto Howling Sycamore, Hannes mi è stato consigliato da Erik Rutan, mentre l’idea di contattare Jason McMaster è venuta al produttore del nostro debutto, Scott Evans (membro dei K Walledoowloon City). Anni prima avevo incrociato sia Hannes che Jason mentre suonavo dal vivo in Europa con Ephel Duath. Abbiamo condiviso il palco e ho avuto l’opportunità di vederli in azione. Dopo che entrambi hanno accettato di collaborare è stato questione di settimane per avere la consapevolezza che il suono che avevo in mente sarebbe diventato realtà. Howling Sycamore suona più o meno come la band che volevo creare anni fa ed è motivo di grande soddisfazione per il sottoscritto avere questa chance. Sento tanta gratitudine verso i miei colleghi e dopo qualche anno duro scandito da amarezze per la fine di Ephel Duath, devo dire che sto vivendo la musica con molta più leggerezza e felicità. Chi l’avrebbe mai detto?

COSA PENSI ABBIA DI SPECIALE LA MUSICA DI HOWLING SYCAMORE? QUALI SONO LE CARATTERISTICHE CHE LA DISTINGUONO DA ALTRI ALBUM NEL FILONE DELLA MUSICA HEAVY E PROGRESSIVA?
– Penso che Howling Sycamore vada in una direzione sperimentale che non sembra interessare a molte altre band: questa è già di per sè una caratteristica che rende il nostro percorso artistico degno di nota. Altre differenze significative sono le partiture vocali di Jason McMaster, spesso molto atonali e destabilizzanti, le batterie di Hannes, così ‘fuori luogo’ in un contesto musicale simile, infine le mie chitarre, così prive di classici elementi metal.

CHE METODO DI LAVORO AVETE USATO PER COMPORRE E ASSEMBLARE L’ALBUM? SIETE RIUSCITI A INCONTRARVI PER SUONARE TUTTI ASSIEME OPPURE AVETE SEMPRE LAVORATO A DISTANZA?
– Lavoriamo a distanza. “Seven Pathways To Annihilation” è nato dalle mie chitarre. Quando ho le strutture dei brani definite mando chitarre e metronomo a Hannes Grossmann. Lui registra le sue batterie sulle mie chitarre, poi io riarrangio le chitarre in base alle batterie, aggiungo il basso e passo tutto a Jason McMaster che compone le parti vocali. In base alle partiture vocali scelgo se e quando aggiungere assoli di sax o chitarra.

ASCOLTANDO I VOSTRI PRIMI DUE ALBUM, SI SENTONO RIFERIMENTI A DIVERSI CORRENTI: L’EXTREME METAL STATUNITENSE DI ULTIMA GENERAZIONE – QUELLO PIÙ TECNICO E RAFFINATO – IL PROGRESSIVE METAL DI FINE ANNI ‘80/PRIMI ANNI ’90, IL PROG DURO E CUPO DEGLI ANNI 2000, L’AVANT-GARDE CEREBRALE E CHITARRISTICO CHE SI PUÒ SENTIRE AD ESEMPIO NEGLI ALBUM DI IHSAHN. PERSONALMENTE, QUALI RITIENI SIANO I GRUPPI CHE POSSONO ESSERE ACCOSTABILI A QUANTO SUONATE?
– I miei ascolti sono molto vari, cerco soprattutto band che suonano musica differente dalla mia per non influenzare il mio processo compositivo. Swans, Godspeed You! Black Emperor, Sumac, Wardruna, Ulver, YOB, Tool, Pallbearer sono tra le band che ascolto di più attualmente. Forse alcuni album dei Death possono essere accostati a Howling Sycamore, ma per dirti la verità album come “Killers” degli Iron Maiden o “Heaven And Hell” dei Black Sabbath hanno avuto più’ importanza nel forgiare il concept di Howling Sycamore.

I PRIMI DUE ALBUM DI HOWLING SYCAMORE SONO ARRIVATI A POCA DISTANZA UNO DALL’ALTRO E HANNO FORTI ANALOGIE TRA DI LORO. CREDO PERÒ CHE IN “SEVEN PATHWAYS TO ANNIHILATION” ABBIATE GUADAGNATO IN PROFONDITÀ E COMPLESSITÀ, REALIZZANDO CANZONI ANCHE PIÙ DIFFICILI CHE NELL’ESORDIO, MA DALLO STILE PIÙ NETTO E DECIFRABILE. IN COSA SI DIFFERENZIA SECONDO TE IL MATERIALE DEL PRIMO E DEL SECONDO ALBUM?
– Howling Sycamore ha un suono di base che non voglio stravolgere con ogni uscita. Avevo in mente il suono di Howling Sycamore da più di un decennio, ora che l’ho raggiunto voglio che l’evoluzione musicale della band sia molto naturale. Ephel Duath ha avuto una carriera caratterizzata da un disco completamente diverso dall’altro: non mi interessa ripetere quell’esperienza. La differenza principale tra il debutto e questo nuovo album sta forse nella natura più’ epica e narrativa dei brani. È come se il primo album volesse scuotere l’ascoltatore, mentre il secondo cerchi di portarlo verso un non definito paesaggio interiore.

UN ASPETTO RILEVANTE DI QUESTO SECONDO ALBUM È LA SENSAZIONE CHE CERCHIATE DI RACCONTARE UNA STORIA ATTRAVERSO LE VOSTRE CANZONI, LA STRUTTURA DEI PEZZI È MOLTO NARRATIVA, POCO CIRCOLARE E MCMASTER SI IMPEGNA IN LINEE VOCALI QUASI DA MENESTRELLO IN ALCUNI PUNTI. È QUALCOSA A CUI AVETE MIRATO CONSAPEVOLMENTE? C’È UN DISEGNO COMPLESSIVO CHE VI HA PORTATO AD AVERE QUESTO TIPO DI STRUTTURA PER LE SINGOLE TRACCE E PER IL DISCO NELLA SUA INTEREZZA?
– Mi fa molto piacere che tu abbia notato queste caratteristiche nei nuovi pezzi, puntavo esattamente a quello: alla base del disco c’era la voglia di creare sette brani dalle strutture molto avventurose, con chiavi di lettura che si rivelano poco a poco. C’è una bellissima immagine creata da Dehn Sora all’interno del booklet dell’album, una figura incappucciata in un sentiero di quella che sembra una montagna incantata. Mi piace associare quell’immagine alla mia volontà di accompagnare l’ascoltatore verso i luoghi in cui finisco quando medito.

SE C’È UN APPUNTO, UNA PERPLESSITÀ SUI DUE ALBUM, CHE MI PORTO DIETRO DALL’ASCOLTO, È UNA CERTA FREDDEZZA COMPLESSIVA, DOVUTA ANCHE ALLE SCELTE DI SUONO ADOTTATE. A POSTERIORI, CREDI CHE UN SUONO PIÙ CALDO E MENO DISTACCATO AVREBBE DATO UNA MARCIA IN PIÙ A ENTRAMBI GLI ALBUM, OPPURE TI RITIENI PIENAMENTE SODDISFATTO DEL LAVORO IN STUDIO DI REGISTRAZIONE?
– Trovo che ci sia tanto, tanto cuore dietro a tutto quello che è uscito a nome Howling Sycamore. Sono pienamente soddisfatto del suono del primo e del secondo disco: il debutto è così immediato e nudo, il secondo così ricco e stratificato. Non sento affatto la freddezza di cui parli e per dirti la verità è il primo commento simile che ricevo.

QUAL È L’ASPETTO DELLA MUSICA DEGLI HOWLING SYCAMORE PIÙ VICINO A QUANTO HAI PRODOTTO NEI DISCHI DI EPHEL DUATH E GOSPEL OF THE WITCHES? E QUALE INVECE QUELLO CHE NON ERA PRESENTE, O SOLO IN MINIMA PARTE, NELLA TUA PASSATA PRODUZIONE?
– Nella mia mente le tre band sono molto separate, è una questione di concept. Ephel Duath aveva una matrice completamente avanguardistica e camaleontica, Gospel Of The Witches si focalizza su un suono ritualistico e doom, Howling Sycamore si basa sul progressive metal e la ricerca della melodia. È molto diverso suonare per queste tre band, sebbene io sia il principale compositore e sebbene i brani nascano letteralmente dalla stessa chitarra.

HOWLING SYCAMORE HA FORSE IN COMUNE CON EPHEL DUATH LE STRUTTURE APERTE DEI BRANI, MENTRE CON GOSPEL OF THE WITCHES LA ATTENTA RICERCA MELODICA ALLA BASE DI OGNI RIFF.
– Le differenze principali da quanto ho prodotto in passato nascono dalla natura della line-up stessa: è la prima volta che suono con un batterista che viene dal metal estremo e non avevo mai collaborato con un cantante prettamente prog dalle caratteristiche di Jason McMaster.

REALIZZI DISCHI DA CIRCA VENT’ANNI, UN PERIODO DI TEMPO MOLTO AMPIO, IN CUI LA SCENA MUSICALE È STATA STRAVOLTA NEL TIPO DI OFFERTA, NELL’EVOLUZIONE DEI GENERI E NEL MODO IN CUI LA MUSICA VIENE FRUITA E APPREZZATA DALLE PERSONE. CHE COSA TI PIACE E COSA NON TI PIACE DEL MODO IN CUI LA MUSICA È OGGI PERCEPITA E NELLE MODALITÀ IN CUI È VEICOLATA AL PUBBLICO?
– Non mi piace quasi nulla di come la musica è gestita e fruita di questi tempi. Sono uno di quelli che era d’accordo con Lars Ulrich quando attaccò Napster. Spendo tutto quello che ho per produrre la mia musica, migliaia di ore di lavoro e sudore. Non vedo perché una parte del pubblico si senta libero di appropriarsi della mia musica senza versare un centesimo. Oggigiorno le band metal non sono altro che dei venditori ambulanti di t-shirt: è un gran peccato che gli album si siano svalorizzati economicamente fino a questo punto. Io continuerò a suonare, comporre e fare uscire dischi a prescindere dallo stato del mercato musicale, questo è sicuro, ma a volte dispiace pensare a come sarebbe stato semplice tutelare un po’ di più gli artisti con l’avvento di internet. Ora è davvero troppo tardi per cercare di farlo. Cose positive riguardo alla scena musicale odierna sono la ampia proposta musicale. Ci sono davvero tante, tante band interessanti in pressoché ogni genere. Date le difficoltà pratiche ed economiche, forse la vita di una band media è inferiore a quella che la stessa band poteva avere negli anni ’80 o ’90, ma devo dire che c’è una bel feeling di creatività nell’aria. Oggigiorno la gente sembra suonare sempre di più quello che si sente di suonare, piuttosto che quello che conviene suonare.

TRA GLI ALTRI TUOI PROGETTI, UNO DI CUI SI È PROBABILMENTE PARLATO POCO, ALMENO IN ITALIA, È QUELLO DI NIŌ, CHE COINVOLGE TE E JEF PAULY, CON CUI HAI REALIZZATO UN ALBUM OMONIMO NEL 2015. DI COSA SI TRATTA?
– Niō! Che bel progetto. Jef ed io abbiamo iniziato a suonare assieme qualche anno fa e siamo da subito entrati in grande sintonia. Abbiamo iniziato a provare anche quattro volte a settimana per ore. Volevamo una band che fosse meglio live che su disco. Dopo pochi mesi dalla formazione abbiamo subito registrato un EP, mixato da Brendan Tobin dei Made Out Of Babies e abbiamo iniziato a suonare live. Abbiamo aperto per i Negura Bunget e fatto delle date nella West Coast con Dreadnaught. Abbiamo continuato a scrivere materiale per il debut album, poi abbiamo preso una pausa per problemi logistici e alcune frizioni dal punto di vista artistico. Poi Jef si e’ trasferito a Los Angeles e ci siamo un po’ persi di vista. Ora è da poco tornato nella Bay Area e abbiamo parlato di entrare in studio per registrare il debut che è pronto da quasi due anni.

MENTRE STAI PROMUOVENDO “SEVEN PATHWAYS TO ANNIHILATION” STAI GIÀ LAVORANDO AD ALTRA MUSICA PER QUESTO GRUPPO O ALTRI PROGETTI? POSSIAMO PREVEDERE UN’ATTIVITÀ LIVE PER HOWLING SYCAMORE?
– Sono già al lavoro sul prossimo Howling Sycamore. La direzione è definita e ne sono a dir poco esaltato. Porteremo Howling Sycamore dal vivo all’inizio del 2020 e sto mettendo assieme una live line up. Abbiamo da poco completato il nuovo Gospel Of The Witches, uscirà a Ottobre su Aural Music. Al momento stiamo facendo le prove per tornare sui palchi in autunno. Karyn Crisis e io stiamo pure lavorando a un disco acustico per Gospel Of The Witches, spero si concretizzi presto. Infine, ho un progetto ancora senza nome con il batterista e l’ex cantante dei Botanist. Siamo molto amici, abbiamo da poco fatto un tour giapponese come membri dei Botanist e abbiamo deciso di fare un progetto nostro. È davvero del bel materiale, registreremo presto qualcosa.

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