KAMELOT – Wash Away The Poison

Pubblicato il 05/01/2011 da


Sempre alla ricerca di un sound personale ed in costante evoluzione i Kamelot si sono confermati una delle power metal band più interessanti e personali dell’intera scena anche con il fresco di stampa “Poetry For The Poisoned”, un disco destinato a far breccia non solo nel cuore degli amanti del connubio melodia-velocità, ma anche e soprattutto a coloro che non si scoraggiano di fronte a sonorità contaminate e ricche di molteplici sfumature. Abbiamo sentito per l’occasione il tastierista della band Oliver Palotai.

 

CIAO OLIVER, “POETRY FOR THE POISONED” E’ IL TUO SECONDO DISCO CON I KAMELOT, HAI NOTATO DELLE DIFFERENZE NEL PROCESSO DI SONGWRITING RISPETTO AL DISCO PRECEDENTE? COSA E’ CAMBIATO DAL TUO INGRESSO NEI KAMELOT?
“La principale differenza parlando personalmente è stato il maggior coinvolgimento che ho avuto con la band, la bonustrack “Thespian Drama” e “Dissection” sono il mio più concreto contributo al disco. Il mio apporto avrebbe potuto anche essere più consistente dal momento che Thomas e Roy mi hanno chiesto delle canzoni, ma ero sempre un po’ esitante al riguardo poiché il sound dei Kamelot è piuttosto speciale e delicato da trattare”.

QUESTO E’ IL PRIMO DISCO PER LA EARMUSIC/EDEL COSA VI HA SPINTO A FIRMARE PER LORO? SEMBRAVA FATTA CON LA NUCLEAR BLAST SE NON RICORDO MALE…
“Abbiamo preso in considerazione un sacco di offerte, come una band giovane ed inesperta tu metti da parte tutte le offerte che arrivano per valutarle al meglio e solo dopo ti accorgi che stai dando via quello per cui vali: la tua arte; purtroppo però capita che essa non viene trattata bene come vorresti. Noi volevamo semplicemente più libertà possibile e in base a questa prerogativa direi che firmare con Edel è stata la scelta giusta”.

PENSO CHE IN FONDO “POETRY FOR THE POISONED” SIA UN EVOLUZIONE DEL PRECEDENTE “GHOST OPERA”. IL SOUND MI SEMBRA PIU’ OSCURO E CINEMATOGRAFICO DI OGNI ALTRA PUBBLICAZIONE TARGATA KAMELOT ED INOLTRE ROY SI CIMENTA IN LINEE VOCALI ANCORA PIU’ BASSE…SEI D’ACCORDO CON ME? ERA VOSTRA INTENZIONE CIMENTARVI IN QUALCOSA DI GOTICO?
“Si, condivido la tua opinione, penso che i Kamelot abbiano preso una svolta leggermente differente dopo ‘The Black Halo’ e ‘Ghost Opera’ collocandosi in una nuova e fresca direzione musicale. Non credo sia un percorso consapevole quello di seguire una via più oscura, specialmente dopo il successo di ‘The Haunting’ e il relativo videoclip pensavo che la band potesse diventare più mainstream onestamente, ma a volte i processi creativo hanno il loro slancio personale”.

HO APPREZZATO MOLTO IL PRIMO SINGOLO “THE GREAT PANDEMONIUM” COME E’ VENUTA L’IDEA DI INSERIRE LE VOCALS IN GROWL? ERA VOSTRA INTENZIONE RIPRENDERE LE ATMOSFERE DI “MARCH OF MEPHISTO” PER CASO?
“Non sono sicuro ci sia un collegamento con la canzone ‘March Of Mephisto’ o per lo meno non è una cosa intenzionale, piuttosto credo che liriche incentrate su argomenti macabri richiedano un cantato in growl in qualche modo”.

UN ALTRO PEZZO PARTICOLARE E’ “THE ZODIAC” CON LA PARTECIPAZIONE DELL’OSPITE JON OLIVA. COME E’ VENUTA L’IDEA DI CONTATTARE PROPRIO LUI PER QUELLA PARTE? COME SI E’ SVOLTA LA COLLABORAZIONE? ED INFINE POTRESTI RACCONTARCI QUALCOSA IN PIU’ SULL’ORIGINE DI QUESTO BRANO?
“’The Zodiac’ tratta di un caso irrisolto di omicidio seriale avvenuto in America negli anni ’60 in cui l’assassino contattò la stampa e diede loro i tratti della propria personalità come indovinello, un argomento perfetto per i testi di una metal band direi…Quanto a Jon posso dire che a volte componi una canzone e pensi ad una voce, ad un suono di chitarra o ad uno stile di tastiera che calza perfettamente e automaticamente ti viene da pensare ad un musicista ideale per l’interpretazione del pezzo. In questo caso la canzone era quasi perfetta per Jon, così abbiamo alzato la cornetta e l’abbiamo chiamato”.

A COSA SI RIFERISCE IL TITOLO DELL’ALBUM? POSSIAMO CONSIDERARE “POETRY FOR THE POISONED” UN CONCEPT IN QUALCHE MODO?
“No, direi proprio che non si tratta di un concept album, penso che più delle precedenti release questo disco scorre da canzone a canzone in maniera quanto mai omogenea, ma non ci sono collegamenti fra le varie liriche. Più di sempre posso dire che l’interpretazione delle stesse riflette il punto di vista dell’ascoltatore. Chi è l’avvelenato? Bè forse i fan, intossicati dai Kamelot…Ah, ah, ah”.

IN QUESTO DISCO DEI KAMELOT CI SONO PIU’ VOCI FEMMINILI CHE MAI TRA CORI E PARTI SOLISTE AVETE MAI PENSATO DI ARRUOLARE UN MEMBRO FISSO PER CANTARE LE PARTI? INOLTRE TI PIACEREBBE SUONARE NELLA STESSA BAND CON LA TUA RAGAZZA SIMONE SIMMONS?
“Simone ed io stiamo già lavorando insieme a del materiale che pubblicheremo in futuro, lei canterà nuovamente sul secondo disco della mia band, i Sons Of Seasons, inoltre ho già suonato un paio di volte con gli Epica e ripeterò l’esperienza a febbraio nei Caraibi e in Messico, per cui credo non ci siano dubbi a riguardo. Non penso però che i Kamelot abbiano bisogno di un membro addizionale, credo che la varietà sia la cosa più bella in assoluto”.

POTRESTI INTRODURCI IL NUOVO BASSISTA SEAN TIBBETS?
“Lui è veramente il primissimo bassista che i Kamelot abbiano mai avuto anche se non fece in tempo all’epoca ad incidere nessun disco vero e proprio. Sean è un bravo ragazzo, privo di un grande ego e un musicista davvero ottimo. Lui ha continuato a suonare durante uno spettacolo a Londra e successivamente per l’intero tour con i legamenti del ginocchio spezzati sentendosi nel corso della prima canzone letteralmente come un pupazzo a terra. Penso che questo dica tutto su di lui e sulla sua dedizione!”.

E’ MOLTO BELLO L’ARTWORK DEL NUOVO ALBUM VUOI DIRCI QUALCOSA IN PIU’ A RIGUARDO?
“La penso come te a riguardo, lo amo! E’ stato creato da Seth, un’artista greco che ha questo stile speciale e totalmente oscuro, molto contorto e ricco di significati. Noi gli abbiamo presentato il titolo dell’album ed un piccolo schizzo e lui se né tornato con qualcosa che ci ha spazzato via!”.

AVETE PENSATO A QUALCOSA DI SPECIALE PER IL PROSSIMO TOUR?
“Noi facciamo sempre, o meglio cerchiamo sempre di fare le cose in maniera differente. In fin dei conti siamo sempre cinque ragazzi che suonano su un palco alla fine tuttavia sappiamo che è uno spettacolo a pagamento e per questo vogliamo dare il più possibile alle persone per i soldi spesi. Stiamo ancora pianificando e di sicuro non voglio rovinarvi la sorpresa”.

CI SONO DATE ITALIANE CONFERMATE AL MOMENTO?
“Si, di sicuro suoneremo a Milano il prossimo primo maggio, ma spero ci siano altre occasioni, magari durante i festival estivi”.

VUOI LASCIARE INFINE UN MESSAGGIO A TUTTI I LETTORI DI METALITALIA.COM?
“Ho un sacco di bei ricordi dell’Italia, sono stato diverse volte nel vostro paese con band differenti. Sul lago di Como ho scritto delle canzoni con il mio grande amico Luca Princiotta, mentre ho suonato uno dei migliori concerti della mia vita a Roma con Blaze Bayley. Inoltre da voi c’è uno dei più pazzi gruppi di fan dei Kamelot, gli “Horsemen”. Per chiudere sono sempre felice di gustare il buon cibo, il buon caffè e tutti i caratteri che rendono speciale il vostro paese, per cui spero di incontrarvi prossimamente a Milano”.

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