KATLA – Un inferno islandese

Pubblicato il 23/01/2021 da

Pur non rispecchiandone fedelmente i più comuni stilemi stilistici, gli islandesi Katla si possono superficialmente inserire nell’ottimo insieme di band black metal di ultima e penultima generazione provenienti dall’Islanda. Dopo aver pubblicato il già buono “Móðurástin”, con il nuovo “Allt þetta Helvítis Myrkur” il duo nordico si è abbondantemente superato, rendendo disponibile un piccolo grande capolavoro di oscurità ghiacciata e fredda depressione messa in musica – e del resto la traduzione del titolo del disco è proprio ‘Tutta questa dannata oscurità’. Come precisato in sede di recensione e poco sopra, non si deve però immaginare un black metal ferale e ossessivo, quando si discute dei Katla, bensì una concezione molto più ampia del Nero Metallo, che abbraccia di sicuro i termini ‘avantgarde’ e ‘progressive’, molto più centrati e all’uopo per descrivere la proposta di Einar Thorberg Guðmundsson e ‘Gummi’ Pàlmason (membro fondatore e batterista, fino al 2015, dei Solstafir), due musicisti che hanno il dono di rendere emozionale e profondo qualsiasi brano da loro composto. E’ proprio con il quasi-tuttofare Guðmundsson che siamo andati a sviscerare, in questa intervista, la nuova opera dei Katla…

CIAO EINAR, BENTORNATO SU METALITALIA.COM! LA MIA PRIMA DOMANDA TORNA INDIETRO DI UN PAIO D’ANNI, DOPO LA FINE DEL CICLO-VITA DEL VOSTRO DEBUTTO “MÓDURÁSTIN”. COME HA IMPATTATO QUEL DISCO SUI FAN, SUI MEDIA E NEL FEEDBACK GENERALE? E SIETE ANCORA SODDISFATTI DEL LAVORO SVOLTO PER L’ESORDIO?
– Penso che la cosa che più mi sorprese allora fu il sentire la nostra musica nei programmi radiofonici islandesi. Chiaramente non è che eravamo in heavy rotation, anche perché, specialmente io, non abbiamo mai avuto chissà quali agganci. Però il fatto di salire in macchina, accendere lo stereo ed ascoltare i Katla fu decisamente una nuova esperienza. Ciò che invece tutt’oggi mi fa ancora imbestialire è stato il dover leggere tutto quel costante paragonarci ai Sólstafir. Sembra quasi che la gente sia letteralmente innamorata della storia dentro la storia, del passato di Gummi, anche se poi la nostra musica non ha assolutamente nulla a che fare con esso. Se sono soddisfatto? E’ parecchio tempo che non ascolto il nostro primo disco, quindi non ti saprei dire come lo percepisco oggi. Però ricordo bene tutti i piccoli dettagli e le imperfezioni che avrebbero potuto essere diversi. Tutte quelle cose che sarebbero di sicuro state diverse, se ne avessi potuto avere io il diretto controllo.

CI PUOI RACCONTARE QUALCOSA RIGUARDO LA GENESI ED IL PROCESSO DI COMPOSIZIONE DEL NUOVO ALBUM? AVETE VOLUTO ESPLORARE QUALCHE LATO DELLO STILE KATLA IN PARTICOLARE, E QUALI SONO LE DIFFERENZE RISCONTRABILI TRA LE VOSTRE PUBBLICAZIONI FIN QUI?
– Il songwriting per il nuovo album possiamo dire che è stato diviso in tre periodi. Le quattro canzoni composte prima sono in realtà vecchie di quattordici anni, tra le quali c’è la titletrack. Questo dettaglio non si nota molto, in quanto le abbiamo ri-registrate assieme a tutte le altre, quindi con qualche accorgimento e la produzione oggi suonano più o meno come il resto del lavoro. La produzione è totalmente stata a carico mio, mentre nel debutto per la registrazione, il mix ed il mastering ci eravamo rivolti ad altra gente. A parer mio, ciò lo rese in qualche modo meno personale. “Allt þetta Helvítis Myrkur” ha un sound più organico, fluido e dà più l’idea del viaggio, dello scorrere di panorami. Nel debutto, in termini di produzione, la batteria era molto in primo piano e le chitarre lasciate un po’ sottotono e perse nelle retrovie. Questa volta le cose sono differenti, e a tutti gli effetti oggi possiamo essere considerati una metalband, sebbene lo siamo sempre stati (ride, ndR)!

IL NUOVO ALBUM, DUNQUE, E’ STATO COMPLETAMENTE FATTO IN MODALITA’ DO-IT-YOURSELF, DALLA MUSICA ALLE GRAFICHE, PASSANDO PER PRODUZIONE E PROGETTAZIONE DELLE EDIZIONI DIFFERENTI. MA L’AVETE COMUNQUE EDITO ATTRAVERSO PROPHECY PRODUCTIONS, COME IL DEBUTTO. DOVE SONO QUINDI I LIMITI DEL FAI-DA-TE IN MUSICA E, D’ALTRA PARTE, QUALI LE POTENZIALITA’ DI UN’ETICHETTA UNDERGROUND RISPETTATA COME LA PROPHECY?
– La Prophecy, di base, non ha detto nulla su niente. Ci hanno lasciato lavorare in totale libertà, come volevamo. Questa libertà assoluta e l’approccio DIY significano molto per una band come noi, perché davvero non pongono limiti a quello che si può fare e creare. Probabilmente questo secondo lavoro, per loro, è stato economicamente più rischioso rispetto al primo. Si tratta di un album che pone più sfide all’ascoltatore e non ha esattamente gli stessi ritornelli abbordabili che si potevano sentire sul nostro debutto. I tipi dell’etichetta non hanno mai avuto alcun dubbio sul nostro materiale, però, e sono convinto che anche il nuovo sarà accolto bene.

SE DOVESSI DESCRIVERLO A POSSIBILI NUOVI FAN CHE NON CONOSCONO I KATLA, QUALI PAROLE USERESTI? E’ PRESSOCHE’ IMPOSSIBILE, QUANTOMENO DIFFICILE, ASSOCIARE UN SOTTOGENERE ALLA VOSTRA MUSICA, FORSE ‘AVANTGARDE’ POTREBBE ESSERE UN TERMINE ADATTO PER DARE UN BUON PUNTO DI PARTENZA. COSA NE PENSI?
– Guarda, la gente, la stampa, chiunque cerca sempre di affibbiare nomi alle cose ma secondo me la musica trascende il nostro linguaggio, trascende le parole. Davvero non mi interessa come qualcuno chiami il nostro stile. E’ un paesaggio sonoro, un viaggio, una sensazione. Ho letto accostamenti a doom metal, dark metal…e mi va bene. Anche il termine ‘avantgarde’, sicuro, ci sta. E’ anche uno stile cinematico. Forse potremmo chiamarlo ‘cinemetal’? Sono tutte cose a cui do poca importanza.

NONOSTANTE I TESTI IN ISLANDESE SIANO INCOMPRENSIBILI AI PIU’, IL DISCO, DAL PUNTO DI VISTA LIRICO E ATMOSFERICO, DA’ L’IDEA DI ESSERE MOLTO CUPO, VICINO A TEMI QUALI FREDDEZZA, ISOLAMENTO, TORMENTO INTERIORE. MA IN CHE MODO E DA CHE PUNTO DI VISTA AVETE TRATTATO TALI ARGOMENTI?
– Il tema principale è l’oscurità, sia quella interiore che quella della nostra terra. Abbiamo anche dato uno sguardo indietro nel tempo ed immaginato la vita com’era qui, quando ancora non c’era l’elettricità e la rivoluzione industriale era un miraggio. L’Islanda era un inferno per molti e mi piace vederci come la voce di queste persone, sebbene esse siano vissute molto tempo fa. Ciò che esisteva qui allora era il frutto di secoli di schiavitù e abusi. Il popolo islandese in generale non sembra essere molto consapevole di tale amara verità, ma è così…o meglio, ERA così. Abbiamo scritto un pezzo sul rogo di una strega. Un altro brano riguarda un uomo così malvagio che neanche Satana lo volle accogliere all’Inferno; e allora quest’uomo se ne cercò uno tutto suo, e lo cercò freddo; il suo inferno era l’Islanda. L’oscurità tutt’oggi ci plasma nel profondo, nonostante tutti gli agi e i comfort moderni. Vivere per mesi senza la luce del Sole è molto più duro di quanto uno pensi. Non abbiamo scritto un disco d’amore per l’oscurità. Abbiamo raccontato il nostro convivere con essa.

A MIO PARERE L’ORDINE DEI BRANI IN TRACKLIST E’ MOLTO ‘RISCHIOSO’. VOGLIO DIRE, L’ALBUM SUPERA L’ORA DI DURATA E AVETE INSERITO I DUE BRANI PIU’ LUNGHI COME ULTIME TRACCE, MENTRE LA CANZONE PIU’ ORECCHIABILE, “HUSAVIKUR-JON”, E’ VERSO LA FINE; LE PRIME TRE TRACCE, INVECE, SONO TOSTE DA ASSIMILARE E CI SI RIESCE SOLO DOPO DIVERSI ASCOLTI. LO SI SCRIVE SPESSO, MA QUESTO E’ DAVVERO UN ALBUM CHE RICHIEDE TEMPO, QUIETE E RILASSATEZZA PER ESSERE ASCOLTATO AL MEGLIO. PER CUI, COME DIAVOLO AVETE PENSATO A QUESTA APPARENTEMENTE ILLOGICA SEQUENZA DI CANZONI?
– Ordinare i pezzi all’interno della tracklist è stato fin qui un compito che ha svolto Gummi. Di solito io mi limito a dire ‘sì ok, fai come vuoi’. Credo che nessuno di noi due abbia compreso all’inizio che “Húsavíkur-Jón” potesse essere quella canzone orecchiabile che oggi molta gente ci dice che è. Il brano fu quasi scelto per essere inserito nel nostro EP del 2016, “Ferðalok”, ma poi cambiammo idea e l’abbiamo mantenuto inedito fino ad oggi. Una canzone come “Hvítamyrkur” mi avrebbe dato più l’impressione da ‘brano catchy’. Ma avendoci lavorato sopra per molto tempo e conoscendone ogni minimo secondo di musica, diventa impossibile mettersi nei panni di un ascoltatore alle prese con i primi due-tre passaggi. Voglio dire che tali pezzi oggi sono vecchi alle mie orecchie. Ho già bisogno di non ascoltarli più per un po’ e prendermi una pausa da questi, mentre voi ascoltatori li state ancora scoprendo.

INFATTI E’ ABBASTANZA SORPRENDENTE IL FATTO CHE NON ABBIATE USATO “HUSAVIKUR-JON” COME PRIMO SINGOLO TRATTO DALL’ALBUM; HA TUTTO PER DIVENTARE UNA POTENZIALE HIT. COME MAI GLI AVETE PREFERITO “SÁLARSVEFN” PER GIRARE UN VIDEO?
– “Sálarsvefn” è il brano preferito di Gummi. Voleva farci un video e a me stava bene. Avevo appena finito di utilizzare un palo nithing (in islandese è ‘níðstöng’: si tratta di un lungo palo con al vertice un cranio di un animale e sovente ricoperto dalla pelliccia dello stesso animale; era usato in tempi antichi e nella mitologia norrena come minaccia o maledizione per i nemici, ndR) per “World Serpent”, il nuovo album dei miei Fortíð, e l’avevo ancora in magazzino. Gummi è venuto a trovarmi un giorno per fare qualche fotografia per i Katla, l’ha visto appoggiato lì e ci è venuta l’idea. Tutto qui. Come dicevo sopra, non pensavamo affatto che “Húsavíkur-Jón” avesse i crismi di una hit. A dire il vero non pensavamo proprio di avere scritto alcuna hit!

NEL CORSO DEGLI ULTIMI ANNI MOLTE BAND ISLANDESI, SOPRATTUTTO ESTREME, SONO VENUTE ALLA RIBALTA DI FAN E MEDIA IN TUTTA EUROPA E NEL MONDO. VOI AVETE CONTRIBUITO IN PASSATO CON I VOSTRI ALTRI PROGETTI E STATE CONTRIBUENDO ANCHE ORA NEL CEMENTARE QUESTA SCENA CRESCENTE, DI CUI, IN QUALCHE MODO, FATE PARTE. VEDENDO IL FENOMENO DAL DI DENTRO, LA PENSI ANCHE TU ALLO STESSO MODO?
– No, non mi considero affatto parte della scena. Da quando sono tornato in Islanda non è che abbia socializzato più di tanto. Da giovane ero sempre ubriaco ed ero sempre a far festa, ma da quando nel 2017 sono tornato qui sono stato solo a tre concerti, credo. Per cui, qualsiasi cosa tutte le formazioni islandesi facciano a me frega poco, a meno che non pubblichino qualcosa. Mi sento ancora molto un outsider, un emarginato, ma è una mia scelta. Non ho niente contro i ragazzi che si sentono parte della scena islandese.

VIVIAMO TUTTI IN TEMPI DIFFICILI, SIA SUL BREVE (PANDEMIA) CHE SUL LUNGO TERMINE (SURRISCALDAMENTO DELLA TERRA E CONSEGUENTI MUTAZIONI DI CLIMA E AMBIENTE) CI SI SONO PRESENTATE PROBLEMATICHE PIU’ GRANDI DI NOI. COME VIVETE, IN UNA TERRA PECULIARE COME L’ISLANDA, TUTTE QUESTE DIFFICOLTA’? COME HA IMPATTATO LA PANDEMIA, AD ESEMPIO, SUL VOSTRO MODO DI VIVERE LA MUSICA?
– Col tempo, ma anche prima di questa pandemia, sono diventato sempre più insofferente nei confronti della musica dal vivo. Voglio dire, mi piace ancora stare sul palco e suonare, ma l’intero processo organizzativo che sta dietro è per me molto stressante e la considero una vera perdita di tempo. Mi ha sempre portato via molte energie, anche quelle creative, diciamo. Preferisco scrivere e creare nuova musica oppure provare e riprovare le stesse canzoni in una sala prove per prepararsi ai live? E’ una risposta troppo semplice per me, mi rendo conto, ma andrebbe tutto bene se preso in piccole dosi. Né i Katla, né i Fortíð hanno una sala prove e ciò non compromette assolutamente niente. Io ho un lavoro fisso in una stamperia, è una piccola fabbrica che lavora per l’industria alimentare, quindi durante la pandemia non ci siamo mai fermati. E’ un buon posto e per me è una seconda casa, fondamentalmente. Vado là e torno a casa, fine della giornata. Per cui la situazione attuale non ha cambiato nessuna delle mie routine. Ha comunque impattato pesantemente su familiari e amici, quindi non è comunque facile gestire la situazione.

CONCLUDIAMO L’INTERVISTA CON UNA DOMANDA DI RITO: INDICACI CINQUE DISCHI SOLTANTO CHE SONO STATI BASILARI PER LA NASCITA E L’EVOLUZIONE DEL PROGETTO KATLA, SENZA I QUALI PROBABILMENTE LA BAND NON SAREBBE MAI ESISTITA…
– L’unico gruppo che mi sento in dovere di ringraziare per l’esistenza dei Katla sono i Metallica. Se non fosse stato per loro, io probabilmente non avrei mai preso in mano una chitarra. Chiaramente siamo influenzati da un sacco di altre band, ma non credo saremmo stati non-esistenti senza di esse. Non ho mai chiesto quale gruppo o quale musicista ha portato ‘Gummi’ verso la batteria… dai, diciamo che anche per lui sono stati i Metallica, almeno fino a che non mi smentirà!

 

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