HULDER – Antichità contemporanea

Pubblicato il 22/03/2021 da

Hulder, al secolo Marz Riesterer, è la mente (e il braccio) dietro all’omonimo progetto di ‘medieval black metal’, definizione intrigante e che calza piuttosto bene con black dall’impostazione old school che la musicista propone. Hulder si è rivelata un’interlocutrice non particolarmente loquace – caratteristica storicamente piuttosto diffusa nell’ambiente – ma allo stesso tempo molto pratica e concentrata sul proprio lavoro. Parliamo, tra le altre cose, del nuovo uscito, il primo full-length “Godslastering: Hymns Of A Forlorn Peasantry”, licenziato dalla sempre attenta Iron Bonhead, e di cosa significa essere una one-woman band nell’universo del metal estremo. Ne emerge il ritratto di un’anima antica che porta avanti il proprio discorso artistico a testa bassa, zero proclami e molto lavoro. Buona lettura.

CIAO HULDER, COME VANNO LE COSE? “GODLASTERING: HYMNS OF A FORLORN PEASANTRY” È USCITO ALLA FINE DI GENNAIO, COME STANNO REAGENDO PUBBLICO E CRITICA AL NUOVO DISCO?
– Le cose vanno abbastanza bene qui. Per il momento le reazioni al nuovo album sono state buone; naturalmente ci saranno sempre persone che non comprenderanno la direzione che mi sono prefissata o che non sono interessate a questo tipo di percorso, ma questo è da mettere in conto. Sto rilasciando interviste anche a giornali e siti web non strettamente di nicchia, cosa che sta certamente aiutando la diffusione del disco.

NEL FOLKLORE SCANDINAVO UNA ‘HULDER’ È UNA CREATURA FEMMINILE DEI BOSCHI: QUANTO SONO IMPORTANTI PER TE LE ANTICHE TRADIZIONI EUROPEE?
– Sono una persona cresciuta immersa nella tradizione. Come ho avuto modo di dire in passato, mia nonna era un’antiquaria che lavorava a Mechelen, in Belgio, e che trattava prevalentemente articoli risalenti al Medioevo, mentre mio nonno era di origini svizzere e molto attivo nel campo dell’arte: il contatto con le loro forti personalità ed esperienze ha grandemente influenzato i miei lavori.

VIENI DAL BELGIO MA ATTUALMENTE ABITI NEGLI STATES: QUALI SONO LE MAGGIORI DIFFERENZE CULTURALI TRA QUESTE DUE REALTÁ?
– Ci sono molte diversità culturali tra gli Stati Uniti e la mia terra d’origine, il Belgio… troppe per contarle, a dire il vero. Detto questo, di recente mi sono spostata sul Pacifico, a nord-ovest, per cercare di essere più vicina ad un ambiente il più possibile naturale.

CI SONO MOLTI SOLO-PROJECT ATTUALMENTE NELL’AMBIENTE BLACK METAL. PERCHÈ HAI SCELTO DI FARE TUTTO DA SOLA?
– Hulder è stato creato con l’intenzione di dare concretezza ad un’atmosfera che io ho immaginato. In passato ho scritto e creato musica con altre persone, e se per certi versi si tratta di un’esperienza positiva, non sono mai stata pienamente soddisfatta del risultato finale. Scrivendo e registrando la mia stessa musica, viceversa, ho il pieno controllo creativo.

TUTTO IL MONDO STA VIVENDO TEMPI DIFFICILI, E LE COSE SONO ANCHE PEGGIORI PER CHI È LEGATO AL MONDO DELLA MUSICA E DELLO SPETTACOLO. QUANTO E IN CHE MODO L’ATTUALE CRISI SANITARIA STA IMPATTANDO SULLA TUA MUSICA E/O SULLA TUA QUOTIDIANITÁ?
– Sembra che la mia musica stia raggiungendo un pubblico sempre più ampio. L’idea iniziale era di avere una formazione di turnisti per i live, andare in tour eccetera… naturalmente, da quando è iniziata la pandemia questa ipotesi è sfumata. Mi sono dovuta adattare alla realtà imposta dalle circostanze, che mi ha però permesso di concentrare le energie sul lato compositivo e avere il tempo per affinare il suono e l’atmosfera che volevo comunicare.

HAI MAI PERCEPITO DIFFIDENZA O SCETTICISMO VERSO IL TUO LAVORO, DOVUTE AL FATTO CHE SEI UNA DONNA?
– Ricevo e-mail da deficienti di questo tipo regolarmente: molti chiedono di avere ‘prove’ del fatto che sia realmente io a comporre la mia musica o insistono con l’idea che l’intero progetto sia solo il paravento pubblicitario per supportare una band di uomini, e altre stronzate del genere. Non ho interesse nel lasciarmi coinvolgere né tanto meno influenzare da queste stupidaggini.

TORNIAMO ALLA MUSICA, CHE SEMBRA MOLTO RIVOLTA VERSO GLI ANNI ’90. QUALI SONO LE TUE MAGGIORI INFLUENZE E COSA PENSI DEL COSIDDETTO ‘BLACK METAL MODERNO’/POST-BLACK E COSE COSI’?
– Molte cose diverse influenzano la scrittura, anche al di fuori del black metal e della stessa musica. Naturalmente band come Satyricon, Enslaved, Gorgoroth e simili sono parte del processo creativo ma mi sento più direttamente ispirata dalla lettura di storie di folklore, dalla letteratura e dall’immersione nei lavori di artisti dell’epoca barocca. Qualsiasi descrizione della tristezza, del dolore e della piena realizzazione di sé è il motore principale per Hulder. Non ho nulla di particolare da dire in merito al ‘black metal moderno’ o il ‘post-black metal’ e affini… se qualcosa è in grado di attirare la mia attenzione, le darò un ascolto.

LE MELODIE NEBBIOSE E SCURE CHE CREI SONO MOLTO BELLE: DA COSA PARTI NEL COMPORRE? UNA MELODIA, UN RIFF O UN TESTO?
– Il processo di scrittura è, fino ad oggi, sempre iniziato con alcune melodie e un rozzo canovaccio. Appena la struttura è delineata comincio ad inserire gli elementi atmosferici nella composizione e solo alla fine mi occupo del testo. Spesso all’origine di tutto c’è un tema generale che mi ronza in testa e l’obiettivo è sempre la creazione di uno scenario sonoro capace di riassumere la mia visione. Il ruolo del testo è semplicemente quello di dare completezza al tutto.

CHE COSA SIGNIFICA SUONARE ‘MEDIEVAL BLACK METAL’ IN UN MONDO QUASI INTERAMENTE DOMINATO DAI SOCIAL MEDIA?
– L’universo dei social media purtroppo è qui per restare. Detto questo, intendo sfruttarlo al pieno del suo potenziale. Suonare ‘dark medieval black metal’ è il mio tentativo di tributare un omaggio ai ‘grandi’ e allo stesso tempo di inserire qualcosa di mio nel mix.

IL TUO MATERIALE PRECEDENTE NON È DI COSI’ FACILE REPERIBILITA’ E ANCHE IL NUOVO DISCO STA ANDANDO VENDENDO MOLTO BENE. AVETE IN PROGRAMMA DELLE RISTAMPE CON IRON BONEHEAD?
– Iron Bonehead ha già messo in catalogo la raccolta “De Oproeping Van Middeleeuwse Duisternis” e “Godslastering: Hymns Of A Forlorn Peasantry”. La mia intenzione è di mantenere questi lavori in catalogo: sebbene sia curioso vedere come alcuni dei miei vecchi lavori raggiungano cifre ridicole sul mercato dell’usato, non ho alcun interesse nelle tirature iperlimitate dei miei dischi.

 

 

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