JOHN, THE VOID – Grigio introspettivo

Pubblicato il 20/12/2019 da

Autori di un disco che si fa ascoltare con piacere anche sulla lunga distanza e che ha fatto sì che una connotazione sempre più precisa del suono si facesse strada nella loro musica, i post-metaller friulani John, The Void si sono confermati appunto una realtà che sta canonizzando sempre di più la propria proposta. L’influenza delle band di riferimento è ancora lì, però, soprattutto con l’ultimo “III-Adversa”, il concept e forse l’essenza stessa del progetto hanno preso una forma sempre più definita, cosa che fa valere la pena di osservare da vicino le evoluzioni e di apprezzare l’attività del progetto. Dopo qualche mese dalla pubblicazione del suddetto album abbiamo avvicinato la band per scambiare due parole sulla strada percorsa fino ad ora.

CIAO RAGAZZI, FACCIAMO UN VELOCE RECAP PER I LETTORI: CHI SONO I JTV E COME SONO ARRIVATI SIN QUI?
– Ciao! I John, the Void prendono vita nel 2014 in Friuli, tra Pordenone e la Pedemontana, e dopo alcuni cambi di lineup e tre dischi all’attivo sono oggi un quintetto che suona qualcosa a cavallo tra post metal, sludge, atmospheric black metal e doom.

CI SPIEGHERESTE IL NOME DELLA BAND?
– Il nome ha in realtà delle origini piuttosto casuali, ed è uscito durante un brainstorming in cui il termine ‘void’ si è incontrato con ‘John Doe’ (che è un nome usato solitamente nel gergo giuridico per indicare un uomo la cui reale identità è sconosciuta), e quando John, the Void è uscito, per qualche oscuro motivo ha colpito tutti. Personalmente mi fa pensare molto ad un personaggio uscito da un racconto di H.P. Lovecraft! Inoltre è diventato il personaggio attorno al quale ruotano i concept dei nostri primi due dischi, in cui John, che è in grado di rivivere ogni momento ed emozione del suo passato, decide di rifugiarvisi abbandonando il presente, dimenticando però che il suo corpo è lì che decade, e quando se ne accorge, trasla nel futuro per bypassare la morte, con conseguenze non esattamente benevoli.

PARLIAMO DELL’ULTIMO USCITO, “III – ADVERSA”. COME LO DESCRIVERESTE IN POCHE PAROLE?
– “III-Adversa” potrebbe essere definito come un lungo flusso di coscienza e riflessione in cui dover abbracciare le proprie preoccupazioni, pensieri, tensioni, sensi di colpa e di impotenza nei confronti del destino e della nostra impossibilità nel poterlo cambiare, o nel poter ripristinare ciò che è stato perso.

CHE COSA RAPPRESENTA LA COPERTINA? DI COSA PARLANO LE LIRICHE?
– A differenza delle precedenti, le liriche di questo disco sono incentrate sulle inevitabili condizioni umane: il senso di impotenza contro il destino avverso, il senso di colpa, l’errore, l’amore ed il dolore che comporta la guerra per guadagnare un momento di pace. Sono un flusso di pensieri che esorcizzano e seppelliscono sotto il manto dell’accettazione stessa eventi dolorosi, passi falsi, silenzi, perdite, sconfitte, guerre, e che abbracciano l’inesorabile peso del destino e il suo corso indipendente dalla nostra volontà. In questo senso ci siamo innamorati delle fantastiche foto di Marco Ragaini che ci hanno trasmesso esattamente il mood, la disperazione e la sacralità del concept.

QUALI MAGGIORI DIFFERENZE AVETE RISCONTRATO RISPETTO AL VOSTRO PRECEDENTE LAVORO? SIA IN TERMINI DI APPROCCIO ALLA COMPOSIZIONE CHE DI RESA FINALE.
– Pensiamo che, sia a livello musicale che di concept, questo lavoro abbia assunto una dimensione ed uno spettro emotivo più ‘umano’ e meno centrato su sonorità e visioni allucinanti e futuristiche che erano tipiche dei lavori precedenti; le tinte sci-fi hanno assunto toni più grigi, ad una certa cupa pesantezza è stata contrapposta una carica emotiva più malinconica e solenne. A livello di composizione credo sia stata rilevante l’attenzione per i dettagli che abbiamo voluto considerare, ed il cercare di creare una narrazione generale durante il disco. “III-Adversa” inoltre è stato registrato e mixato dal nostro chitarrista Marco, che assieme a Tommaso (che ha curato il master) forma YourOhm Studio. Quindi in fase di registrazione e produzione ci siamo presi tutto il tempo per provare e testare diversi suoni, armonizzazioni, sfumature e soluzioni.

RISPETTO A “II” SU QUESTO NUOVO DISCO VI E’ UN MAGGIOR DINAMISMO, SECONDO ME, COME SE IN EFFETTI SI FOSSE VOLUTA RICREARE UNA SCALA DI GRIGI CON VARIE TONALITÀ RISPETTO AL COLOR PIOMBO DOMINANTE IN PRECEDENZA. COME LA VEDETE VOI?
– Siamo perfettamente d’accordo. Abbiamo voluto approfondire questo aspetto delle nostre influenze e dei nostri istinti pur mantenendo una pesantezza di fondo. Dopo due dischi sullo stesso tiro avevamo la necessità di provare altri spunti e maggiori sfumature derivanti dagli ascolti assimilati. Sicuramente anche il cambio di concept ha in qualche modo indirizzato un cambio di approccio strumentale.

È PASSATO QUALCHE MESE DALLA PUBBLICAZIONE, COSA CAMBIERESTE RIASCOLTANDOLO?
– Il fatto di seguire personalmente ogni aspetto del disco (dalla registrazione alla grafica) è di per sé molto bello, perché ti lascia libero di muoverti, ma forse ha finito per creare ogni tanto un’eccessiva ossessione e mania di perfezione in noi. Siamo persone molto pignole, e forse in certi momenti ci siamo fatti sopraffare da questo aspetto. A tal proposito, sarebbe stato curioso lavorare con un collaboratore esterno, che magari ci avrebbe dato dei limiti e degli spunti diversi dai nostri.

COME SONO I FEEDBACK?
– Per ora possiamo dire che il disco è stato davvero ben accolto e ne siamo lusingati, specialmente in sede live l’impressione è stata quella di riuscire a trasmettere qualcosa di forte. Tutto questo è fantastico.

COME SI STA EVOLVENDO IL VOSTRO SUONO, SECONDO VOI?
– Fino ad ora abbiamo esplorato diverse sfumature di ciò che ci piace, dallo sludge più oscuro al black più atmosferico, da sonorità claustrofobiche ad aperture drammatiche, e credo che nel prossimo futuro affronteremo delle nuove soluzioni in direzioni più estreme e dinamiche, cercando sempre di equilibrare tutti gli elementi e le attitudini di tutti noi, sperando di poter creare qualcosa che possa definirsi ‘nostro’. Di sicuro stiamo andando verso una maggiore sintesi nelle strutture e maggiori contrasti tra parti molto lente e parti molto veloci.

CHE PIANI FUTURI CI SONO PER I JOHN, THE VOID?
– Al momento stiamo scrivendo già del nuovo materiale, piuttosto differente dall’ultimo, e stiamo pianificando di fare un piccolo tour a maggio dell’anno prossimo assieme ai The Haunting Green, nonché qualche data in più durante l’inverno (ogni aiuto è gradito!). Saremo il 27 dicembre al Bocciodromo a Vicenza dove condivideremo il palco con i Messa. Inoltre da poco è uscito un video live inedito di “Cursed”, estratto dal concerto all’Astro Club con i The Secret, dove avevamo presentato appunto il nuovo album.

DOVE VI VEDETE FRA CINQUE ANNI, MUSICALMENTE PARLANDO?
– Speriamo di divertirci (e deprimerci!) ancora assieme e di trovare delle nuove ispirazioni per provare ad evolverci ancora. Ogni disco per noi è un grosso parto che comporta una grossa movimentazione di energie e di stress, e quando lo chiudiamo la sensazione è quella di aver dato tutto e non avere più niente da dire. Eppure poi qualcosa scatta e ci fa rimettere in moto con nuovi input. Speriamo che questa miccia si riaccenda a lungo, parallelamente alle nostre vite lavorative e i vari progetti personali.

COME DESCRIVERESTE LA VOSTRA MUSICA IN TRE PAROLE?
– Pesante, introspettiva e grigia.

I VOSTRI MAGGIORI ISPIRATORI?
– La lista sarebbe immensa credo, anche per tutte le singole differenze di gusti e background. Sicuramente però dobbiamo moltissimo al post metal, al black metal ed al doom, nonché a certa elettronica. Abbiamo visto che la tendenza più comune è quella di inserirci ed accostarci alla scia dei Cult of Luna.

COM’È LA VOSTRA CITTÀ, CI SONO LOCALI, SI SUONA FACILMENTE?
– La nostra città è lo stereotipo della provincia, della città che non si forma del tutto e rimane paese. I locali chiudono uno dopo l’altro, quindi le possibilità di suonare in loco sono poche ed in mano ai pochi che resistono. Doveroso citare posti del triveneto come Cas*Aupa, Tetris, Astro Club e Spazio Zero che ci hanno sempre accolti con gioia.

DESCRIVETE LA VOSTRA MIGLIOR DATA FINORA.
– Sicuramente tre date ci sono rimaste nel cuore: una fu la nostra prima data, a Cas*Aupa con i nostri amici Buioingola, una a Brunico con i Fleshgod Apocalypse, ed una recente data nella nostra città natale con Dargolad e The Haunting Green, organizzata dai ragazzi del Map. Le portiamo nel cuore perché la situazione umana creatasi è stata stupenda, ed ha influito sulla nostra performance senza dubbio.

A CHI DOVREBBERO PIACERE I JOHN, THE VOID? CHI È IL VOSTRO PUBBLICO?
– Forse a chi non è orientato in maniera estremamente precisa verso un solo certo tipo di metal, a chi apprezza anche dei momenti di decompressione, e a chi soffre, presumiamo! (ridono NdR). Il nostro pubblico è discretamente eterogeneo per età e gusti e questo è molto gratificante.

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