JESUS AIN’T IN POLAND – Un salto nel buio

Pubblicato il 01/07/2018 da

Dopo avere sempre ben impressionato con una proposta di stampo grindcore dinamica e travolgente, gli emiliani Jesus Ain’t In Poland hanno deciso di imboccare una direzione diversa con il nuovo doppio album “No Man’s Land”. Dopo sei anni di relativa pausa, il 2018 ci ha riconsegnato un gruppo dall’indole più sensibile e meditativa, vicina come sonorità anche e soprattutto ai mondi sludge e post metal. Se infatti la prima parte dell’opera, “Erosion”, preme come sempre sull’acceleratore, nel secondo capitolo, “Release”, la band si lascia andare ad una nenia dai toni ora più quadrati e possenti, ora più melodici e liberatori, stupendo non poco per pathos ed eclettismo. Andiamo a scoprire meglio questa inaspettata svolta con l’aiuto del cantante Lippi.

SIETE TORNATI DOPO SEI ANNI DI PAUSA CON UN DISCO CHE INTRODUCE PARECCHIE NOVITA’ NELLA VOSTRA PROPOSTA. QUALI SONO I PRIMI RESPONSI AL NUOVO “NO MAN’S LAND”?
– Pare che l’album piaccia; i metallari e i grinder intransigenti staranno bestemmiando, ma ce lo aspettavamo. Va preso nella sua interezza, poi capisco che alcuni si affezioneranno di più ad un disco che all’altro, ma mi piacerebbe sapere che quest’album venga considerato un tutt’uno e valorizzato come tale, anche se consta di due dischi, perché così è stato concepito.

L’ALBUM E’ DIVISO IN DUE PARTI BEN DISTINTE: “EROSION” E “RELEASE”. VIENE DA CHIEDERE QUALI DELLE DUE SIA STATA COMPOSTA PER PRIMA…
– Ovviamente “Erosion”, il disco 1, quello più old school. La disposizione dei pezzi nell’album praticamente e cronologicamente rispecchia l’ordine di scrittura dei pezzi. L’ultimo pezzo di “Release”, il disco 2, è infatti l’ultimo pezzo scritto per l’album. E’ venuto tutto in maniera molto naturale, non ci siamo detti facciamo così o meno a tavolino.

SEMBRA CHE AL DISCO ABBIANO CONTRIBUITO ALCUNE PERSONE ESTERNE ALLA BAND, SIA IN FASE DI SCRITTURA CHE DI REGISTRAZIONE. COME SIETE ARRIVATI A QUESTE COLLABORAZIONI?
– Le collaborazioni, musicalmente parlando, ci sono state in fase di registrazione, non di scrittura dei pezzi. L’unica persona esterna al gruppo ad avere effettivamente contribuito musicalmente al disco è Matteo Bassoli, un nostro caro amico di Modena ormai da tempo trasferitosi in Polonia e assistente dello studio in cui abbiamo registrato. Oltre ad avere curato personalmente le riprese in studio, ha registrato il basso, le tastiere e ha curato l’ambiente dell’album. Il suo apporto in studio è stato fondamentale: abbiamo avuto modo di aggiungere idee, nuove linee creando un sound ancora più massiccio e stratificato. L’artwork si è sviluppato invece a più mani, il concept e le idee sono miei, i disegni sono opera di Davide Mancini, che ho contattato dopo avere visto gli eccellenti lavori con altri gruppi; il layout è stato curato con l’aiuto di amici esperti in campo grafico. Solo la genesi del booklet, tutte le modifiche e la stesura dei crediti sono durate mesi.

CHE COSA VI HA PORTATO A QUESTO PARZIALE CAMBIO DI STILE? NON SIETE MAI STATI UNO DI QUEI GRUPPI GRIND DISSACRANTI O CHE NON SI PRENDONO MOLTO SUL SERIO – VEDI TUTTO IL FILONE PARTY/PORNO GRIND – MA DI CERTO “NO MAN’S LAND” E’ UN DISCO CHE TRASMETTE PIU’ CHE MAI ANGOSCIA E AMAREZZA. COSA E’ ACCADUTO DA QUANDO AVETE PUBBLICATO “FREIHEIT…”? I VOSTRI GUSTI MUSICALI SONO SEMPLICEMENTE CAMBIATI O AVETE VISSUTO DELLE SITUAZIONI A LIVELLO PERSONALE CHE HANNO INFLUENZATO IL VOSTRO MODO DI VEDERE LA MUSICA DEI JESUS AIN’T IN POLAND?
– Ti dirò, tu nella nostra musica senti angoscia e amarezza, io invece sento speranza, forza d’animo e positività. Avendo scritto e cantato tutti i testi, per me è ovvio avere una visione alquanto personale del lavoro fatto, ma se li leggi accompagnati alla musica credo te ne accorgerai. “Erosion” è molto becero e nichilista, “Release” invece poco a poco si apre e il mood del disco cambia, le melodie crescono e si fanno più serene, le parole altrettanto. Tornando alla tua domanda, da “Freiheit” in avanti non è cambiato nulla, semplicemente il grindcore tout court ha cominciato a starci veramente stretto; avevamo voglia di cambiare, di scrivere musica che avesse un’anima profonda, avvolgente, volevamo il nostro sound più progressivo, stratificato. Abbiamo rallentato e puntato maggiormente sulla melodia e gli arrangiamenti. Il risultato è evidente nei pezzi di “Release”. Non abbiamo cambiato gusti musicali, bensì abbiamo stavolta realmente espresso i nostri gusti musicali: ascoltiamo tantissima roba e questo effettivamente si riflette su “No Man’s Land”.

“RELEASE” VI VEDE MUOVERVI SOPRATTUTTO IN AMBIENTI DOOM E “POST” METAL. SI TRATTA APPUNTO DI UNO STACCO PIUTTOSTO NETTO DAL GRINDCORE DEI VOSTRI ESORDI. E’ QUESTO IL FUTURO DEI JESUS AIN’T IN POLAND? O POSSIAMO ASPETTARCI UN’OPERA CHE MISCHI LE DUE PRINCIPALI ANIME MESSE IN MOSTRA SU “NO MAN’S LAND” IN FUTURO?
– Attenzione, e qui si sbagliano in molti: di puramente doom non c’è nulla in questo album. Il doom ha un sound più classico, settantiano, sulfureo; nel nostro disco c’è sludge e post metal, se vuoi, ma non doom. Comunque sì, non torneremo al caro e vecchio tritacarne, il nuovo materiale (eh sì, abbiamo iniziato già a scrivere il nuovo album!) prosegue il discorso intrapreso con “Release” e lo spinge oltre: stiamo lavorando ad un’unica traccia di un’ora. Progressione, melodia, groove e psichedelia. E ci sarà anche parecchio folk.

SICCOME SEI ANNI SONO STATI UN LASSO DI TEMPO PARTICOLARMENTE LUNGO, POSSIAMO QUINDI ASPETTARCI UN NUOVO LAVORO IN TEMPI MAGGIORMENTE BREVI?
– Come ti dicevo, almeno una mezz’ora/quaranta minuti di nuovo materiale è in fase di arrangiamento, quindi forse, incredibilmente, in un paio d’anni avremo un nuovo album tra le mani.

A LIVELLO DI CONCEPT E TESTI, COME SI SVILUPPA “NO MAN’S LAND”? DI COSA SI PARLA IN “EROSION” E COSA VIENE INVECE TRATTATO SU “RELEASE”?
– Il concept è unico per entrambi i dischi: l’individuo, chiunque di noi, che decide di mettersi alla prova, di affrontare una dura sfida senza sapere quale sarà l’esito, perché chi non rischia, chi non cerca più stimoli e non affronta la vita con coraggio prendendo delle decisioni muore dentro, si spegne, non vale più nulla. Sei disposto a rischiare tutto te stesso alla ricerca del vero te stesso, di quello che manca, di quello che dovresti essere? Sei disposto ad entrare in un tunnel oscuro, che dovrai attraversare sputando sangue e lacrime, confrontandoti con le tue paure, le tue speranze, i tuoi rimorsi, le tue ansie e i tuoi ricordi, sapendo che forse dall’altra parte, se ci credi veramente e credi in te, avrai ritrovato te stesso? E’ un concept sulla forza di volontà di un’anima in bilico alla ricerca di una propria serenità. Una volta entrato, esci solo dall’altra parte, oppure soccombi, non puoi tornare indietro. Se prendi una decisione, devi andare avanti. Se credi in te stesso puoi arrivare dove vuoi. Il testo di “Beyond The Within” è la descrizione vomitata a urla strozzate di questa esperienza, a cui gli altri testi fanno da corollario, aggiungendo riflessioni, anatemi, pensieri. “Erosion” è incazzato, parossistico, nero. “Release” è meditativo, distensivo, consapevole. Avendolo concepito, scritto e di conseguenza interiorizzato, potrei dire che “No Man’s Land” è un concept sull’animo umano a 360 gradi. E’ me stesso, sono io a parlare, ma credo che tanti non avrebbero problemi ad immedesimarvisi.

VI E’ UN BRANO CHE SECONDO VOI RAPPRESENTA AL MEGLIO IL NUOVO CORSO DEI JESUS AIN’T IN POLAND, SIA A LIVELLO MUSICALE CHE LIRICO?
– Qualsivoglia pezzo di “Release” rappresenta perfettamente il nuovo corso dei Jesus Ain’t In Poland.

COSA GIRA NEL VOSTRO STEREO OGGIGIORNO? PENSATE CHE ESISTANO ANCORA DEI GRUPPI CAPACI DI RISULTARE UN’INFLUENZA PER IL VOSTRO GRUPPO O PIU’ COMPONETE MUSICA E MENO AVETE VOGLIA DI ASCOLTARE PROPOSTE DIVERSE DALLA VOSTRA?
– Credo che oramai nessuno di noi ascolti più grindcore da un pezzo. Del grindcore conserveremo sempre l’attitudine, ma ci piace fare altro ormai. Io ascolto moltissimo folk, ambient, world music, e ancora tanto metal, di quello che ti apre il cuore, perché scritto col cuore. Le influenze arrivano sempre e vengono sempre rielaborate. Neurosis, Agalloch, Dead Can Dance, Pink Floyd, The Gathering, Tenhi, Ulver, Enslaved, Wardruna, Entombed, Tool, Devin Townsend. Credo che un po’ tutto quello che ascolto e ammiro mi influenza, ma potrei dirti che abbiamo sempre seguito una nostra strada, soprattutto in “No Man’s Land”. Ora siamo molto più aperti, eclettici e sensibili che in passato, altre proposte anche molto distanti dalla nostra sono sempre fonte di ispirazione. E’ decisamente miserabile e disadorno piantarsi sempre sulle stesse cose.

AVETE IN PROGRAMMA QUALCOSA A LIVELLO DI CONCERTI PER PROMUOVERE “NO MAN’S LAND”? PENSATE CHE IL PARZIALE CAMBIO DI STILE POSSA APRIRVI NUOVE PORTE IN TERMINI DI PRESA SUL PUBBLICO O DI SEMPLICI OPPORTUNITA’ PER SUONARE?
– Oramai facciamo poche date selezionate in cui ci venga concesso di suonare almeno 45 minuti/ 1 ora, altrimenti con pezzi di 8/10 minuti non ha molto senso. Tour comunque non sono in programma. Credo che il cambiamento avvenuto con “No Man’s Land” ci darà sicuramente l’opportunità di suonare in contesti nuovi e ci permetterà di farci conoscere e apprezzare da persone che in passato sarebbero scappate inorridite, così come ad altri vecchi fan questa svolta non andrà giù. Si guadagna da un lato e si perde dall’altro, chissenefrega: suoniamo per noi stessi, non per il popolo. Se piacciamo ad altri meglio, a me la nostra musica piace, idem ai miei due colleghi, quindi va bene così. Il resto del mondo può ascoltare i Blues Brothers, o mandare il curriculum a Wanna Marchi. O lavare i piatti. O rubare gli infissi dalle case cantoniere. O lanciare anatemi in tedesco dal balcone. Credo sia meglio che il resto del mondo dorma, che ne dici?

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