JESTER BEAST – Torino brucia ancora

Pubblicato il 11/04/2013 da

“The Infinite Jest” è il graditissimo EP di rientro sulle scene di quella che in molti hanno considerato una delle migliori realtà metal tricolori a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, ovverosia i torinesi Jester Beast. Praticamente sconosciuti alle nuove leve di metalhead italiani, i Nostri in passato fecero in tempo a pubblicare solamente un album – “Poetical FreakScream” – molto avanti sui tempi e che già allora (1991) fondeva in maniera personale e furiosa il metal con l’hardcore. Della formazione storica sono rimasti i mitici Steo Zapp e C.C. Muz, affiancati ora dai nuovi Piero Grassilli e Roby Vitari. Questo nuovo corso dei Jester Beast vira deciso verso sonorità care a Voivod e Coroner e quindi perde quella furia iconoclasta figlia della rabbia dei vent’anni per acquistare però consapevolezza nei propri mezzi. In sole quattro tracce, infatti, la band ristabilisce le gerarchie qualitative nella scena e si propone ancora una volta come gruppo guida. Un disponibilissimo Steo ci ha guidato nell’universo Jester Beast in questa lunga intervista che verte sia sul presente che sul passato della band, proprio per permettere a tutti di apprezzare e capire un gruppo che – nel proprio piccolo – ha contribuito alla storia del metallo tricolore.

Jester Beast - band - 2013

BENTORNATI SULLE SCENE: QUAL E’ STATA LA MOLLA CHE VI HA PORTATO A RIMETTERE INSIEME LA BAND DOPO TUTTI QUESTI ANNI?
“La voglia di continuare un discorso interrotto molti anni fa, quando ci sciogliemmo con tanto materiale pronto per quello che doveva essere il seguito di ‘Poetical FreakScream’ e la consapevolezza di aver ancora molto da dire. Non volevamo fare una reunion celebrativa della band con qualche ristampa di vecchio materiale, un paio di concerti e poi scomparire nel nulla; sarebbe stato sicuramente più facile ma la voglia di suonare, sbattersi e confrontarsi è ancora tanta”.

COME AVETE SCELTO I NUOVI MEMBRI ATTUALMENTE IN FORMAZIONE? IN PRECEDENZA AVEVATE PROVATO A CONTATTARE QUALCHE MEMBRO STORICO DEI JESTER BEAST PER CONVINCERLO A TORNARE IN PISTA?
“All’inizio di questa nuova avventura, nel 2010, suonavamo con un’altra line up con la quale abbiamo cercato di riproporre il sound dei Jester Beast anni ’90 ma senza lavorare su tutte le nuove idee che avevamo io e Muz. Roby e Pietro sono amici di vecchia data (Headcrasher-Taoz eccetera) e sono state le persone giuste per poter arrangiare in modo moderno le vecchie canzoni e realizzare le nuove idee con la stesura di ‘The Infinite Jest’. Gli ex componenti dei Jester sono, chi più chi meno, impegnati in altri progetti musicali”.

AVETE APPENA PUBBLICATO L’EP “THE INFINITE JEST”: INNANZITUTTO IL TITOLO – OLTRE AD UN RICHIAMO AL VOSTRO MONICKER – E’ ANCHE COLLEGATO CON IL ROMANZO DI DAVID FOSTER WALLACE?
“Il capolavoro di D.F.Wallace è veramente infinito, visionario e dalle mille sfaccettature, ed in questo c’è una certa analogia con il nostro lavoro, ma non esiste un collegamento diretto con i contenuti e con l’ispirazione dei testi”.

COME E’ STATO TROVARSI DI NUOVO A SCRIVERE DEL MATERIALE INSIEME DOPO TANTI ANNI?
“Come se tutti questi anni non fossero mai passati, quando si è in sintonia sul sound generale e si viaggia sulla stessa ‘dimensione’ tutto viene in automatico”.

QUAL E’ STATO IL CONTRIBUTO AL SONGWRITING DEI NUOVI MEMBRI?
“Le idee di base nascono dalla chitarra spesso in versione acustica, queste vengono poi elaborate e arrangiate insieme con gli altri strumenti e la linea di voce. Ognuno di noi ascolta generi musicali diversi e questo in fase di arrangiamento è importante. L’obiettivo è sempre quello di creare un sound personale con una propria identità senza snaturare più del dovuto la matrice aggressiva di un tempo ma consapevoli che non siamo più negli anni ’90. Roby e Pietro hanno portato vitalità e professionalità in questo progetto e sono stati fondamentali perché ciò avvenisse”.

AVETE DECISO DI FARVI RIDISEGNARE IL LOGO DA AWAY DEI VOIVOD: COME MAI QUESTA SCELTA? E COME MAI LA DECISIONE DI CAMBIARE LOGO?
“Non volevamo cambiare drasticamente il logo che fa parte della storia della band ma renderlo più moderno; eravamo già in contatto con Away ed i rapporti si sono poi intensificati tramite Drum Shop USA, ditta della quale lui è endorser. Gli abbiamo cosi chiesto di curare l’intero artwork e ci ha dato la sua disponibilità”.

A PROPOSITO DI VOIVOD, CI PARE CHE IL NUOVO MATERIALE SIA PARTICOLARMENTE AFFINE A QUELLO DEI MAESTRI CANADESI, SEBBENE RIESCA AD ESSERE COMUNQUE FRESCO E PERSONALE, SEI D’ACCORDO?
“Quando segui ed ascolti una band da trent’anni inevitabilmente qualcosa dentro rimane. Penso che, se una band cerca di copiare a priori i Voivod, va incontro a brutte figure soprattutto sotto il punto di vista compositivo e della creatività. Sarebbe un po’ come cercare di imitare Frank Zappa. Diciamo che sono contaminazioni naturali involontarie. La verità è che anche in ‘Destroy After Use’ e in ‘Poetical FreakScream’ c’erano forti influenze dei primi lavori dei Voivod ma venivano ‘mascherate’ da un crossover furente e da tempi veloci che contraddistinguevano le band di quegli anni. Ora probabilmente i tempi ‘ultracore’ e la velocità fine a se stessa sono prerogative di gruppi grind, mentre in questo momento sentiamo l’esigenza di concentrarci di più sugli arrangiamenti e le dinamiche delle canzoni, poi chissà”.

AVETE DEI PIANI PER UN FULL LENGTH VERO E PROPRIO O PER ANDARE IN TOUR ORA?
“Al momento abbiamo in programma un mini tour nel sud Italia ed altre date ancora da confermare al nord e all’estero per promuovere il nuovo lavoro, nel frattempo lavoriamo su nuovo materiale e decideremo in seguito come muoverci. Per ora la precedenza va ai live”.

I JESTER BEAST HANNO VISSUTO IL LORO MOMENTO DI GLORIA CON LA PUBBLICAZIONE DI “POETICAL FREAKSCREAM” NEL 1991: MAGARI MOLTI TRA I RAGAZZI PIU’ GIOVANI NEMMENO VI CONOSCONO. COSA RICORDI DELLA FORMAZIONE DELLA BAND? ERAVAMO A TORINO AD INIZIO ANNI OTTANTA, GIUSTO?
“Prima ancora della pubblicazione di ‘Poetical FreakScream’ uscì la demo ‘Destroy After Use’ (ristampato su vinile da FOAD qualche anno fa) che ottenne ottimi consensi anche al di fuori dei confini nazionali. Eravamo poco più che maggiorenni con una vita molto disordinata: tanti vizi, molta rabbia e zero compromessi. Torino è sempre stata (e lo è ancora) una fucina di ottime band sia nella scena tipicamente metal e soprattutto in quella dell’hardcore. In quest’ultima noi ci rispecchiavamo maggiormente per ideologie e stile di vita”.

IL PRIMO VAGITO AL DI FUORI DELLA NATÌA TORINO SI HA CON L’INCLUSIONE DI “HELL’S DRIVER” SU DI UNA COMPILATION EDITA DALLA SHIRAK RECORDS: COME SUONAVANO I JESTER BEAST ALLORA?
“Quelli erano gli inizi degli anni ’80 ed i Jester Beast avevano già allora qualcosa di diverso rispetto ad altri gruppi cittadini; un loro suono personale già aggressivo per l’epoca con tempi sincopati e riff di chitarra geniali”.

UNO DEGLI EPISODI PIÙ NERI DELLA VOSTRA CARRIERA E’ STATA LA MORTE IN UN INCIDENTE DI ATTILIO SCALABRINI, UNA DELLE PRIME MORTI DI UN MUSICISTA HEAVY ITALIANO. DOVE AVETE TROVATO LA FORZA DI ANDARE AVANTI? ERAVATE ANCORA TUTTI PIUTTOSTO GIOVANI E MAGARI IMPREPARATI DI FRONTE AD UNA COSA DEL GENERE…
“La perdita di una persona cara la si vive in modo differente a seconda del periodo di vita che si sta attraversando. Io avevo diciotto anni, Attilio quasi il doppio. Lo vedevo come un ‘padre spirituale’, un punto di riferimento, genio assoluto e precursore di uno stile unico in quegli anni. Non fu facile senza di lui, rischiammo di scioglierci; ma grazie all’aiuto di Tax dei Negazione recuperammo stimoli e sensazioni insperate, poi un giorno arrivò da un altro pianeta Muz, ed insieme a Keeodo la storia dei Jester proseguì”.

FINALMENTE NEL 1988 ESCE IL DEMO “DESTROY AFTER USE” E SI INIZIA AD USARE IL TERMINE FREAKCORE PER DESCRIVERE LA VOSTRA MUSICA. COSA SI INTENDEVA CON ESATTEZZA CON QUELLA TERMINOLOGIA?
“I gruppi venivano spesso etichettati dalle varie contaminazioni del genere metal; si andava quindi dallo speed al thrash, black, death, doom, punk eccetera eccetera. Sentivamo di non appartenere ad un unico filone e quindi ci siamo scelti questo termine che rispecchiava abbastanza il nostro stile di hippies a cui piaceva andare veloce”.

NEL 1991 LA GLC IMMISE SUL MERCATO “POETICAL FREAKSCREAM”, INTERAMENTE PRODOTTO DA VOI. L’ALBUM FU ACCOLTO CON ENTUSIASMO DALLA CRITICA MA A LIVELLO DI VENDITE NON ANDO’ BENISSIMO. RICORDIAMO BENE?
“La GLC Records investì su di noi e ci organizzò il tour europeo con The Accused. Erano veramente poche le band italiane che ad inizio anni ’90 avevano l’occasione di suonare per un mese oltre confine. Non so dire con esattezza il numero delle copie vendute ma so che vennero fatte due ristampe, la prima delle quali fu esaurita presto. Molte vendite in Germania e Olanda”.

NON AVETE MAI PENSATO DI ESSERE ARRIVATI SULLE SCENE UN PO’ TROPPO PRESTO? LA SCENA ITALIANA DI LI’ A QUALCHE ANNO ACQUISI’ CREDIBILITÀ ED ANCHE UN LAVORO COME IL VOSTRO DEBUT AVREBBE POTUTO AVERE BEN ALTRA VISIBILITA’…
“Una delle più grandi soddisfazioni che mi sta dando questa reunion è avere la percezione di essere stati una band importante e di riferimento per chi ci seguiva da tempo, oltre alle dimostrazioni di consensi favorevoli da chi non ci conosceva. Allora era terribilmente più difficile fare le cose rispetto ad ora. Per suonare dal vivo dovevi fare salti mortali, fare dischi era una cosa per pochi eletti; per comprare la strumentazione dovevi spacciare o rubare. Eppure c’era fervore intorno alla scena, i concerti erano stracolmi di gente ed il supporto era totale. Col senno del poi si possono dire molte cose, ma sono contento di aver vissuto quegli anni difficili ma estremamente felici che ci hanno formato come band e come persone”.

DOPO IL SINGOLO “SERIAL KILLER” DEL 1993 LA BAND SI SCIOLSE: CI VUOI SPIEGARE I MOTIVI?
“Qualche anno dopo ‘Serial Killer’ decidemmo di scioglierci. Avevamo tante ombre e poca luce, voglia di scappare da noi stessi, provare nuove strade ritagliandoci un po’ di spazio che per anni quotidianamente ci siamo tolti a vicenda. Esausti, ma non appagati, decidemmo di dire stop”.

COSA AVETE FATTO IN TUTTI QUESTI ANNI DI ASSENZA DEI JESTER BEAST?
“Io e Muz siamo stati gli unici a smettere completamente l’attività musicale. Lui ha trasferito la passione per la velocità dalla musica alle moto. Io mi sono dedicato (e continuo a farlo) alla conoscenza della Madre Terra ed i suoi popoli, viaggiando”.

QUAL E’ IL VOSTRO PIU’ BEL RICORDO COME BAND?
“Gli anni del ‘Freak-Core’ e di ‘Destroy After Use’ sono veramente stati intensi anche se pericolosi, vissuti con un totale disinteresse verso ogni cosa ci circondasse. L’esperienza del tour europeo musicalmente è stato l’apice, e suonare ogni sera in una città diversa per un mese è stato incredibile”.

LA VOSTRA ATTIVITA’ LIVE VI HA PORTATO A SUONARE CON QUALCUNO DEI VOSTRI IDOLI DI GIOVENTU’? CON CHI VORRESTE CONDIVIDERE IL PALCO OGGI COME OGGI?
“Abbiamo condiviso il palco con molte formazioni importanti: dai Morbid Angel ai Ludichrist, Coroner, Cro Mags, Victims Family, eccetera. Con alcuni di loro abbiamo stretto buoni rapporti di collaborazione, con altri un po’ meno. Oggi, se ce ne fosse occasione, mi piacerebbe suonare insieme ad una band del Quebéc, ma non ricordo il nome (ride, ndR)”.

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