INSIDIOUS DISEASE – Nelle Profondità Della Mente

Pubblicato il 07/09/2010 da

Silenoz, Jardar, Tony Laureano, Shane Embury e Marc Grewe: questa é la formazione stellare degli Insidious Disease che, dopo diversi anni riescono finalmente a dare alla luce il debut album “Shadowcast”. Attenzione però: la band non é la somma di Dimmu Borgir, Old Man’s Child, Nile, Napalm Death e Morgoth, ovverosia i gruppi di provenienza dei musicisti coinvolti, quanto piuttosto uno sfogo che i cinque personaggi in questione hanno voluto dare alle proprie carriere. I ragazzi infatti, tutti grandi fan del death metal, hanno cercato di coniugare quelle che sono le sonorità della vecchia scuola con una produzione ed un mixing decisamente moderni ed il risultato finale non é affatto disprezzabile. Certo, dati i nomi coinvolti era lecito aspettarsi qualcosa di più, ma “Shadowcast” scorre via piacevolmente, riuscendo a divertire l’ascoltarore. Soprattutto si sentiva la mancanza sulle scene di un growler d’eccezione come Grewe, che infatti sfodera una performance mirabile e marcissima. Lasciamo la parola a Jardar, che ci spiegherà tutto ciò che bisogna sapere sugli Insidious Disease!

 

INNANZITUTTO CHI HA AVUTO L’IDEA DI METTERE INSIEME LA BAND?

“Silenoz ed io ne abbiamo parlato per anni. In passato abbiamo suonato insieme, ben prima che arrivassero i Dimmu Borgir e gli Old Man’s Child. Quando queste band si sono formate siamo andati avanti a parlare della possibilità di fare qualcosa di nostro, magari anche una cover band con la quale suonare i brani dei nostri artisti preferiti. Abbiamo dovuto attendere fino al 2004 perché iniziassimo a scrivere qualcosa insieme e poi abbiamo avuto la fortuna di poter suonare con Tony Laureano. Successivamente si sono uniti al progetto anche Shane e Marc ed ecco che la line up si è completata”.

PER UN BREVE PERIODO AVETE ABBREVIATO IL VOSTRO MONICKER IN INSIDIOUS: COME MAI POI SIETE TORNATI AL NOME ORIGINALE?

“Semplicemente perché esisteva già un’altra band con lo stesso nome, che aveva anche già registrato un album, così per non correre rischi di nessun tipo siamo tornati a chiamarci Insidious Disease”.

COME DESCRIVERESTI IL VOSTRO MATERIALE?

“E’ un death metal old school con una produzione moderna ma non chirurgica. Roba ribassata e pesante, con parti groovy ed altre veloci. Un buon mix tra vecchio e nuovo, con l’accento che cade sul vecchio. Non dovevamo reinventare nulla, solo provare a fare del nostro meglio”.

AVEVATE DELLE INFLUENZA BEN CHIARE IN MENTE?
“Avevamo in mente tutto il death degli anni novanta, i Suffocation ad esempio, ma anche Death, Autopsy e Grave. Ovviamente abbiamo seguito questa strada cercando di metterci del nostro e di far sembrare il tutto personale, tuttavia è sicuramente possibile trovare tutte queste influenze nel nostro sound”.

COSA VOLETE COMUNICARE CON LA VOSTRA MUSICA?

“Vogliamo solo cercare di far sentire chi ascolta come se fosse all’interno di un mosh pit e, in senso più ampio, vogliamo ricordare a tutti che il mondo probabilmente sta per finire e noi siamo qui a celebrare questa dipartita”.

COSA CI PUOI DIRE DEL SONGWRITING?

“Silenoz ed io ci siamo occupati della scrittura dei brani, scambiandoci spesso le idee. Anche Tony ha contribuito in maniera determinante. Solitamente partiamo dalle chitarre, tranne quando le proposte arrivano da Tony, in quel caso ovviamente iniziamo dalla batteria. Già questi sono due approcci completamente opposti al songwriting. Creare partendo dalla batteria è inusuale ma decisamente più stimolante”.

COME MAI VI SIETE ACCASATI PROPRIO CON LA CENTURY MEDIA?
“Finora le cose con loro sono andate davvero bene. Ci hanno fatto l’offerta migliore e li conoscevamo da molto tempo, quindi sappiamo come lavorano e cosa rappresentano nell’ambiente. Il loro supporto è stato ottimo, sono riusciti a pianificare ed organizzare molte cose ben prima che l’album fosse nei negozi”.

DI COSA PARLANO I VOSTRI TESTI?
“Abbiamo la presunzione di voler far pensare alla vostra mente cose alle quali non si pensa spesso. Il nostro mondo ha tali e tanti elementi oscuri che si pensa che sia meglio rimangano nell’ombra. E’ un tuffo nel proibito, nel lato oscuro della mente. Ed esplorare quel lato oscuro è una cosa buona, almeno credo”.

CHI HA AVUTO L’IDEA DI CHIAMARE KILLJOY DEI NECROPHAGIA E FARLO PARTECIPARE ALLA SCRITTURA DI “RITUALS OF BLOODSHED”?

“E’ stata un’idea di Silenoz ed è stata un’ottima idea. Il testo scritto da Killjoy si adatta perfettamente all’andamento del brano”.

NEL 2009 AVETE SUONATO A WACKEN: COME HA REAGITO LA GENTE AI VOSTRI BRANI? IN PRATICA E’ STATA COME UNA GRANDE ANTEPRIMA…
“La reazione è stata strepitosa. In fondo eravamo una nuova band che si esibiva sul Wet Stage e la folla ha risposto alla grande. Non ringrazieremo mai abbastanzaa il popolo del Wacken per l’accoglienza che ci ha dato, le nostre canzoni li hanno davvero conquistati”.

AVETE VOLUTO OMAGGIARE I DEATH CON LA COVER DI “LEPROSY”: COSA HANNO RAPPRESENTATO LA BAND E SOPRATTUTTO CHUCK SCHULDINER PER VOI E LA VOSTRA MUSICA?

“Personalmente Chuck è il mio musicista preferito di tutti i tempi. Ho imparato a suonare con i primi album dei Death. Chuck è stato un compositore, un musicista ed una personalità unica sulla scena. Ovviamente i Death sono tra le band preferite di tutti noi degli Insidious Disease”.

L’ARTWORK DI “SHADOWCAST” E’ DAVVERO STEPITOSO: CHI SE NE E’ OCCUPATO?

“L’artista si chiama Kjell Ivar Lund ed anche a nostro parere ha svolto un lavoro perfetto. E’ un fotografo molto talentuoso, vi lascio il suo sito internet ufficiale per vedere di cosa è capace: www.kjellivarlund.com”.

ULTIMA DOMANDA: HAI QUALCHE NEWS INERENTE LE VOSTRE ALTRE BAND?
“Ti posso rispondere solo per ciò che concerne i Dimmu Borgir, i quali probabilmente usciranno ad Ottobre con il nuovo album. Di più non so dire”.

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