INTERVISTA DOPPIA – Jesus Ain’t In Poland vs. O

Pubblicato il 02/08/2012 da

Metalitalia.com come Le Iene? Ebbene, in un certo senso sì. Ispirati dalla famosa invenzione mediatica del programma di denuncia e satira di Italia1, abbiamo pensato di proporvi una tantum un’intervista doppia a band italiane. E’ questa infatti la caratteristica fondamentale di questo tipo di articoli: porvi in evidenza formazioni dello Stivale che ci hanno colpito in positivo, senza però trovare spazio fra i nostri Hot Album del martedì o senza farci gridare particolarmente al miracolo. Band che, semplicemente, si pongono bene sotto diversi aspetti e che meritano la vostra attenzione.
Vediamo quali sono i gruppi protagonisti di questa nuova tornata!

I primi “concorrenti” di questo appuntamento con l’intervista doppia di Metalitalia.com sono i Jesus Ain’t In Poland, gruppo emiliano autore di un grindcore dinamitardo che al momento pare trarre spunto soprattutto dalla scuola nordeuropea del genere, con Rotten Sound e Nasum come primi punti di riferimento. Il loro nuovo album, “Freiheit Macht Frei”, è disponibile da pochi mesi su Grindpromotion.

Sempre su Grindpromotion, troviamo quindi i misteriosi O, che hanno rilasciato da pochissimo il debut album “Il Vuoto Perfetto”. Sonorità hardcore, grind e black metal si fondono in una miscela cupa e opprimente che ricorda tanto i Cripple Bastards quanto i The Secret.

BENVENUTI AD UNA NUOVA INTERVISTA DOPPIA DI METALITALIA.COM! A VOI LA PRESENTAZIONE DELLA BAND CON UN PO’ DI BIOGRAFIA…
JAIP/Ricky: “Ciao, dunque, noi Jesus Ain’t In Poland (JAIP da qui, per comodità…). Siamo nati in quel di Modena nel 2004 da un’idea di Julli e di Aksam. Alla fine del 2005, una volta stabilizzata la formazione, che è quella attuale, iniziamo a scrivere i pezzi e a fare concerti a Modena e dintorni, per testare gli ingranaggi, diciamo. Abbiamo suonato anche fuori dall’Emilia, in Toscana e in Lombardia. Quello che ricordo dei primi concerti è che eravamo sempre sbronzi e che ci facevano suonare sempre tardissimo. Nonostante questo, non facevamo proprio schifo perché ci chiamavano spesso, anche più volte nello stesso locale. Io non mi sarei chiamato due volte… Comunque, a novembre 2007, dopo avere ultimato i pezzi in sala prove, siamo andati a registrare allo Studio 73 di Ravenna. A maggio 2008 è uscito il nostro primo disco, ‘Holobscene’, che ci ha permesso di suonare un po’ in tutta Italia, senza dover implorare nessuno, e di andare in tour in Europa con i 2MinutaDreka l’anno successivo. Non so quanti concerti abbiamo fatto, però sono passati 3 anni dall’uscita del disco, così ci siamo messi seriamente sui pezzi nuovi e nel luglio 2011 li abbiamo registrati, sempre allo Studio 73. Eravamo già in contatto con Matteo della Grindpromotion per la co-produzione del disco e così ‘Freiheit Macht Frei’ è uscito sotto la sua etichetta il 10 febbraio di quest’anno”.
O: “Innanzitutto vogliamo ringraziare Metalitalia.com per lo spazio concesso, e fare un saluto ai lettori della vostra web-zine. La nostra band nasce nel 2010, dopo precedenti esperienze musicali che hanno coinvolto tutti i componenti del gruppo. Ci conosciamo tutti e cinque da diverso tempo, e abbiamo voluto formare questo nuovo progetto con l’intento di proporre un grindcore moderno, mischiato a diverse influenze di generi estremi (black metal, post-core, ecc). Abbiamo scelto questo nome abbastanza ‘criptico’, O, perché affascinati dalla vastità di significati del simbolo grafico del cerchio. Il nostro nuovo disco, ‘Il Vuoto Perfetto’, è il primo full length del gruppo, preceduto da uno split 7″ realizzato assieme ai nostri amici Hungry Like Rakovitz”.

DITECI TUTTO QUELLO CHE C’E’ DA SAPERE SU “FREIHEIT MACHT FREI” E “IL VUOTO PERFETTO”. COMPOSIZIONE, REGISTRAZIONE, IDEE, SCELTE MUSICALI, TESTI, ARTWORK…
JAIP/Ricky: “La composizione del disco, in realtà, è iniziata poco dopo l’uscita di ‘Holobscene’. Prinicipalmente i pezzi nascono da idee di Joker (chitarra) e mie (basso) e vengono arrangiati in sala prove da tutti e quattro. Non seguiamo uno schema prestabilito, chi ha qualcosa lo fa sentire agli altri e ci si lavora sopra. Sicuramente in questi anni abbiamo avuto modo di conoscerci e di capire quali sono le nostre potenzialità e i nostri gusti a livello di musica estrema, per cui, per quanto mi riguarda, quando scrivo i riff penso anche agli altri e a come potrebbero farli suonare. Per quanto riguarda la registrazione, direi che è stata la parte più facile: siamo entrati in studio, abbiamo fatto i suoni in un paio d’ore e abbiamo iniziato a suonare tutti insieme. Abbiamo registrato tre o quattro take per ogni pezzo, abbiamo scelto i migliori, abbiamo sovrainciso una seconda traccia di chitarra, poi abbiamo registrato le voci. Abbiamo seguito anche le fasi di missaggio e mastering per ottenere il risultato che volevamo”.
JAIP/Julli: “I testi li scrive il sottoscritto. Possiamo dire che gli spunti comuni sono tanti e si riassumono nel titolo del disco, ‘Freiheit Macht Frei’, ovvero ‘la libertà rende liberi’. Noi siamo fautori della nostra libertà, della nostra felicità e della nostra disperazione, e a parti casi estremi, figli di realtà estreme, in cui i nostri sforzi verranno sempre troncati sul nascere, è la nostra volontà a spostare l’ago della bilancia. E per seguire sé stessi e per scoprirsi deboli o forti ci vuole coraggio, tutto dipende da noi. Se siamo più abili a costruirci delle gabbie mentali, degli schemi e dei paraocchi, a farci demolire da piccoli come da grandi problemi, a farci schiacciare dall’incertezza e dall’ansia…allora libertà e serenità saranno sempre il nostro miglior nemico. Se saremo in grado di realizzare cosa significa essere individui, e la nostra ambizione non sarà a tutti costi la fama o il denaro, allora forse ci scopriremo davvero misantropi e saremo molecole a parte della massa, ma avremo un cuore più forte e una mente più lucida della media. E una dignità da rivendicare. Bisogna vivere per sé stessi ed essere egoisti, e pretendere il massimo da sé stessi. Non ci sarà nessuno ad aiutarti se ti ritrovi davvero nella merda, ma se anche ci fosse, devi contare su te stesso per sopravvivere. Bisogna guadagnarsi la strada e non aspettare di trovare una bussola. C’è disprezzo, rabbia, sarcasmo e orrore in questi testi, ma c’è anche una sensazione comune di speranza e un intrinseco desiderio di libertà e serenità, di abbandono verso tutto il marcio che striscia in ogni dove e di ricerca di una prospettiva diversa. Perché di vita ne abbiamo una sola. E ognuno deve tentare il suo riscatto”.
JAIP/Ricky: “Tutti i disegni contenuti nell’artwork li ho realizzati io con inchiostro su carta ispirandomi ai testi, ma soprattutto all’atmosfera creata dal disco. Appena usciti dallo studio lo abbiamo ascoltato un po’ di volte e mi sono stupito di come fossero cambiati i pezzi una volta finiti con tutte le voci. Il disco mi ha trasmesso un senso di oppressione e di disagio notevoli e, a differenza di ‘Holobscene’, questo è un disco triste, oscuro, a tratti malinconico. Alla fine sembra che non ci sia speranza per la condizione umana, il disco sembra voler dire che siamo spacciati perché siamo carcerieri di noi stessi. Oramai è normale pensare che il benessere sia appannaggio di pochi, anche se avremmo gli strumenti per cambiare le cose. Non so se gli altri sono d’accordo, ma nel realizzare l’artwork e nel cercare un titolo per il disco io pensavo a queste amenità! In realtà, dai testi traspare una certa dose di speranzoso ottimismo, ma è più legato a una sorta di liberazione individuale che parte dall’interno e che non viene di sicuro dalla società cosiddetta ‘moderna’, né tantomeno dalle religioni, da sempre opium populi. Credo che questi concetti si possano ritrovare nei disegni.
O: “Questo disco ha avuto un iter molto lungo… alcune canzoni (o singoli riff) provengono addirittura da una nostra band precedente. Crediamo che questo lungo e, per molti versi, difficoltoso concepimento si rifletta nelle canzoni stesse. L’atmosfera tesa e opprimente del disco ne è il frutto. ‘Il Vuoto Perfetto’ è stato registrato agli Studio 73 di Ravenna, dal fidatissimo Riccardo ‘Paso’ Pasini. Ciò a cui abbiamo dato maggior peso, durante le registrazioni, è stata la ricerca di un suono il più possibile vicino alla esecuzione live. Abbiamo usato esclusivamente la nostra strumentazione, registrando in presa diretta, effettuando unicamente la sovraincisione delle chitarre, e utilizzando per lo più mezzi analogici (bobine, ecc.). L’intero artwork del disco si basa su di una lastra fotografica di fine ‘800, trovata in un mercatino francese. Al centro dell’immagine, un buco prodotto dal tempo ha divorato la fotografia. Il ‘vuoto’ di cui parliamo nel titolo può essere simbolizzato da questa ‘voragine’ che inghiotte la famiglia presente sulla copertina. I testi parlano dell’assenza di vita: il vuoto come perfezione raggiunta attraverso l’annullamento dell’essere imperfetto per antonomasia: l’uomo. Non c’è nulla che conosciamo meno della nostra natura, e, con la nostra musica violenta e opprimente, cerchiamo di metterne in luce gli aspetti negativi. Le canzoni trattano di malessere esistenziale, di senso di abbandono, di rabbia implosa nella rassegnazione, della disillusione nei confronti degli altri, risolvendosi in una chiusura totale, in un buio finale, in un atavico sonno nel vuoto. Un vuoto perfetto”.

COME VI SI PUO’ INQUADRARE A LIVELLO DI BACKGROUND/INFLUENZE? CON QUALI GRUPPI SIETE CRESCIUTI E QUALI HANNO AVUTO PIU’ IMPORTANZA NELLA CREAZIONE DEL VOSTRO SOUND?
JAIP/Ricky: “Per quanto mi riguarda io vengo da una scuola prevalentemente thrash (soprattutto Bay Area anni ’80) e i miei genitori ascoltavano solo Guccini e De Andrè (!). Ho conosciuto il grindcore soltanto quando ho iniziato a suonarlo, anche se prima, grazie ad Aksam (il nostro batterista), ho apprezzato gruppi come Hateplow o Nasum, ma non sapevo quanto mi sarebbe piaciuto. Ora invece i nostri ascolti non sono più soltanto estremi, ascoltiamo vari generi e credo che questo sia fondamentale per non fare delle fotocopie di dischi altrui”.
JAIP/Julli: “Bene o male siamo partiti tutti da ascolti differenti, ritrovandoci ad avere nella musica estrema una passione comune. Chi è partito dal metal, chi dal crossover anni 90’, chi da altro ancora, ma con il passare degli anni si allenta sempre di più il tiro e ci si rivolge a ciò che incuriosisce e che non si conosce, e che in cuor proprio sentiamo che merita. E così la testa e la cultura crescono, e i musicisti anche. Possiamo citare sicuramente Napalm Death, Nasum, Brutal Truth, Cephalic Carnage, Disrupt, etc… senza dimenticare lo sludge e il doom vecchia scuola. E un po’ tutto quello che puoi considerare musica estrema nel senso rock-oriented. C’è anche uno stronzo patito di black metal (il sottoscritto)”.
O: “Vogliamo premettere che non sono molti i gruppi che riescono ad unirci. Siamo cinque persone molto diverse, che ascoltano moltissima musica. Quello che riusciamo a produrre musicalmente è quel ‘punto di contatto’ delle nostre passioni. Il  primo gruppo che ci ha uniti sono stati i Cripple Bastards, oltreché il punk-hardcore italiano degli anni ’80 (Negazione, Nerorgasmo, Indigesti, ecc..). Anche la passione per il black metal è stata di fondamentale importanza per lo sviluppo di uno nostro ‘sound’ (sia i classici Burzum/Darkthrone/Marduk che ‘nuove’ leve come i Wolves in the Throne Room). Un’altra band che ci ha influenzato particolarmente sono stati i Converge. Più recentemente, i nostri ascolti si rivolgono a grandissime band come Cursed, Trap Them e Nasum”.

QUALE PENSATE SIA IL VOSTRO PUNTO DI FORZA?
JAIP/Ricky: “Questa domanda è da colloquio di lavoro! Risponderemo comunque. Il nostro punto di forza è sicuramente l’impatto live che cerchiamo di ricreare anche sui dischi. Infatti, registriamo in presa diretta e soprattutto, avendo solo una chitarra, abbiamo sempre dato importanza anche al basso senza sovraincidere 4 tracce di chitarra e senza seppellire il basso nel mix. Sarebbe un po’ come barare. Un sacco di gruppi, underground e non, risultano potentissimi su disco, ma poi dal vivo, specie se non hanno un impianto fonico adeguato, sembrano dei gruppi di parrocchia. Abbiamo cercato di non correggere nulla dei take che abbiamo scelto, abbiamo lasciato perfino i feedback degli strumenti (fischiava anche il basso, tanto è distorto!) e la batteria ha un suono naturale e dinamico. Poi il volume: dal vivo riusciamo sempre ad avere qualche decibel in più degli altri perché il nostro batterista picchia parecchio e noi di conseguenza apriamo i rubinetti. Siamo assunti?”.
O: “Ricollegandoci alla risposta precedente, crediamo che il nostro punto di forza nasca  proprio nella eterogeneità dei nostri gusti. Ogni canzone è sempre discussa e ridiscussa fino allo stremo. Se fossimo tutti appassionati di un singolo e specifico genere, probabilmente le nostre canzoni sarebbero impersonali. Siamo invece convinti che, ogni nostro pezzo, bello o brutto che sia, trasmetta sempre una sua personalità, frutto dello scontro di cinque menti”.

COME VI MUOVETE PER GLI ASPETTI PROMOZIONALI (CONCERTI, DIFFUSIONE MATERIALE IN RETE, MERCHANDISE…)?
JAIP/Ricky: “L’aspetto ‘promozionale’ lo curo io. Quello che cerchiamo di fare, ovviamente, è di far girare il più possibile la nostra musica e il nostro obiettivo non è di guadagnare soldi. Anzi, etichetta permettendo (Matteo della Grindpromotion mi odierà per questo), vorrei mettere al più presto l’intero disco in streaming – come abbiamo fatto con ‘Holobscene’, che peraltro è in download gratuito su Bandcamp, su Plasticrane.com e su Punk4free. Per il resto ci appoggiamo a Facebook e agli altri social network, musicali e non; adesso funziona così. Prima o poi, se ne avrò voglia, mi metterò a fare un jaip.com. Il merchandise invece ci serve per… il merchandise! Con quello che riusciamo a recuperare stampiamo altri CD e nuove magliette e qualche volta riusciamo perfino a pagare una parte dell’affitto della nostra sala prove. Per quanto riguarda i concerti, di solito non ne organizziamo perché fino ad ora ne abbiamo avuti abbastanza e vista la difficoltà nell’organizzare una serata e nel racimolare i rimborsi credo che ne organizzeremo pochi anche in futuro. Purtroppo ci vuole tempo e a volte ci si scontra con la triste realtà italiana: niente rimborsi e trattamenti al limite della vergogna. Paradossalmente, sono i locali più piccoli o i centri sociali quelli che ti trattano meglio da questi punti di vista. Penso a persone come Sica degli Sposa In Alto Mare, come Pietro del Torchiera, come il Bo dei Bodygrinder, come i ragazzi dell’Ekidna o del Libera, per citarne alcuni. Comunque, stiamo organizzando assieme agli O (che sono qui nell’intervista e che saluto) un paio di date, qualcosa insieme ai Viscera/// e stiamo pensando a un tour europeo invernale con un gruppo da definire”.
O: “Curiamo ogni aspetto della produzione e della promozione di tutto il nostro materiale personalmente. Siamo spesso stati affiancati da etichette, e per ‘Il Vuoto Perfetto’ ci siamo affidati alla professionalità di Matteo della Grindpromotion. Anche per i concerti, ci interessiamo direttamente di tutti gli aspetti che ne riguardano. Contattiamo le band con cui ci interessa suonare, sentiamo i locali o i centri sociali interessati a ospitare i nostri eventi, e via dicendo. Siamo una band d.i.y. al 100%!”.

DOVE VEDETE LA VOSTRA BAND DA QUI A CINQUE ANNI?
JAIP/Ricky: “Altra domanda da colloquio di lavoro! Allora è un vizio. Io vedo i JAIP a fare qualcosa di diverso rispetto al passato, questo è sicuro, ma cosa non lo so. Vorrei evitare di seguire il trend del momento, ora va il doom, poi va il thrash, poi il crust, poi il death ‘n’ roll e molti ci cascano: registrano, fanno 50 concerti in 6 mesi e poi non se li fila più nessuno (risate, ndR)! Vada come vada, sono convinto che suoneremo sempre in ambito estremo in un modo o nell’altro”.
O: “Sicuramente di esserci ancora come band, con grande voglia di fare, e soprattutto con un bel po’ di dischi e concerti alle spalle!”.

PER CONCLUDERE, DATE IL VOSTRO MIGLIOR CONSIGLIO POSSIBILE ALL’ALTRA BAND.
JAIP/Ricky: “Leccate culi, funziona sempre! A parte gli scherzi, ho ascoltato una canzone  del disco nuovo in anteprima e l’unica cosa che posso dire è di continuare esattamente su questa strada, l’originalità paga sempre secondo me. Non vedo l’ora di avere il loro disco tra le mani! Grazie O, grazie Metalitalia, noi JAIP come sempre vi salutiamo così: HOMO SAPIENS NON DURATURA CREATURA”.
O: “Di fare un tour con noi!”.

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