KING WITCH – La caccia selvaggia

Pubblicato il 24/11/2025 da

La fine dell’anno si avvicina ed è tempo di iniziare a fare un bilancio tra le numerosissime uscite interessanti che hanno animato le nostre pagine.
Gli scozzesi King Witch, con il loro “III”, hanno saputo raccogliere numerosi consensi, grazie ad una proposta tanto classica nella forma, quanto fresca e stimolante nella sua realizzazione: doom, heavy metal classico, pennellate folk, con in più la voce spettacolare di Laura Donnelly in primo piano.
Ed è proprio la cantante la nostra interlocutrice per questa breve intervista, attraverso la quale proviamo ad approfondire il percorso di maturazione della band.

CIAO LAURA, E COMPLIMENTI PER IL NUOVO ALBUM. DEVO DIRE CHE “III” SEMBRA DAVVERO UN PASSO AVANTI RISPETTO AL PRECEDENTE — MOLTO PIÙ MATURO A LIVELLO DI SONGWRITING. COSA POTETE RACCONTARCI DEGLI ANNI CHE HANNO PORTATO A QUESTA USCITA? SECONDO VOI, COSA VI HA AIUTATO A FARE IL SALTO DI QUALITÀ?
– Grazie! Siamo davvero contenti di com’è venuto. Il nostro secondo album, “Body of Light”, è uscito durante la pandemia, il che è stato un peccato, ma è successo anche a tante altre band. Appena hanno tolto le restrizioni siamo tornati a provare e a fissare concerti per promuoverlo. Poi siamo andati in tour con i Green Lung e, finito il tour, ci siamo separati dal nostro batterista e abbiamo deciso di prenderci una pausa per motivi personali.
Nel frattempo, io e Jamie (Gilchrist, chitarrista della band, ndr) abbiamo avuto un bimbo, quindi la nostra vita privata è stata parecchio intensa. Penso però che la pausa ci abbia fatto bene, e credo che questo album sia migliore proprio grazie a quel periodo.

CINQUE ANNI SONO UN PERIODO PIUTTOSTO LUNGO NELLA SCENA MUSICALE DI OGGI. COS’È CHE HA RALLENTATO COSÌ TANTO LA REALIZZAZIONE DEL NUOVO ALBUM?
– Avevamo un sacco di questioni personali da gestire e semplicemente non avevamo il tempo di lavorarci. Appena abbiamo potuto, però, ci siamo ritrovati e abbiamo messo insieme un piano di lavoro per registrare.

“III” SEMBRA ESPLORARE DUE LATI DELLA PERSONALITÀ DELLA BAND: UNO PIÙ CUPO E DOOM, E UNO PIÙ SELVAGGIO, VITALE E LIBERO — UN PO’ COME I DUE LUPI SULLA COPERTINA. VI RITROVATE IN QUESTA INTERPRETAZIONE?
– Assolutamente. L’album è pesante, ma allo stesso tempo vuole essere edificante per chi l’ascolta. Scava negli angoli più bui della psiche umana, ma celebra anche tutto ciò che c’è di buono in noi.

A PROPOSITO DELL’ARTWORK, È STUPENDO, E PER DI PIÙ È STATO REALIZZATO DA UNA VERA ARTISTA, NON AVETE OPTATO PER QUALCUNO DI QUEI TERRIBILI LAVORI FATTI CON L’IA CHE ORMAI SI VEDONO OVUNQUE. VI VA DI RACCONTARCI QUALCOSA A RIGUARDO?
– Siamo follemente innamorati della copertina. Rosanne Hayes, alias Blasted Heathen, ha davvero colto nel segno! L’album parla di vita e morte, del lato luminoso e di quello oscuro della natura umana, dell’innocenza e della corruzione.
Ci piaceva l’idea dello yin e yang, e pensavamo che i lupi fossero un bel modo per rappresentare la ferocia e la resilienza dello spirito umano. Abbiamo passato tutte queste idee a Rosanne e lei ha fatto un lavoro pazzesco. È davvero qualcosa di speciale!

LA TUA VOCE, LAURA, È SEMPRE STATA UNO DEGLI ELEMENTI PIÙ DISTINTIVI DEL VOSTRO SOUND, MA IN QUESTO ALBUM SEMBRA ANCORA PIÙ VERSATILE ED ESPRESSIVA. CHE TIPO DI RICERCA VOCALE C’È IN “III”?
– Grazie. A dire la verità, non ho fatto un vero lavoro vocale prima delle registrazioni, a parte assicurarmi di conoscere bene i pezzi. Il nostro bimbo era ancora molto piccolo, quindi era praticamente sempre con me, rendendo impossibile esercitarmi. Sapevo però che, in studio, volevo che la mia voce suonasse naturale e grezza. I testi questa volta erano più personali, e volevo davvero trasmettere l’emozione attraverso il canto.

BRANI COME “SUFFER IN LIFE” E “SEA OF LIES” RAGGIUNGONO UN EQUILIBRIO QUASI PERFETTO TRA PESANTEZZA E MELODIA. COME NASCONO DI SOLITO LE VOSTRE CANZONI?
– Di solito Jamie arriva con l’ossatura del pezzo alla chitarra. Me la manda e io lavoro sulla melodia vocale e sui testi. A volte modifichiamo la canzone per adattarla alla voce, o viceversa. Poi la portiamo in sala prove, dove tutta la band contribuisce a plasmarla, rifinendo il tutto poi in fase di registrazione.

“BEHIND THE VEIL” E “LITTLE WITCH” AGGIUNGONO, INVECE, UN LATO PIÙ ACUSTICO, MALINCONICO, PERSINO FOLK. COME SI È SVILUPPATA QUESTA DIREZIONE ALL’INTERNO DELLA BAND?
– Jamie aveva quasi finito entrambe le canzoni poco dopo il lockdown. Non posso negare che siamo tutti ispirati da band come Led Zeppelin e Black Sabbath, che inserivano spesso elementi acustici o folk nella loro musica.
Per noi era importante che nessuna canzone suonasse come le altre: penso sia fondamentale avere dinamiche diverse, altrimenti tutto diventa un po’ troppo uguale.
I testi e i temi di questi due brani sono venuti fuori facilmente, cosa che non succede sempre. “Little Witch”, in particolare, parla proprio di me da bambina e di come vedevo il mondo.

HAI GIÀ FATTO QUALCHE NOME, MA SE DOVESSI INDICARE ALCUNI ARTISTI IMPORTANTI NELLA FORMAZIONE DELLA TUA IDENTITÀ MUSICALE, CHI NOMINERESTI?
– Da ragazzina ascoltavo Jimi Hendrix, Led Zeppelin, Black Sabbath, Janis Joplin, Pink Floyd, Dio e la musica folk scozzese/irlandese. Più avanti, band come Candlemass, Alice in Chains, Devin Townsend… Amo i grandi cantanti: quelli che hanno melodia e sanno emozionare, ma riescono comunque a devastarti con la loro potenza. Sicuramente questi artisti ci hanno ispirato, ma penso che ormai abbiamo un nostro suono riconoscibile.

IL DOOM È CHIARAMENTE UNA DELLE VOSTRE RADICI, E ABBIAMO TUTTI ASSISTITO ALL’ADDIO DEI BLACK SABBATH CON IL “BACK TO THE BEGINNIGS”, A CUI PURTROPPO HA FATTO SEGUITO LA DIPARTITA DI OZZY. SIETE RIUSCITI A SEGUIRE QUELL’EVENTO?
– Siamo riusciti a vedere una parte dello show. Per me è stato difficile da guardare, ma credo sia stato un modo bellissimo per celebrare l’eredità dei Black Sabbath e un grande addio per Ozzy. Secondo me sarebbe stato bello coinvolgere anche band più giovani, magari di Birmingham o comunque del Regno Unito, visto che la maggior parte erano americane… Ma immagino che quelle vendano più biglietti.

COM’È LA SCENA METAL SCOZZESE IN QUESTO PERIODO? CI SONO BAND LOCALI CHE DOVREMMO ASCOLTARE?
– La scena heavy scozzese in generale è fantastica. Non solo nel doom. La Scozia è piccola, ma la scena musicale è variegata e molto viva. Tempo fa abbiamo suonato a un festival di un giorno a Edimburgo chiamato Fleshtival, e la line-up era molto varia: thrash, doom, death metal, hard rock, sludge — ce n’era per tutti i gusti! Band come Dvne, Dog Tired, Iron Altar, Lucid Sins, Cwfen, Solar Sons, per fare qualche nome, meritano davvero di essere ascoltate.

COSA AVETE IN PROGRAMMA PER IL PROSSIMO FUTURO, MAGARI UN TOUR, O ALTRO CHE VOLETE CONDIVIDERE?
– Abbiamo appena fatto qualche data nel Regno Unito, a Londra, Edimburgo e Newcastle, e ad ottobre abbiamo suonato a Glasgow. Stiamo cercando di prenotare qualche altro concerto entro la fine dell’anno e di suonare di più il prossimo, magari anche ai festival. Le cose sono un po’ diverse ora che abbiamo un bimbo, ma possiamo comunque suonare — dobbiamo solo essere un po’ più selettivi.

ULTIMA DOMANDA: SI DICE SPESSO CHE IL TERZO ALBUM SIA UN PUNTO DI SVOLTA PER UNA BAND, E NEL VOSTRO CASO SEMBRA PROPRIO COSÌ. QUAL È UN OBIETTIVO A LUNGO TERMINE CHE AVETE IN MENTE. DICIAMO PER I PROSSIMI DIECI ANNI?
– Io, Jamie e Rory siamo tutti d’accordo che questo album abbia qualcosa di speciale. Siamo davvero soddisfatti del risultato ed è stato fantastico suonare i pezzi dal vivo.
Non mi piace guardare troppo avanti, perché poi ti perdi quello che succede ora. Voglio solo che continuiamo a goderci la musica e a suonarla al meglio delle nostre possibilità.

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