INNER SHRINE – Apriamo il sigillo!

Pubblicato il 07/08/2004 da


Una delle realtà nostrane più raffinate e particolari calcanti la scena metal odierna è rappresentata sicuramente dagli Inner Shrine, combo dark-gothic con all’attivo ben tre album, l’ultimo dei quali, il nuovo “Samaya”, altro non è che la conclusione di una trilogia colorata, partita anni or sono con l’album Nero, “Nocturnal Rhymes Entangled In Silence”, e proseguita con “Fallen Beauty”, il contraltare Bianco. Per scoprire come è nato il terzo capitolo, quello Rosso, abbiamo contattato la band, la quale, nella persona di Leonardo Moretti, ha così risposto al breve botta-e-risposta…


CIAO LEONARDO! DIAMO IL VIA ALL’INTERVISTA, CHIEDENDOTI COS’E’ SUCCESSO NELLA VITA DEGLI INNER SHRINE DALLA PUBBLICAZIONE DI “FALLEN BEAUTY” FINO AD OGGI…
“Be’, dal punto di vista quotidiano, abbiamo continuato a praticare la nostra professione, che ha poco a che fare con la musica; poi, ci siamo impegnati a fondo nella creazione di ‘Samaya’…abbiamo impiegato parecchio tempo, ma alla fine il lavoro svolto ci soddisfa in pieno. Credo proprio che il nuovo album sia degno successore dei due precedenti”.
 
ED INIZIAMO APPUNTO A PARLARE DI “SAMAYA”: E’ LA CONCLUSIONE DELLA TRILOGIA. CI PUOI RIASSUMERE IN BREVE I DUE EPISODI PASSATI?
“Certo: ‘Nocturnal Rhymes Entangled In Silence’ rappresenta l’opera al Nero, la prima parte del viaggio nell’Alchimia, la Purificazione; ‘Fallen Beauty’, invece, è l’opera al Bianco e pone in musica l’Illuminazione”.

ED ECCO IL NUOVO EPISODIO: COME MAI AVETE SCELTO IL ROSSO, QUALE ULTIMO COLORE? E COSA SIGNIFICA “SAMAYA”?
“’Samaya’ è una parola sanscrita e vuol dire ‘sigillo’. E’ l’opera Rossa, in quanto rappresenta la Perfezione raggiunta e, proprio come un sigillo necessita di una chiave per essere aperto, così per comprendere ‘Samaya’ serve avere una certa preparazione. I testi sono in latino e la musica è tutto tranne che easy-listening: in definitiva, è un album per ascoltatori maturi”.

LA COVER E’ ANCH’ESSA PIUTTOSTO ENIGMATICA: COSA RAPPRESENTA?
“E’ un rimando al tema della sconfitta della Morte di Bergmann; ai quattro colori…nero, bianco, rosso e oro; alla lotta della Volontà contro la Morte”.

COME SI SONO SVOLTE LE RECORDING SESSION?
“Abbiamo registrato l’album a Prato, vicino a Firenze, nel luglio del 2003. E abbiamo fatto tutto in digitale, così come avvenne per il primo e per il secondo disco (per ‘Fallen Beauty’ solo la batteria è stata registrata in bobine in analogico)”.

COME DESCRIVERESTE GLI INNER SHRINE AD UNA PERSONA CHE NON CONOSCE LA VOSTRA MUSICA?
“Le diremmo che gli Inner Shrine sono una band coerente, ma sempre in continua evoluzione. Una formazione molto legata alla musica classica e con un messaggio lirico difficile, puntato sulla spiritualità”.

LA VOSTRA LINE-UP E’ SEMPRE STATA PIUTTOSTO INSTABILE. PER “SAMAYA” COME VI SIETE ORGANIZZATI?
“Oramai siamo un duo a tutti gli effetti…gli Inner Shrine sono composti da me e Luca Liotti. In fase di registrazione, siamo stati supportati da alcuni guest musician, come Cecilia Boninsegni per la voce soprano (la quale è sempre stata con noi, anche negli album scorsi), Marco Ruggeri alle tastiere e Viames Marino alla batteria nel pezzo ‘Soliloquium In Splendor’”.

REPUTI LA VOSTRA PROPOSTA MUSICALE ORIGINALE? QUALI CANONI DOVREBBE AVERE UN SUONO PER ESSER DEFINITO ORIGINALE?
“Se non la reputassi originale, credo che non suonerei negli Inner Shrine. Ritengo che un prodotto sia originale quando trasmette sensazioni nuove, mai provate, spiazza e sorprende”.

QUALE MUSICA ASCOLTATE PIU’ SPESSO?
“In linea di massima, un sacco di cose: dalla musica classica (Beethoven, Bach) a cose più moderne e barocche, tipo Rondò Veneziano. Personalmente, apprezzo l’elettronica (Wumpscut, Die Form, Sephirot) e il death metal degli anni ’90 (ad esempio, Hypocrisy, Bolt Thrower, Carcass)”.

COME SIETE CRESCIUTI MUSICALMENTE? INTENDO DIRE, AVETE STUDI ALLE SPALLE?
“Luca ha studiato chitarra al Conservatorio e lo si può sentire in pezzi quali ‘Waves Like Dolphins’, oppure in tutto ‘Fallen Beauty’. Io vengo da insegnamento privato in tecnica blues”.

SONO CURIOSO DI SAPERE QUALE OPINIONE HANNO DI VOI ALL’ESTERO…
“I nostri album sono distribuiti in tutto il mondo dalla SPV, o sotto licenza, come a Taiwan e in Russia. Siamo contenti di ricevere lettere di fan dai luoghi più disparati (Israele, Emirati Arabi, Libano) e apprezzo molto l’accoglienza dei fan tedeschi. Una rivista di prestigio quale Orkus ha sempre apprezzato enormemente i nostri lavori”.

LEONARDO, DAMMI UN GIUDIZIO SPASSIONATO SULLA SCENA ITALIANA…
“Purtroppo la conosco troppo poco…ma mi sembra che le cose funzionino. Molti gruppi italiani hanno la possibilità di vedere i propri album pubblicati su ottime etichette; dovremmo esserne felici. Il problema sono sempre i live. Ci sono veramente poche possibilità di portare la propria musica in giro per l’Italia…”.

AVETE IN PROGRAMMA CONCERTI O TOUR DI SUPPORTO ALLA NUOVA RELEASE?
“Solo nel caso ci venga proposto qualcosa di veramente grosso. Non è facile portare ‘Samaya’ dal vivo”.

ABBIAMO FINITO! GRAZIE PER LA DISPONIBILITA’…UN ULTIMO SALUTO?
“Saluto tutti i nostri fan che ci supportano fin dal 1997. ‘Samaya’ è interamente dedicato a voi!”.

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