JESS BY THE LAKE – Magia attorno al lago

Pubblicato il 13/08/2019 da

Jasmin Saarela è una ragazza ancora giovane, ma ha già avuto modo di prestare la sua voce a dischi di un certo rilievo. I tre album di Jess And The Ancient Ones e i poco conosciuti “I” e “II” della loro fugace incarnazione sotto il nome di The Exploding Eyes Orchestra ne hanno messo in mostra il duttile talento vocale, che ne fanno una delle voci femminili di spicco dell’attuale panorama hard rock. Il suo primo album solista “Under The Red Light Shine” si è rivelato essere un altro piccolo gioiello, dove affiora l’amore e la conoscenza della Saarela per sonorità dark datate e la capacità di cantare in modo intimo e raccolto, senza ricorrere all’istrionismo abbacinante ascoltato con Jess And The Ancient Ones. Siamo ben contenti di avere finalmente Jess sulle nostre pagine e di farci raccontare qualcosa di più sulla sua formazione e il suo modo di intendere e vivere la musica.

ARRIVI AL PRIMO ALBUM SOLISTA DOPO TRE FULL-LENGTH CON JESS AND THE ANCIENT ONES E DUE CON IL PROGETTO THE EXPLODING EYES ORCHESTRA. COSA HAI PORTATO DI QUESTE DUE ESPERIENZE NELLA MUSICA DI JESS BY THE LAKE?
– Sono confluite tutte le esperienze vissute nel modo di concepire la musica, nel parlarne, gli aspetti legati al music business e al suonare in una band. E poi la mia voce: si evolve ogni giorno, non ci si ferma mai. Le ore spese a provare con Jess And The Ancient Ones e The Exploding Eyes Orchestra mi hanno portato al punto in cui sono attualmente.

IN “UNDER THE RED LIGHT SHINE” ASCOLTIAMO UN HARD ROCK OSCURO, INFLUENZATO DALLA TIPICA MALINCONIA NORDICA, DAL VECCHIO ROCK’N’ROLL, CON TOCCHI DI SOUL E UN’INTERPRETAZIONE CANTAUTORALE IN MOLTI PUNTI. QUALI SONO STATE LE INFLUENZE PER QUESTO DISCO E COSA AVEVI IN MENTE DI REALIZZARE NEL TUO ESORDIO SOLISTA?
– Volevo un album che mi assomigliasse e fosse emanazione di quello che sento. Volevo essere onesta e naturale. Un posto dove buoni suoni, atmosfera, cantato e storie fossero al centro. Penso che ogni cosa che ascolto sia filtrata in quest’album, ma ciò che è più importante, l’influenza fondamentale, è stata la natura e ciò che mi circonda abitualmente.

I MUSICISTI CON CUI SUONI CON JESS BY THE LAKE NON SONO GLI STESSI DELLA TUA BAND PRINCIPALE. CHI SONO E COME HANNO CONTRIBUITO ALLA TUA VISIONE MUSICALE?
– Sono miei amici che hanno studiato con me alla scuola di musica in cui mi sono diplomata quest’anno. Il loro contributo è stato importante: hanno il loro sound e portano la loro energia e visione all’interno dei pezzi. Gli ho dato molta libertà nell’arrangiare le parti di competenza e credo debba sempre andare così, quando si lavora come un gruppo. Anche se poi gli davo tanti suggerimenti (risate, ndR).

QUANDO HAI INIZIATO A CANTARE E QUALI ERANO LE CANTANTI CHE AMMIRAVI? CHI HA MAGGIORMENTE CONTRIBUITO ALLA TUA CRESCITA ARTISTICA?
– Ricordo che cantavo assieme ai miei vicini, quando ero piccola. Il loro papà suonava l’accordion ed eravamo assieme nella classe di musica, alle elementari. Poi, ho tralasciato il canto per anni. Nel 2007 ho iniziato a cantare in una punk band e ho ricominciato a curare la voce. Sono stata in un paio di gruppi rock prima di entrare in Jess And The Ancient Ones. Non ascoltavo molte cantanti quando ero più giovane, anche se Tori Amos è stata un’artista di rilievo per la mia formazione. Ammiro la sua voce espressiva e la sua tecnica. Inoltre, amavo Brody Dalle, per la sua energia e attitudine. Cito volentieri anche Joan Baez, perché ha una voce straordinaria e ha grandi doti chitarristiche. Per quanto riguarda i cantanti uomini, mi sono sempre piaciuti Ville Valo, Chris Cornell, James Hetfield, Glenn Danzig, Robert Plant, Ozzy Osbourne, Eddie Vedder… Quando la musica è buona, importa poco il genere. Forse colui che ha contribuito maggiormente a formare la mia personalità artistica, però, è Nick Cave. Lo adoro. Mi sono innamorata della sua voce la prima volta che ho sentito le sue canzoni. È uno storyteller molto carismatico e rimango incantata da come suonano i suoi Bad Seeds. Sono stata fortunata a poterlo ammirare dal vivo lo scorso anno.

NEL CANTARE, QUALI RITIENI SIANO LE DIFFERENZE TRA COME USI LA VOCE IN JESS AND THE ANCIENT ONES E NEL TUO PROGETTO SOLISTA?
– In Jess And The Ancient Ones canto con più potenza, è come se fossi in una specie di trance. Jess By The Lake è qualcosa di più tranquillo. Il modo di esprimermi è diverso perché le storie, quello che racconto nei testi, è differente. Quando alleni la tua tecnica per obbedire ai tuoi obiettivi, lo spettro delle tue possibilità diventa più ampio.

LA TRACKLIST È MOLTO ETEROGENEA, RICERCHI IN GENERALE UNA FORMA CANZONE PIÙ LINEARE CHE IN JESS AND THE ANCIENT ONES, MA NON CI SONO SCHEMI FISSI. COSA COLLEGA UNA CANZONE ALL’ALTRA IN “UNDER THE RED LIGHT SHINE”?
– Avevo ulteriori canzoni che avevo pensato di inserire nel disco, ma alla fine mi sono accorta che sarebbero state discordanti rispetto alle altre e le ho lasciate fuori. Sono contenta dell’intera tracklist, in fin dei conti. Le canzoni sono molto diverse le une dalle altre, ma si legano tra di loro molto bene, perché i pensieri che ho scritto ricadono sotto lo stesso feeling. Non te lo saprei spiegare diversamente. Sono in qualche modo tutte collegate, in un modo strano che non ha una spiegazione ben precisa.

SE DOVESSI RICERCARE UN PUNTO COMUNE FRA QUESTO TUO LAVORO SOLISTA E GLI ALTRI DISCHI CHE TI VEDONO PROTAGONISTA, PARLEREI DELL’ALONE DI MAGIA CHE COPRE L’ALBUM, COME ACCADE IN JESS AND THE ANCIENT ONES. UNA SPECIE DI POTERE SOVRANNATURALE, SOVRASTANTE LE CANZONI, ASSIEME A UN PIZZICO DI MISTERO. POTRESTI ESSERE D’ACCORDO CON QUESTA INTERPRETAZIONE?
– Sì, direi che accade probabilmente una cosa del genere, è una sensazione che si può provare ascoltando “Under The Red Light Shine” accostandolo agli album di Jess And The Ancient Ones.

L’ALBUM HA UN SUONO PECULIAR E NIENT’AFFATTO CONVENZIONALE: SEMBRA PROVENIRE DA UN’ALTRA ERA, RICHIAMA GLI ANNI ’60 O I PRIMI ’70, SOTTILE E RUVIDO, MA BEN DEFINITE E CON LE TASTIERE MOLTO IN EVIDENZA. UNA PRODUZIONE CUPA E OLD STYLE, MA ATTENTA E SENZA PECCHE. COME AVETE LAVORATO IN STUDIO DI REGISTRAZIONE PER OTTENERE QUESTO RISULTATO?
– Finite le sessioni di registrazione, il nostro bassista Heikki Leppäjärvi mi ha chiesto, mentre trasportavamo fuori dallo studio le nostre cose, alla vigilia di Natale: “C’è qualche sortilegio qua dentro che ha permesso che tutto andasse così bene?”. Ma è così che dovrebbero andare le cose! E la prossima volta faremo ancora meglio. Lo studio lo conoscevo già, avevamo registrato con Jess And The Ancient Ones in passato ed era andato tutto alla perfezione. Il nostro ingegnere del suono è stato Jari “Tupi” Tuomainen, che conosciamo da anni. Sa come tenere tutti sulla corda, mantenendo comunque un’attitudine gioviale e distesa. Eravamo tutti molto positivi quando abbiamo registrato il disco. Essere di buonumore è sempre un ottimo punto di partenza. È importante che ognuno possa contare sulle energie degli altri e nel disco lo puoi sentire chiaramente. Il suono potente e vecchio stampo delle chitarre è merito dei nostri amplificatori vintage.

PERCHÈ HAI CHIAMATO LA BAND JESS BY THE LAKE? QUAL È IL LAGO A CUI TI RIFERISCI E PERCHÈ È COSÌ IMPORTANTE PER TE?
– Ho vissuto la maggior parte della mia vita vicino a un lago. La mia città natale si chiama Kiuruvesi, che significa “Lago dell’Allodola”. Provengo dalle foreste, per me la natura è molto importante.

LO STRUMENTO, AL DI FUORI DELLA TUA VOCE, CHE RISULTA ESSERE IL PIÙ IMPORTANTE E DÀ UN SEGNO PROFONDO AL DISCO, SONO LE TASTIERE. SPESSO SONO UTILIZZATE COME PIANOFORTE, RICORDANDO I TEMPI DELLA PRIMA ASCESA DEL ROCK’N’ROLL E IL PIANO ERA UTILIZZATO PER FAR BALLARE. QUALI SONO I RIFERIMENTI MUSICALI CHE TI HANNO ISPIRATO NELL’USO DELLE TASTIERE?
– In questo disco suono un pianoforte Wurlitzer, nella canzone “The Wait And My Hands”. Adoro i suoni che accarezzano le orecchie e l’anima. Mentre registravamo i demo del disco, stavo suonando un Rhodes Mark II, ma quando ho sentito che un amico aveva un Wurlitzer ho voluto averlo a tutti i costi in studio! Lavora perfettamente assieme alla mia voce. Sto cercando di acquistarne uno, sembra un’impresa impossibile, sono difficili da trovare in giro. Ho composto molte canzoni al piano, è per questo che è così in evidenza: mi si sono fissate in testa queste tastiere e una volta che hai una cosa in mente, non riesci più a scacciarla. E perché eliminare qualcosa che funziona? La nostra tastierista Ethel ha una strumentazione molto moderna ed era preoccupata che questi suoni stridessero con tutto il resto: per esempio, il mio amplificatore è del ’58. Abbiamo definito le linee generali assieme, ma le ho detto di muoversi a piacimento secondo la sua ispirazione e di trarre vantaggio da tutte le possibilità sonore che la sua strumentazione le consentisse.

IL TUO STAGE ACTING CON JESS AND THE ANCIENT ONES È MOLTO ENERGICO, COINVOLGENTE, SEMBRI POSSEDUTA DA UNA STRAORDINARIA FONTE DI ADRENALINA, IN ANALOGIA CON GLI IMPREVEDIBILI MOVIMENTI DELLA MUSICA. PASSANDO A UNA CREATUERA PIÙ CALMA COM’È LA TUA FORMAZIONE SOLISTA, COME ADEGUI IL TUO COMPORTAMENTO ON-STAGE?
– Penso che noi cantanti siamo dei mediatori, raccontiamo delle storie cercando di trasmettere appieno il loro significato al pubblico. Il comportamento sul palco dipende da quello che canti. Trattandosi dei miei pezzi, posso esprimere a chi ho davanti tutta me stessa, senza nascondermi.

CON I MUSICISTI DI JESS AND THE ANCIENT ONES HAI PRODOTTO ALTRI DUE ALBUM SOTTO UN NOME DIFFERENTE, THE EXPLODING EYES ORCHESTRA. NONOSTANTE SIA STATO UN PROGETTO ESTEMPORANEO, “I” E “II” SONO DUE DISCHI MOLTO VALIDI, ALL’ALTEZZA DELLA BAND PRINCIPALE. COSA SENTI PER QUESTI DUE ALBUM E QUANTO VI HANNO AIUTATO A PROSEGUIRE NEI SUCCESSIVI PASSI DELL’AVVENTURA COME JESS AND THE ANCIENT ONES?
– The Exploding Eyes Orchestra sono stati una specie di terapia per me. In quel momento non avevamo una direzione chiara come Jess And The Ancient Ones, per questo le registrazioni degli album dei The Exploding Eyes Orchestra sono arrivate nel momento più opportuno. Tommi (il chitarrista Thomas Corpse, compositore principale nel progetto The Exploding Eyes Orchestra, ndR) aveva queste canzoni che non si adattavano allo stile di Jess And The Ancient Ones, così abbiamo registrato questi due album con la stessa identica line-up che avremmo avuto in seguito nell’altro gruppo. Quelle sessioni di registrazione ci hanno dimostrato che lavoravamo bene come quintetto e così abbiamo proseguito in questa forma in Jess And The Ancient Ones. Lo spirito nella band è qualcosa di speciale. Siamo come una famiglia. Ci è voluto talmente tanto per far uscire gli album di The Exploding Eyes Orchestra che penso quasi di essermeli dimenticati, dovrei riascoltarli per apprezzarli e conoscerli meglio, cosa che non ho ancora fatto. Durante i concerti di Jess And The Ancient Ones suoniamo “Harmain”, da “II”, abbiamo anche discusso la possibilità di introdurre nella setlist altri pezzi di The Exploding Eyes Orchestra.

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