INTO ETERNITY – Il grido della Sirena

Pubblicato il 20/11/2018 da

Il ritorno degli Into Eternity sulle scene metalliche, dopo dieci anni di pressoché assoluto silenzio mediatico, probabilmente non ha fatto abbastanza scalpore, sebbene sia ancora troppo presto per tirare somme e responsi definitivi in merito al loro nuovo disco, quel “The Sirens” da noi recensito in piena estate ma tecnicamente edito, causa tardiva acquisizione di una label atta a pubblicarlo seguendo la classica promozione discografica, soltanto da un paio di settimane. Avendo avuto modo di apprezzarlo quando ancora sembrava dovesse uscire come self-released, abbiamo per tempo contattato il sempre gentilissimo e disponibile Tim Roth, mastermind della band canadese, per riabbracciare fra noi una formazione che, all’inizio della sua carriera, pareva destinata a fare davvero grandissime cose, prima di venire bersagliata – invero fin troppo frequentemente – da sfortune varie. Parola a Tim, dunque.

CIAO TIM! BENTORNATO SULLE NOSTRE PAGINE DOPO BEN DIECI ANNI DI ASSENZA! LA MIA PRIMA DOMANDA VERTE SUBITO SULLA NOTIZIA RECENTE (l’intervista risale ad inizio agosto) DEL CONTRATTO FIRMATO CON LA M-THEORY AUDIO, CHE VI HA PUBBLICATO IL NUOVO ALBUM RITARDANDO PERO’ LA DATA D’USCITA. COS’E’ SUCCESSO ESATTAMENTE? E COME MAI NON AVETE TROVATO UN’ETICHETTA PRIMA?
– Grazie per il bentornato! Be’, il piano originale era effettivamente quello di autoprodurci il disco. Ci sono stati offerti altri contratti nei mesi e nelle settimane precedenti: abbiamo ringraziato tutti, ma quando la M-Theory Audio si è fatta avanti sapevamo già a chi dovevamo affidarci. Il proprietario di questa etichetta, Marco Barbieri, è la persona che nel 2002 ci fece firmare per la Century Media, per cui è stato immediato per noi voler tornare a collaborare con lui e con il suo socio Clay, che insieme ci hanno gestito per anni. Il contratto è ottimo e “The Sirens” sarà pubblicato in tutto il mondo, la situazione ideale per la band e per tutti i fan che abbiamo.

INIZIAMO AD ADDENTRARCI NELL’ALBUM. “THE SIRENS” CONTIENE DUE PEZZI, “SANDSTORM” E “FUKUSHIMA”, CHE SONO STATI GIA’ PUBBLICATI QUALI SINGOLI IN ANNI PASSATI. VORREI CONNETTERE PASSATO, RECENTE PASSATO E PRESENTE TRAMITE QUALCHE INFORMAZIONE SU QUESTI DUE BRANI…
– Innanzitutto vorrei precisare una cosa: non abbiamo mai interrotto l’attività dal vivo, così come il trovarci in sala prove o lo scrivere brani, in questi dieci anni. Gli Into Eternity non sono mai stati messi in pausa, non si sono mai sciolti. Effettivamente abbiamo drasticamente rallentato le nostre attività, soprattutto dando un occhio al passato, quando eravamo dei veri e propri cani da strada e il nostro nome girava ovunque. Passando ai due singoli: “Fukushima” è stata la primissima canzone ad essere stata scritta per il nuovo album, seguita da “Sandstorm”. All’epoca, invece di continuare a scrivere, provare e perfezionare il disco, eravamo così contenti dell’esito dei pezzi fin lì composti da volerli pubblicare come singoli. Era la prima volta che rilasciavamo un singolo – “Sandstorm”, 2011 – e andò talmente bene che tornammo in studio a registrare “Fukushima”, che uscì l’anno dopo. Poi partimmo effettivamente con la composizione del resto del lavoro.

UN ALTRO IMPORTANTE MOMENTO DELLA VOSTRA STORIA PIU’ RECENTE E’ IL DEFINITIVO ABBANDONO DI STU BLOCK, SOSTITUITO DALLA FENOMENALE VOCE E DALLA GRAZIOSA PRESENZA DI AMANDA KIERNAN. CI RACCONTI COME SI E’ SVOLTO TUTTO IL CAMBIO DI MAIN VOCALIST?
– Stu è stato in grado di essere presente sul disco in qualità di ospite, di questo gliene siamo assolutamente grati. Ci ha anche aiutato un bel po’ in fase di preparazione dei demo dei pezzi. Infatti il suo contributo è stato buono al punto da permettergli di cantare in prima persona “Sandstorm”. Poi arrivò quell’offerta degli Iced Earth, che gli chiedevano di unirsi a loro…un’offerta che Stu non ha potuto rifiutare. So bene quanto siano forti e validi gli Iced Earth, una grande opportunità per lui. E’ stato il nostro batterista Bryan (Newbury, ndR) a consigliarmi di provare con Amanda. Amanda è ufficialmente dentro dal 2012 ed il passaggio di microfono è stato molto fluido e organico, con Stu che presenziava in sala prove mentre Amanda cantava per le prime volte i brani. Certo, lei magari si sarà sentita un pochetto nervosa per questo, ma entrambi hanno fatto un lavoro eccellente per permetterci di andare in tour in Canada e negli Stati Uniti nel 2012 e nel 2013, facendo fare ad Amanda un figurone. Sostituire Stu non era affatto facile, ma lei è un acquisto incredibile per la band.

TORNIAMO ALLORA DIRETTAMENTE SUL NUOVO “THE SIRENS”, UN ALBUM CHE A MIO AVVISO SI POSIZIONA UN PO’ TRA IL VOSTRO MASTERPIECE “BURIED IN OBLIVION” E – PERCHE’ NO? – L’OMONIMO DEBUTTO. QUALI ERANO LE VOSTRE IDEE INIZIALI? E QUALE L’APPROCCIO AL PROCESSO DI SONGWRITING?
– Ti ringrazio per la tua opinione. Devo dire che con questo disco è stato fatto uno sforzo incredibile, un lavoro enorme. Per la prima volta nella nostra storia, non avevamo una tempistica entro la quale finire il tutto, un aspetto che ci è piaciuto molto; d’altra parte, però, ciò ci ha rilassato fin troppo ed il processo di composizione è progredito in maniera davvero molto pigra. Sono contentissimo che finalmente, oggi, i fan possano sentire della nostra nuova musica. Come ti ho già detto sopra, “Fukushima” prima e “Sandstorm” poi sono state le prime canzoni buttate giù per “The Sirens”. Poi il resto. Tutti i riff sono stati praticamente composti in un’unica, enorme sessione, un riff dopo l’altro. Da quel momento, abbiamo dovuto passare attraverso una lunghissima fase di studio e arrangiamento, abbinando ed unendo i riff a seconda di come cresceva e si modellava il singolo pezzo. Centinaia di ore spese in pre-produzione hanno ulteriormente rallentato il duro lavoro di registrazione. Si tratta di un album epico, con alcune lunghe tracce all’interno, ma anche in queste ultime non mancano i riff catchy e un ritornello orecchiabile, solitamente fondamentale per il nostro stile.

PENSO CHE “THE SIRENS” SUONI UN BEL PO’ PIU’ POSITIVO E ‘SOLARE’ RISPETTO ALLE VOSTRE ULTIME USCITE DISCOGRAFICHE, IN PRIMIS “THE INCURABLE TRAGEDY”, SCRITTO IN UN MOMENTO PER TE MOLTO DIFFICILE. E’ PIU’ MELODICO ED INOLTRE AMANDA ABBRACCIA MOLTI STATI D’ANIMO DIVERSI FRA LORO CON LA SUA VOCE. QUALI SONO STATI I SENTIMENTI CHE HAI PROVATO NEL COMPORRE IL DISCO E COME LI HAI INCANALATI IN ESSO?
– Sì, credo di essere d’accordo con te. “The Sirens” è decisamente molto più positivo di “The Incurable Tragedy”. La musica, le melodie ed il contenuto lirico hanno un tono meno depresso, meno oscuro. Ci sono sempre molte parti ‘dark’, ma la voce di Amanda ha un ampio set di espressioni ed emozioni a disposizione da donare. Ci sono sensazioni diverse, appunto perchè abbiamo una donna a cantare i nostri testi e ad interpretare le melodie.

IL TITOLO DELL’ALBUM E’ MOLTO IMMEDIATO E SI RAMMENTA FACILMENTE, COSI’ COME IL SOLITO MATTIAS NOREN HA CREATO UNA SPLENDIDA IMMAGINE DI COPERTINA. CI PARLI UN PO’ DELLE SCELTE FATTE IN MERITO A TALI ASPETTI DEL DISCO?
– Mattias Noren è l’autore di tutte le nostre copertine fino ad ora, comprese quelle dei due singoli rilasciati. Per noi è importante servirci sempre dello stesso artista, dà continuità al progetto. Mattias ci conosce molto bene e non siamo mai rimasti delusi dalle sue cover in vent’anni di collaborazione. Troy (Bleich, basso, ndR) ha scritto il grosso del testo per la titletrack e tutti ci siamo trovati d’accordo che “The Sirens” poteva essere un buon titolo per il disco. E la copertina si confà perfettamente alla maggior parte delle tracce composte per questa tornata.

“FRINGES OF PSYCHOSIS”E “DEVOURED BY SARCOPENIA” SONO, PER ME, GLI HIGHLIGHT DELL’ALBUM; UN ALBUM CHE, IN TUTTA ONESTA’, HA DAVVERO POCHI MOMENTI DEBOLI AL SUO INTERNO. ENTRAMBE LE CANZONI HANNO DEI RITORNELLI CHE SUBITO SI MEMORIZZANO IN MENTE. CI DICI QUALCOSA IN PIU’ RIGUARDO TALI COMPOSIZIONI?
– Ancora grazie per le tue belle parole, sono contento che ti piacciano in particolare queste due tracce. Penso che siano dei pezzi molto tosti, con tanti elementi contenuti e con dei chorus eccezionali. Per divertimento, ogni tanto mi trovo a sfogliare riviste di body building e la parola ‘sarcopenia’ spesso entra in gioco in questo ambiente, ed ecco da dove deriva l’ispirazione per il brano, uno dei miei favoriti del disco. “Fringes Of Psychosis” è stato invece il primo singolo effettivamente estratto da “The Sirens” e pare stia andando bene, con un bel feedback ricevuto dai fan.

AVETE ANCHE UNA MANCIATA DI OSPITATE SULL’ALBUM, A PARTIRE PROPRIO DA STU BLOCK PER GIUNGERE ALL’EX-MEGADETH GLEN DROVER. CE NE PUOI PARLARE?
– Questa è la prima volta che abbiamo ospiti su di un album. Stu è presente in qualche brano, in più ha scritto la prima strofa del testo di “Nowhere Near”. Glen Drover ha suonato due assoli su “Fringes Of Psychosis”. Il mio amico Jasun Tipton (Abnormal Thought Patterns, Cynthesis) propone invece un bel solo shredding su “This Frozen Hell”, ed infine abbiamo il nostro ex-membro, purtroppo ormai scomparso, Rob Doherty a dare il suo contributo postumo per “Sandstorm” e “Fukushima”. Una grande esperienza per noi condividere il disco con questi musicisti fantastici.

IN QUESTI DIECI ANNI DI SILENZIO, LA SCENA METAL GLOBALE E’ CAMBIATA MOLTO, SIA MUSICALMENTE CHE IN TERMINI DI CANALI PROMOZIONALI E INTERAZIONI SOCIALI CON I FAN. COME CI SI SENTE, OGGI, A TORNARE IN PISTA CON UN NUOVO LAVORO DA PROMUOVERE E CON COSI’ TANTE COSE CAMBIATE RISPETTO AL 2008?
– Come ti precisavo prima, gli Into Eternity sono rimasti attivi negli ultimi dieci anni. Quindi, pur restando pressoché silenti a livello mediatico, abbiamo comunque provato costantemente, scritto nuovo materiale, preparato demo, fatto concerti e piccoli tour. Ora siamo tornati con “The Sirens” e siamo molto fiduciosi che possa andare bene. Ed entusiasti come non mai del fatto di avere finalmente una nuova release pronta dopo così tanto tempo!

SEGUI QUALCHE NUOVA BAND? O SEI RIMASTI FEDELE IN MAGGIOR PARTE AI GODS OF METAL DEL PASSATO? HAI CAMBIATO MODO DI PORTI VERSO LA MUSICA METAL DURANTE QUESTO LUNGO PERIODO?
– Penso sinceramente che le band di oggigiorno stiano diventando migliori sempre più. Ad esempio il nuovo disco dei Witherfall è davvero un killer-album! Anche la nuova band di Justin Bender (ex-chitarrista degli Into Eternity, ndR), i Third Ion, è incredibile, così come la musica dei White Wizard. Però sì, per la maggior parte del tempo ascolto ancora i classici heavy metal degli anni Ottanta. Due album che ho letteralmente divorato sono gli ultimi di Iced Earth e Judas Priest.

RIUSCIRESTI A FARCI UN BREVISSIMO RIASSUNTO DELLA VOSTRA DISCOGRAFIA, DESCRIVENDO I VOSTRI ALBUM CON UNA FRASE O CON UN ANEDDOTO?
– Certamente:
“Into Eternity”: scritto nel 1997 e registrato l’anno dopo, ottenni un prestito di 3000 dollari per andare in studio di registrazione. All’epoca cantavo solo io, tutti i growl e tutte le clean vocals.
“Dead Or Dreaming”: firmammo un contratto con la DVS Records per questo album, andammo in tour in Europa per la prima volta e poi centrammo l’obiettivo di ri-pubblicarlo per Century Media. Grazie a questo lavoro, le cose per noi hanno accelerato decisamente.
“Buried In Oblivion”: il favorito dei fan, contiene molte canzoni che tutt’oggi proponiamo in concerto. Girammo anche il primo video della nostra storia, per il pezzo “Spiraling Into Depression”.
“The Scattering Of Ashes”: il debutto del nostro vecchio cantante Stu Block. All’epoca della sua pubblicazione, eravamo una macchina da tour. Quelli con Megadeth e poi Dream Theater furono le massime esperienze di quel periodo. Ho ottimi ricordi anche dei video per “Timeless Winter” e “Severe Emotional Distress”.
“The Incurable Tragedy”: il nostro album più cupo ed oscuro. Eravamo in un momento di grossa confusione, come band e mia personale, ma credo sia un buon disco con qualche pezzo veramente ottimo.
“The Sirens”: eccoci ad oggi, con l’ultimo lavoro uscito il 26 ottobre. Un album estremo e molto veloce, ma sempre ovviamente con tanti ritornelli melodici e melodie accattivanti.

ULTIMA DOMANDA, RIGUARDO ATTIVITA’ LIVE E FUTURO DEL GRUPPO: SIETE STATI SEMPRE UNA BAND CHE SI E’ PROPOSTA MOLTISSIMO SUL FRONTE CONCERTI/TOUR, SUONANDO OVUNQUE…PENSI SIA IL MOMENTO DI POTER TORNARE A PIENO REGIME? E COSA DOBBIAMO ASPETTARCI DAI PROSSIMI MESI?
– In passato è vero, abbiamo preso parte a qualsiasi tour ci veniva proposto o che riuscivamo a fare. Abbiamo fatto degli sforzi enormi per promuovere dal vivo i nostri lavori e per far conoscere il nome della band. Ora, chiaramente, tutti noi abbiamo responsabilità maggiori nell’ambito della vita privata. Questo ci limita, ma abbiamo in programma un concerto di presentazione di “The Sirens” in novembre, e poi da lì iniziare a fare dei tour di supporto. Finisco ringraziando tutti i fan italiani per il loro attaccamento di lunga data. Keep it metal!

 

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