IVOIRE – Tormentati flussi di coscienza

Pubblicato il 28/06/2026 da

Partito come progetto personale di Nicolò Lenoci nel 2021 e in seguito divenuto un vero e proprio gruppo, gli Ivoire si sono presentati a noi con un interessante esordio, “Uragano”, sospeso tra rabbia viscerale e un’inestricabile pozzo di depressioni, sofferenze e vari tipi di malinconia. Un album dal fare ambiguo, dove melodie depressive black metal e in arrivo dal gothic-doom anni ’90 si scontrano e miscelano con ruvidezze sludge e l’ardore del post-metal più annerito.
Con un discorso musicale che passa tranquillamente da vecchi Katatonia ad AmenRa, da Opeth preistorici ai primi Cult Of Luna, quello di “Uragano” è un linguaggio noto, ma interpretato con viva passionalità e un’interpretazione sentita e genuina. Un disco imperfetto, l’esordio degli Ivoire, eppure di quelli capaci di comunicare qualcosa di importante, di non perdersi nella mole di uscite che ogni settimana inondano il mercato, con il rischio spesso di non cogliere quel che veramente merita ripetuti ascolti.
Siamo riusciti ad avere un incontro epistolare proprio con il mastermind Nicolò Lenoci, per farci meglio raccontare cosa lo ha spinto ad avviare il progetto e cosa lo motiva nel portare avanti questa musica.

LA PRIMA IDEA DEL PROGETTO NASCE VERSO LA FINE DEL 2021. COSA AVEVI IN MENTE INIZIALMENTE? PERCHÉ È NATA L’ESIGENZA DI AVVIARE CIÒ CHE SAREBBERO POI DIVENTATI GLI IVOIRE?
-Il progetto è nato essenzialmente per essere nient’altro che uno sfogo in un momento piuttosto buio della mia vita, in cui sentivo l’urgenza di mettere nero su bianco quelli che erano i miei pensieri. Inizialmente, sarebbe dovuto essere semplicemente un progetto studio, ma con il tempo e con un minimo di ambizione, decisi di iniziare la ricerca per una formazione live. Ci sono arrivato nel 2024, trovando la soluzione definitiva ad inizio 2025.

COME DESCRIVERESTI IL PERCORSO CHE TI HA CONDOTTO A “URAGANO”? QUALI SONO STATE LE FASI PIÙ CRITICHE DEL PROCESSO DI CONCEPIMENTO DEL DISCO?
– Possiamo definire “Uragano” un flusso di coscienza: non c’è stato né un vero pensiero, né un vero e proprio ragionamento alla base del suo concepimento: ogni brano è scaturito da solo, cose se si fosse generato autonomamente. L’album infatti comprende quasi nella sua interezza quelle che sono state le registrazioni effettuate nel momento stesso della composizione: alcune sporche, altre con errori, ma dopo aver provato a registrare nuovamente il tutto, dopo averne finalizzato la struttura, decisi di mantenere quella che è stata la vera e più sincera rappresentazione di quel monologo.
Per quanto riguarda le fasi più critiche, devo ammettere che la parte più complessa per me è stata proprio quella del drumming che, nonostante sia piuttosto semplice, non riusciva mai a convincermi pienamente. Per questo, devo sicuramente ringraziare Giovanni Solazzo (batterista su “Uragano”, ndr) che mi è stato di enorme supporto.

“URAGANO” È UN ALBUM CHE A MIO GIUDIZIO SA DISTINGUERSI, ANCHE IN UN PANORAMA METAL MOLTO INFLAZIONATO COME QUELLO ODIERNO, DOVE RIMANERE NEL MUCCHIO, ANONIMI E STANDARDIZZATI È UN RISCHIO ALTISSIMO. DAL TUO PUNTO DI VISTA, COSA RENDE A SUO MODO UNICO IL VOSTRO ALBUM D’ESORDIO?
– Devo dire che lo scopo di “Uragano” non è mai stato quello di differenziarsi, ciò a cui miravo era semplicemente la soddisfazione di questo ‘bisogno espressivo’ che avevo dentro. Siamo ovviamente lieti che questo abbia portato ad una naturale distinzione nel paesaggio attuale, ma soprattutto che questo lavoro abbia fatto, e stia facendo, breccia sui giusti ascoltatori.

RIESCE A SPICCARE ANCHE LA COPERTINA, UNA MANO CHE TIENE UN RAMOSCELLO – AMMETTO DI NON AVER CAPITO DI QUALE PIANTA SI TRATTI – SENZA ALTRI RIFERIMENTI CHE POSSANO CONTRIBUIRE A COLLOCARLA IN UNPRECISO CONTESTO. COME SI COLLEGA AI CONTENUTI LIRICI E MUSICALI?
– Contrapposizione e dualismo. Così come lo stesso nome Ivoire, la scelta di affidarci a Camilla (nome d’arte Yanarienn) è stata dettata da questa voglia di creare contrasto, che sia visivo e/o concettuale.
Sono sempre stato un profondo ammiratore del suo lavoro e, a dirla tutta, l’idea iniziale era semplicemente di chiederle di poter utilizzare uno dei suoi scatti, ma è stata talmente entusiasta dell’idea che ha voluto creare un set fotografico ad hoc per il progetto. Le sono, le siamo anzi, infinitamente grati per aver rappresentato in modo così fedele questa visione.

NELLA BIOGRAFIA GLI IVOIRE SONO DESCRITTI COME UN INCROCIO DI POST-METAL, SLUDGE E BLACK METAL. LA MIA IMPRESSIONE È CHE, PIÙ FORTE DI TUTTE, VI SIA UNA COMPONENTE LEGATA AL VECCHIO GOTHIC/DOOM ANNI ’90 E AL DEPRESSIVE BLACK METAL, RICHIAMANDO I KATATONIA DI “BRAVE MURDER DAY” O TALUNE SFUMATURE DEI PRIMI OPETH, ANCORA PRIMA CHE I MOVIMENTI DI UN GRUPPO COME I PRIMI CULT OF LUNA, RIFERIMENTO CHE APPARE COMUNQUE EVIDENTE. SE DOVESSI CITARE I GRUPPI CHE HANNO INFLUENZATO PIÙ DIRETTAMENTE IVOIRE, QUALI SAREBBERO?
– Senza ombra di dubbio, gli AmenRa sono stati fra le fondamenta dell’ispirazione che ha portato gli Ivoire ad essere ciò che sono adesso. Personalmente, ho avuto una crescita musicale basata su prog metal e black metal ‘moderno’, come i Der Weg Einer Freihet, anch’essi fra le principali influenze, perciò credo che questo connubio abbia certamente aiutato a creare le sonorità presenti in “Uragano”.

ALL’INTERNO DI “URAGANO” CI SONO VARIAZIONI ANCHE PIUTTOSTO BRUSCHE TRA PASSAGGI LIEVI E ATMOSFERICI, E ALTRI DECISAMENTE PIÙ RUVIDI, QUASI DISTURBANTI A VOLTE, PER COME INTERAGISCONO CHITARRE E VOCE. COME È STATO PENSATO QUESTO DUALISMO E, NEL RISULTATO FINALE, RITIENI CHE SIATE RIUSCITI A CONCILIARE BENE QUESTE DUE DIVERSE ANIME SONORE?
– Questo contrasto penso sia la rappresentazione dei momenti più altalenanti di quelle che sono le fasi dell’introspezione. Ad oggi, nonostante percepisca quelle che sono le parti più ‘acerbe’ delle composizioni, continuo ad esser particolarmente soddisfatto della resa della maggior parte di questi passaggi.

LA SCELTA DELL’ITALIANO PER I TESTI COSA PENSI ABBIA DATO AL SUONO DI “URAGANO”? COSA SI RIESCE AD ESPRIMERE CON L’ITALIANO, CHE INVECE IN INGLESE O IN UN ALTRO IDIOMA NON POTREBBE ESSERE COMUNICATO EFFICACEMENTE?
– Ho sempre trovato l’italiano una lingua assai musicale e poetica, ma oltre a questo ho voluto far sì che la scrittura in inglese dei testi non andasse ad inficiare la ‘sincerità’, se così si può dire, di quello che si voleva esprimere. Essendo comunque la mia lingua madre, credo sia stata soprattutto una questione di confidenza.

IL MIO BRANO PREFERITO È “CHIMERA”, QUI GIOCA UN RUOLO FONDAMENTALE IL RECITATO DI MICHAEL ANTHONY FOTI DEI DIE SÜNDE. VOLEVO CONOSCERE IL MOTIVO DI QUESTA SCELTA E, CONSIDERATO L’OTTIMO RISULTATO, QUESTA TIPOLOGIA DI CANTATO POTREBBE TROVARE MAGGIORE SPAZIO IN IVOIRE IN FUTURO.
– Ho conosciuto Michael quando, con i Die Sünde, hanno partecipato ad una serata qui nei dintorni. Conoscevo già il gruppo e ne rimasi immediatamente colpito. La sua collaborazione ha significato molto per questo percorso, ma per ciò che riguarda la tipologia di cantato, credo rimarremo fedeli ad uno stile un po’ più black metal Ma mai dire mai, in ogni caso.

IN CHE MANIERA IL PROGETTO IVOIRE RIESCE AD ASSECONDARE LE TUE AMBIZIONI E LE TUE ESIGENZE DI ESPRIMERE I TUOI SENTIMENTI E LE TUE IDEE?
– Sinceramente, gli Ivoire sono un modo inaspettatamente efficace con cui riesco a comunicare tutto questo, non ho mai eccelso in autostima e, finora, trovavo quasi tutto quello che abbia mai composto come non sufficientemente valido.
Oggi, ascolto i brani di “Uragano” come li ho percepiti nel momento in cui son stati creati. È forse questo quello che maggiormente mi ha spinto a voler trovare una formazione live, per continuare a ‘sentirli’.

RISPETTO A CHI HA CONTRIBUITO ALLA REGISTRAZIONE DI “URAGANO”, ADESSO IVOIRE PRESENTA UNA LINE-UP DIFFERENTE ED È ANDATO A COSTITUIRSI COME UNA BAND VERA E PROPRIA. COME HAI SCELTO GLI ATTUALI MUSICISTI E COME PENSI ANDRÀ A MODIFICARSI IL MODO DI FARE MUSICA CON IVOIRE?
– Devo molto al nostro chitarrista, Sebastiano, che ha fatto il lavoro sporco, per così dire. Essendo attivamente presente nel panorama da più tempo di me, ha saputo individuare e contattare quelli che sono adesso i membri stabili del gruppo. Senza ombra di dubbio, la presenza dei nuovi elementi aiuterà gli Ivoire ad ‘esplorare nuovi alternativi orizzonti’, andando ad accomunare quelli che sono i gusti di ognuno, mantenendo però l’identità che abbiamo creato.

QUALI SONO I PIANI A BREVE PER LA BAND?
– Vorremmo portare ad un pubblico il più ampio possibile quello che è il nostro lavoro, cercando magari di spostarci in altre regioni, o magari anche organizzando un mini-tour. Siamo comunque già al lavoro su nuovi brani, in cui vorremmo implementare elementi blackgaze e parti più energiche, per avvicinarci un po’ più all’incisività di brani come “Sotto la Cenere”.

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