IN-QUEST – Death-thrash a modo nostro!

Pubblicato il 03/02/2006 da
 
Nuova chiacchierata con gli In-Quest, questa volta contattati in una delle poche pause che la band belga si è concessa nel corso della promozione del suo ultimo lavoro, “The Comatose Quandaries”. Il disponibilissimo chitarrista Douglas Verhoeven ha fatto il punto della situazione a nome del suo gruppo, il quale pare essere finalmente in procinto di fare l’agognato salto di qualità su tutti i fronti. L’ultimo full-length pare infatti che abbia venduto bene, il tour europeo con i Nile ha fatto guadagnare ai nostri numerosi nuovi fan e un nuovo album e una nuova serie di concerti sono in programma… si può dunque dire che l’immediato futuro regalerà a questa valida band tante nuove soddisfazioni!
 
 

 
 
CIAO DOUGLAS! AD ALCUNI MESI DALLA SUA PUBBLICAZIONE, TI SENTI DI TRACCIARE UN PRIMO BILANCIO SU “THE COMATOSE QUANDARIES”?
“Siamo tutt’ora molto soddisfatti dell’album, è stato il primo della nostra discografia a permetterci di andare in tour in tutta Europa. Il feedback dei media è stato molto incoraggiante, anche se non tutti hanno capito a pieno il disco. Il precedente album, ‘Epileptic’, aveva ottenuto solo ottimi voti, mentre ‘The Comatose Quandaries’ ha riscosso le critiche più disparate. Siamo andati davvero bene soprattutto nei grossi magazine e portali web, mentre con le fanzine e le webzine non sempre tutto è andato per il meglio. L’impressione generale è che molti recensori lo abbiamo ascoltato di fretta. Fortunatamente, però, pare che molti si stiano ricredendo e stiamo leggendo recensioni positive anche dove in precedenza non eravamo stati ben accolti! Senza dubbio il nuovo disco necessita di più ascolti per essere capito del tutto… forse è troppo moderno o lontano da ciò che la gente si stava aspettando da noi. Non nego che abbiamo rischiato a voler pubblicare un nuovo album a così breve distanza da ‘Epileptic’, ma sono contento perchè siamo riusciti a dare alle stampe un lavoro totalmente differente dal suo predecessore. Abbiamo un nuovo cantante e le song sono più strane che mai. Penso che molti siano rimasti spiazzati al primo ascolto, ma ora le recensioni e le vendite ci stanno dando ragione: questo album è più valido di ‘Epileptic’. Abbiamo guadagnato tantissimi nuovi fan e stiamo definitivamente diventando un nome piuttosto importante”.

QUALI OBIETTIVI VI ERAVATE POSTI DURANTE IL SONGWRITING PER “THE COMATOSE QUANDARIES”?
“Questa volta abbiamo voluto uscire del tutto dalla tradizione death metal. Non abbiamo più voluto porci alcun limite… il nostro obiettivo era soltanto quello di comporre riff che fossero catchy e aggressivi allo stesso tempo, mischiarli con delle melodie molto intense e inserire il tutto in strutture fluide. Volevamo inoltre che il groove fosse al centro della canzone… non ci interessava proprio assemblare quaranta diversi riff e sperare che la gente capisse che cosa stessimo facendo. Al songwriting per questo album hanno partecipato tutti i ragazzi della band e il risultato è una tracklist veramente varia e convincente, che mostra tutti gli elementi del sound degli In-Quest. Trovo infine che sia l’artwork che i testi siano per la prima volta nella nostra storia del tutto calzanti con la musica proposta. ‘The Comatose Quandaries’ è un album molto elaborato, dove però ogni cosa è al proprio posto. Per noi sarà difficile eguagliarlo o superarlo…”.

COME HAI GIA’ ACCENNATO, GLI IN-QUEST HANNO UN NUOVO FRONTMAN. TI VA DI PRESENTARLO?
“Mike è originario di Stoccolma, in Svezia. Prima suonava in una band chiamata Blockhead, ma, essendo un tipo ambizioso, era in cerca di un gruppo maggiormente professionale. Siamo entrati in contatto con lui perchè la sua ragazza è belga e ce lo ha presentato quando eravamo alla ricerca di un nuovo singer. Abbiamo fatto delle prove e tutto è filato liscio. Ci siamo inoltre resi conto che con la sua voce saremmo potuti diventare più versatili che mai. Infatti anche lui ha preso parte al songwriting per il nuovo disco ed è anche per questo che il lavoro suona così fresco e sperimentale. Quando si è unito a noi viveva ancora in Svezia, ma ora si è trasferito qui in Belgio e, in pratica, è come se gli In-Quest siano diventati la sua famiglia… si è lasciato tutto alle spalle!”.

E’ STATA SUA L’IDEA DI INSERIRE DELLE CLEAN VOCALS NELLE CANZONI?
“No, l’idea l’avevamo già da tempo. Mike, al contrario, inizialmente non era molto entusiasta ma ora la pensa come noi. Aveva solo paura di non essere abbastanza potente e intonato, invece se l’è cavata bene. Non credo comunque che in futuro inizieremo ad usare la voce pulita per dei ritornelli… è troppo prevedibile. Preferiamo utilizzarla solo in alcuni passaggi, quando l’atmosfera effettivamente lo richiede”.

“THE COMATOSE QUANDARIES” E’ UN ALBUM MOLTO THRASHY… PENSATE DI MUOVERVI IN QUESTA DIREZIONE ANCHE IN FUTURO?
“Non lo so, questo è il sound che volevamo ottenere con ‘The Comatose Quandaries’, ma non so se il nostro prossimo album seguirà questa scia. Vorrei comunque sottolineare che questo disco racchiude molti degli elementi progressive di ‘Epileptic’… essi sono solamente stati inseriti in un contesto più fluido e groovy. Nel complesso, le nuove canzoni sono sempre tecniche, ma meno cerebrali… la gente si diverte di più ad ascoltarle”.

L’ALBUM E’ STATO REGISTRATO IN DANIMARCA, NEGLI ANTFARM STUDIOS. PERCHE’ LI AVETE SCELTI?
“‘Epileptic’ fu mixato e masterizzato negli Antfarm, ed essendo all’epoca rimasti soddisfatti dell’operato di Tue Madsen, questa volta abbiamo deciso di registrare direttamente laggiù! Trovo che questa sia la miglior produzione di cui abbiamo goduto in tutti questi anni… davvero nitida e potente. Tue è un ragazzo molto serio e disponibile, ha capito immediatamente che tipo di suoni stavamo cercando”.

TROVI CHE VI SIATE EVOLUTI ANCHE DAL PUNTO DI VISTA LIRICO NEGLI ULTIMI ANNI?
“Direi di sì. I testi di ‘Epileptic’ erano sin troppo astratti, mentre quelli dei nuovi brani sono assai più comprensibili. Sono costruiti sempre su metafore, ma non si fa poi molta fatica a capire di che cosa parlino… sono per lo più incentrati su esperienze personali o su riflessioni sul mondo che ci circonda”.

TROVATE FRUSTRANTE ESSERE SEMPRE PARAGONATI A MESHUGGAH E STRAPPING YOUNG LAD?
“No, per noi è un complimento! Amiamo queste band ed è fuori discussione che ci abbiano influenzato! C’è da dire però che noi riteniamo comunque di avere uno stile personale… suoniamo modern death-thrash ma siamo più melodici dei Meshuggah e più death metal degli Strapping Young Lad. Credo che ciò che più ci accumuna in assoluto sia l’attitudine”.

NEGLI ULTIMI ANNI AVETE PUBBLICATO DEGLI ALBUM MOLTO VALIDI, EPPURE SONO ANCORA IN POCHI COLORO CHE VI CONOSCONO. CHE COSA PENSI CHE DEBBA ACCADERE PER FARVI GUADAGNARE MAGGIORE POPOLARITA’?
“Credo che la gente debba mettersi definitivamente in testa che il Belgio ha qualcosa da dire quando si parla di metal. Qui da noi ci sono tantissime band che propongono musica altamente originale, che non hanno paura di sperimentare e di cimentarsi con qualcosa di nuovo. Basta ascoltare Aborted, Leng T’che, Headmeat, Unleash The Fury, Panchrysia, Amen Ra o Officer Jones per rendersene conto. Per quanto riguarda gli In-Quest, per noi le cose, come ti dicevo, stanno migliorando molto… c’è tanta gente, soprattutto su internet, che ci sta facendo pubblicità sui forum e questa è un’ottima cosa”.

SIETE STATI DI RECENTE IN TOUR IN EUROPA CON I NILE. C’E’ QUALCOS’ALTRO IN PROGRAMMA SUL FRONTE LIVE?
“Stiamo lavorando ad un nuovo tour, ma per ora le cose sono ancora in alto mare! Non sarebbe affatto male promuovere di nuovo ‘The Comatose Quandaries’ in tutta Europa… il tour con i Nile è stato un successo!”.

QUALI SONO I VOSTRI ALTRI PIANI PER L’IMMEDIATO FUTURO?
“Stiamo lavorando ad un videoclip per uno dei brani dell’ultimo album e abbiamo anche iniziato a comporre nuovo materiale. Tenete d’occhio il nostro sito per le ultime novità!”.

GRAZIE MILLE PER L’INTERVISTA, DOUGLAS!
“Grazie per l’intervista e grazie a tutte le persone che ci hanno supportato durante il tour coi Nile! Speriamo di vederci presto on the road, intanto visitate www.in-quest.be.

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