ISRAIN – Sentieri notturni

Pubblicato il 05/01/2013 da

“Trees Never Sleep” è ormai disponibile da diversi mesi, un lavoro autoprodotto da una nuova realtà alternativa italiana, i veneti IsRain. Non prettamente associabili all’heavy metal tout court, né a quello classico, né a quello estremo, i Nostri sono però ispirati da una svariata serie di grandi artisti – alternativi, appunto, come Nine Inch Nails, Ministry, Rob Zombie – che hanno influenzato non poco l’operato della band qui trattata. Ciò, però, non rappresenta un ostacolo alla creatività del gruppo, che ha cercato con tutte le forze e le abilità di comporre un lavoro personale e indipendente, fin dall’utilizzo do-it-yourself dei canali promozionali. Per scoprire qualcosa di più sugli IsRain, abbiamo dunque contattato la formazione che, nella persona di Millo, il secondo chitarrista, ha così risposto alle nostre domande, non tralasciando, oltretutto, di delineare un quadro tremendamente realista della situazione underground tricolore…

 


CIAO MILLO! INNANZITUTTO COMPLIMENTI PER L’OTTIMO ESORDIO DISCOGRAFICO “TREES NEVER SLEEP”, UN DISCO GIA’ MATURO E SOPRATTUTTO AVVINCENTE. LA PRIMA DOMANDA E’ OVVIAMENTE PIUTTOSTO SCONTATA: CI FAI UNA BREVE PRESENTAZIONE DELLA BAND?
“Grazie mille per il tuo apprezzamento! Be’, gli IsRain sono un’idea che Alberto (chitarra e programming) porta avanti dal 2010 assieme a Nico (voce): entrambi erano usciti dalle loro precedenti band e volevano imbastire un progetto che permettesse loro di suonare un rock contaminato dall’elettronica. In quel periodo hanno lavorato alle canzoni a quattro mani, realizzando tutto ‘Trees Never Sleep’…be’, quasi tutto, perché ricordo che ‘Seasons’ l’abbiamo messa sul disco senza mai averla provata in sala prove, pazzesco… In ogni caso, io mi sono aggiunto dopo che Alberto e Nico avevano già cominciato a lavorare con Alessandro alla batteria, dando il mio contributo alle canzoni. Nel maggio 2011 abbiamo cominciato con la preproduzione del disco e poi con la registrazione vera e propria. Abbiamo passato tutte le sere dell’estate scorsa nel soggiorno a casa di Alessandro, davanti al computer, a sistemare gli arrangiamenti, e poi siamo passati nell’ambiente malsano della nostra sala prove nel mezzo della campagna veneta. E in un ambiente così rurale abbiamo realizzato il nostro disco d’esordio, che di rurale ha ben poco, essendo piuttosto industriale, non trovi?! Scherzi a parte, il resto è storia recente: il mastering a Londra, la pubblicazione in luglio e l’entrata di Andrea al basso per suonare live. Ed eccoci qua: come band cerchiamo di ispirarci a quella tradizione alternative soprattutto di stampo americano, Nine Inch Nails su tutti, ma poi anche A Perfect Circle oppure roba più forte come Rob Zombie o Ministry”.

LA VOSTRA E’ UN’AUTOPRODUZIONE. PRIMA DI ENTRARE NEI DETTAGLI, CI DICI COME SIETE ARRIVATI ALLA SCELTA DI PROCEDERE CON LA MODALITA’ DO-IT-YOURSELF? OGGIGIORNO, FINALMENTE, MOLTI GRUPPI STANNO CONVERGENDO SU QUESTA POLITICA, NON TI SEMBRA?
“Semplice: le etichette non hanno più soldi da investire e se possono cercano di sfruttare l’artista piuttosto che farlo crescere; lo abbiamo provato sulla nostra pelle con le nostre esperienze precedenti e volevamo che questo non accadesse più. Nell’età dell’oro della musica, probabilmente gli anni ’70-’80, gli artisti venivano ingaggiati per la loro arte e le label investivano su di loro, per avere poi un ritorno economico. Oggi le etichette cercano invece un punto di incontro: anticipi loro i soldi, cedi i diritti sulla tua musica e loro in cambio dovrebbero darti una mano con la tua carriera musicale, cosicché alla fine tutti dovrebbero essere felici e contenti; quando però, nella maggior parte dei casi, una volta che hanno i tuoi soldi se ne sbattono, perdono interesse a lavorare bene e nel frattempo cercano altri polli da spennare, che è ben più redditizio rispetto al fare promozione alla band. Solo se avanza loro del tempo, alla fine, provano a vendere qualche copia del tuo disco e nel frattempo  tu rimani a suonare nella tua cantina con molti soldi in meno. Tanto vale tirare fuori soldi e spenderli in prima persona, almeno si sa dove vanno a finire e si ha il controllo di essi: ecco il perché dell’autoproduzione! Anche se questa, come puoi ben immaginare, comporta molta fatica. È vero, poi, che oggigiorno molte band si avviano a percorrere questa strada; internet, inoltre, mette a disposizione molti strumenti per la gestione professionale della propria band. Quello che vedo, però, è che tante di queste band non sanno sfruttare a dovere questi mezzi e pensano che stare tanto su Facebook sia un trampolino di lancio alla propria carriera; niente di più sbagliato. Il self-management è un’attività molto più complessa di quello che si crede e consiglio ai gruppi che vogliono avviarsi all’autoproduzione di studiare molta comunicazione e marketing musicale”.

GLI ISRAIN SI SONO FORMATI DA POCO TEMPO. COME SIETE ARRIVATI ALLA SCELTA DEL MONICKER E PERCHE’? HA QUALCHE SIGNIFICATO PARTICOLARE O E’ SEMPLICEMENTE LEGATO AL MOOD DELLA VOSTRA PROPOSTA?
“Hai presente tutti quei gruppi della scena metalcore con quei nomi lunghissimi, in pratica dei brevi periodi belli e propri, e che ti fanno capire subito che tipo di musica suonano? Bene, volevamo evitare proprio una cosa del genere: non che sia un male, ma non volevamo che accadesse per la nostra band. Volevamo un nome neutro che non riconducesse a nessuna scena particolare e Nico se ne è venuto fuori col nome IsRain. Puoi ben capire che di fronte a tale nome tutti gli abbiamo domandato chiarimenti, che puntualmente non abbiamo avuto per il fatto che nemmeno Nico ne ha dato un significato particolare; ci ha solo detto che suona bene e basta. Se poi nella sua testa qualcosa lo ha ispirato, be’, fa lo stesso, magari non lo ha capito nemmeno lui (!!); e comunque non mi interessa, a me il nome piace e va bene così!”.

VOI STESSI VI DEFINITE UNA BAND DI ALT-ROCK SPERIMENTALE ED ELETTRONICO, MA PERSONALMENTE CI HO VISTO E SENTITO MOLTA PIU’ ATTITUDINE METALLICA E OSCURA DI QUANTA ME NE SAREI ASPETTATA DOPO LA LETTURA DELLA BIOGRAFIA. SEMBRA QUASI NON VOGLIATE ESSERE ETICHETTATI ‘METAL’. E’ UNA MIA IMPRESSIONE SBAGLIATA?
“Veniamo tutti dal metal. Ovvio che il nostro background traspaia nelle canzoni. Per quanto riguarda il lato attitudinale, personalmente non nego che l’etichetta metal è una cosa alla quale non sono interessato. Il punto, però, non è quello di essere etichettati metal o non metal, è quello di non essere etichettati solo metal; innanzitutto perché il termine ‘metallaro’ è riduttivo per descrivere quello che ciascuno di noi è a livello artistico-musicale e personale, anche se comunque continuiamo ad ascoltarlo; secondo, ‘Trees Never Sleep’ è venuto fuori col suono che si può ascoltare, ma chissà cosa succederà col prossimo disco; magari sarà incentrato molto di più sull’elettronica, con poca chitarra, o viceversa. Capisci che avere un’etichetta ben connotata come quella metal è rischioso e non vorrei che venissero appiccicate particolari etichette alla band, per magari sentirmi dire che col prossimo disco abbiamo abbandonato il metal per fare altra roba, quando a noi non interessa niente di risultare tali. Noi scriviamo quello ci sentiamo, che sia metal o pop, semplice”.

L’INDUSTRIAL TENDENTE AL GOTICO, L’HARD ROCK E LA MUSICA ELETTRONICA MI PAIONO DISCRETE INFLUENZE NELLA VOSTRA MUSICA, MA IN “TREES NEVER SLEEP” PERSONALMENTE SENTO ANCHE UN RETROGUSTO CYBERPUNK CHE NON STONA. DI NUOVO, E’ SOLO UNA MIA IMPRESSIONE? E, PIU’ IN GENERALE, QUALI SONO LE VOSTRE MAGGIORI FONTI D’ISPIRAZIONE?
“Be’, se hai intravisto del cyberpunk nel nostro disco, la cosa mi fa assolutamente piacere. Per me industrial e cyberpunk sono praticamente sinonimi, anche se preferisco più la componente punk che quella cyber. Vedi, l’industrial secondo me è una musica dalla forte componente sociologica, è la colonna sonora di quella science-fiction sporca, marcia, di un futuro prossimo dove tutto lo schifo sociale ed ecologico che stiamo producendo arriverà al massimo del suo splendore. Avremo una società sempre più alienante piena di nevrosi, cose che possiamo vedere già ai giorni nostri a dire il vero, e l’industrial è la musica che traduce lo schifo di vivere i tempi che si vivono. Se è questo ciò che intendi cyberpunk, per me hai fatto centro. So che i testi di Nico parlano di altro, ma per quanto mi riguarda, il rock deve essere rabbia, è a quanto pare questa attitudine un po’ è venuta fuori. Poi magari il prossimo disco sarà acustico e allora addio cyberpunk…”.

L’ATMOSFERA DELL’ALBUM E’ PARTICOLARMENTE CUPA, A TRATTI DISTURBANTE. VOLETE CHE QUESTA SIA UNA CARATTERISTICA PREDOMINANTE DEGLI ISRAIN OPPURE AVETE INTENZIONE DI SEGUIRE LE SENSAZIONI DEL MOMENTO IN FASE DI COMPOSIZIONE?
“Mah, penso che gran parte dell’atmosfera che hai percepito sia dovuta perlopiù alle parti vocali di Nico. È un cantante molto eclettico, riesce a spaziare su diversi fronti e la cupezza e l’alienazione sono sicuramente il suo piatto forte; aggiungi il fatto che le canzoni del disco gli hanno permesso di esaltare proprio queste sue caratteristiche. Per quello che avverrà in futuro, però, tanto dipenderà dall’ispirazione, come hai detto tu. Tutti nella band abbiamo gusti musicali molto ampi, c’è tanta musica che potrebbe influenzare la scrittura delle canzoni da una parte o l’altra e non sappiamo che direzione potrà prendere il nostro suono. L’unico punto fermo che cercheremo di seguire è quello di proporre qualcosa di piacevole e interessante al pubblico, ma per quanto riguarda la sostanza non so proprio che forma potrebbe avere. Stiamo già scrivendo delle nuove canzoni, ma è ancora poco per capire dove andremo a finire”.

COME NASCE SOLITAMENTE UN BRANO DEGLI ISRAIN? DA COSA PARTITE, CONSIDERANDO CHE L’ELETTRONICA HA UNA FORTE RILEVANZA NEL VOSTRO SOUND?
“Da un’idea forte e ispirata, solo una, che potrebbe essere un riff di chitarra o un loop elettronico, non importa cosa. Spesso tanti gruppi scrivono canzoni assemblando pezzi diversi fra loro, in modo mal assortito, quando basta una sola idea forte. Quando hai un gran lampo di ispirazione il resto viene di conseguenza, è la parte stessa che ti suggerisce cosa può venire dopo, magari un arrangiamento semplicissimo e minimale, senza bisogno di andare a pescare nella top ten dei tuoi migliori riff, solo per il fatto che un gran riff deve essere accompagnato da un altro altrettanto grande. È sbagliato, bisogna invece assecondare la dinamica e il flusso della musica. Può capitare magari di arrivare a un minuto di canzone e poi più nulla: be’, allora la lascio semplicemente lì, fino a quando non arriverà l’idea giusta, anche a distanza di mesi, e se sono impaziente, allora la giro agli altri della band perché sicuramente qualcun altro avrà delle visioni fresche su quello che io stesso ho scritto. E lo stesso suggerisco agli altri, cerco di fare capire e di delineare qual è l’idea forte all’interno di quello che hanno scritto, quella dettata dall’ispirazione e cerco di dividerla da quello che viene dopo, che magari è solo materiale riempitivo giusto per arrivare ad un minutaggio-canzone. La scrittura di una canzone deve essere possibilmente fatta di lampi di ispirazione: poi, una volta scritta, per quanto riguarda la stesura degli arrangiamenti  è ovvio che si passa ad un tipo di fare musica un po’ più scientifico e meno artistico”.

UNA DOMANDA UN PO’ PROVOCATORIA: AL VOSTRO ARCO CI SONO ANCHE TANTE FRECCE DI STAMPO PIU’ ‘COMMERCIALE’, RISPETTO ALL’OSCURITA’ DEL PROGETTO; AD ESEMPIO RITORNELLI ORECCHIABILI, STROFE ELEGANTI, PATTERN PIU’ ‘SEMPLICI’. UNO DEI VOSTRI OBIETTIVI E’ QUELLO DI USCIRE IN FRETTA DALL’UNDERGROUND?
“Siamo consapevoli che nel disco ci sono episodi che sono sicuramente più commerciali di altri. Anche se quelle canzoni non le ho scritte io, ti posso dire che la tracklist del disco non è stata costruita ad arte per tenersi aperta una strada, mentre magari se ne vuole percorrere un’altra. L’intento era quello di costruire un disco che avesse una sua dinamica, ora più forte e ritmato, ora più atmosferico. Abbiamo lavorato assieme sul materiale composto da Alberto e fatto le nostre valutazioni, scartando anche episodi che non abbiamo ritenuto validi. La nostra priorità era il disco nel suo insieme col materiale che avevamo a disposizione. I pezzi più commerciali sono nel disco perché meritavano di farne parte, se non fosse stato così allora avremmo fatto un disco di oscurità totale e andava bene lo stesso. Per quanto riguarda underground o no, a noi interessa lavorare duro, i risultati che otterremo ci daranno una risposta alle aspettative che possiamo avere come band”.

DOMANDA SU LYRICS E TITOLO: COME SI COLLEGANO FRA DI LORO? E, PIU’ IN GENERALE, PUOI FARCI UNA PANORAMICA SULLE VOSTRE TEMATICHE?
“Il più indicato per risponderti a questa domanda sarebbe Nico, però mi sono preparato bene! E allora ti dico che ‘Trees Never Sleep’ si riferisce ad un’esperienza fatta da Nico quando una volta si è trovato di notte in mezzo ad un bosco di montagna. La prima sensazione che ha avuto è stata quella di un gran silenzio, ma, una volta abituato l’orecchio ai suoni della natura, si è accorto che il bosco di notte non dorme affatto, c’è sempre vita al suo interno, anche se con gli occhi non puoi scorgere nulla…e penso che debba essere stata una sensazione molto forte. I testi sono anch’essi opera di Nico e parlano delle esperienze dolorose della vita, di situazioni e fatti che hanno segnato l’animo e che hanno causato sofferenza. Per chi volesse approfondire le singole canzoni, invito a recuperare i testi dai nostri siti ufficiali. Per quanto riguarda la connessione col titolo, io non l’ho mai domandata, perché non mi piace fare troppe domande, come se tutto dovesse avere un perché e soprattutto su tematiche di natura personale. Però mi sono fatto una mia idea. Come nel bosco, anche dopo che il Sole è calato e l’oscurità è completa, la vita continua a muoversi nel bel mezzo della notte, così nelle nostre vite, anche dopo aver passato esperienze dolorose, ci ritroviamo vivi e impegnati di nuovo a seguire la nostra strada. Io ci ho trovato questo nesso, magari alle prossime prove Nico mi dirà che non ho capito niente, ma è proprio questo il bello di leggere i testi delle canzoni, ognuno con la propria visione”.

CHIUDIAMO CON L’ATTIVITA’ LIVE: COS’AVETE IN PROGRAMMA PER LA PROMOZIONE DEL DISCO?
“Come tutte le band che esordiscono, i primi tempi cercheremo di avere ingaggi per date singole, quindi, man mano che si riuscirà a chiudere una data, chi segue la band troverà gli aggiornamenti su tutti i nostri siti. Voglio precisare, però, che nonostante ci piacerebbe suonare il più possibile, le date degli IsRain (almeno in Italia) non saranno molte, per nostra scelta. Tutti nella band abbiamo molta esperienza di palco e sappiamo che una band per esprimersi al massimo delle sue potenzialità ha bisogno di condizioni tecniche, acustica e di struttura adeguate; e nell’underground, soprattutto in Italia dove non ci soldi per fare niente e la gente è disinteressata alla scena, sono condizioni difficili da trovare. Sarebbe inutile lavorare bene su disco e vanificare tutto dal vivo perché si suona in posti inadeguati e la gente non capisce nulla del concerto. Le grandi band del passato si sono costruite la loro reputazione anche dal vivo ed è un fatto da non trascurare. Detto questo, adesso che il disco è fuori, ogni settimana ci stabiliamo degli obbiettivi per la nostra promozione live, valuteremo poi in futuro di agganciarci ad un tour con band a noi congeniali. In ogni caso vi invito a seguire i nostri siti per avere novità sulla band. Intanto abbiamo suonato a Weinheim (Germania) con gli Exilia lo scorso 6 ottobre ed è inutile dire che la partecipazione del pubblico là è totalmente diversa: ballavano, saltavano e c’hanno chiesto un pezzo in più a fine concerto. Cose impensabili qui da noi, dove spesso una parte (grossa) di pubblico è più impegnato a scovare gli errori dei singoli musicisti anziché godersi il concerto”.

OK, MILLO…E’ TUTTO. TI RINGRAZIO PER LA DISPONIBILITA’, VI RINNOVO I COMPLIMENTI E TI LASCIO IL COMPITO DI CHIUDERE L’INTERVISTA…
“Innanzitutto ringrazio te, Marco, e Metalitalia.com per lo spazio concessoci. Ringrazio tutte le persone che stanno già interagendo con questa band esordiente, ci danno una carica enorme, e do il benvenuto ai lettori che magari si sono incuriositi proprio qui su Metalitalia. Chiudo dicendo che in Italia ci sono molte band meritevoli che hanno bisogno del vostro supporto; invito chiunque ad interessarsi alla musica indipendente, perché è nell’underground che nascono le idee più innovative. Noi da parte nostra ci stiamo facendo in quattro! Lo scorso settembre abbiamo girato il nostro primo video, che uscirà nelle prossime settimane, così potrete anche vedere all’opera su schermo questi cinque bastardi!”.

 

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