ISLANDER – Famiglia Cristiana

Pubblicato il 23/06/2022 da

Se negli anni ’20 l’espressione ‘nu metal revival’ ha assunto un significato più nobile sia per i vecchi eroi del genere che per le nuove leve, bisogna riconoscere anche anche nel decennio precedente c’è stato chi ha portato avanti queste sonorità, all’epoca fuori moda dopo la bolla inflattiva d’inizio secolo. Tra questi sicuramente uno dei nomi più caldi era quello degli Islander, capaci di imporsi tra le ‘next big thing’ del genere con un paio di dischi interessanti, salvo poi sparire nel dimenticatoio. Sette anni dopo, ritardo ovviamente dovuto anche alla pandemia, ritroviamo la band del frontman Mikey Carvajal (unico sopravvissuto della line up originale) con un terzo lavoro in formato XXL anche grazie alla presenza di ospiti, che ne fanno quasi una compilation sullo stile delle vecchie soundtrack d’inizio millennio. In collegamento dal salotto di casa via Zoom, ecco a voi il resoconto della chiacchierata con Mikey, fan di Topolino fin dal nome…

CHE SIGNIFICATO DOBBIAMO DARE AL TITOLO DELL’ALBUM, “IT’S NOT EASY BEING HUMAN”?
– Credo ognuno di noi possa dare un suo significato al titolo, di questi tempi più che mai di stretta attualità. Per quanto mi riguarda credo molto nel perdono e nelle seconde possibilità, ma in un momento storico in cui domina la cancel culture credo sia  ancora più difficile ‘restare umani’.

IL VOSTRO TERZO ALBUM SI E’ FATTO ASPETTARE SETTE ANNI MA AVETE RECUPERATO CON PARECCHI OSPITI: COME LI HAI COINVOLTI?
– Sono tutti amici frutto di relazioni costruite durante anni di tour e show insieme: per quanto mi riguarda sono cresciuto seguendo la scena punk-rock ed hip-hop, in cui questo senso di appartenenza e di aiuto reciproco è abbastanza normale, quindi ho voluto fare qualcosa del genere. Certamente poi nel disco ci sono figure diverse, alcuni sono nostri eroi ed altri rappresentanti della nuova generazione, ma nel complesso credo sia uscito un bel mix.

MOLTI SONO ANCHE COMPAGNI DI FEDE, CORRETTO?
– (Ci pensa, ndr) Sì, certamente i nostri testi sono portatori di messaggi positivi, ma d’altronde se vuoi mangiare una pizza cerchi la migliore in città, a prescindere che il pizzaiolo sia cristiano, musulmano o ateo. Nel nostro caso la band è come un ristorante in cui cerchiamo di fare la migliore pizza coi migliori ingredienti, anche se non tutti la vediamo allo stesso modo riguardo alla religione.

CHE E’ SUCCESSO AL RESTO DELLA BAND?
– Sono ancora in ottimi rapporti con tutti i musicisti passati nella band finora, ma come sempre la vita in tour non è per tutti, per cui credo sia normale avere dei cambiamenti, anche perchè non tutti sono sempre stati membri ufficiali.

COSA NE PENSI DEL NU-METAL REVIVAL?
– Non ho nulla contro il nu-metal e capisco l’associazione d’idee, ma alla fine m’interessa il giusto come ci chiamano: possiamo essere punk rock, hardcore, nu-metal o rapcore, ma finché la gente ci ascolta siamo contenti. Dopodiché nel 2014, quando è uscito il nostro primo album, non era così normale suonare nu-metal per le nuove generazioni, quindi siamo felici di aver dato il nostro piccolo contributo a un certo tipo di sonorità.

SE POTESSI LANCIARE IL TUO FESTIVAL, TIPO L’ISLA-FEST, CHI CHIAMERESTI?
– Sarebbe un tour con Bjork, Dead Brains, P.O.D., Deftones, Converge, Dillinger Escape Plan e ovviamente noi!

UN DUETTO CHE ANCORA VI MANCA?
– Potendo scegliere, sicuramente Bjork sarebbe in cima alla mia lista, ha una voce veramente pazzesca e credo starebbe bene in un pezzo punk rock, anche se ormai si divide tra musica e cinema. Poi andando sul classico direi Corey Taylor degli Slipknot o Chino Moreno dei Deftones.

CHE FILM TI PIACCIONO?
– Adoro i film anni ’80 come “La Storia Infinita”, così come i classici film della Disney. Ogni volta che sono in tour cerco di fare un salto a Disneyworld con mia moglie, sono un grande fan di Topolino e ho una collezione di action figure di personaggi Disney e similari.

NELL’ALBUM CI SONO DIVERSI SONGRWITER ESTERNI: COME SIETE ARRIVATI A LORO?
– Sì, è stata una cosa un po’ anomala per noi dato che in genere siamo abituati a lavorare da soli, anche se ci sono molte band che si fanno scrivere le canzoni. In questo caso la nostra label ci ha fatto trovare alcuni songrwiter in studio e nel complesso devo dire che comporre a quattro mani è stata un’esperienza positiva, anche perchè ci ha permesso di arricchire l’album (su cui avevamo già iniziato a lavorare) con nuovi pezzi scritti durante la pandemia. Detto questo restiamo una band ‘fatta in casa’, non saremo mai uno di quei gruppi che suona e canta testi scritti da altri.

HAI SCOPERTO QUALCHE NUOVA PASSIONE DURANTE IL LOCKDOWN?
– Come dicevo prima sono un fan degli action figure e dei Funko Pop, quindi in questi ultimi due anni come fonte alternativa di guadagno mi sono messo a fare un po’ di compravendita online di giocattoli vintage (Star Wars, Master Of The Universe, Power Rangers, etc.) pescando dalla mia collezione e recuperando un po’ di pezzi in giro. Per fortuna ora siamo tornati ad esibirci dal vivo (sono appena tornato da un tour con gli Attila) e tra poco inizia la stagione dei festival. Purtroppo ancora nessun tour europeo: nel 2015 abbiamo dovuto saltare un tour con i The Used perchè eravamo in giro in America coi Papa Roach, e nel 2020 è saltato tutto causa Covid-19. Ci rifaremo spero presto!

I KORN SONO ORMAI IN GIRO DA TRENT’ANNI: PENSI MAI A QUANDO SARA’ IL VOSTRO TURNO?
– (Ci riflette un po’, ndr) Ancora troppo presto per dirlo, di sicuro sarebbe bello poter essere ancora in giro se la mia schiena reggia altri vent’anni di salti, e poi mi piacerebbe continuare a portare un messaggio di speranza in giro per il mondo, tutto qui.

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