KHEPHRA – Filosofi dell’eresia

Pubblicato il 30/01/2026 da

Parlare dei Khephra significa parlare della storia del black metal italiano. La band lombarda, fondata nel lontanissimo 1993, è stata testimone e protagonista dello sviluppo della scena nostrana (e non solo), e trovarsi a parlare di un loro nuovo album nel 2026 può dare il polso di quanto lo spirito primigenio del black metal possa – e sappia – essere longevo.
Alfieri di un approccio alla materia fattosi sempre più personale con lo scorrere nel tempo (a partire dall’adozione dell’italiano per la stesura delle liriche), i Nostri sono da poco tornati sulle scene con il nuovo full-length “D’Ogni Legge Nemico E D’Ogni Fede”, complesso quanto affascinante concept incentrato sulla figura del filosofo ed eretico Filippo Giordano Bruno.
Abbiamo raggiunto la band al gran completo per farci illustrare con dovizia di particolari tutto ciò che si cela fra i solchi di questo nuovo lavoro; lasciamo, quindi, la parola ai Khephra.

 

BENVENUTI SU METALITALIA E COMPLIMENTI PER IL NUOVO ALBUM SEGNALATO COME HOT ALBUM SULLE NOSTRE COLONNE. CI SONO VOLUTI OTTO LUNGHI ANNI PER AVERE IL SUCCESSORE DEL FERALE “I 9 VOLTI DEL DEMONIO”: POTRESTI ILLUSTRARCI COME SI È EVOLUTA LA BAND DA ALLORA E QUAL È STATO IL PERCORSO ARTISTICO CHE HA PORTATO ALLA CONCRETIZZAZIONE DI UN LAVORO PECULIARE COME “D’OGNI LEGGE NEMICO E D’OGNI FEDE”?
Lord:– Grazie per i complimenti e per lo spazio concessoci con questa intervista. Dopo la pubblicazione de “I 9 Volti Del Demonio”, avvenuta nel 2017, ci sono stati alcuni cambi di line-up in seno alla band, il primo dei quali avvenuto nell’anno immediatamente successivo, con l’uscita di Snake e l’ingresso di Necro al basso. Nel 2019 c’è stato uno scambio di ruoli tra Saligia e Necro tra chitarra e basso.
Partendo da questa line-up abbiamo cominciato a comporre quello che poi è diventato “D’Ogni Legge Nemico E D’Ogni Fede” prodotto dalla Azermedoth Records, con l’intento di distaccarci dai soliti canoni del genere per approdare a qualcosa di importante dal punto di vista filosofico.
Necro:– Con il mio ingresso nella band, prima al basso e successivamente alla chitarra, è cambiato l’approccio compositivo. Le nuove idee, affrontate a quattro mani con Lord (non senza confronti) hanno poi portato alla stesura delle canzoni nella loro forma definitiva, mentre il concept è stato composto da me e da Lord e riarrangiato assieme a Draughar.
Durante la stesura del disco, Saligia si è preso una pausa dalla musica (per poi rientrare in formazione a fine 2025) rendendoci orfani del basso; per questo disco dobbiamo quindi ringraziare l’amico bassista Walter Garau che ha registrato le parti col suo basso fretless.

UNO DEGLI ASPETTI PIÙ CARATTERIZZANTI DI QUESTO ALBUM (CHE LO LEGA AGLI ULTIMI VOSTRI DUE LAVORI, A PARTIRE DA “L’ARCANO DEL MONDO”, OLTRE CHE AGLI SPECULUM MORTIS, PROGETTO SOLISTA DI LORD) È L’USO DELL’ITALIANO PER LE LIRICHE, CARATTERIZZAZIONE CHE BALZA ANCORA PIÙ ALL’ATTENZIONE GRAZIE A UN APPROCCIO ASSOLUTAMENTE ANTICONVENZIONALE PER QUANTO CONCERNE LO STILE VOCALE ADOTTATO, DECISAMENTE LONTANO DAI CLICHÈ BLACK METAL.
QUALI CONSIDERAZIONI HANNO PORTATO A QUESTA SCELTA, E QUALI VI HANNO SPINTO A CONTINUARE SU QUESTA STRADA?

Lord:– Fin da “L’Arcano Del Mondo”, nel quale mi sono occupato dei testi, ho approcciato questo aspetto mediante l’uso della lingua italiana perché l’ho sempre trovata decisamente più musicale e più completa per quanto riguarda l’espressione dei concetti rispetto alla lingua inglese, soprattutto perché quest’ultima non mi piace. È stato, quindi, un processo naturale proseguire con la scrittura dei testi nella nostra lingua madre, a maggior ragione visto l’argomento trattato nell’ultimo album.
Necro:– Approcciare i testi in italiano è sicuramente una marcia in più per i Khephra; questo è il mio pensiero sin da quando li ho conosciuti con l’album “L’Arcano Del Mondo”.
Ai tempi, l’uso della lingua italiana era molto meno diffuso rispetto ad oggi, anche se i testi in lingua madre (lingua ufficiale o dialetto che fosse) non erano una novità assoluta in ambito estremo, in Italia come all’estero; basta pensare al lavoro di band come Ulver o Inchiuvatu (tanto per citare alcune).

A DIFFERENZA DEL COMPARTO VOCALE, QUELLO MUSICALE APPARE DECISAMENTE LEGATO ALLA TRADIZIONE DEGLI ANNI D’ORO DELLA SCENA.
QUALI SONO, AD OGGI, I VOSTRI PRINCIPALI RIFERIMENTI STILISTICI? C’È QUALCOSA, DELLE ATTUALI DERIVE DEL GENERE, CHE TROVATE VALIDO E INTERESSANTE?

Necro:– Indubbiamente il nostro bagaglio artistico si rifà alla scena black metal anni ’90, sul quale poi plasmiamo il tutto attraverso uno proprio stile chitarristico che ci identifica. C’è da dire che quello che ascolto io è diverso da quello che predilige Lord, anche se entrambi apprezziamo i classici del genere coi quali siamo cresciuti.
Pertanto, seppur sempre in ambito black metal, ci capita spesso di approcciarci allo strumento in maniera differente e con non pochi confronti. Da questi confronti. Però, è nato lo stimolo che ci ha spinto a scrivere le nuove musiche.
Lord:– Ci sono senza dubbio molte nuove proposte interessanti anche oggigiorno, ma queste non vanno a influire sul modo in cui componiamo. Per quanto mi riguarda, penso che le cose più interessanti si trovino, comunque, scavando per bene nell’underground.

”D’OGNI LEGGE NEMICO E D’OGNI FEDE” SI PRESENTA COME UN CONCEPT BASATO SULLE TESI DEL FILOSOFO, SCRITTORE, PREDICATORE ED ERETICO (PER LA CHIESA CATTOLICA) FILIPPO GIORDANO BRUNO.
DA DOVE NASCE L’INTERESSE PER QUESTA IMPORTANTE FIGURA STORICA, E QUALE MESSAGGIO VOLEVATE TRAPELASSE DAI SOLCHI DELL’ALBUM? PENSATE DI ESSERE RIUSCITI A RAGGIUNGERE LO SCOPO CHE VI ERAVATE PREFISSATI?

Lord:– La mia concettualità spirituale mi spinge alla ricerca dei fondamenti universali, cosa che ho piacevolmente ritrovato negli scritti di Filippo Giordano Bruno; è così che è nata l’idea alla base del concept. Lo studio dei suoi scritti e della sua filosofia mi hanno affascinato sempre di più, e ho approfondito l’argomento grazie anche alle conversazioni che sostengo con la mia compagna, Rita.
La stesura dei testi è seguita in modo naturale. Terminata la fase di scrittura dell’album, ho avuto piena contezza della modernità intrinseca nelle teorie e negli scritti di Filippo; un concetto futuristico per l’epoca (seconda metà del XVI° secolo), che tutt’ora trovo ‘oltre’ rispetto all’attuale concezione dell’uomo moderno, troppo miope e sopito.
Necro:– Per quanto riguarda il raggiungimento dello scopo prefissato, posso dire che siamo andati ben oltre, con nostro grande compiacimento. Questa frase potrebbe suonare arrogante, ma è una cosa di cui sono fermamente convinto, e solo dopo aver ascoltato i testi di Lord potrete capire quanto questo corrisponda a verità.

L’ELEVATA QUALITÀ COMPLESSIVA DELL’ALBUM RENDE DAVVERO DIFFICILE ESTRAPOLARE BRANI DA SEGNALARE COME MIGLIORI A DISCAPITO DEGLI ALTRI. NELLA NOSTRA RECENSIONE ABBIAMO DATO PARTICOLARE RILIEVO A “ALL’UOMO CHE AMBISCE LA CONOSCENZA RESTA L’OMBRA”, “ORDINE MIRABILE”, “ECCLESIA ABHORRET ET SANGUINE” E “LA COMPOSIZIONE DELL’ERRORE ET OBLIO”.
PENSI CHE QUESTI BRANI POSSANO RISULTARE EFFETTIVAMENTE RAPPRESENTATIVI DELL’INTERO LAVORO? CI SONO PEZZI CHE REPUTATE PARTICOLARMENTE SIGNIFICATIVI RELATIVAMENTE AL SENSO GENERALE DELL’OPERA, O CHE REPUTATE PARTICOLARMENTE RIUSCITI?

Lord:– Tutto il concept è stato studiato e composto per racchiudere le parti più significative della vita di Filippo Giordano Bruno, pianificando minuziosamente la stesura dei brani stessi. Questo, oltre a essere stata una delle principali cause di prolungamento delle tempistiche per arrivare al completamento dell’opera, mi rende difficile estrapolare un brano rispetto a un altro.
Ci tengo a sottolineare come l’album si apra con la fine del nostro Filippo sul rogo, impossibilitato a parlare per via di un muzzagio (un dispositivo che gli trafiggeva la lingua) applicatogli con lo scopo di impedirgli di pronunciare eresie o parole contro la chiesa; tentativo vano, visto che il suo pensiero è arrivato intatto fino a noi.
Necro:– Come appena detto da Lord. l’album è un percorso dove l’ascoltatore si ritrova a rivivere la morte del filosofo e a ripercorrere, in quegli attimi, i momenti più spirituali e difficili della sua vita. Non trovo canzoni deboli nell’album essendo l’una legata saldamente all’altra.
Tra quelle citate, però, mi sento di spendere due parole per quella che reputo la più grande e maestosa chiusura del concept che mai avremmo potuto comporre: “Ecclesia Abhorret Et Sanguine” resta sicuramente la mia canzone preferita, sia per come è stata composta, sia per l’emozione che riesce a scatenare.

LA FONDAZIONE DEI KHEPHRA RISALE AL LONTANO 1993; VI POSSIAMO QUINDI CONSIDERARE DEGLI AUTENTICI VETERANI, NON SOLO PER QUANTO RIGUARDA LA SCENA ITALIANA.
COME AVETE VISSUTO L’EVOLUZIONE DELLA SCENA BLACK METAL NEL CORSO DEGLI ANNI ? PENSATE CHE QUALCOSA DELLO SPIRITO PRIMIGENIO SIA SOPRAVVISSUTO AL SUSSEGUIRSI DELLE CORRENTI E DELLE MODE?

Necro:– A questa domanda potrebbe rispondere più correttamente Draughar, unico membro fondatore ancora presente nella in line-up dei Khephra e autentico testimone della scena black metal, che ha vissuto fin dall’inizio.
Personalmente, posso dirti che quello che facciamo non è una moda, non è una foto sui social, non è qualcosa tanto per apparire. Noi, in quello che facciamo, ci crediamo profondamente, spendendo il massimo delle nostre energie nella passione per la musica. Non ci interessa se possiamo sembrare anacronistici: questo è quello in cui crediamo profondamente, e niente e nessuno potrà farci cambiare idea.
Lord:– “Mens insita omnibus” (‘Mente presente in ogni cosa’), un principio immanente che anima l’universo. “Mens super omnia” (‘Mente al di sopra di tutto’) è la parte spirituale che sta sviluppando il nostro contesto musicale e la divulgazione dei concetti ad esso sottesi.
Non è il face painting o l’agghindarsi che ti fa diventare parte del movimento, o meglio, questo non è sufficiente: è necessaria la rivoluzione di noi stessi e questo genere, nella sua espressione più pura, ne è la via.
Draughar:– Noi Khephra siamo sempre stati un po’ schivi riguardo la scena. Personalmente, avrò fatto tre interviste in trenta e passa anni. Penso che, tenendo un po’ le distanze, ci siamo ‘salvati’ da tutto il rumore mediatico che ha coinvolto il genere nel corso degli anni; non mi sono mai piaciute le diatribe ed il calunniarsi a vicenda.
Noi siamo sempre andati avanti per la nostra strada, bella o brutta che fosse, senza guardarci indietro e suonando sempre quello che ci piaceva. Nel corso degli anni, nel genere, qualcosa è cambiato – è la natura, ovvio. Ci sono molte band veramente ottime e molte così così, come giusto che sia.
Ho visto nascere troppi sottogeneri nel black metal, per i miei gusti. In alcuni casi, ho trovato questi sottogeneri troppo invadenti, nel modo in cui hanno snaturando un genere che nasce di nicchia, primitivo e rude, ma questo rimane un mio umile pensiero.

RELATIVAMENTE ALLA SCENA ITALIANA, QUALE RUOLO PENSATE ABBIA RECITATO ALL’INTERNO DEL MOVIMENTO GLOBALE? C’È QUALCHE BAND AL QUALE SIETE (O SIETE STATI) LEGATI DA UN QUALCHE RAPPORTO DI STIMA E AMICIZIA? COSA NE PENSATE DEL SUO ATTUALE STATO DI SALUTE?
Lord:– Le band alle quali siamo legati sono molte in quanto, in questi anni, abbiamo sempre supportato le realtà più sincere di questo genere. Troppe, per nominarne alcune a discapito di altre.
Necro:– La stima che abbiamo verso altre band è rivolta a chi supporta realmente la scena black metal e le band da elencare sono davvero tante. La scena attuale è più viva che mai e anche oggi, come in passato, è necessario stare attenti a quei personaggi che la inquinano solo per apparenza, senza portare nulla di concreto alla scena stessa. Come detto sopra, basta cercare nell’underground italiano per scoprire tante realtà interessanti.

DA UN CERTO PUNTO DELLA VOSTRA CARRIERA IN POI, LA VOSTRA ATTIVITÀ LIVE SI È A DIR POCO RAREFATTA. CI SONO DEI PIANI PER PROMUOVERE IL NUOVO ALBUM CON QUALCHE ESIBIZIONE DAL VIVO, O QUESTO NON RIENTRA NELLE VOSTRE PREROGATIVE?
Lord:– I Khephra sono sempre stati avidi di live. Adesso, con l’uscita del nuovo album, abbiamo intenzione di tornare a calcare i palchi per promuovere il disco.
Necro:– Abbiamo preferito concentrarci su quello che sarebbe stato il nuovo album per poi dedicarci ai concerti. Possiamo anticiparti la nostra partecipazione, a giugno 2026, al festival MonteuHell della Wine And Fog in provincia di Torino e sicuramente ad altri eventi mirati.

I KHEPHRA DANNO DA TEMPO L’IMPRESSIONE DI PALESARSI SOLO QUANDO HANNO DAVVERO QUALCOSA DI FORTE E IMPORTANTE DA DIRE, E SOLO DOPO AVER PENSATO BENE AL MODO E ALLA FORMA IN CUI DIRLO: PENSI CHE DOVREMO ASPETTARE ALTRI OTTO ANNI PRIMA DI POTER AVERE IL SUCCESSORE DI “D’OGNI LEGGE NEMICO E D’OGNI FEDE”, O AVETE GIÀ IN MENTE QUALCHE ARGOMENTO CHE VORRESTE POTER APPROFONDIRE, IN FUTURO?
Lord:– Non sarà necessario aspettare così tanto tempo per un altro album dei Khephra, in quanto stiamo già componendo nuovi brani. Concordo pienamente con la vostra affermazione: per noi è importante uscire con un album al momento opportuno, senza lasciare nulla al caso.
Necro:– Il nostro obiettivo è quello di riuscire sempre a superarci ancora e, conoscendo Lord, ci sarà da scornarsi ancora e ancora! Con la formazione tornata a quattro con il ritorno di Saligia al basso abbiamo allestito una sala prove per procedere alla stesura del nuovo materiale.
Superare quanto fatto con “D’Ogni Legge Nemico E D’Ogni Fede” non sarà facile, ma sono certo che riusciremo nell’impresa. Inoltre, mi fa piacere leggere nella domanda un’affermazione che racchiude il concetto che sta alla base dei Khephra stessi: esprimersi solo quando c’è qualcosa da dire e farlo nel miglior modo possibile.

PICCOLA CHIOSA PROMOZIONALE DA CUI OGNI MODESTIA È BANDITA; LASCIATE UN MESSAGGIO AI NOSTRI LETTORI: QUALI SONO, A VOSTRO AVVISO, I PUNTI DI FORZA DI “D’OGNI LEGGE NEMICO E D’OGNI FEDE”, E PERCHÈ UN ASCOLTATORE CHE ANCORA NON VI CONOSCESSE DOVREBBE SCEGLIERE DI APPROFONDIRLO? QUALE APPORTO POTREBBE DARE QUESTO ALBUM ALLA SCENA BLACK METAL, NOSTRANA E NON? C’È, A VOSTRO AVVISO, UN VUOTO CHE QUESTO ALBUM POTREBBE COLMARE?
Lord:– “D’Ogni Legge Nemico E D’Ogni Fede” non è solo un album per divulgare musica, ma racchiude in sé un concetto di divulgazione del pensiero. Con questo lavoro ci auguriamo che l’ascoltatore vada ad approfondire il filosofo alla base del concept. Nonostante l’album sia scorrevole all’ascolto, il suo messaggio non è scontato e tratta di tematiche complesse (“Dubium Sapientiae Initium” giusto per citare un brano dell’album ed un concetto legato al pensiero di Filippo). Forse non sarà capito da tutti, ma auspichiamo che la scelta dell’ascoltatore ricada su questo concept per la possibilità che il disco da: unire il concetto musicale a quello filosofico.
Necro:– Collocare questo album nella scena black metal non spetta a noi; solo l’ascoltatore potrà riconoscergli il giusto valore. Per noi si tratta si un album molto importante sia artisticamente, in quanto ci vede ritornare sulle scene con un concept al quale teniamo molto, quanto concettualmente, per via della tematica affrontata che speriamo possa portare la filosofia di Filippo Giordano Bruno a chi ancora non la conosce ed allo stesso tempo possa permetterne approfondimento a chi invece ha memoria dei suoi scritti.

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