IN CAUDA VENENUM – James Ellroy e Il Veleno

Pubblicato il 30/12/2020 da

Che gli In Cauda Venenum non fossero proprio dei personaggi banali lo si poteva intuire già ascoltando il loro album “G.O.H.E.”, un concept che intreccia musica e letteratura narrando, attraverso due lunghe composizioni black metal dal sapore teatrale, la storia dell’infanzia dello scrittore americano James Ellroy ed in particolare il tragico episodio dell’assassinio della madre. In questa chiacchierata con uno dei leader e membri fondatori della band, il cantante e chitarrista/bassista Ictus, questa impressione viene confermata da risposte inattese e opinioni non scontate, oltre a racconti sulla nascita e sulle influenze, altrettanto fuori dal comune, della band. 

BENVENUTO SU METALITALIA! CI RACCONTI QUALCOSA SULLE ORIGINI DELLA BAND? COME E’ NATA E QUANDO?
– Ho conosciuto N.K.L.S. alle scuole superiori. Da subito abbiamo iniziato a passare del tempo insieme ascoltando band black metal, poi a suonare le nostre prime composizioni originali con il nostro amico bassista Robin. In seguito ho chiesto a N.K.L.S. di suonare in un progetto black metal che avevo con Arnev degli Aezh Morvarc’h. Contemporaneamente (tra il 2009 ed il 2010), stavo lavorando al demo degli In Cauda Venenum; avevo scritto quattro pezzi che duravano oltre quindici minuti. In queste prime versioni utilizzai un’orribile drum machine. Una volta ottenute delle versioni convincenti dei pezzi, spedii tutto il materiale a N.K.L.S. offrendogli di unirsi alla band e comporre le parti di batteria: così nacquero gli In Cauda Venenum.
Decidemmo di riscrivere tutte le canzoni per adattarle al suo modo di suonare la batteria. Fu così coinvolto nel processo che prese lezioni di chitarra per il primo album e nell’ultimo suona pure il basso. Così il nucleo della band è un duo, ma sin dal nostro debutto abbiamo ingaggiato dei musicisti classici come guest: un violoncellista, un contrabbassista e un pianista.

“G.O.H.E.” E’ UN CONCEPT ALBUM BASATO SU UNA STORIA ABBASTANZA PARTICOLARE. POTRESTI SPIEGARCELA? DA DOVE E’ NATA L’ISPIRAZIONE? QUAL E’ IL SIGNIFICATO DELL’ACRONIMO “G.O.H.E.”?
– L’acronimo sta per Geneva Odelia Hilliker Ellroy. Si tratta della madre dello scrittore James Ellroy.
Più precisamente, l’album parla dell’incantesimo che un ragazzino di dieci anni ha lanciato a sua mamma, causandone la morte e condannando lui stesso ad essere ossessionato dal crimine, dal sesso e dal caos. Ancora adesso, passati cinquant’anni, il caso rimane irrisolto. Per mezzo secolo, partendo dal suo decimo compleanno, ha dovuto portare un fardello terribile e la sua vita è stata un vero inferno fino a quando non ha trovato una sorta di salvezza attraverso la scrittura. James Ellroy è ora il più grande scrittore americano di gialli. Egli ha scritto diversi libri di successo, ma il focus di quest’album è su due autobiografie che parlano delle conseguenze di questa tragedia: “The Hilliker Curse” e “My Dark Places” (in italiano rispettivamente “Caccia Alle Donne” e “I Miei Luoghi Oscuri”, ndR).
Sono interessato alla vita ed al lavoro di Ellroy da anni. Questa tragedia fuori dal comune mi ha toccato e impressionato e ho pensato: tutti conoscono lo scrittore americano, e quasi tutte le sue opere sono nate dalla perdita della madre. Con “G.O.H.E.” abbiamo esplorate questa storia appassionata, brutale e mistica al tempo stesso. A tutto ciò è legata la redenzione di Ellroy, la sua catarsi eterna, romantica, ossessiva, patologica e letteraria.
Abbiamo deciso di raccontare questa storia epica a nostro modo: un viaggio tinto di black metal atmosferico, diviso in due pezzi da ventun minuti ciascuno. Può essere vista come una selezione o una raccolta: queste canzoni sono una sorta di narrazione in cui si possono trovare temi e parti differenti. Sono presenti indizi che rimandano alla storia ma la scrittura non è di tipo narrativo. Inoltre è molto cruda e in qualche modo sfocata. Abbiamo anche inserito intermezzi parlati proprio per fornire punti di riferimento ed aiutare a comprendere la narrazione.

IN “G.O.H.E.” PARLATE DI LETTERATURA, MENTRE IN PASSATO AVETE TRATTATO TELEVISIONE E COLONNE SONORE. PENSI CHE ANCHE IN FUTURO LA VOSTRA MUSICA SPERIMENTERA’ CONNESSIONI CON ALTRE FORME D’ARTE? AVETE GIA’ DEI PROGETTI O UN’IDEA PER UN NUOVO DISCO?
– Buona osservazione! E’ una cosa che non avevo realizzato.
Come musicista, sono sempre ispirato da ciò che leggo e ciò che vedo. Mi piace molto inserire riferimenti nel cuore del processo creativo. Lavorare su materiale già esistente è un modo di andare più in profondità e scavare nelle materie alle quali sono interessato. E’ anche una sorta di tributo a persone che ammiro e che mi hanno in un certo senso nutrito con la loro arte e le loro storie personali.
Per il momento, non abbiamo ancora nessuna idea per il concept del nuovo album. Ma sperimentare su materiale già noto è parte della nostra identità artistica, perciò sono quasi sicuro che ci sarà qualche tipo di connessione con una specifica forma d’arte…

L’ESPRESSIONE LATINA ‘IN CAUDA VENENUM’ E’ STATA SPESSO UTILIZZATA NELLA MUSICA ROCK E METAL. COSA SIGNIFICA PER VOI E PERCHE’ L’AVETE SCELTA COME NOME PER LA BAND?
– Il nome viene da un’espressione latina/romana che può essere tradotta con ‘il veleno sta nella coda’, con riferimento allo scorpione. Era usata in origine per descrivere un testo o un discorso che comincia in modo accomodante per tranquillizzare il pubblico o l’avversario, per poi concludersi improvvisamente con un tono affilato o cattivo.
Per noi, questa frase può descrivere anche la vita stessa. Tutti abbiamo un destino comune: siamo nati per morire.

LA VOSTRA MUSICA E’ COMPLESSA ED UTILIZZATE MOLTI STRUMENTI PER SUONARLA. COME PENSATE DI RIPRODURLA DAL VIVO?
– Per il momento, In Cauda Venenum è un progetto legato strettamente allo studio. Non viviamo vicini tra noi, perciò è impossibile pensare a delle prove e, in realtà, abbiamo sempre preferito focalizzarci sul nostro album successivo.

LA SCENA FRANCESE SEMBRA ESSERE PARTICOLARMENTE RICCA DI BAND EXTREME METAL CON UNA PROPENSIONE ALL’AVANTGARDE, SIANO ESSE PIU’ ORIENTATE AL BLACK O ALLO SLUDGE, E LA VOSTRA LABEL, LES ACTEURS DE L’OMBRE PRODUCTIONS, E’ MOLTO ATTIVA NELLA PROMOZIONE DI GRUPPI PROVENIENTI DALL’UNDERGROUND. COME VI RELAZIONATE A QUESTA SCENA? CI SONO BAND CON LE QUALI SENTITE DI AVERE UN CERTO GRADO DI AFFINITA’?
– Hai ragione, la scena francese è piena di grandi band. Sono coinvolto in Les Acteurs de l’Ombre Productions da sette anni e ho sviluppato affinità con alcuni grandi musicisti. Oggi, ogni fan del black metal conosce Regarde Les Hommes Tomber o The Great Old Ones, ma abbiamo realizzato altri gioielli underground. Mi vengono subito in mente tre band meno conosciute che mi piacerebbe promuovere perché sono tra i miei preferiti:
Triste Terre: avantgarde black metal che può essere decritto come un mix fra Urfaust, Lychgate, Akhlys e The Great Old Ones! Atmosfere e vocals da incubo, incredibilmente varie. Ascolta quest’album, e considera che è stato composto da un solo musicista.
Griffon: da Parigi. Il loro ultimo album è uscito alla fine di ottobre e te lo raccomando se ti piacciono testi in francese e pezzi orchestrali con un tocco moderno! E’ l’album che ascolto costantemente negli ultimo tempi!
Spectrale: il progetto più recente di Jeff Grimal (ex The Great Old Ones) con attuali e passati musicisti dei The Great Old Ones stessi e Raphaël Verguin (il nostro violoncellista). Se gli album di black metal ti annoiano e vuoi scoprire nuovi, freschi orizzonti, questa band è altamente raccomandata. L’ultimo album è un capolavoro. Non ho mai sentito niente del genere!

SIETE COINVOLTI IN ALTRI PROGETTI MUSICALI?
– N.K.L.S. è stato ingaggiato dai Crepuscule D’Hiver per comporre le parti di basso e batteria del loro ultimo album.
Abbiamo anche un progetto parallelo che non ha nulla a che fare con gli In Cauda Venenum. Si tratta di qualcosa di più crudo ed istintivo. Abbiamo già pronti alcuni demo e la grafica.

L’ARTWORK E’ MOLTO CURATO. QUAL E’ IL SUO SIGNIFICATO? CHI E’ L’ARTISTA CHE LO HA REALIZZATO?
– Jeff Grimal ha realizzato i due ritratti sulla busta del disco. Essi rappresentano James Ellroy e sua madre, Geneva. La cover mostra il viso di quest’ultima, per metà ancora intonsa, per l’altra metà ‘esplosa’. Essi vivevano insieme (i genitori di Ellroy erano divorziati) ma James ha sempre avuto problemi a connettersi con lei. Geneva era descritta come un’alcolizzata dall’ex marito, e James aveva un rapporto molto stretto con lei. Non l’ebbe mai amata e fu contento quando fu assassinata, dopo averle lanciato una sorta di maledizione. Ma mezzo secolo più tardi, quando volle riaprire il caso e investigare in proprio, scoprì una donna diversa da quella che ricordava. In una delle sue autobiografie, descrisse come questa investigazione sulla vita di sua madre e la scoperta del suo passato e dei suoi segreti più intimi lo fecero innamorare di lei, realizzare la verità e capire il grande debito che aveva nei suoi confronti.
Il ritratto è ispirato dall’idea di un viso vero, pulito, che emerge dal caos, dalla rabbia, dalla sofferenza e dal rimorso.

PUR SE BASATA SUL BLACK METAL, LA VOSTRA MUSICA PESCA CHIARAMENTE ELEMENTI DA ALTRE FONTI. QUALI SONO LE VOSTRE INFLUENZE?
– Siamo grandi fan dei Dimmu Borgir, in parte anche per le loro componenti cinematiche, che stimolano la nostra immaginazione come tu hai già osservato. La nostra musica essenzialmente è guidata dalle emozioni e dai sentimenti.
Come musicista, sono ispirato dalla musica che ascolto e che ho sempre amato, come Yes, Pink Floyd, Lunar Aurora, Fall Of Efrafa o Altar Of Plagues…Se mi chiedi di menzionare un album ti direi “Light Of Day, Day Of Darkness” dei Green Carnation. Non è un album black metal, ma Tchort (ex Emperor) ha composto questa musica in modo così brillante che, una volta partita, non si può smettere di ascoltare questa canzone di ben sessanta minuti. Non ti annoierà mai. Questa è perfezione!
N.K.L.S. invece ascolta un po’ di tutto, dal metal estremo, new e old school, alle band hard rock degli anni ’70 e ’80, drum & bass, reggae e canzoni che puoi ascoltare alla radio mentre giochi a GTA! Inoltre musica più tradizionale come Black Sabbath, Genesis, The Alan Parsons Project, Blue Oyster Cult, Led Zeppelin, The Police e Sepultura. E’ anche un grande fan del rap anni ’90. E’ il secondo genere che ascolta di più dopo il metal. Rap e funk lo ispirano moltissimo, soprattutto quando si tratta di comporre le sue parti di basso.

AVETE CREDENZE POLITICHE, RELIGIOSE O FILOSOFICHE?
– Di certo, ma non è questo il punto, almeno come band. Eppure se scavi nella nostra discografia qualche indizio lo puoi trovare.

PENSATE SIA SEMPRE POSSIBILE SCRIVERE MUSICA ORIGINALE? QUALI QUALITA’ SONO NECESSARIE PER EMERGERE IN UNA SCENA AFFOLLATA COME QUELLA BLACK METAL ATTUALE?
– Musicalmente, è sempre più e più complicato per una band black metal essere originale o perlomeno avere una forte identità. Penso sia comunque possibile prendendosi il tempo necessario e focalizzandosi sul proprio impeto creativo, senza domandarsi se si sta andando troppo lontano.
In termini di promozione, lavorare con un’etichetta indipendente e di qualità è già un buon punto di partenza per provare a promuovere qualcosa di nuovo. Penso inoltre che si possa emergere lavorando sodo, ma un punto cruciale sono i live. Oggigiorno, c’è una grossa differenza fra un progetto esclusivamente da studio e una band che puoi scoprire ad un concerto. Ciò dipende dal fatto che ci sono sempre più gruppi sul mercato… chiunque è in grado di registrare un album e promuoverlo su Internet. Ma suonare dal vivo è un grande passo avanti per una band. Sono cosciente del fatto che gli In Cauda Venenum sarebbero molto più conosciuti se decidessimo di fare concerti.

COSA NE PENSI DELLA SCENA BLACK METAL ATTUALE A LIVELLO MONDIALE?
– Non ho un’opinione specifica al riguardo… come ho accennato prima, penso ci siano troppe band per far finta di essere aggiornati sullo stato dell’arte in ambito black metal!

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