TENEBRAE IN PERPETUUM – Lucida visione delle tenebre

Pubblicato il 21/08/2025 da

I Tenebrea In Perpetuum sono e sono sempre stati una vera black metal band, nella musica e nell’animo: da sempre lontani da social e riflettori, hanno vissuto nell’ombra ma ci hanno sempre visto benissimo su come alimentare il proprio sound.
Con il nuovo “Vacuum Coeli” la band, guidata come sempre da Atratus, arriva al traguardo del quinto full-length e ci regala l’ennesima solida prova di un black metal estremo e mai banale: l’uscita di questo nuovo e convincente capitolo da parte di una delle realtà più preziose della scena nazionale è anche stata l’occasione per tirare le somme di una carriera lunga in pratica un quarto di secolo.
Le parole di Atratus, piuttosto chiaramente, ci fanno capire quanto sia ancora viva la fiamma del black metal in una band come i Tenebrae in Perpetuum, che sembra aver ritrovato nuova linfa vitale dopo l’incontro tra lo stesso Atratus ed il batterista Chimsicrin.

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BENVENUTI SULLE PAGINE DI METALITALIA.COM! DA QUALCHE GIORNO È USCITO IL VOSTRO QUINTO FULL LENGTH ALBUM, “VACUUM COELI”. QUALI SONO STATI I PRIMI RISCONTRI DI CRITICA E PUBBLICO?
– Salve a tutti. Ho letto e sentito commenti e recensioni generalmente positivi, in particolare per quanto riguarda siti, riviste, persone e supporter più competenti in ambito black metal, che alla fine sono quelli che interessano maggiormente, perché provengono da parte di gente che sa di quello che sta parlando.

SI PUÓ DIRE CHE LA NUOVA RELEASE IN QUALCHE MODO SEGUA LE LINEE GUIDA TRACCIATE CON IL PRECEDENTE “ANOREXIA OBSCURA”?
– Sì, ma solo in parte, perché con “Vacuum Coeli” sono state abbandonate alcune sperimentazioni e tematiche che erano presenti in “Anorexia Obscura”. Mi riferisco all’uso di alcune parti elettroniche e ai testi incentrati su temi quali malattie mentali, autotortura ecc. Inoltre c’è anche un po’ meno sperimentazione per quanto riguarda la dissonanza dei riff di chitarra in favore di un riffing più tradizionale e più in linea col vecchio materiale dei Tenebraee In Perpetuum. Vedo questo nuovo lavoro, quindi, come una sintesi fra i tre nostri ultimi album.

IL VOSTRO APPROCCIO AL BLACK METAL È SOTTO GLI OCCHI DI TUTTI CON L’INDELEBILE “ONORI FUNEBRI RITUALI ” DEL 2003. SE IPOTETICAMENTE I TENEBRAE IN PERPETUUM NASCESSERO OGGI CREDETE CHE L’APPROCCIO AL BLACK METAL SAREBBE DIVERSO, CONSIDERATO LO STATO ATTUALE IN CUI VERSA IL BLACK METAL?
– Premetto che sono poco aggiornato sullo stato attuale del black metal e non so bene cosa sia oggi di tendenza a livello musicale; di conseguenza non saprei neppure quali siano le band oggi più influenti dalle quali mi farei eventualmente ispirare.
Per quanto riguarda l’approccio in generale, sicuramente oggi ci sono grosse differenze sul modo di promuovere e distribuire la propria musica e il modo di conoscere e fruire la musica degli altri. Oggi mi pare tutto decisamente ‘troppo’: troppe band in circolazione e troppi album pubblicati, troppo facile ottenere ed ascoltare musica gratuitamente, troppa esposizione sui social, troppe informazioni reperibili sulle band e sui vari personaggi, ecc.
Io sono sempre stato più attratto dal ‘poco’, e quindi per attitudine personale ascolto pochi album per poterli capire bene, pubblico poca musica, sono poco presente sui social, diffondo poche informazioni e foto dei miei progetti, semplicemente per il fatto che questa è la mia personalità. Soprattutto nel black metal la mancanza di informazioni non è un difetto, ma un qualcosa che accresce il senso di mistero, cosa che ritengo necessaria.
L’inconveniente a questo tipo di approccio è il rischio che la propria proposta possa rimanere invisibile ai più. In ogni caso, da parte mia, non ho nessuna intenzione di adeguarmi al trend di esibizionismo da social media e di conseguenza preferisco mantenere i profili social di T.I.P. esclusivamente per diffondere informazioni essenziali.

IN COSA, SECONDO VOI, IL NUOVO ALBUM È MIGLIORE O SI DIFFERENZIA DALLE VOSTRE USCITE DISCOGRAFICHE PRECEDENTI?
– Penso che il nuovo album, rispetto ai precedenti e soprattutto ai primi lavori, sia semplicemente diverso e comunque di certo non peggiore, come qualche nostalgico un po’ ingenuamente potrebbe pensare.
La musica dei T.I.P., dal 2018 – ovvero dall’anno di ripresa delle attività dopo il periodo di stop – ha sicuramente acquisito una maggiore personalità se si guarda al riffing, alle strutture dei pezzi e all’interpretazione vocale. Tutto ciò si traduce in un maggiore senso di lucida follia e oscura disperazione, elementi che prima erano meno marcati in quanto emergevano maggiormente atmosfere fredde ed oscure.
Gli ultimi due album, rispetto ai primi, sono sicuramente più personali e caratterizzati, grazie ad una maggiore consapevolezza di come scrivere musica e di come raggiungere certi obiettivi. Dall’altro lato, come capita a tutte le band, i primi lavori mantengono sempre una spontaneità e autenticità che negli anni un po’ si perde, in favore appunto di una maggiore consapevolezza tecnica.
In ogni caso, durante tutti i quasi venticinque anni di esistenza dei T.I.P., l’obiettivo è sempre stato quello di scrivere musica da ‘meditazione’, creata non per essere sottofondo di festicciole o giri in automobile con gli amici, ma piuttosto qualcosa da ascoltare soltanto in momenti di solitudine e misticismo.
Questo è il mio ideale di black metal anche come fruitore, ed è uno dei motivi per cui seleziono moltissimo cosa ascoltare.

IL CANTATO NEI T.I.P. È SEMPRE STATO ESTREMO, ESASPERATO. IN ALCUNI FRANGENTI STAVOLTA MI HA RICORDATO LA FOLLIA PUNK/HARDCORE DEGLI ITALIANI NEGAZIONE AI TEMPI DI “TUTTI PAZZI” – E QUESTO VUOLE ESSERE UN COMPLIMENTO. TALVOLTA PERÒ QUESTA SCELTA SEMBRA ESSERE UN PO’ FORZATA. DA DOVE NASCE LA VOLONTÀ DI MARCARE COSÌ TANTO IN MODO ESTREMO IL CANTATO PIUTTOSTO CHE ALTRI ASPETTI DELLA VOSTRA MUSICA?
– Mi rendo conto che la voce presente su “Vacuum Coeli” possa turbare più di qualcuno e che non sia adatta a chi preferisce ascolti particolarmente rilassati.
Un amico mi ha detto che le voci su “Vacuum Coeli” sembrano le grida di un malato mentale legato al proprio letto d’ospedale e mi pare che questa definizione renda abbastanza bene l’idea. Questo tipo di cantato enfatizza enormemente il mood di nera e violenta disperazione dell’album.
Ovviamente non è roba per tutti, un po’ come accade con la voce di grandi lavori come “Panzerfaust” dei Darkthrone o i primi album di Mutiilation o Bethlehem. Ho sempre amato gli album con una forte impronta vocale che sia in grado di conferire carattere alla musica.
Il black metal e la musica di Tenebrae In Perpetuum non sono fatti per essere compiacenti e se chi ascolta non è in grado di sopportare certi estremismi, può rivolgersi tranquillamente ad altro. Facciamo musica prevalentemente per gente devota al vero black metal e certe scelte sono dettate anche da questo.

CREDO CHE IL VOSTRO STILE ED IL MODO DI CONCEPIRE I BRANI SI SIA EVOLUTO E SIA DIVENTATO PIÙ MATURO SPECIALMENTE A PARTIRE DAL VOSTRO ALBUM PRECEDENTE, A DISCAPITO PERÒ DELLE ATMOSFERE IMPREGNANTI DEI PRIMI ALBUM. PUÒ ESSERE QUESTA UNA CHIAVE DI LETTURA CORRETTA PER QUANTO RIGUARDA IL VOSTRO STILE?
– I nostri primi album risalgono a vent’anni fa ed è normale che molte cose nella testa di chi scrive musica, così come nella testa di chi ascolta e tenta di paragonare i nostri vari lavori, siano cambiate.
Come capita quasi sempre, i primi lavori di ogni musicista sono generalmente più spontanei, istintivi e con un approccio più semplice rispetto a quanto accade in seguito. Di esempi in questo senso ce ne sono moltissimi ed anche il percorso dei T.I.P. è stato più o meno questo.
Per quanto mi riguarda, la complessità dei pezzi è cresciuta di album in album, raggiungendo ultimamente un equilibrio per me ideale tra atmosfera e violenza sonora, oscurità e follia, tradizione ed innovazione.
Per molte persone i nostri primi album rimangono i loro preferiti, secondo me più che altro per un discorso nostalgico, visto che quando si ascoltava “Onori Funebri Rituali” avevamo tutti ventidue anni in meno.
Ritengo che “Vacuum Coeli” non abbia niente da invidiare agli album precedenti, sotto tutti i punti di vista. Per me quest’ultimo è la summa tra la glacialità di “Antico Misticismo”, la violenza de “L’Eterno Maligno Silenzio” e il senso di disperazione e follia di “Anorexia Obscura”. Se “Vacuum Coeli” dovesse essere l’ultimo album della storia dei T.I.P., sarebbe un finale perfetto.

DA DOVE NASCE L’ISPIRAZIONE PER I TESTI DEL NUOVO ALBUM?
– Sostanzialmente i testi sono stati scritti nelle serate durante le quali ero nella mia baita in montagna ad osservare il cielo al crepuscolo. Trattano di notte, natura, morte, oscurità e disperazione.

COME MAI A SUO TEMPO IL PROGETTO ‘PARALLELO’ AI TENEBRAE IN PERPETUUM, OVVERO I BEATRÌK, VENNE ABBANDONATO?
– Negli anni successivi alla pubblicazione di “Requiem Of December” avevo iniziato a scrivere della nuova musica che avrebbe dovuto essere la continuazione di quel progetto. Sono passati tanti anni, ma ricordo che fosse materiale un po’ più fuori dagli schemi rispetto al black/doom di “Requiem Of December”, ma sempre caratterizzato da sentimenti di angoscia e sconforto. Purtroppo quel materiale è andato perduto.
Poi non ho più ripreso in mano il progetto in quanto quel tipo di musica piuttosto melodica e con alcune parti ‘romantiche’ oggi non mi rappresenta più. In generale negli ultimi dieci/quindici anni faccio fatica a tollerare troppa melodia nelle mie composizioni.

SUL BELLISSIMO BRANO “MORS TRIUMPHANS” SORPRENDE IN SENSO POSITIVO L’UTILIZZO ANCHE DEL CANTATO PULITO CHE DONA UNA NUOVA DIMENSIONE ALLA CANZONE. SI TRATTA DI UN ESPERIMENTO OPPURE È IL PRIKO PASSO VERSO L’INSERIMENTO DI NUOVE SOLUZIONI ALL’INTERNO DEL VOSTRO TRADEMARK?
– La voce pulita simile ad un canto gregoriano è presente, oltre che su “Mors Triumphans”, anche su “Inverno, È Stato” e sulla title-track posta in chiusura.
Visto che nei testi avevo inserito alcune frasi in latino ho pensato che fosse interessante provare a cantarle pulite e mi pare che l’esperimento sia riuscito tanto che è probabile che verranno usate anche in futuro. Una volta tanto, noi italiani abbiamo a disposizione un elemento estremamente interessante e fortemente legato al nostro passato, parlo del latino e del canto gregoriano, che possiamo utilizzare senza temere di copiare altre culture, solitamente nordiche.
L’uso di questo stile va sicuramente incentivato.

GUARDANDO INDIETRO, QUALI SCELTE NON RIFARESTE? C’È QUALCOSA IN PARTICOLARE DI CUI VI PENTITE DI AVER O NON AVER FATTO NEL CORSO DI QUESTI ANNI?
– In generale non ho rimpianti. Forse il discorso live show poteva essere preso in maggiore considerazione, ma quella è sempre stata una scelta dettata dal mio carattere e dalla mia riluttanza alla socialità, in particolare durante gli anni ’00.

COME È CAMBIATO, SE EFFETTIVAMENTE È CAMBIATO, IL VOSTRO MODO DI INTENDERE E RAPPORTARSI AL BLACK METAL? GUARDATE A QUESTO GENERE MUSICALE ALLO STESSO MODO DEGLI ESORDI?
– Per forza di cose la visione del mondo e l’impostazione mentale di una persona di venticinque anni è molto diversa da quella di una di quarantacinque.
Oltre a questo, come dicevo in una delle risposte precedenti, tutto è cambiato anche dal punto di vista dell’accesso alla musica e alle informazioni ad essa legate e quindi anche per questo il mio modo di rapportarmi al black metal è piuttosto cambiato. Dalla fine degli Anni ‘90 e fino circa al 2008 ho coltivato un sincero piacere nell’autoisolamento e seguivo una filosofia decisamente ‘anti human/anti life’.
Poi la vita ha fatto il suo corso e l’impossibilità di continuare su quella strada al 100% mi ha fatto decidere di abbandonare i miei progetti musicali e, quasi, anche l’interesse per questo tipo di musica. Dal 2018, inaspettatamente innanzi tutto per me stesso e anche grazie al fatto che a T.I.P. si è unito un eccellente batterista nella persona di Chimsicrin, ho ritrovato il senso e l’ispirazione per scrivere altra musica di questo tipo.

QUALI SONO SECONDO VOI I GRUPPI ITALIANI, VECCHI O NUOVI, CHE RIESCONO ANCORA A DIRE QUALCOSA DI INTERESSANTE ALL’INTERNO DEL PANORAMA BLACK METAL?
– Come detto in precedenza, non sono molto aggiornato sul panorama black metal italiano attuale e probabilmente neanche su quello degli anni e decenni scorsi. La lista di band e album italiani che non ho mai ascoltato potrebbe sorprendere. Comunque, tra le band storiche cito sicuramente gli Altar Of Perversion che reputo siano sempre stati un esempio ideale di black metal band, sotto tutti i punti di vista. Il loro ultimo album è monumentale (“Intra Naos” del 2018, ndr).
Il nome di un progetto più recente che merita assoluto interesse è sicuramente Gorrch. E poi ovviamente ci sono tutte le altre band del giro ‘Dolomia Nera’.

C’È UN BRANO IN PARTICOLARE SU “VACUUM COELI” CHE PER LE SUE CARATTERISTICHE È MAGGIORMENTE RAPPRESENTATIVO DEI T.I.P.?
– Ogni brano su “Vacuum Coeli” è 100% Tenebrae In Perpetuum, ma se devo citarne uno solo, potrei dire “Un Angelo Nero” per la sua varietà di ritmi ed atmosfere e per la presenza di parti che mi sembrano particolarmente interessanti e che possono essere un punto di partenza anche per il materiale futuro.

QUAL È LA CANZONE IN ASSOLUTO DELLA VOSTRA DISCOGRAFIA CHE È LEGATA IN MODO INDISSOLUBILE ALL’ANIMA DEI T.I.P.?
– Mi viene in mente “La Morte Ha Trionfato Su Piubago” presente sul 7” EP del 2002, perchè possiede una struttura già abbastanza complessa per l’epoca, mostrando comunque tutta la ferocia, desolazione e misticismo tipiche del sound T.I.P.
Quel primissimo periodo di attività della band, durante la scrittura e pubblicazione del demo-tape e del successivo EP, lo ricordo come un periodo di trance mistica legata al black metal nella sua essenza, del quale mantengo meravigliosi, oscuri ricordi.

OGGI IN ITALIA SI PUÒ PARLARE DI UNA VERA E PROPRIA SCENA BLACK METAL OPPURE SEMPLICEMENTE CI SONO TANTI SINGOLI GRUPPI CHE VANNO AVANTI DA SOLI PER LA PROPRIA STRADA?
– Più che una scena nazionale unitaria, credo ci siano diverse scene locali che uniscono le band di territori più circoscritti. Posso sicuramente portare l’esempio della scena che ruota intorno all’etichetta ‘Dolomia Nera’ per quanto riguarda il territorio del Trentino, dell’Alto Adige e di alcune zone dell’alto Veneto. In questa scena dolomitica i membri di band quali Gorrch, Chelmno, Near, Lorn, Nordheim, Strix, Strof, Feruch, Etnom e gli stessi Tenebrae In Perpetuum si incontrano regolarmente in occasione di eventi live, ritrovi esclusivi, escursioni in montagna, oltre che collaborare tra musicisti alla creazione di progetti musicali black metal e dark ambient. Probabilmente in altre parti d’Italia esistono altre realtà simili.

NEL CORSO DEGLI ANNI LA BAND O ARTISTA DI RIFERIMENTO SONO CAMBIATI O SONO RIMASTI GLI STESSI?
– Le band che hanno ispirato la nascita dei Tenebrae In Perpetuum sono state sicuramente i Darkthrone della ‘unholy trilogy’ ed i primissimi demo e lavori di Emperor, Carpathian Forest, Manes e qualche altro. Altre band importanti sono state Warloghe e Katharsis più qualche altra band che probabilmente è meglio non nominare.
Successivamente i riferimenti più importanti sono stati Satyricon, Mayhem ed Emperor di metà ‘90 mentre dal 2018 sono piuttosto interessato alla discografia dei Thorns. Quindi sì, negli anni le band di riferimento sono cambiate e mi pare che si veda abbastanza chiaramente guardando a come si sono evolute le cose.

PROGETTI PER IL FUTURO?
– Spero di riuscire a scrivere altro materiale per un nuovo album oppure per un EP, in questo caso con materiale assai grezzo, oscuro e primordiale.

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