KAYSER – Set the world on fire

Pubblicato il 31/08/2005 da
 
L’ottimo debut “Kaiserhof” ha fatto segnalare i Kayser come una delle formazioni attualmente più interessanti provenienti dalla Svezia. Guidati da Spice – eccellente ex bassista/cantante degli Spiritual Beggars – e da Swaney, chitarrista dei The Defaced, i Kayser mescolano thrash metal slayeriano e hard rock con tanta grinta e convinzione, raggiungendo picchi di intensità ed originalità davvero ragguardevoli! Il loro è un sound violento, sporco e privo di fronzoli, roba più che adatta per scapocciare e bersi una birra in compagnia. Metalitalia.com ha voluto contattare il barbuto frontman per saperne di più: peccato solo che il buon Spice non fosse sempre troppo propenso a parlare…
 
 

COME E QUANDO TI E’ VENUTA L’IDEA DI DARE VITA AI KAYSER?
“Mi era venuta questa idea quando ancora militavo negli Spiritual Beggars! Avevo voglia di cantare in un gruppo heavy-thrash e quando me ne sono andato ho iniziato subito a cercare dei musicisti disposti a collaborare con me. Nel frattempo facevo parte della The Mushroom River Band ma non ero pienamente coinvolto nel progetto… vi suonavo giusto perchè Anders, il chitarrista, è da sempre uno dei miei migliori amici. Lì comunque ho conosciuto Bob, che è un batterista fantastico. Con lui ho iniziato subito a jammare e insieme abbiamo lasciato la band nell’estate del 2003 per fondarne una nostra. L’ex Aeon Fredrik Finnander si unì a noi poco dopo e con questa lineup realizzammo due demo che però non ci fecero spiccare il grande salto. Di lì a poco io mi ammalai e non fui più in grado di cantare per oltre un anno: il gruppo ovviamente si sciolse. E’ storia recente che io mi sia ripreso, che abbia nuovamente contattato Bob e che assieme a Swaney, chitarrista dei The Defaced, e a Fredrik abbia rimesso in sesto i Kayser”.

PERCHE’ AVETE SCELTO IL NOME KAYSER?
“Anni fa mi è capitato di vedere una fotografia ritraente Adolf Hitler affacciato al balcone del Kaiserhof hotel. La foto era stata scattata il giorno prima che egli venisse scelto per guidare la Germania. Non so perchè, ma quella foto mi è sempre rimasta impressa nella mente e quando mi sono trovato a dover scegliere un nome per il gruppo mi sono ispirato ad essa: noi tutti volevamo un nome breve e maligno. Le canzoni dell’album rappresentano per me dieci diversi ospiti del Kayser hotel, il Kaiserhof!”.

COME SIETE ENTRATI IN CONTATTO CON LA SCARLET?
“Dopo due o tre settimane di prove abbiamo mandato uno dei nostri demo alla Scarlet, giusto perchè si tratta di una label con cui Swaney aveva già avuto modo di lavorare in passato. A loro il materiale è piaciuto e così abbiamo firmato il contratto. Non abbiamo interpellato nessun’altra casa discografica”.

TENENDO CONTO CHE VI SIETE RIFORMATI NEL 2004, E’ DAVVERO SORPRENDENTE CHE SIATE RIUSCITI A REALIZZARE UN FULL LENGTH IN UN COSI’ BREVE TEMPO! AVEVI FORSE DEL MATERIALE GIA’ PRONTO NEL CASSETTO?
“Veramente sì, prima di unirmi a Swaney e agli altri avevo già composto circa venti pezzi!”.

LA VOSTRA PROPOSTA E’ UN MIX DI THRASH METAL E HARD ROCK: E’ STATO UN VOSTRO OBIETTIVO SIN DALL’INIZIO QUELLO DI CREARE UNO STILE IL PIU’ PERSONALE POSSIBILE O IL TUTTO E’ SEMPLICEMENTE VENUTO FUORI IN MANIERA SPONTANEA?
“Io cerco sempre di scrivere canzoni che io stesso possa dire di apprezzare. Non mi interessa essere originale o moderno, con i Kayser ho solamente voluto rendermi protagonista di un album metal, un genere con cui non mi cimentavo da lungo tempo”.

MA TI SENTI PARTE DELLA SCENA ESTREMA SVEDESE?
“No, non mi sento parte e non seguo nessuna scena dall’inizio degli anni Novanta, periodo nel quale ho smesso di essere molto coinvolto in quella thrash”.

QUALI SONO LE BAND CHE RITIENI TI ABBIANO MAGGIORMENTE INFLUENZATO NELLA TUA CARRIERA?
“Sono cresciuto negli anni Ottanta ascoltando Metallica, Slayer, Megadeth e tutte le altre band del genere. Ancora prima stravedevo per Maiden, Accept, Dio e Black Sabbath. Diciamo che queste sono le formazioni che ritengo più importanti…”.

CHE COSA MI DICI INVECE RIGUARDO AI TESTI? CHE COSA TI ISPIRA SOLITAMENTE?
“I testi di ‘Kaiserhof’ sono basati sia su argomenti storici che su mie esperienze personali. Ci sono inoltre diverse mie considerazioni sulla società odierna e sulla vita in generale. Non è per nulla un concept album”.

ALCUNI DI VOI SUONANO IN ALTRE BAND OLTRE AI KAYSER. COME RIUSCITE A TROVARE IL TEMPO PER IL GRUPPO?
“I Kayser sono la priorità per ciascuno di noi”.

TOGLIMI UNA CURIOSITA’: PERCHE’ LASCIASTI GLI SPIRITUAL BEGGARS? LA BAND SEMBRAVA MOLTO BEN AVVIATA E CERTAMENTE STAVATE SFORNANDO DELL’OTTIMO MATERIALE…
“Perchè ho lasciato i Beggars? Mettiamola in questo modo… dopo anni trascorsi a sopportare il metodo di lavoro di Mike Amott ero giunto alla conclusione che fosse meglio lasciare tutto, in modo che Mike potesse ottenere finalmente ciò che aveva sempre cercato, ovvero il controllo totale sulla band. Aveva sempre fatto di tutto affinchè fosse lui quello a dover finire costantemente sotto i riflettori. I testi non venivano inseriti nel booklet, non veniva mai scritto chi aveva composto un brano e chi un altro… per la stampa tutto era sempre ad opera Spiritual Beggars, così lui nelle interviste poteva dire che era stato l’artefice dei riff. In fin dei conti lui era l’ex membro dei Carcass, il chitarrista… chi avrebbe mai potuto pensare che era il bassista a comporre la maggior parte del materiale? Conosco Mike dal 1992 e non c’è un suo solo amico che lui non abbia sfruttato per ottenere qualcosa. Recentemente ho avuto modo di sentire dei brani degli ultimi due album degli Spiritual Beggars… mi hanno sorpreso! Onestamente pensavo che fosse migliorato come songwriter, invece pare che ora voglia fare il verso ai Whitesnake…”.

OK SPICE, TORNIAMO AI KAYSER: AVETE INTENZIONE DI SUONARE DAL VIVO PROSSIMAMENTE?
“Sembra che avremo modo di partire per una sorta di tour a novembre”.

GRAZIE PER L’INTERVISTA, SPICE…
“In this battle against the Centuries of the Inbred Dead let it be known that we have arrived and intend to stay. Bukowski”.

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