IRON ANGEL – Un ritorno a tutta velocità

Pubblicato il 22/06/2018 da

Come detto in fase di recensione, ultimamente si sta facendo sempre più impressionante il numero di band di culto che stanno tornando sulle scene immettendo sul mercato ristampe di album classici o, come in questo caso, lavori completamente nuovi rivolti a tutti quegli estimatori che non si accontentano di prendere un disco uscito negli anni’80 e inserirlo nell’impianto audio per poi rimetterlo al suo posto, ma che piuttosto ancora scalpitano al pensiero di poter nuovamente avere notizie di quell’immenso sottobosco a dir poco colmo di artisti di valore che – per un motivo o per un altro – non hanno mai raggiunto il successo meritato. I teutonici Iron Angel rientrano perfettamente in questo concetto, in quanto emblema scintillante di tutto ciò che in Europa è anche solo in parte etichettabile come speed metal, termine che di solito viene utilizzato per indicare quelle band, prevalentemente provenienti da oltreoceano, che hanno reso della velocità e della violenza sonora un elemento cardine del proprio modo di suonare heavy metal. Sebbene non si possa assolutamente considerare un capolavoro alla stregua di quel “Hellish Crossfire” uscito nel lontano 1985, il recente “Hellbound” è stato comunque in grado di confermare che il buon Dirk Schroder ha ancora tantissima carne da mettere al fuoco, affiancato oggi da una formazione del tutto nuova. Proprio con lui abbiamo avuto recentemente modo di confrontarci, e naturalmente vogliamo condividere con voi quanto abbiamo avuto modo di apprendere su tutto ciò che ruota attorno agli Iron Angel ora come ora. Vi auguriamo buona lettura e speriamo che l’intervista sia di vostro gradimento.

CIAO DIRK, INIZIAMO PARLANDO DEL NUOVO ALBUM “HELLBOUND”: NOI DI METALITALIA.COM L’ABBIAMO DAVVERO APPREZZATO, SOPRATTUTTO PER QUELL’ESSENZA TIPICAMENTE OLD-SCHOOL PERFETTAMENTE IN LINEA CON QUELLO CHE GLI IRON ANGEL HANNO SEMPRE RAPPRESENTATO; COME HAI TROVATO L’ISPIRAZIONE PER CREARE UN LAVORO COME QUESTO DOPO PIÙ DI TRENT’ANNI?
Dopo esserci riformati attorno al 2014 e aver ricevuto un’accoglienza decisamente positiva da tutti coloro che sono entrati in contatto con noi, ho iniziato per la prima volta dopo tanto tempo a pensare di dedicarmi a un nuovo album. In origine fu il nostro chitarrista Mitsch il primo a spingere per fare un disco nuovo e da lì si è rivelato un processo piuttosto lungo per noi, anche perché inizialmente non tutti erano particolarmente entusiasti a riguardo. Invece l’anno scorso, nel momento in cui è stata messa insieme per la prima volta quella che è la attuale line-up, improvvisamente tutti si sono dimostrati più che disponibili a investire del tempo in un nuovo lavoro in studio. Fortunatamente tutto è andato per il verso giusto, dopotutto volevamo fare un album di speed metal old-school sin dall’inizio, come chiunque si aspetterebbe dagli Iron Angel per l’appunto, simile a quello che abbiamo fatto negli anni ’80, e penso che ci siamo riusciti più che discretamente.

QUINDI, PIÙ NEL DETTAGLIO, COME DEFINIRESTI L’INTENZIONE DIETRO ALLA STESURA DEL NUOVO ALBUM?
– Come ho detto, l’obiettivo principale era quello di creare un album metal veloce e old-school nel nostro stile tipico; naturalmente, ci sono stati numerosi accorgimenti per fare in modo che l’opera completa risultasse adeguatamente al passo coi tempi, dopo tutto siamo nel 2018, ma ciò nonostante volevamo qualcosa che chi ha amato alla follia i nostri vecchi dischi potesse continuare ad amare e apprezzare sotto ogni punto di vista. Alla fine si è rivelato piuttosto naturale per noi rendere l’album quello che si è rivelato una volta terminati i lavori. Inoltre, solo un paio di anni fa o comunque con un’incarnazione della band diversa da quella attuale, questo nuovo album probabilmente non sarebbe stato così vicino allo speed metal come invece alla fine è risultato essere, ve lo posso garantire.

SE TU DOVESSI IDENTIFICARE UNA CANZONE PARTICOLARMENTE RAPPRESENTATIVA ALL’INTERNO DELLA TRACKLIST, QUALE SAREBBE?
– Difficile a dirsi, se proprio dovessi sceglierne una penso proprio che sarebbe “Carnivore Flashmob” che, oltre a essere uno dei brani più energici e carichi di grinta dell’intero album, è anche l’unica in cui Robert, il secondo chitarrista, ha contribuito effettivamente alla scrittura delle parti strumentali, e devo dire che il risultato mi ha impressionato non poco.

ANDANDO OLTRE L’ALBUM E PARLANDO DELLA BAND IN SÈ: ORMAI SONO PASSATI PIÙ DI TRE ANNI DAL RITORNO SULLE SCENE DEGLI IRON ANGEL. DA DOVE SI È GENERATA LA SCINTILLA PER RIPRENDERE IN MANO IL NOME E RICOMINCIARE A SUONARE DAL VIVO E IN STUDIO?
– Ah, posso cominciare dicendo senza vergogna che la suddetta scintilla non ha avuto origine tanto da me, quanto piuttosto dal nostro bassista Didy: si è esibito in un festival qui in Germania, non ricordo esattamente quale, e ha notato che c’erano molte persone con addosso delle magliette degli Iron Angel. Al che ha ben pensato di farmi presente questo fatto e da lì abbiamo iniziato a maturare l’idea di rimettere insieme la band. Inizialmente chiamai Mike Matthes per chiedergli se fosse interessato, mentre invece Didy propose Michael Meyer e Joachim Folta come nuovi chitarristi. All’inizio si trattava di qualcosa fatto solo per divertimento, magari suonando pochi show in alcune occasioni particolari, ma come ho detto prima il ricevimento che abbiamo ricevuto è stato così travolgente che abbiamo deciso di rimanere insieme per portare avanti il progetto.

COME SONO STATI SELEZIONATI I NUOVI MEMBRI PER L’ATTUALE INCARNAZIONE DELLA BAND?
– (Ride, ndr), sicuramente posso dire di non averli scelti da solo. È importante far presente che questa è una vera band, non solo il progetto solista Dirk Schröder, che alla fine rappresenta solo il 20% degli Iron Angel, i quali han sempre funzionato al meglio in quanto band caratterizzata da un ambiente tendenzialmente democratico, in cui tutti possono contribuire con la loro visione personale. Didy è un mio caro amico dagli anni ’80 e in realtà fece già un provino per noi nel 1986, quando Thorsten lasciò la band; pensavamo di assumerlo, ma la band aveva già iniziato a dissolversi e quindi non se ne fece nulla. Proprio lui ha coinvolto Mitsch nel progetto nel 2014, e lui potremmo dire sia stato il principale autore musicale del nuovo album, nonché una delle forze trainanti della band, poiché si impegna davvero molto ed è sempre determinato a spingere in avanti. Quando l’altro chitarrista Jojo decise due anni fa di lasciare per motivi personali (non era molto a suo agio con il tour tanto quanto noi), ne provammo alcuni altri con questa volta l’intenzione di assumere qualcuno più giovane e Rob si adattò perfettamente allo scopo. Lo vedo davvero come una sorta di diamante grezzo, pieno di talento e con una personalità con cui è piacevole avere a che fare. In primavera dell’anno scorso, abbiamo tenuto alcune audizioni per trovare un nuovo batterista e anche in questo caso puntavamo ai giovani, anche per via dell’energia necessaria per rendere al meglio le nostre canzoni. Trovammo alcuni candidati validi ma, a parer nostro, sprovvisti del potenziale necessario. Per fortuna, alla fine Mitsch mi parlò di un batterista che aveva trovato attraverso un add: si trattava di Mäx Behr che, con la sua audizione, è letteralmente riuscito a sconvolgermi suonando le canzoni con la stessa energia, velocità e potenza che aveva Mike negli anni ’80. Quel giorno divenne finalmente chiaro che la nostra line-up era davvero completa, e da quel momento in poi ci siamo seriamente dedicati ai lavori per il nuovo album. Tra l’altro Mäx, con la sua padronanza della lingua, funge anche da nostro paroliere in numerose circostanze diverse.

QUALI RITIENI CHE SIANO LE PRINCIPALI DIFFERENZE TRA OGGI E I VECCHI TEMPI, NEL MOMENTO IN CUI SI SUONA IN UNA METAL BAND?
– Beh, sicuramente la mia stessa età gioca un ruolo fondamentale per vari motivi. A parte questo, ritengo che molte band ultimamente tendano troppo a esibirsi e a comporre quasi esclusivamente per se stesse, senza interagire con il pubblico e con gli ascoltatori tanto quanto facevamo noi negli anni ’80. Tendono talvolta a essere troppo ipercritici con se stessi e questo toglie buona parte del divertimento che una band dovrebbe provare sul palco, non importa quanto ‘cattivo’ possa desiderare di apparire un musicista solo perché sta suonando in un gruppo metal, è importante avere una buona interazione con gli estimatori, il che durante uno spettacolo non ha prezzo a mio modesto parere.

RECENTEMENTE MOLTE BAND HANNO PRESO LA DECISIONE DI RIFORMARSI E TORNARE SULLE SCENE IN UNA MANIERA SIMILE ALLA VOSTRA, PENSI CHE I NUOVI METODI DI FRUIZIONE MUSICALE ABBIANO DATO UN CONTRIBUTO A TUTTO QUESTO?
– Più che altro direi che il motivo principale di questo fenomeno sia la consapevolezza di ciò che era la scena una volta e del rinnovato interesse che i nuovi ascoltatori sembrano aver maturato per essa. O forse, come nel nostro caso, inizialmente è un qualcosa che si fa con la principale intenzione di divertirsi suonando la musica che ha caratterizzato le nostre vite. Non posso parlare per nessun altro su questo argomento, ma sicuramente sì, senza dubbio questa ritrovata passione per la scena musicale di una volta gioca un ruolo notevole.

IL VOSTRO PRIMO LAVORO “HELLISH CROSSFIRE” VIENE SPESSO RAPPRESENTATO COME UNA VERA E PROPRIA PIETRA MILIARE DEL METAL EUROPEO; CONSIDERANDO LA TENDENZA DA PARTE DI MOLTE BAND A DEDICARE UNA DATA, O ADDIRITTURA UN TOUR INTERO, ALL’ESECUZIONE DI UN ALBUM ICONICO NELLA SUA INTEREZZA, CI SONO DELLE POSSIBILITÀ CHE ANCHE GLI IRON ANGEL POSSANO FARE QUALCOSA DI SIMILE?
– Ad essere onesti, non penso ora come ora. Voglio dire, quell’album si compone certamente di canzoni che fanno parte di me e di noi in quanto band; tuttavia, c’è voluto davvero molto tempo per tornare sul mercato con un nuovo album, che ci fa sentire davvero entusiasti e soddisfatti e per questo vogliamo presentarlo anche dal vivo, insieme ovviamente a una manciata di classici. Non ha senso fossilizzarsi nel passato quando finalmente si ha di nuovo l’ispirazione per proporre qualcosa di nuovo.

A TAL PROPOSITO, COSA POSSIAMO ASPETTARCI DAL TOUR DEDICATO A “HELLBOUND”? NATURALMENTE NOI SPERIAMO IN UNA O PIÙ TAPPE IN TERRITORIO ITALIANO, OLTRE NATURALMENTE A QUALCHE FESTIVAL EUROPEO DI FAMA COME, AD ESEMPIO, IL KEEP IT TRUE.
– Ci stiamo ancora lavorando, nel momento in cui parliamo abbiamo già tenuto tre show per la promozione dell’album e l’accoglienza è stata splendida. Naturalmente vi terremo aggiornati e speriamo di potervi dare qualche notizia più concreta nel prossimo futuro.

CI SONO MOLTE GIOVANI BAND CHE SI CONSIDERANO PARTE DEL FILONE SPEED METAL E CHE, DI CONSEGUENZA, CONSIDERANO GLI IRON ANGEL UN’IMPORTANTE ISPIRAZIONE. SIETE ENTRATI IN CONTATTO CON QUALCUNA CHE VORRESTE NOMINARE?
– Abbiamo avuto modo di avere a che fare con numerose band di talento più o meno giovani, ce ne sarebbero davvero troppe da menzionare. In generale posso dire di essere davvero molto contento che lo spirito legato a questa musica sia rimasto intatto negli anni, o che comunque stia godendo di una discreta attenzione da parte di estimatori e musicisti.

BASANDOTI SULLE TUE ESPERIENZE PERSONALI, QUALI SONO LE TUE OPINIONI SULLA SCENA METAL ITALIANA?
– Come sappiamo bene il pubblico europeo tende spesso a essere un po’ più ‘rigido’ rispetto per esempio a quello proveniente, per esempio, dal Sud America. Solitamente ci sono le prime due file che si lasciano andare a un po’ di sano entusiasmo, mentre invece gli altri rimangono apparentemente più impassibili. Gli italiani, a quanto ho notato, sono un po’ più disinvolti nello scatenarsi e divertirsi ai concerti, cosa che mi piace non poco. Anche le band interagiscono con il pubblico in maniera ottimale, almeno quelle che ho avuto modo di vedere.

 

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