HUSSAR – Sete di potere

Pubblicato il 11/12/2022 da

Gli Hussar sono una death metal band canadese, e in questo periodo questo dovrebbe dirci già qualcosa, vista l’infornata di ottime band dedicate al metallo delle morte provenienti da questa terra. I ragazzi guidati da V.B. (al secolo Vadim Balanyuk) si concentrano, in questo debut album, sugli orrori della guerra focalizzandosi non tanto sugli aspetti più scenografici quanto sulla concezione di una sete di potere cieca e distruttiva, fagocitante tanto vittime quanto carnefici. Andando più su quello che riguarda l’aspetto musicale, il disco è un ottimo lavoro dove il death metal catacombale e guerraiolo degli Hussar si abbarbica su progressioni strumentali vivaci e di ampio respiro, senza perdere un grammo di integrità mortifera e marziale. Ce ne parla proprio V.B., voce e chitarra, in questa intervista. 

 

IL VOSTRO DEATH METAL SUONA QUASI PROGRESSIVO IN UN CERTO SENSO, QUALI SONO LE VOSTRE ISPIRAZIONI, COME SI ARRIVA ALLA VOSTRA MUSICA?
– Ognuno di noi ha delle preferenze nei gusti musicali. Nate (batteria) per esempio ama il progressive metal e inserisce quelle influenze nel suo modo di suonare la batteria. James (basso) ha affinità con jazz e fusion, oltre al metal, che secondo me si sente molto nel suo stile. Io sono un grande fan del black metal e del death, ma mi piace anche il rock inglese degli anni ’70. Insieme, queste influenze combinano una coesione sonora risultante nel nostro modo di interpretare il death metal.

COME DESCRIVERESTI “ALL-CONSUMING HUNGER”? 
– Una parola che mi viene in mente immediatamente è ‘volubile’ (dice ‘moody’ Ndr). Non è un album veloce né particolarmente lento, ma ha una scomoda aura di malinconia che si può sentire lungo la sua durata. Penso possa essere un ascolto stimolante, magari un po’ complesso all’inizio, capace di offrire qualcosa di nuovo all’ascoltatore ad ogni nuovo ascolto. O, almeno, è quello che avevamo in mente come risultato, e quello che mi sembra sia venuto fuori.

PARLACI DEI TESTI.
– Sono incentrati sulla guerra e su coloro che ne sono vittime, inclusi gli ‘assetati di potere’ che le scatenano. “Blind Charge into Gunfire” e “Citadel” ad esempio si svolgono sul campo di battaglia, raccontano di battaglie intense e sascrificio. Le restanti, esclusa la title-track, hanno la prospettiva di coloro che invece la guerra la vivono da casa. Infine “All-Consuming Hunger” è tutta dedicata alla sete di potere che animava abbondantemente i leader mondiali del primo ventesimo secolo.

CI SONO DIVERSI OSPITI NEL DISCO, TRA CUI PHIL TOUGAS (CHTHE’ILIST, ATRAMENTUS, VOIDCEREMONY…). COME MAI AVERE DEGLI OSPITI, COSA PENSI AGGIUNGANO ALLA VOSTRA MUSICA?
– Ho voluto Phil per avere la sua voce unica e soprannaturale sulla title-track, perchè per me la sua voce suona esattamente come quella dell’essere astratto descritto nella canzone, quest’essenza affamata di potere. Me la immagino così. Per quanto agli altri ospiti dell’album, si tratta di amici di cui amo le capacità vocali, e ho voluto che fossero presenti. Giocano un ruolo apparentemente minimale, a livello vocale, contribuendo più che altro all’atmosfera del disco.

QUALE CANZONI CONSIGLI PER CONOSCERE GLI HUSSAR?
– Se devo scegliere, probabilmente opterei per “Blind Charge Into Gunfire”, la seconda del disco. Ha tutti gli elementi che puoi trovare nella nostra musica e le ritmiche e i riff la aiutano a stare in piedi come canzone da sola, anche fuori dal contesto.

QUALI GRUPPI NOMINERESTI COME MAGGIORI INFLUENZE, SIA COME BAND CHE COME MUSICISTI?
– Appena iniziato a scrivere materiale stavo ascoltando un sacco di cose: sono stato catturato dalle atmosfere dense di “Exuvia” dei The Ruins of Beverast. “Scar Sighted” dei Leviathan è stata un’altra grande ispirazione; oppure band di Toronto come Tomb Mold e Adversarial. Poi direi The Haunting Presence dalla California, Converge, Bolzer, Diocletian, Blood Incantation, Full of Hell, per nominarne alcuni.

CHE ALTRE FONTI D’ISPIRAZIONE HAI OLTRE ALLA MUSICA?
– I lavori di Alexander Solzhenitsyn, Orwell, “Hardcore History” di Dan Carlin, la storia in genere.

HAI COMPRATO QUALCHE DISCO RECENTEMENTE, O STAI ASCOLTANDO QUALCOSA DI PARTICOLARE?
– Devo ammetterlo, sono abbastanza in difficoltà nel cercare musica nuova. Se trovo un album che mi piace, lo ascolto per anni prima di avere l’urgenza di ascoltare qualcosa di nuovo. Detto questo, l’ultimo giro di vinili è stato a base di “Scar Sighted” dei Leviathan, “Exuvia” come dicevo prima, “Stygian” degli Atramentus e “Sacred White Noise” dei Thantifaxath. L’ultimo degli Azothyst è ottimo, i Sxuperion continuano a tirare fuori robe pazzesche, e sto lentamente finendo il catalogo dei Paysage d’Hiver. Tonnellate di ottimi dischi!

ANCHE SE “ALL-CONSUMING HUNGER” RAPPRESENTA IL VOSTRO PRIMO FULL-LENGTH, SIETE IN GIRO DA QUALCHE ANNO. COME HAI INIZIATO E COME DESCRIVERESTI LA VOSTRA SCENA METAL?
– Ho cominciato scrivendo un paio di brani in solitaria, precisamente “Ritualistic” e “Endless Thundering” da “No Victor”. Ho pensato a questi come demo fini a loro stessi, ma alla fine ho contattato Nate per sentire se voleva suonare la batteria. L’avevo visto suonare un po’ di volte con la sua band prog metal, i Colony, e il suo modo di suonare mi sconvolge ogni volta. Non potevo non chiedergli se fosse interessato. Poi ho chiesto a Shane di unirsi ed è venuto fuori il demo, il live e l’EP. Shane alla fine ha lasciato la band perché la vita a volte va così, e dunque ho coinvolto James, che ci aveva visti suonare e già apprezzava la nostra musica, quindi è partita benissimo con lui. A quel punto abbiamo passato alcuni mesi finendo l’album, abbiamo iniziato le registrazioni e i mixaggi, che sono durati ben otto mesi, ed ecco il disco.

VI VEDREMO DAL VIVO PRIMA O POI?
– Non lo so, in questo momento non stiamo suonando granché. Quindi non ci sono piani di tour o altro per ora.

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