IRONFLAME – Cappa e spada

Pubblicato il 18/04/2020 da

Come abbiamo avuto modo di affermare in molteplici occasioni, la cosiddetta ‘new wave of traditional heavy metal’ è un movimento a tratti nostalgico, colmo tanto di formazioni inutili quanto di realtà ispirate e promettenti, degne di mantenere alto il sacro vessillo dell’heavy metal alla vecchia maniera. Gli statunitensi Ironflame e il loro leader Andrew D’Cagna rappresentano una delle incarnazioni più epiche ed appassionanti del filone in questione, e con all’attivo ben tre album uno più convincente dell’altro, hanno già iniziato da tempo a conquistare l’amore di una folta schiera di defender in tutto il mondo. Dopo aver tessuto le lodi del recentissimo “Blood Red Victory” ci siamo messi in contatto col sopracitato frontman per farci raccontare qualcosina in merito a questa creatura così promettente. Buona lettura!

CIAO ANDREW, PRIMA DI ENTRARE NELLO SPECIFICO DI “BLOOD RED VICTORY”, TI ANDREBBE DI RACCONTARE AI LETTORI DELLA NASCITA DEL PROGETTO IRONFLAME?
– Ciao a tutti! Gli Ironflame hanno effettivamente iniziato ad esistere come progetto solista nel 2016, ma sin da poco dopo l’uscita del primo album “Lightning Strikes The Crown” l’anno dopo ho iniziato a ricevere numerose richieste riguardo la possibilità di portare il progetto in sede live. Così ho cominciato a reclutare musicisti della mia zona, ovviamente il più possibile inerenti al genere, e da allora abbiamo iniziato ad esibirci e ad esistere come band effettiva.

CHE TIPO DI DIREZIONE VOLEVI IMBOCCARE AL MOMENTO DI INIZIARE I LAVORI SU “BLOOD RED VICTORY”? HAI VOLUTAMENTE SCELTO DI APPLICARE QUALCHE CAMBIAMENTO RISPETTO A “TALES OF SPLENDOR AND SORROW”? 
– Pensandoci bene ti direi sì e no: diciamo che tutto è cominciato quando mi sono accorto che il secondo album sembrava suonare molto più serio e cupo rispetto all’esordio, e sinceramente apprezzavo molto che ci fosse un elemento di intrattenimento puro all’interno della musica degli Ironflame. Per questo ho iniziato a ricercare parzialmente quel tipo di atmosfera, e così facendo son riuscito a trovare una buona via di mezzo in “Blood Red Victory”, che pur suonando compatto e ben saldo nelle sue componenti più serie, riesce comunque ad appoggiarsi su un lato divertente ed approcciabile.

CONSIDERANDO I TESTI PREVALENTEMENTE EPICI E DAI FORTI RICHIAMI FANTASIOSI, STORICI E BELLICI, HAI PER CASO ATTINTO A QUALCHE PRODOTTO PRE-ESISTENTE PER QUESTI? MAGARI UN LIBRO, O UN VIDEOGIOCO. 
– Ti confesso che, almeno per me, la stesura delle lyrics è il processo più ingrato della composizione di un disco. All’atto pratico credo sia l’elemento di songwriting che apprezzo di meno, anche perché tendo a essere una persona molto autocritica e personalmente non mi ritengo propriamente un asso in questo genere di cose. Non fatico ad ammettere che la maggior parte dei testi degli Ironflame siano composti sul posto al momento della registrazione. L’unica canzone cui ho voluto dedicare un lavoro a sè stante è “Gates Of Evermore”, che non a caso è anche una di quelle dal testo un po’ più elaborato.

TRATTANDOSI DEL TERZO ALBUM, QUINDI DI UNO STEP IMPORTANTE NELLA CARRIERA DI UNA FORMAZIONE, COME DESCRIVERESTI IL PROCESSO DI MATURAZIONE AVVENUTO NE CORSO DEGLI ANNI? ANCHE ALLA LUCE DELLA DIFFICOLTÀ A PROPORRE QUALCOSA DI PERSONALE E NON TROPPO DERIVATIVO. 
– Non ritengo sia particolarmente appropriato parlare di crescita o maturazione in merito agli Ironflame. Come tu stesso hai riconosciuto, si tratta di heavy metal e le pagine di storia più importanti sono già state scritte; e non a caso tutti preghiamo di fronte al medesimo altare, in un certo senso. La vera sfida effettivamente riguarda il rischio di risultare ridondanti rispetto a se stessi, più che a qualcun’altro venuto prima: quando ci si dedica alla composizione di un album, la possibilità di far sembrare tutto una copia di quanto fatto in precedenza dal medesimo artista va sempre e comunque tenuta sotto controllo.

A TAL PROPOSITO, CI SONO OGGI GIORNO DELLE FORMAZIONI CHE RITIENI ANCORA FORMATIVE DAL PUNTO DI VISTA DI SOUND E ATTITUDINE? 
– Confesso di non essere un grande intenditore di musica moderna, anche se potendo preferisco sempre trovare degli spunti in diversi filoni, senza attaccarmi eccessivamente al genere. Ciò che mi preme non riguarda tanto il suono e l’attitudine che voglio adottare, quanto le emozioni e i sentimenti che si vogliono toccare in se stessi e negli altri nel momento in cui si promuove un prodotto musicale.

IN QUANTO COMPOSITORE PRINCIPALE, RITIENI OPPORTUNO CONSIDERARE GLI IRONFLAME UNA SORTA DI TUO PROGETTO PERSONALE ANCORA OGGI? 
– E’ fondamentale chiarire che gli Ironflame non siano assolutamente da considerare come una band composta da un solo uomo. Semplicemente preferisco scrivere e registrare personalmente la maggior parte della musica contenuta degli album, per un discorso di pura e semplice comodità e rapidità. Se ci approcciassimo come molte formazioni analoghe tendono a fare, rischieremmo di lasciar passare troppo tempo tra un album e l’altro; anzi, non fatico a credere che ora come ora potremmo essere ancora fermi a “Tales Of Splendor And Sorrow” se avessimo adottato uno stile applicativo differente. E questo potrebbe risultare molto frustrante per me, con la possibilità di perdere parte del mio interesse.

QUANDO INIZI LA COMPOSIZIONE DI UN BRANO O DI UN INTERO ALBUM, PREFERISCI PARTIRE DAI RIFF, DA UN CONCEPT O QUALCOS’ALTRO? 
– Nel mio caso il songwriting parte sempre e comunque dai riff, anzi da un unico esemplare su cui poi si agisce fino a formare un brano completo; e tutto si ripete più volte fino al termine del processo. Anche in fase di registrazione si comincia dalle chitarre, seguita da batteria, basso e voce in quest’ordine. A parte gli assoli, che invece vengono lasciati per ultimi.

LA SCELTA DEI MUSICISTI CUI HAI ACCENNATO QUALCHE RIGA FA, COM’É AVVENUTA? 
– Ammetto di essere stato molto selettivo al momento di scegliere i musicisti che avrebbero permesso agli Ironflame di esistere dal vivo, ma ho avuto la fortuna di conoscere numerosi musicisti appassionati quanto me; anzi direi migliori di me sotto molti punti di vista, e sono anche delle persone fantastiche. Non posso che ritenermi onorato al pensiero di aver dato vita alla mia band con questa gente.

CREDI CHE CI SARÀ LA POSSIBILITÀ DI VEDERVI DAL VIVO IN EUROPA, QUANDO TUTTA LA QUESTIONE DEL VIRUS AVRÀ CESSATO DI ESSERE UN PROBLEMA TANTO GRAVE? MAGARI IN UN FESTIVAL.
– Questa domanda mi fa ripensare a quando abbiamo avuto modo di realizzare un sogno esibendoci al Keep It True nel 2018; nonché al tour di due settimane cui contavamo di dare un seguito quest’anno. Purtroppo al momento non c’è modo di esprimersi con certezza in merito, staremo a vedere cosa porterà il futuro.

NEGLI ULTIMI ANNI UN CERTO TIPO DI HEAVY/POWER METAL É STATO PRINCIPALMENTE UN AFFARE EUROPEO, A LIVELLO DI POPOLARITÀ. TUTTAVIA ANCHE GLI STATI UNITI HAN SEMPRE CONTINUATO A DIRE LA LORO, E VENENDO VOI DALL’OHIO COME DESCRIVERESTI L’ESSERE PARTE DI UNA FORMAZIONE SIMILE DALLE VOSTRE PARTI?
– Credo che la scena classica stia cominciando nuovamente a crescere negli Stati Uniti: nuove band nascono e vecchie band tornano in attività più o meno inaspettatamente. Sarebbe prematuro sostenere che la popolarità del genere sarà di nuovo ai livelli dell’Europa, ma sarebbe erroneo non accorgersi dei passi avanti.

GRAZIE MILLE PER LA CHIACCHIERATA ANDREW, SPERIAMO CHE TUTTO SI SISTEMI E DI VEDERTI PRESTO DALLE NOSTRE PARTI. 
– Grazie a voi per l’opportunità, a presto! Stay safe e headbang forever!

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