KHEMMIS – Trovare un senso al mondo

Pubblicato il 11/09/2018 da

Arrivati al terzo disco i Khemmis possono tranquillamente oramaitogliersi di dosso l’appellativo di ‘new sensation’ e guardare al futuro con tutti i crismi di una band solida e ben piantata nel panorama musicale odierno; anzi, sin dall’uscita di “Hunted”, il loro secondo disco, hanno avuto modo di far parlare di sé per un doom dalle tinte epiche ed estremamente heavy, cosa che si è ripetuta nella terza uscita, “Desolation”. Un album in cui le peculiarità degli americani sono andate ad acuirsi e a demarcare una precisa linea di condotta del proprio suono da parte della band, e che ha confermato la bontà espressa dalle precedenti prove. Abbiamo avuto modo di parlarne con la band, invero abbastanza parca in quanto a dettagli, in un’intervista alla vigilia dell’uscita del disco; buona lettura!

QUAL E’ LA COMPONENTE PRINCIPALE DI “DESOLATION”?
– Il dolore.

COME VI SIETE APPROCCIATI ALLA SCRITTURA DI “DESOLATION” RISPETTO AI PRIMI DUE DISCHI? AVEVATE LA FATIDICA ‘PRESSIONE’ DEL TERZO ALBUM?
– C’era una pressione, ma forse più relativa al fare qualcosa che potessimo sentire davvero genuina, cruda, e pesante. Non tanto per il fatto che fosse il terzo disco che col non accontentarci di fare uscire un “Hunted” parte due.

COSA E’ SUCCESSO TRA “HUNTED” E OGGI?
– Siamo cresciuti e invecchiati, abbiamo avuto a che fare con un sacco di cose difficili nelle nostre vite. Questo disco nasce da qualcosa di molto più oscuro rispetto a prima. Siamo più sicuri delle nostre abilità come musicisti e compositori. Siamo molto più cinici rispetto a un paio d’anni fa. Queste cose hanno dato una forma precisa al modo in cui ci siamo approcciati a quest’album, dalle primissime writing session fino alle settimane spese a registrare con Dave (Otero, produttore NdR).

“HUNTED” HA FATTO SI CHE MOLTA GENTE PARLASSE DI VOI, E AVETE GUADAGNATO UN CERTO NUMERO DI NUOVI FAN. QUANTO QUESTA ‘FAMA’ HA INFLUENZATO LA VOSTRA MUSICA E IL VOSTRO APPROCCIO AL PALCO?
– Siamo cresciuti davvero tanto da quando quel disco è uscito, in parte perché abbiamo fatto un gran numero di date. Essere on the road con band che fanno questo lavoro professionalmente da molti anni significa dover per forza alzare i tuoi stessi standard, imparare da loro, sul palco e fuori.

A PROPOSITO, SIETE STATI IN GIRO PER IL TOUR DI DECIBEL NEGLI STATI UNITI, CON BAND COME ENSLAVED, WOLVES IN THE THRONE ROOM E MYRKUR. COME E’ STATO?
– Incredibile, assolutamente. Abbiamo passato dei momenti straordinari con le band, e suonato alcuni show incredibili. Gli Enslaved non sono solo leggende musicali, ma persone speciali che ci riteniamo fortunati di poter ora chiamare amici.

QUALCHE ANEDDOTO PARTICOLARE CHE E’ ACCADUTO DURANTE QUEGLI SHOW?
– Guidare attraverso una tempesta nel Canada Orientale è stata una delle esperienze più terrificanti della nostra vita, tutti inclusi. Cazzo, è stato spaventoso.

COME STA ANDANDO AVANTI CON NUCLEAR BLAST?
– Alla grande, davvero. Lo staff è stato incredibile e ci hanno sempre fatto sentire parte della famiglia, anche quando pieni di impegni tra tonnellate di interviste o quando abbiamo dovuto parlare di cose di lavoro.

TORNIAMO A “DESOLATION”: QUAL E’ LA VOSTRA TRACCIA PREFERITA?
– Dipende dal giorno. Oggi è “Maw Of Time”, magari domani sarà “Blodletting”.

IN QUALE MODO “DESOLATION” E’ COLLEGATO AI DUE DISCHI PRECEDENTI? C’E’ UN CONCEPT COMUNE DIETRO? IL RETRO DEL DISCO SEMBRA RAPPRESENTARE UN EPISODIO SUCCESSIVO A QUANTO PRESENTE IN COVER…
– Uhm, non vorremmo spiegare eccessivamente l’artwork, perché vorremmo che la gente traese le proprie conclusioni riguardo alle storie rappresentate in copertina, è parte del piacere di comprare un disco. Detto questo, vogliamo essere chiari sul fatto che l’artwork del disco è totalmente indipendente rispetto alle storie contenute nei testi di questo e dei precedenti album. Non ci sono dragoni o spade nei testi, solo difficoltà nel trovare un senso in questo mondo.

CHE MI DITE A RIGUARDO DEL TOUR A SUPPORTO DEL DISCO?
– Stiamo preparando alcune date con delle band abbastanza spettacolari verso fine anno, ma non possiamo dire di più. Tenete gli occhi aperti!

QUALCOSA CHE VI E’ PIACIUTO DI RECENTE?
– “World’s Blood” dei Wayfarer, Of Feather and Bone con “Bestial Hymns of Perversion”, Primitive Man: “Caustic”, i Fister con “No Spirit Within” e “Northern Chaos Gods” degli Immortal.

I KHEMMIS STANNO CRESCENDO VELOCEMENTE E, DI CONSEGUENZA, TEMPO E SFORZI DEDICATI ALLA BAND, PRESUMO, DEVONO ESSERE PIU’ GRANDI CHE MAI. COME STA CAMBIANDO LA VOSTRA VITA RISPETTO ALLA BAND?
– Purtroppo non diventeremo certamente più giovani col tempo, quindi stiamo cercando, non senza sacrificio, di fare quello che abbiamo sempre fatto: prendere decisioni che possano avere un valore nel lungo termine, anche se questo significa non partecipare a qualche festival figo o tour. Così facendo le nostre vite private non vengono drasticamente alterate così come accadrebbe se saltassimo sul furgone per sei, otto mesi all’anno, e la cosa ci permette di avere le nostre vite personali intatte quando torniamo a casa dai tour.

QUALI SONO I PROSSIMI OBIETTIVI DEI KHEMMIS? DOVE VI VEDETE NEI PROSSIMI DIECI ANNI?
– Vogliamo continuare a pubblicare musica di cui andare fieri, che riesca a connettere le persone e che sia pienza di riff pesanti e assoli. Abbiamo portato a termine un sacco di roba buona negli ultimi anni, e non avremmo potuto farlo senza il supporto dei nostri meravigliosi fan. Quale sarà il prossimo porto? Aprire per Metallica, Judas Priest, Iron Maiden, ZZ Top – Perché non puntare alle stelle, mi sbaglio?

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