JUSTIN SULLIVAN – Uno schivo poeta dell’esistenza

Pubblicato il 30/06/2021 da

Justin Sullivan non è un musicista che ha ancora molto da dimostrare. A sessantacinque anni compiuti, con oltre quarant’anni di carriera (ancora in corso) con i suoi New Model Army, ha scritto pagine importanti della storia musicale, lasciando il segno in generi come il post-punk, la new wave, l’alternative rock, senza mai rinunciare a un tocco personale e a una vena compositiva profonda e poetica – ben esemplificata dai suoi testi.
Quest’anno, complice la pandemia e l’impossibilità di lavorare con la sua band ‘madre’ ha raccolto vecchie idee e uno stuolo di amici, per quanto a distanza, per offrire ai fan il suo secondo album solista. Un lavoro molto più eterogeneo del precedente, ma del resto, come ammette candidamente, sono passati diciott’anni da quel primo disco. E dalle poche, stringate parole che ci ha rivolto, non ha di certo perseguito intenti commerciali o incredibili novità: “Surrounded” è il diario di un uomo e di un musicista maturo; forse non perfetto, proprio come la vita di ciascuno di noi, ma in grado di toccare anche tasti profondi in diversi episodi.

SONO PASSATI DICIOTTOANNI DAL TUO PRECEDENTE ALBUM SOLISTA. QUALI SONO LE PRINCIPALI DIFFERENZE TRA QUESTI DUE LAVORI, E COME HAI CAPITO CHE ERA IL “MOMENTO GIUSTO” PER REGISTRARE MATERIALE NUOVO?
– “Navigating By The Stars” era quasi un concept sul tema del mare, e a parte il sottoscritto c’era stata una sola persona coinvolta in fase compositiva (il produttore Ty Unwin). Questa volta ci sono molti musicisti che hanno contribuito in modo diverso – per quanto tutti a distanza, che è stata una cosa strana. Le canzoni e le atmosfere sono più eclettiche, del resto sono più vecchio di diciotto anni (ride, ndr). Mi sembrava il momento giusto, dato che con il lockdown la band era ferma e mi sono trovato da solo, sul divano, con una chitarra in mano.

QUAL È IL SIGNIFICATO DIETRO IL TITOLO DEL DISCO? COSA FA SENTIRE TE, O LA SOCIETÀ, ‘CIRCONDATO’?
– Siamo tutti circondati, in ogni momento, da altre persone, dalla natura, da spiriti, fantasmi, divinità e idee, semplicemente.

LA STORIA DELLE ESPLORAZIONI POLARI TRA IL 1800 E IL SECOLO SCORSO È MOLTO AFFASCINANTE, QUINDI TI CHIEDEREI DI PARLARCI DEL TESTO DI “AMUNDSEN” E DI QUESTA PASSIONE.
– Mio nonno, di cui parla l’ultimo verso del brano, era canadese, e ha dedicato tutta la sua vita all’amore per le sterminate e innevate distese del Grande Nord, scrivendo anche dei libri. Purtroppo è morto prima che io nascessi, ma quei paesaggi hanno occupato buona parte della mia immaginazione mentre crescevo. La storia delle esplorazioni (ant)artiche sono state per me un’enorme fascinazione. Crescendo in Inghilterra mi è stato insegnato che Scott fu un eroe, anche se col passare degli anni ho scoperto che Amundsen o Shackleton erano uomini ancora più ammirevoli e personaggi affascinanti.

SEI SEMPRE STATO APPREZZATO PER LA PROFONDITÀ E LA COMPONENTE POETICA DEI TUOI TESTI. COSA CI PUOI RACCONTARE DEI TEMI RACCHIUSI DIETRO LE ALTRE CANZONI? DA COSA PRENDI ISPIRAZIONE, O QUALI SONO I TUOI MODELLI, QUANDO SCRIVI I TUOI BRANI?
– Sono cresciuto ascoltando qualunque tipo di compositore, sempre attirato principalmente dai testi che raccontano storie o evocano immagini, come brevi film. Non sono mai stato molto interessato a testi astratti che mi raccontano cosa passa nella testa dell’autore. Come tutti coloro che scrivono tengo dei taccuini in cui annoto idee, un paio di righe, alcune pagine o interi componimenti, a volte; sono storie che mi raccontano, qualcosa che mi succede, cose che ho letto. Quando arriva il momento di comporre un disco, semplicemente sfoglio i taccuini e trovo cose interessanti.

COSA CI PUOI DIRE DEGLI ALTRI MUSICISTI PRESENTI SUL DISCO? COME LI HAI COINVOLTI?
– Sono tutti amici o persone che conosco, gli ho semplicemente scritto e chiesto se avevano piacere di contribuire al disco. E non ho fatto altro che ricevere via mail tutte le varie parti che poi ho assemblato!

SEI IN GIRO DA QUASI QUARANT’ANNI, ORMAI, DURANTE I QUALI HAI TOCCATO STILI MUSICALI DIFFERENTI, OLTRE AD AVER OSSERVATO MOLTI CAMBIAMENTI, SIA NEL MONDO DELLA MUSICA, CHE NEL MONDO STESSO. TEMI CHE, POI, HANNO SEMPRE TROVATO POSTO NEI TUOI TESTI. QUALI SONO LE TRASFORMAZIONI PIÙ RILEVANTI CHE HAI NOTATO, E IN CHE MODO HANNO INFLUENZATO IL TUO RAPPORTO CON LA MUSICA?
– Oh, amo la musica sempre di più. Dà un senso al mondo anche quando nient’altro sembra averne. Ho chiaramente osservato tutti i grandi cambiamenti avvenuti nel modo di gestire questo ‘business’, ma non gli ho mi dato molta attenzione. Trovo molto facile separare la componente economica dalla musica vera e propria, per me non sono nemmeno legati.

“THE LOVE OF HOPELESS CAUSES” È UNO DEI VOSTRI DISCHI PIÙ FAMOSI, E POCO DOPO L’USCITA DI QUELLO HAI FONDATO LA TUA ETICHETTA PERSONALE. DUE ELEMENTI CHE MI VIENE NATURALE LEGARE ALLA TUA ATTITUDINE VERSO LA SOCIETÀ E IL BUSINESS MUSICALE. COSA DEFINISCE, SECONDO TE, L’INDIPENDENZA DI UN ARTISTA? QUANTO È IMPORTANTE L’OSSERVAZIONE DELLA SOCIETÀ, O UN APPROCCIO ‘POLITICO’, PER TE?
– Io osservo la società come chiunque altro, e qualche volta mi viene voglia di scrivere testi a riguardo. Ma solo se ho qualcosa di interessante da dire, e provando a non scrivere la stessa canzone più volte. Siamo ‘indipendenti’ perché non cerchiamo di assecondare nessuno, a parte noi stessi, e scriviamo sempre brani che noi pensiamo siano ottimi. Non ci siamo mai preoccupati molto della popolarità, finché abbiamo un posto dove vivere e abbastanza cibo, non ci serve molto altro.

SEI ANCORA UN ASCOLTATORE DI MUSICA CURIOSO?
– Sì, ascolto ancora di tutto. Il mio ascolto principale è FIP, una radio francese che offre un mix assolutamente variegato di musica di ogni genere, 24 ore su 24, e nel 90% dei casi è musica che non ho mai sentito prima!

CON I NEW MODEL ARMY SIETE ANCORA MOLTO ATTIVI DAL VIVO. A PARTE CHIEDERTI SE HAI GIÀ IN PROGRAMMA UN TOUR, CON LORO O DA SOLO, VORREI SAPERE COME TI APPROCCI AI LIVE. SONO LA PARTE CHE PREDILIGI DELLA TUA VITA DA MUSICISTA, O PREFERISCI LAVORARE IN STUDIO?
– Ho sempre amato andare in tour, ma devo ammettere che nell’ultimo anno e mezzo non mi è mancato come immaginavo. Prima trovavo il tempo passato in studio a registrare incredibilmente pesante, frustrante, persino stressante, ma recentemente mi diverte molto. Forse perché l’attuale line-up dei New Model Army è molto coesa e creativa, e abbiamo trovato un tema di produttori, ingegneri del suono, ecc. che capiscono le nostre intenzioni e il nostro modo di lavorare.

CHE ALTRI PROGRAMMI HAI PER IL FUTURO, DA SOLISTA O CON I NEW MODEL ARMY?
– Non facciamo mai molti programmi, e ovviamente in questo momento è ancora più difficile. L‘unica cosa che posso dirti con certezza è che ci sarà altra musica!

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