KADAVAR – Berlino mon amour

Pubblicato il 19/12/2015 da

Un’opera densa e ricca di dettagli come “Berlin” conferma che i Kadavar non sono un’abbagliante meteora, ma un’autentica certezza che sta riscuotendo meritatamente ampi consensi tra gli appassionati del rinato ‘classic rock’. Le numerose esibizioni dal vivo avvenute sui palchi di mezzo mondo hanno ulteriormente cementato una credibilità guadagnata sin dagli esordi. Ai nostri microfoni ospitiamo il batterista Christoph Bartelt, il quale dimostra a più riprese un amore viscerale nei confronti della città di Berlino. Il suo modo di porsi inizialmente serioso, assume una piega decisamente più confidenziale ed ironica nel corso della nostra conversazione, da cui emerge una personalità composta da molteplici sfaccettature e da un’innata passione nei confronti della buona musica.

kadavar - band - 2015

BENVENUTO SULLE NOSTRE PAGINE VIRTUALI, CHRISTOPH! TI VA DI RACCONTARE BREVEMENTE LA STORIA DEI KADAVAR AI NOSTRI LETTORI?
“Certamente! Ci siamo conosciuti per caso nel 2010 ed abbiamo iniziato a suonare insieme in sala prove, cercando di concretizzare al meglio la nostra visione della musica rock. Un paio d’anni dopo è stato pubblicato il nostro omonimo album di esordio ed in seguito, grazie al successo di ‘Abra Kadavar’, abbiamo avuto la possibilità di intraprendere un lungo tour in giro per il mondo”.

COSA RAPPRESENTA PER VOI UNA CITTA’ COME BERLINO, VISTO CHE LE AVETE ADDIRITTURA DEDICATO IL TITOLO DEL VOSTRO NUOVO ALBUM?
“Berlino è molto più che una semplice metropoli, in quanto ci sentiamo profondamente legati a quella città. E’ un luogo molto stimolante dove vivono un sacco di ragazzi come noi che amano la musica o più in generale sono veramente interessati al lato artistico delle cose”.

COME SI E’ SVOLTO IL PROCESSO DI REGISTRAZIONE DI “BERLIN”?
“Verso la metà di gennaio di quest’anno abbiamo iniziato a scrivere le nuove canzoni, dopo aver terminato un tour in Europa che è durato circa due mesi. Tra una data e l’altra ci sentivamo troppo stressati per metterci al lavoro, perciò abbiamo deciso di sfruttare le vacanze natalizie per ricaricare le batterie. La scelta di fare le cose con calma ci ha premiato, perché le idee sono venute fuori spontaneamente e nel mese di aprile ci siamo ritrovati in sala di incisione, per realizzare il nostro terzo studio album”.

IN GENERE, COME NASCE UNA CANZONE DEI KADAVAR?
“Cerchiamo sempre di lavorare duramente su ogni singolo brano, allo scopo di trasmettere esattamente ai nostri ascoltatori ciò che ci passa per la testa. Crediamo dunque sia fondamentale far fluire liberamente le idee di ogni componente, per poi fonderle in qualcosa di unico e speciale. Christoph (Lindemann, il cantante, ndR) si occupa della maggior parte delle liriche, mentre io concentro gran parte dei miei sforzi sull’aspetto prettamente musicale”.

C’E’ UN BRANO IN PARTICOLARE AL QUALE TI SENTI PIU’ LEGATO?
“Scelgo indubbiamente ‘Pale Blue Eyes’, perché rappresenta un’istantanea di ciò che significa per me Berlino. Questa canzone racchiude le nostre esperienze personali, le nostre emozioni e la nostra crescita come gruppo musicale. In qualche modo racconta anche la breve ma intensa storia dei Kadavar”.

QUALE RUOLO GIOCA UNA COPERTINA COSI’ PARTICOLARE E COME SI RAPPORTA ALLA MUSICA CONTENUTA ALL’INTERNO DELL’OPERA?
“L’immagine di copertina fotografa esattamente ciò che per noi rappresenta Berlino e abbiamo cercato di catturarne gli aspetti principali riflessi negli occhiali di un’ipotetica turista. Chiaramente, ognuno può avere una prospettiva differente e personale di una città a cui si sente profondamente legato e siamo felici aver condiviso con i fan il nostro punto di vista”.

COME MAI AVETE DECISO DI REINTERPRETARE IL BRANO ‘REICH DER TRAUME’ DI CHRISTA PAFFGEN, IN ARTE NICO?
“L’idea iniziale era quella di concludere il disco con un brano cantato in lingua tedesca, per conferire un ulteriore tributo ad una città che amiamo alla follia. Il problema principale è nato durante la scelta della canzone in questione, in quanto non è affatto facile far apprezzare a tutti una lingua oggettivamente poco musicale come la nostra. Alla fine ci siamo trovati tutti d’accordo ed entusiasti per ‘Reich Der Traume’, un esempio strepitoso dell’estro creativo di un’artista straordinaria”.

QUAL E’ IL MOTIVO CHE HA SPINTO IL BASSISTA PHILIP LIPPITZ A LASCIARE I KADAVAR?
“I problemi con Philip sono iniziati alla fine delle registrazioni di ‘Abra Kadavar’ e si sono amplificati a dismisura durante il relativo tour promozionale. Siamo giunti alla conclusione che lui non aveva più intenzione di rimanere nel gruppo, l’unica soluzione fattibile è stata quella di separarci”.

DUE PAROLE SUL SUO SOSTITUTO, SIMON BOUTELOUP?
“Il rapporto umano con Simon è sempre stato magnifico sin dai tempi del nostro esordio discografico, in quanto abbiamo condiviso parecchie date dal vivo quando suonava nei The Oath e siamo rimasti buoni amici. Quando ci siamo separati da Philip, lui è stato la nostra prima scelta, sia perché è un ottimo musicista, sia perché ci sono notevoli affinità artistiche”.

COME HAI SVILUPPATO NEL TEMPO IL TUO STILE NEL SUONARE LA BATTERIA?
“Questa è una buona domanda (ride, ndR). ‘Berlin’ è stato il primo album in cui ho dato precedenza al groove, lasciando in secondo piano la tecnica e credo che tu lo possa notare mettendo a confronto i miei lavori precedenti”.

QUALI SONO I MUSICISTI CHE TI HANNO SPINTO A PRENDERE LE BACCHETTE IN MANO?
“Ginger Baker, il batterista dei Cream. E’ una persona stravagante, ma il suo spessore artistico non si discute. Il suo modo di suonare è ad oggi unico ed inimitabile, è riuscito a fondere l’eleganza del jazz con l’irruenza del rock”.

QUALI DISCHI TI HANNO SPALANCATO LE PORTE ALL’HARD ROCK E ALL’HEAVY METAL?
“Potrà suonare divertente, ma sono stati proprio i The Beatles! Li ho ascoltati sin da bambino, ma solo in tarda adolescenza ho avvertito la necessità di avvicinarmi ad un suono più spesso e corposo”.

CI PUOI SVELARE I FUTURI PIANI DELLA BAND?
“Al momento ti posso solo dire che gireremo il mondo in tour per almeno un paio d’anni. Suoneremo in Nord America, in Sud America e in Europa, però putroppo al momento non sono previste date in Italia. Faremo di tutto per esibirci al più presto dalle vostre parti”.

CON QUALI GRUPPI TI PIACEREBBE ANDARE IN TOUR E, PER UN MOTIVO O PER L’ALTRO, NON NE HAI MAI AVUTO L’OCCASIONE?
“Oh cazzo, non ti so proprio rispondere (ride, ndR). Anzi, sì, esiste una band con la quale mi sarebbe piaciuto condividere il palco, ma purtroppo non è oggettivamente possibile: gli MC5! Magari nella prossima vita”.

 

 

 

0 commenti
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti dagli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.