JASTA – I Will Be Heard

Pubblicato il 31/07/2011 da

Dedizione, continuità, prolificità e un sacco di duro lavoro. Raccogliere tutti i progetti e le collaborazioni di Jamey Jasta è uno dei motivi per cui Wikipedia è diventata praticamente indispensabile, eppure anche la famigerata enciclopedia online sembra far fatica a raccogliere tutte le sfaccettature di uno degli artisti più in vista della scena hardcore-metal. Esagerazioni a parte, rimane esaltante seguire la carriera di un artista dall’energia inesauribile. Siamo dunque entrati in contatto telefonico con il frontman degli Hatebreed per parlare del primo progetto firmato interamente dalla sua penna, andando a sondare la sfera musicale, artistica in senso lato, e personale. Di seguito un resoconto della nostra conversazione…

 

 

COME HAI MESSO INSIEME I PEZZI PER IL TUO ALBUM SOLISTA?
“E’ iniziato tutto nel 2008, quando suonai alcuni concerti senza nessuna delle mie band ordinarie, suonando pezzi di Hatebreed, Kingdom Of Sorrow, Icepick, qualche cover… ma anche due canzoni inedite, tutte mie. Non entravano del tutto nei canoni degli Hatebreed quindi mi son sempre detto ‘forse un giorno le userò per un disco solista’. Era solo un esperimento all’epoca. Poi avemmo questa offerta, di volare dall’altra parte degli States per il South By Southwest festival (SXSW) in Texas, per fare uno showcase da solista. Il concerto fu una bella esperienza, i presenti impazzirono, il posto era davvero pieno. Un sacco di gente dell’industria musicale e addetti ai lavori erano presenti, e qualcuno si fece avanti, dimostrandosi interessato e incoraggiandomi a fare un disco intero. Nei ritagli di tempo durante gli ultimi tre anni ho buttato giù qualche pezzo, ed eccomi qui, con un contratto con eOne negli Stati Uniti e Century Media per l’Europa!”.
HAI SUONATO TUTTI GLI STRUMENTI?
“Non tutto. Suono basso e chitarra, con la batteria non me la cavo granchè bene… ma so suonare abbastanza da riuscire a scrivere qualche pezzo, e sono fiero di aver composto la maggior parte di quest’album. Sono felice anche di essere riuscito a trovare l’ispirazione: scrivendo la maggior parte dei pezzi degli Hatebreed e il 50% di quelli dei Kingdom Of Sorrow è bello trovare nuove motivazioni, nuove ispirazioni. Jasta è la rappresentazione di tutto questo, in maniera molto sperimentale per quello a cui sono abituato”.

CHI TI HA AIUTATO A REGISTRARE?
“Questa è interessante. Il batterista e il chitarrista sono fratelli. Il batterista si chiama Nick Bellmore e suona in un gruppo chiamato Toxic Holocaust. Il fratello Charlie suona la chitarra nei Kingdom Of Sorrow, e ha registrato chitarra e batteria. Ha funzionato tutto a meraviglia perchè sono delle persone a me molto vicine”.

L’ALBUM E’ STATA UNA BELLA SORPRESA, TROVO CHE TI SIA SPINTO DAVVERO OLTRE CON LA VOCE. E’ STATO DIFFICILE REGISTRARE QUELLE PARTI?
“E’ stata sicuramente una sfida. Ho sperimentato diversi modi di cantare, che Charlie mi ha insegnato con una gran pazienza, istruendomi anche su come scaldare correttamente le mie corde vocali. Dopo un lunghissimo tour assieme ai Machine Head ho potuto constatare quanto Robb Flynn sia attento nei confronti della sua voce, e quanto tempo dedica diligentemente agli esercizi per scaldarla a dovere, tutti i santi giorni. Questo mi ha ispirato molto. Non sono Bruce Dickinson, ma ho voluto sperimentare qualcosa di nuovo”.

QUESTA ESPERIENZA POTRA’ INFLUENZARE, IN QUALCHE MODO, IL PROSSIMO ALBUM DEGLI HATEBREED?
“No, no, non penso affatto. Il prossimo Hatebreed è destinato ad avere canzoni molto veloci, brevi, brutali. Canzoni pesanti, aggressive. Niente melodia di qualsivoglia genere. Con la drammatica situazione attuale, la povertà, i media corrotti, avrà necessariamente un messaggio forte. In America vediamo disagio, tossicodipendenza, pianti, senzatetto, il disco esorcizzerà tutta la rabbia e tutta l’ingiustizia che abbiamo davanti agli occhi. Stilisticamente sarà un mix dei primi due album”.

HO LETTO CHE I TUOI SOSTENITORI HANNO LA POSSIBILITA’ DI AVERE IL LORO NOME SUL LIBRETTO DELL’ALBUM. COME FUNZIONA?
“Sono contento che tu me l’abbia chiesto. Ho i migliori fan del mondo. Attraverso i social network come Facebook e Twitter interagiscono moltissimo, e siccome mi supportano moltissimo ho voluto regalar loro questa opportunità. Ho parlato con i responsabili della grafica e del mio sito, per fare una cosa del genere sarebbe stato necessario un gran lavoro, che sarebbe costato soldi. Siamo comunque riusciti a trovare uno stratagemma sostenibile da chiunque: ho chiesto a loro ‘volete contribuire al disco? Potete scegliere un oggetto nel merchandise da 5 a 16 dollari’. I fan hanno reagito benissimo, tutti mi scrivevano ‘è fantastico, non ho mai avuto il mio nome su un CD pubblicato in tutto il mondo’. Non ci ho ricavato un soldo sia chiaro, perchè ho dovuto pagare le persone che mi hanno aiutato a farlo, e l’ho fatto vendendo materiale che mi ha fatto coprire i costi. E’ un bel modo per dare ai fan qualcosa indietro, facendo felici entrambe le parti”.
SULL’ALBUM CI SONO UN SACCO DI COLLABORAZIONI INCREDIBILI, DA ZAKK WYLDE AI RAGAZZI DEI LAMB OF GOD. C’E’ QUALCHE MUSICISTA CHE AVRESTI VOLUTO INSERIRE MA DI CUI LA COLLABORAZIONE NON SI E’ CONCRETIZZATA?
“C’è ma non te lo posso dire, diciamo che sono ancora speranzoso o che spero possa verificarsi in un futuro prossimo!”.

QUAL E’ ALLORA LA COLLABORAZIONE DI CUI SEI PIU’ FIERO?
“Lo sono di tutte in egual modo. Nutro davvero molto rispetto per tutte le persone coinvolte, e sono contentissimo che quasi tutte abbiano visto la luce del giorno”.

TI ABBIAMO VISTO COME CONDUTTORE TELEVISIVO. HAI LA TUA ETICHETTA DISCOGRAFICA. LA TUA MARCA DI VESTIARIO. HAI PROGETTI PARALLELI E APPARI SPESSO E VOLENTIERI COME OSPITE DI ALTRI GRUPPI O ARTISTI. TROVI MAI IL TEMPO DI DORMIRE?
“Oggi ho dormito quattro ore in aereo! Poi mi son recato dai miei agenti, ci ho parlato, mi han portato negli uffici Century Media, la mia camera d’albergo non era ancora pronta così ho lasciato là la mia borsa. Presenterò le migliori band internazionali ai Kerrang! Awards. Poi ho una sessione fotografica, devo parlare con dei registi per un video, presenterò gli Awards di Metal Hammer… e vi evito il resto. E’ un promo/press tour molto intenso”.

QUANDO FIRMERAI IL TUO LIBRO?
“Spero dopo Natale o nei primi mesi dell’anno nuovo (non ci posso credere, era una presa in giro! ndR)”.

CON QUESTA TONNELLATA DI LAVORO RIESCI AD ESSERE UN BRAVO PADRE?
“Sono riuscito a stare a casa per sei mesi buoni prima di questo viaggio promozionale. La mia tabella di marcia prevede che io lavori quando mia figlia è a scuola. Sono riuscito anche a fare la mia prima vacanza negli ultimi cinque anni – davvero incredibile – quindi il tempo lo trovo. Mia sorella ha tre figli, quindi in questo periodo mi sono dedicato anche a loro”.

E’ VERO CHE HAI SMESSO DI BERE QUALCHE ANNO FA?
“Si, nel 2005. Anche quello mi aiuta ad essere un padre migliore (ride, ndR). Alcolismo e tossicodipendenza hanno distrutto molte vite all’interno della mia famiglia. Entrambi i fratelli di mio padre sono morti per problemi legati all’abuso di alcool e droghe. Il fratello di mia madre, l’uomo che mi ha regalato la mia prima chitarra, il mio padrino, si è suicidato dopo una lunga battaglia con la droga. E’ importante per me allontanarmi da questi pericoli”.

A TUO PARERE OGGI CON INTERNET, I SOCIAL NETWORK, YOUTUBE E GLI INFINITI CANALI DI COMUNICAZIONE, SAREBBE ANCORA UTILE UN PROGRAMMA COME HEADBANGERS BALL?
“C’è sempre meno gente che guarda la tv. Il problema della tv oggi è che puoi registrare tutto e mandare avanti quando c’è la pubblicità. La domanda oggi è: puoi produrre uno show a budget ridotto e vendere la pubblicità? Nessuno lo farà a gratis e nessuno perderà soldi per farlo. Creare lo show, fare le riprese, editarle, invitare gli ospiti, programmare i video e fare tutto a un prezzo basso, abbastanza da rendere possibile l’investimento agli interessati. Non è affatto facile. Se non ce la farà nessuno ci sarà sempre gente appassionata, come te, che farà interviste, terrà in piedi dei bei siti dove leggere recensioni, interviste. Un modo si trova, ci si deve solo adattare”.

TI CONSIDERO UN ESPERTO DI HEAVY METAL, E PER QUESTO TI CHIEDO: QUAL E’ LO STATO ATTUALE DELLA SCENA? CHI POTRA’ SALIRE SUL TRONO QUANDO I GROSSI NOMI SI RITIRERANNO DEFINITIVAMENTE?
“E’ una domanda difficile. Guardo le band della mia generazione e mi chiedo chi starà in giro più a lungo? A mio parere, oggi come oggi, i nomi più promettenti sono Lamb Of God, Killswitch Engage, Avenged Sevenfold, As I Lay Dying, In Flames. Parlando della scena hardcore ci sono ancora Sick Of It All, Terror, Agnostic Front, Madball. Poi ci sono band più giovani come Trapped Under Ice, Stick To Your Guns. Band nuove che possono far bene nel lungo periodo sono Trivium e Amon Amarth (sono diventati molto famosi solo recentemente). In ogni caso penso che eroi come Rob Halford, Glen Tipton, Zakk Wylde e Kirk Hammet potranno andare avanti ancora una ventina d’anni”.

…DAVVERO? PARLANDO DEI JUDAS PRIEST HO IDEA CHE IL RITIRO PER LORO SARA’ OBBLIGATORIO TRA POCO.
“Io dico che andranno avanti. Sento che il Metal God continuerà. Penso che Halford canterà ancora per i prossimi 15 anni”.

DEDICHI MOLTO TEMPO AI TUOI FAN, SPECIALMENTE SU TWITTER…
“Questi ragazzi hanno tatuaggi degli Hatebreed. Dei Kingdom Of Sorrow. Ci sono persone che si sono tatuate delle parole delle mie canzoni. Ho visto tatuaggi del mio volto! Te lo riesci a immaginare? Per il resto della loro vita! Il minimo che posso fare è rispondere ai messaggi, fare gli auguri di buon compleanno e salutare. Siamo nell’era della comunicazione, fin quando ho tempo cerco di rispondere a tutti. Se la mia musica significa tanto per queste persone mi sento in dovere di tenermi in contatto con loro”.

SE TI DICO ITALIA COSA TI VIENE IN MENTE?
“Quando ero un bambino mio zio passò un brutto periodo, da disoccupato. Solo una famiglia italiana fu disposta ad offrirgli un lavoro e con essa instaurò un legame che andava oltre l’impiego vero e proprio. Sentivo molte storie riguardanti il loro paese natale. Non pensavo che avrei mai visto l’Italia coi miei occhi. Quando ebbi l’opportunità di visitare il vostro paese per la prima volta, grazie agli Hatebreed, rimasi davvero affascinato. Specialmente durante il tour coi Sepultura. La passione del pubblico, il coinvolgimento, la fratellanza, il cibo, le ragazze. E’ davvero un sogno che si è avverato. Da ragazzo non avevo un soldo, non avevo nemmeno il passaporto. Avere il successo che ti permette di fare un tour in Europa è stato incredibile, come poter assistere alla dedizione del popolo metal europeo!”.

 

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