JUDAS PRIEST – Custodi della fede heavy metal

Pubblicato il 03/08/2026 da

Se state leggendo queste pagine, un nome come quello dei Judas Priest non dovrebbe aver bisogno di presentazioni: da cinquant’anni simbolo dell’heavy metal mondiale, il gruppo inglese ha scritto alcuni dei capolavori nonchè capisaldi del genere tutto, e a settembre tornerà in Italia per il “Faithkeepers Tour”, a distanza di due anni dall’uscita dell’ultimo album “Invincible Shield” (ancora una volta attestazione dell’incredibile stato di forma della formazione di Birmingham), questa volta in compagnia dei Nevermore (che presenteranno la nuova line-up), per quelle che si preannunciano già da ora come date speciali.
Per l’occasione abbiamo raggiunto telefonicamente il chitarrista Richie Faulkner, dal 2011 in formazione e il cui talento alla sei corde è più che consolidato, per alcune domande sull’imminente tour, sulla sua storia di chitarrista, ed anche sulla nuova uscita degli Elegant Weapons, progetto in cui milita insieme anche a componenti di Uriah Heep e Accept. A voi il resoconto della chiacchierata.

Judas Priest – Ferrara Summer Festival – 2 luglio 2025 – Foto David Scatigna

INIZIAMO PARLANDO DELLE VOSTRE PROSSIME DATE. COME MAI AVETE DECISO DI FARE QUESTO GIRO DI CONCERTI? SIETE ENTUSIASTI DI TORNARE NEL NOSTRO PAESE?
– Certamente! C’è sempre qualcosa di speciale nei paesi ‘caldi’ come Italia, Grecia, Spagna. Abbiamo sempre avuto un rapporto speciale con i fan italiani (che ovviamente, per gli altri membri del gruppo, è iniziato cinquant’anni fa). Diversi di questi ci seguono dall’inizio, sono sempre molto appassionati, anche con questo caldo! Come sai siamo nel bel mezzo di un’ondata di calore e penso che si farà sentire ancora di più quando arriveremo, ma aspettiamo con ansia di tornare e suonare per voi.

MI AUGURO CHE PER ALLORA NON FACCIA PIÙ CALDO DI COSÌ. PARLANDO NELLO SPECIFICO DEL VOSTRO SET, COME SARÀ COMPOSTO IL VOSTRO REPERTORIO? SO CHE TI PIACEREBBE SUONARE DEI PEZZI VECCHI COME “ISLAND OF DOMINATION” O ALTRO MATERIALE DEGLI ANNI ’70…
– L’ultima volta che siamo stati in tour è stata per promuovere l’ultimo disco, “Invincible Shield”, e per il trentacinquesimo anniversario di “Painkiller”. La scaletta era quindi molto incentrata su questi due dischi. Questa volta faremo in maniera diversa e sarà più variegata, includendo anche delle canzoni che i nostri fan amano, spaziando dal primo fino all’ultimo album senza concentrarsi su un periodo in particolare.
Non ci siamo detti “dobbiamo fare più questo o quest’altro disco”, ci interessava unicamente mettere insieme una bella scaletta che divertisse le persone, per celebrare insieme i Judas Priest, l’heavy metal, l’estate.

TRA TUTTE LE CANZONI DEI JUDAS PRIEST, QUALI VORRESTI SUONARE IN PARTICOLAR MODO?
– È una bella domanda. So che Andy (Sneap, ndr) vorrebbe suonare “Island of Domination”. Nell’ultimo tour non suonammo ad esempio “The Sentinel” o “Metal Gods”, e mi piacerebbe che tornassero in scaletta. O anche “Victims Of Changes” e “Beyond The Realms of Death”, che è qualche anno che non suoniamo.
Non abbiamo piani al momento, penso che faremo delle prove e vedremo come possono girare nella dinamica di un concerto dei Priest. Poi vedremo come sarà quando saremo in giro: fin quando non sei on the road non puoi sapere come risulterà la setlist.
Ci potrebbero essere occasioni dove avremo magari un po’ di tempo in più e potremmo inserire qualche altro pezzo, ma non lo sai mai come può risultare fino a quando non sei sul palco. Ci sono delle cose che sai che funzionano sempre: quando iniziamo con “Electric Eye” o “Rapid Fire”, ad esempio, le persone vanno in visibilio. Ma non puoi mai sapere come risulterà una scaletta nella sua interezza fino a quando non la provi per intero davanti al pubblico.

IL GRUPPO CHE APRE LE VOSTRE DATE SONO I NEVERMORE. VEDI IN JEFF LOOMIS UN PUNTO DI RIFERIMENTO PER IL MODO IN CUI SUONI?
– Jeff è un mago con la chitarra! Sicuramente uno che può essere d’ispirazione. Sia lui che gli altri ragazzi sono fantastici! Sono un ottimo gruppo di apertura del quale ci riteniamo fan, e siamo contenti che loro siano a loro volta fan dei Priest. Per me, da chitarrista, è importante avere uno come lui vicino, che ha senza dubbio ispirato una nuova generazione di musicisti.

RIMANENDO SUL TEMA: SE DOVESSI SCEGLIERE UNA O DUE CHITARRE CHE POSSONO IN QUALCHE MODO ‘RIASSUMERE’ IL TUO PERCORSO NEI JUDAS PRIEST, QUALI SCEGLIERESTI?
– Se dovessi scegliere una o due chitarre per suonare tutto il set dei Priest ti direi la Flying V blue col Floyd Rose e il whammy bar. Avevo anche un’altra Flying V Custom ma senza whammy bar che però ho tenuto solo per pochi anni. Era una delle mie preferite.
Potrei anche citare la Les Paul, ne ho una bianca che non tocco da un po’ e ne ho anche una blu. Ti potrei quindi fare questi due nomi: sono delle grandi chitarre, affidabili e suonano anche abbastanza diverse tra loro, svolgono funzioni diverse in quanto una ha il ponte mobile e l’altra no.

QUANDO HAI INIZIATO A SUONARE LA CHITARRA, QUALI SONO STATE LE PRIME CANZONI DEI PRIEST CHE HAI IMPARATO?
– Ottima domanda! Quando ero più giovane conoscevo già pezzi come “Breaking The Law” o “Living After Midnight” ed è ottimo vedere su youtube dei ragazzi più giovani che le suonano, che iniziano a suonare la chitarra con pezzi più facili come quelli e che aiutano i principianti a crescere.
Ero in delle band, quando ero più giovane, e suonavamo diversi pezzi di Deep Purple, Iron Maiden, Jeff Beck e anche dei Judas Priest, in cui tra le altre cose proponevamo, oltre alle canzoni già menzionate, anche “Hell Bent For Leather” e “You Got Another Thing Comin’”. Queste sono state le prime che ho imparato per intero e ho iniziato a suonare nel contesto di una band, ma potrei anche citare alcuni pezzi come “Victim of Changes”.
Ci sono poi altri brani che suoniamo spesso con i Priest come “The Sentinel” o “Painkiller”, che hanno poi diverse insidie e non è banale riprodurre esattamente come sono state concepite. È sempre una sfida ricreare la giusta atmosfera di pezzi composti anche cinquant’anni fa.

PENSI CHE IL RECENTE SVILUPPO TECNOLOGICO POSSA ESSERE D’AIUTO PER I GIOVANI MUSICISTI, PER ESSERE PIÙ PERSONALI? UNA VOLTA SI PROCEDEVA MOLTO DI PIÙ PER TENTATIVI ED ERRORI: NON C’ERANO I TUTORIAL DI YOUTUBE E MOLTI CHE CERCAVANO DI IMITARE AD ESEMPIO RITCHIE BLACKMORE (PER FARE UN NOME) HANNO POI SVILUPPATO COSÌ UN PROPRIO STILE.
– È veramente un’ottima domanda. Questo riguarda anche il modo in cui i ragazzini oggi si relazionano alla tecnologia in generale. Noto che molti hanno più paura di commettere errori, di essere visti su internet e diventare un meme. Come dici tu è importante imparare dai propri errori, e io stesso continuo a progredire anche facendo errori. Anche io che suono con i Judas Priest ogni tanto sbaglio, ma è il modo migliore per imparare.
Allo stesso tempo, oggi c’è molto più materiale rispetto a quando ero più giovane. Allora c’erano solo i dischi: li ascoltavi e cercavi di copiare. Oggi c’è molta più conoscenza diffusa. Ma io credo che molto lo faccia il suonare con le persone, stare insieme, fare errori e riprovare continuamente. È ancora importante per me quando hai un cantante, un bassista, un batterista, ci si vede insieme, si suona e ognuno impara dall’altro.
Glenn Tipton (chitarrista e membro storico dei Judas Priest, ndr) una volta mi disse che quando era più giovane amava Rory Gallagher: cercava in ogni modo di capire come suonasse, ma non riusciva a trovare le note giuste.
Era frustrato per non riuscire a suonare come lui, fino a quando non realizzò di star imparando a suonare come Glenn Tipton stesso. Quello è stato il valore. Quello è ciò che ti rende unico, è quello che c’è da imparare. È giusto essere frustrati perché è quello che ti permette di crescere e provare sempre di più.

RIGUARDO IL TUO PROGETTO ELEGANT WEAPONS, COME STA ANDANDO LA PROMOZIONE DEL NUOVO DISCO “EVOLUTION”?
– Veramente bene! Sono contento che le persone lo stiano apprezzando! Credo che mi vedrò prossimamente con gli altri ragazzi del gruppo, dopo queste date con i Judas Priest vorrei concentrarmi sugli Elegant Weapons e fare delle date con loro. Speriamo di poter tornare anche in Italia!

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