KALEDON – Tra il Bene e il Male

Pubblicato il 04/07/2017 da

Come se la passa il power metal italiano di questi tempi? Abbastanza bene, stando alle numerose release che stanno affollando il panorama del genere in questi mesi. Tra le varie band non si possono non citare i Kaledon, storica formazione che da anni calca le nostre scene tra luci e ombre. L’uscita dell’ultimo “Carnagus – Emperor Of The Darkness”, un disco di buonissima fattura, ha riportato la band all’onore delle cronache per una serie di motivi che vanno dal cambio di line-up alla scelta di raccontare sotto una luce diversa le storie dei dischi scritti da Alex Mele. È proprio con lo storico fondatore della band che abbiamo avuto il piacere di scambiare un paio di chiacchiere, per una intervista che non si è focalizzata solo sulle storie dei dischi, ma anche sulle sonorità e sul cambiamento che suonare power negli anni Duemila comporta per una band storica.

 

CIAO ALEX E BENVENUTO SULLE PAGINE DI METALITALIA. PER PRIMA COSA VORREMMO CHIEDERTI COME MAI, DOPO UN PERSONAGGIO POSITIVO COME ANTILLIUS, HAI DECISO DI PARLARE INVECE DI UN MALVAGIO COME CARNAGUS.
“Ciao, grazie per lo spazio che mi concedete! Onestamente non c’è nessuno criterio logica per la scelta del personaggio di turno, probabilmente solo perché è la controparte di Antillius e quindi, molto importante”.

I CONCEPT DI QUESTA NUOVA SAGA, CHE FINO AD OGGI COMPRENDONO TRE PERSONAGGI, SONO COLLEGATI TRA DI LORO?
“Ogni singolo album dei Kaledon è collegato. Ho scritto la ‘Legend Of The Forgotten Reign Saga’, composta da sei capitoli. Dal primo al sesto album, cioè da ‘Chapter 1’ del 2002 a ‘Chapter 6’ del 2010, abbiamo trattato un capitolo della saga per ogni album, dopo ho iniziato a raccontare gli stessi fatti, però non più dal punto di vista del narratore, ma dal punto di vista di un singolo personaggio. Per cui vuol dire che la storia è la stessa, però con punti di vista diversi”.

CI SIAMO ACCORTI DI COME IL SOUND DI QUESTO DISCO SIA MOLTO PIÙ DURO RISPETTO AL PASSATO. È STATA UNA SCELTA COMPOSITIVA O LE COSE SONO ANDATE NATURALMENTE IN QUEL VERSO?
“La musica dei Kaledon, segue i sentimenti, le sensazioni e tutto quello che gira intorno al concept. Per cui, siccome in questo caso è stato trattato un personaggio cattivo, anche a musica è cattiva. Se ci fate caso, non abbiamo mai fatto due dischi uguali. O meglio… il filone principale può essere quello, però abbiamo toccato molti generi diversi, dall’hard rock fino ad oggi che – boh – che genere è secondo te? (ride ndR)”.

NONOSTANTE I SUONI PIÙ CUPI NON HAI COMUNQUE RINUNCIATO AL VIRTUOSISMO TIPICO DELLA MUSICA DEI KALEDON: È STATO DIFFICILE CONIUGARE IN UN DISCO QUESTI DUE ASPETTI?
“Onestamente no: è vero che i suoni sono più duri e cupi, però il mio modo di suonare (ad esempio) un assolo di chitarra, è rimasto invariato, idem per le tastiere ed il resto. Ritengo quindi che sia solo una naturale evoluzione della band”.

È STATA MOLTO INTERESSANTE L’IDEA DI METTERE UNO SCREAM SU “TELEPATHIC MESSAGES”. CI DICI CHI SI CELA DIETRO AL MICROFONO E COME MAI HAI FATTO QUESTA SCELTA?
“Per questioni di storia, serviva una voce del genere, e quindi la scelta è ricaduta naturalmente sul nostro amico James Mills degli inglesi Hostile. Abbiamo fatti molte date insieme nel corso del anni e quindi la scelta è stata ovvia”.

CI RACCONTI COME MAI LA SCELTA DEL NUOVO CANTANTE È RICADUTA SU MICHELE GUAITOLI?
“Tra la fine del 2014 e la metà del 2015, abbiamo ascoltato ed analizzato moltissimi provini, credo più di 50. Michele è stato semplicemente il più preparato! Oggi non basta solo essere bravo, servono delle caratteristiche tecniche/compositive/esecutive, che solo lui aveva. Oggi se non sei autosufficiente nel mondo della tecnologia sei automaticamente tagliato fuori. Lui, oltre ad essere un validissimo cantante, è anche un produttore ed insegnante di canto quindi… È stata la scelta perfetta per noi”.

LA PRODUZIONE DI SIMONE MULARONI HA SICURAMENTE DATO UN QUALCOSA IN PIÙ AL DISCO. CI RACCONTI COME È STATO LAVORARE CON LUI?
“Semplicemente fantastico, iper-velocissimo, unico! Un ennesimo salto di qualità per noi”.

VENENDO A QUESTIONI PIÙ BUROCRATICHE: COME PROCEDE LA COLLABORAZIONE CON LA NUOVA ETICHETTA DISCOGRAFICA?
“Per adesso sembra ok, ma sai… in questi ambiti ho imparato che è meglio non sbilanciarsi mai. Oggi funziona e domani potrebbe succedere qualcosa che ti fa girare le scatole, per cui mi limito a dire: per adesso sta funzionando. Vedremo cosa riserverà il futuro!”.

AVETE IN PROGRAMMA DI FARE QUALCHE DATA ALL’ESTERO? PUOI ANTICIPARCI QUALCOSA?
“Sicuramente ci stiamo pensando. Tutto dipenderà dalle condizioni che ci verranno offerte! Cercheremo di fare quanto più possibile”.

COME FAI, DOPO TUTTI QUESTI ANNI, A TROVARE ANCORA ISPIRAZIONE PER SCRIVERE CONCEPT PER I KALEDON?
“Fortunatamente il concept ‘padre’ esiste dal 1997 circa, per cui oggi devo solo scegliere quale parte approfondire e poi la butto giù! La cosa ovvia è che tutto si fa per pura passione e voglia di fare. Sono molto sincero dicendo che, se partissi oggi, non avrei di certo l’entusiasmo ed ispirazione che avevo 20 anni fa, anzi, forse oggi come oggi non partirei più con un progetto impegnativo come questo!”.

DATO CHE SEI UN MUSICISTA STORICO DELLA SCENA ITALIANA, MA SOPRATTUTTO UN SUONATORE NAVIGATO DI POWER METAL, VOLEVAMO CHIEDERTI COSA NE PENSI DI TUTTE QUESTE REUNION E TOUR DI TRIBUTO AI DISCHI PASSATI FATTI DA BAND PIÙ O MENO FAMOSE. VEDI ANCORA UN FUTURO PER IL POWER O TI SEMBRA CHE IL GENERE SI STIA AFFLOSCIANDO SU SÉ STESSO?
“Allora, intanto vi ringrazio per lo storico, troppo buoni! Però così sembro vecchio (ride ndR). Cosa ne penso? Beh per farti un esempio… io che per questioni di età non partecipai al tour originale di ‘Seventh Son Of A Seventh Son’, mi sono fiondato di corsa a quello di pochi anni fa. Da fan sfegatato dei Maiden quale sono io non posso che essere strafelice per queste operazioni. Sicuramente i grandi iniziano e poi i più piccoli di accodano, ma che c’è di male? Visto che per colpa della pirateria, i dischi non si vendono più, secondo me è anche un modo per ‘tirare a campare’! È ovvio che band come i Maiden non hanno bisogno di queste cose per pagare le bollette, però sai… tutto fa brodo. Riguardo il power in generale beh, una cosa è certa: il power happy metal stile Helloween anni ’80-’90 non esiste più, o meglio il grande pubblico non lo apprezza più. Infatti anche le band che hanno fondato quel genere si sono appesantite nel corso degli anni. Io continuo ad amarlo, ma fa parte del passato”.

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