JASON NEWSTED – Heavy metal forever!

Pubblicato il 09/08/2013 da

Jason Newsted, bassista dei Metallica nel periodo post-Cliff Burton, che molti tuttora rimpiangono, dopo alcuni anni di stop è finalmente tornato in pista con una band che porta il suo nome. Esce in questi giorni il primo album dall’esplicito titolo “Heavy Metal Music”, che testimonia la voglia dell’artista di riallacciare il suo rapporto con i fan e con la musica per cui ha dato gran parte della propria vita e che lo ha condotto sulla via del successo con una carriera iniziata con i Flotsam And Jetsam e culminata con i Metallica. Con al suo fianco il batterista Jesus Mendez Jr., il chitarrista Jessie Farnsworth e il chitarrista degli Staind, Mike Mushok, Jason è stato in grado di dar vita ad un lavoro convincente che conferma quanto di buono già sentito pochi mesi fa sull’EP, “Metal”, e quanto sentito dal vivo. Abbiamo avuto modo di incontrare l’artista in occasione della data tenuta dai Newsted di spalla agli Slayer il 19 giugno 2013 e scambiare quattro chiacchiere circa questa sua nuova sfida, senza tralasciare qualche domanda sul suo recente passato e sulla sua uscita dai Metallica.

Intervista condotta da Claudia Panciroli

 

jason newsted - newsletter m&g - 2013

BENE JASON, SEI STATO LONTANO DALLE ATTIVITA’ PER QUALCHE ANNO. QUANDO HAI DECISO DI TORNARE CON LA TUA NUOVA BAND?
“Quello che ha innescato il tutto credo sia stata la reunion per il trentesimo anniversario dei Metallica nel 2011. Non suonavo di fronte al pubblico da un po’ e quella sera erano presenti fan da tutto il modo. Sentivo gente urlare ‘Jason, Jason!’ con un sacco di accenti diversi. E’ stato divertente e sapevo che sarebbe stato così, ma la cosa che mi ha proprio colpito è stata l’intensità con cui sono stato accolto. Chiunque faccia il musicista è questo che vuole ed è questo per cui vive. Passi del tempo a preparare uno show e la gente manifesta il proprio apprezzamento… questa è la vera ricompensa, più che i soldi. Mi son detto ‘questo è quello che devi fare, questa è la tua vita’. Ed eccomi qui con il nuovo gruppo e il nuovo tour”.

IL TUO RITORNO NON E’ STATA DUNQUE UNA COSA PROGRAMMATA?
“No, assolutamente. Nel 2001 quando lasciai i Metallica sapevo che avrei collaborato ancora con qualche band o qualche progetto, ma non avrei mai detto che sarei tornato in tour per tutto il mondo con una mia band che addirittura porta il mio nome”.

QUINDI POSSIAMO CONSIDERARE I NEWSTED COME UNA VERA BAND, PIÙ CHE UN PROGETTO?
“Sì, a me piace considerarla una vera band e se continuerò a fare musica con essa, dipenderà dalla reazione dei fan. Se continueranno a sostenermi, io continuerò a fare musica con questa band. Col tempo vedremo. Per ora sto ricevendo un supporto che non avevo mai ricevuto prima e questo mi fa molto piacere. Anche all’interno della line-up il clima è quello giusto. Io sono sempre entrato a far parte di band esistenti, questa è la prima che metto assieme io stesso, quindi per me è una cosa molto speciale. Per questo gruppo scrivo i pezzi, i testi, canto, suono, programmo la batteria e così via, quindi sento una certa responsabilità. E’ una sfida per me, diciamo. E’ importante nella vita crearsi una propria sfida. Anche se hai fatto molto successo da giovane, se non ti crei delle sfide per te stesso, rischi di far fuori tutto quello che hai in alcol, droga, gioco e altre cose del genere, rischi di rammollirti e buttarti via. I Newsted sono la più grande sfida per me stesso da quando sono uscito dai Metallica”.

COSA HAI FATTO NEL PERIODO DALLA TUA USCITA DAI VOIVOD NEL 2008 FINO AL TUO RITORNO COI NEWSTED NEL 2012?
“Più che altro ho disegnato. E’ l’altra mia attività e finora ho fatto centinaia di dipinti, ho tenuto esposizioni e rapporti con collezionisti. Nel 2004 mi sono infortunato a una spalla e nel periodo successivo sono stato sottoposto ad alcuni interventi. Sono stato in ballo fino al 2008, ma nel frattempo ho comunque potuto registrare coi Voivod e ho fatto qualche altra collaborazione come ad esempio con Tina Turner, il cui singolo è arrivato al primo posto in classifica europea”.

COME DESCRIVERESTI IL NUOVO ALBUM “HEAVY METAL MUSIC” RISPETTO ALL’EP?
“Il titolo diciamo che è un modo per identificare al volo quello di cui stiamo parlando. E’ un qualcosa che è chiaro a tutti, indipendentemente da che lingua uno parli. Con un titolo del genere uno sa cosa aspettarsi dal disco, senza alcun dubbio. L’EP è stato semplicemente una sorta di assaggio, di apripista per il disco, e due pezzi su quattro, ‘Soldierhead’ e ‘King Of The Underdogs’, infatti sono presenti sia sull’EP che sull’album. All’inizio la mia idea era quella di pubblicare tre EP, poi invece abbiamo pubblicato ‘Metal’ su iTunes e abbiamo visto un’ottima risposta dei fan. Quindi ho discusso con la casa discografica e abbiamo deciso di pubblicare gli altri pezzi sul primo vero e proprio album in studio”.

COME TI SEI TROVATO A CONDIVIDERE IL PALCO CON GLI SLAYER?
“Ci conosciamo da un sacco di tempo e con loro ho già suonato molte volte. Prima coi Metallica erano loro ad aprire per noi… oggi con i Newsted ovviamente i ruoli sono invertiti. Diciamo che ho un po’ di timore, perchè so cosa vuole la gente dalle band che aprono per gli Slayer. Credo che i fan mi rispettino comunque per quello che ho fatto in passato, ma un minimo di timore c’è sempre. Ci sono tre band che mi hanno sempre ‘spaventato’ quando salgono su un palco. La prima sono i Venom, per ovvi motivi che non sto qui a dire; poi abbiamo gli Slipknot; e nella generazione che sta in mezzo ci sono gli Slayer. La potenza, l’energia della musica e la reazione dei fan sono sempre una cosa incredibile… ad ogni loro show. Ogni volta dopo i loro concerti trovi a terra di tutto, da scarpe, magliette strappate, capelli e oggetti vari. E’ incredibile”.

HAI DETTO PIÙ VOLTE DI AVER SALVATO I METALLICA QUANDO SEI USCITO DALLA BAND. VUOI DIRCI QUALCOSA IN PIÙ?
“Ho salvato la band prima quando sono entrato, perchè ero la persona giusta per subentrare in un momento tragico [dopo la morte del bassista Cliff Burton, ndR]. Sono stato anche in  grado quindici anni dopo di vedere quello che manager e altre persone non erano in grado o avevano paura di vedere, ossia lo stato mentale del gruppo e dei suoi membri. Ho riconosciuto i vari problemi miei e dei miei amici, ho visto che c’era bisogno di aiuto e ho compiuto il sacrificio di farmi da parte. Questo credo sia stato fondamentale per la salute di tutti e per permettere ai Metallica di proseguire. Ho salvato me stesso e loro”.

jason newsted - live milano alcatraz - 2013

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