IQ – Progressive Intelligence

Pubblicato il 27/09/2009 da


Gli IQ sono tornati dopo un periodo di smarrimento successivo all’abbandono dello storico mastermind Martin Orford e lo hanno fatto con “Frequency”, un album di ottimo progressive rock, dalle tinte oscure ed heavy, che ha risollevato la band da pericolose insinuazioni di probabili scioglimenti. Metalitalia.com ha incontrato per voi il cantante Peter Nicholls, comprensibilmente soddisfatto della sua nuova creazione…

 

 

 

“FREQUENCY” E’ UN LAVORO DI PURO PROGRESSIVE ROCK, CONTAMINATO DA ELEMENTI OSCURI ED INQUIETANTI. DOPO 28 ANNI DI CARRIERA, COME AVETE TROVATO LA GIUSTA ISPIRAZIONE PER ACCORPARE QUESTE INFLUENZE?
“Abbiamo iniziato a lavorare sull’album circa tre anni fa, nello stesso modo in cui da sempre ci approcciamo ad ogni album degli IQ: ci siamo trovati insieme in sala prove, abbiamo eseguito tutte le idee che avevamo raccolto, e lentamente abbiamo costruito la musica. Trovo sempre molto utile, a livello di ispirazione, lavorare con altre persone, e sviluppare nuovi pezzi insieme. Questo album ha sicuramente avuto una nascita travagliata, ed abbiamo dovuto superare numerosi ostacoli, ma siamo contenti di come è uscito. Per me, ‘Frequency’ è uno dei migliori album degli IQ, ed è stato ricevuto davvero bene da fan e giornalisti”.

QUANTA ATTENZIONE RIPONETE NELLA COMPOSIZIONE DEI TESTI? SONO PERSONALI O PURA INVENZIONE?
“Sono io che compongo i testi e ti assicuro che ci metto grande impegno: li scrivo, li ri-scrivo, e li cambio molte volte, prima della versione definitiva. A volte i testi potrebbero essere interpretati come vagamente autobiografici, ma non lo sono. Preferisco parlare di cose che si possano connettere a livello emozionale con l’ascoltatore. Anche in un album come ‘Subterranea’, dove i testi erano più narrativi, il mio intento principale era di articolare i sentimenti e le reazioni del protagonista, delineando la sua personalità in relazione a ciò che gli stava accadendo”.

AVETE ATTRAVERSATO TRE DECADI DI MUSICA, ASSISTENDO AD UN ENORME ED EPOCALE CAMBIAMENTO DEL MUSIC BUSINESS. COSA CI PUOI DIRE A RIGUARDO?
“Il più grande cambiamento è avvenuto negli ultimi anni, come ben saprai, e rappresenta il modo in cui oggi si fruisce della musica. Il download ha cambiato letteralmente il business musicale, e dobbiamo accettare questo ed adattarci, altrimenti affonderemo come il Titanic”.

RICORDI QUALCHE EPISODIO DIVERTENTE O NEGATIVO AVVENUTO DURANTE LA LAVORAZIONE ALL’ALBUM?
“Prima che iniziassi a registrare le parti vocali mi sono preso la polmonite, che mi ha costretto in ospedale per qualche tempo. E’ stato quindi un periodo difficile per me, tanta era la preoccupazione su come avrebbe suonato la mia voce una volta rientrato in studio. E soprattutto: avrei avuto l’energia necessaria per affrontare un processo tanto dispendioso in termini di forze? Ma alla fine è andato tutto bene, e la considero la mia miglior performance da molto tempo a questa parte”.

DOVE CREDI CHE SIA DIRETTA, OGGI, LA SCENA PROGRESSIVE ROCK? E COSA PENSI DI BAND COME I DREAM THEATER, CHE HANNO PORTATO LA DISCIPLINA DEL PROG ROCK VERSO LIDI PIU’ HEAVY E REMUNERATIVI?
“Non sono un grande amante delle nuove band, per cui i miei commenti sulla scena attuale non sono attendibili. Ma al momento sembra che l’interesse per questo genere stia aumentando, grazie anche alla TV e ai magazine, oggi più numerosi di una volta, così tra poco forse la gente potrà tranquillamente ammettere di amare il prog senza essere vittima di scherno. Come altri movimenti musicali, la scena progressive si è sviluppata nel corso degli anni, e probabilmente rimarrà sempre un movimento underground, ma fino a quando ci saranno nuove band pronte a portare la bandiera, tutto continuerà. I prog fan sono tra i più fedeli che ci possano essere".

NON POSSO ESIMERMI DAL CHIEDERTI DELUCIDAZIONI SULLA DIPARTITA DI MARTIN ORFORD, VOSTRO STORICO TASTIERISTA. COME AVETE TROVATO LA FORZA DI RISOLLEVARVI DOPO L’ABBANDONO DI UN PERSONAGGIO CARDINE ALL’INTERNO DELLA BAND?
“E’ stato difficile all’inizio, perché Martin è stato sicuramente un membro importante degli IQ fin dall’inizio, ed è stato triste apprendere della sua decisione di lasciare. Era stanco del music business e del modo in cui scriviamo i pezzi; lui preferisce preparare da solo l’intera canzone, e poi presentarlo alla band come un pezzo finito, ma per noi è vitale che tutti contribuiscano alla stesura. Per quanto ne so, ora dovrebbe essersi completamente ritirato dal music business, ed è un peccato, oltre che spreco di un enorme talento. Tornando all’album, inizialmente abbiamo dovuto affrontare vari problemi, ma eravamo tutti determinati a ritornare con qualcosa di forte, e credo che tutto questo ci abbia aiutati a stare ancora più uniti. ‘Frequency’ è il primo album degli IQ con Andy Edwards alla batteria e Mark Westworth alle tastiere, ed entrambi hanno portato molte novità”.

IL VOSTRO SOUND E’ COMPLESSO ED ESTREMAMENTE STRATIFICATO: IMMAGINO CHE SIA DIFFICILE RICREARLO ON STAGE…
“Sicuramente, ma ce la faremo. Ma è un problema che non ci poniamo mai quando realizziamo un lavoro: insomma, la parte più importante per una band come la nostra è la registrazione dell’album. La cosa che più mi interessa è la composizione di pezzi nuovi, ed è proprio questa la passione che mi ha spinto ad iniziare a suonare. Gli album sono il testamento indelebile che lasciamo dietro di noi, così vogliamo essere sicuri che siano realizzati nel miglior modo possibile, che è poi il motivo per cui passa sempre qualche anno tra una pubblicazione e l’altra”.

SE DOVESSI INDIVIDUARE TRE ALBUM DEGLI IQ DA CONSIGLIARE A CHI NON VI CONOSCESSE, QUALI SCEGLIERESTI?
“Trovo punti di orgoglio in ogni album che abbiamo realizzato, ed ognuno ha giocato la sua parte nello spingerci dove siamo oggi. Potrei dirti ‘Tales From The Lush Attic’ perché è stato un primo passo molto importante per noi, ‘Subterranea’ perché è stato un grande progetto sia musicale che scenografico nei concerti, e ‘Frequency’, che ritengo un lavoro molto forte con del materiale tra i migliori della band".

COME VEDETE LA BAND IN FUTURO?
“Non pianifichiamo mai troppo in là. Il 2011 sarà il nostro trentesimo anniversario, e sono sicuro che troveremo il modo per festeggiare a dovere. La maggior parte delle band non arrivano a toccare questi traguardi! Il motivo, secondo me, per cui siamo sopravvissuti così a lungo è perché non ci dedichiamo ‘full time’ agli IQ: le nostre vite sono fuori dalla band, e ciò vuol dire che possiamo andarcene per un po’ e ricaricare le batterie, per poi tornare allla band con rinnovato entusiasmo. Credo che nessuno di noi nel 1982 avrebbe mai immaginato che gli IQ sarebbero ancora esistiti nel 2009 e che addirittura avrebbero potuto produrre ancora grande musica”.

 

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