Ripper Owens è un interlocutore ideale: non si perde via, è sintetico, conciso, risponde con onestà e non si tira indietro anche di fronte a qualche domanda più spinosa, pur senza mai lasciarsi andare troppo in polemiche.
L’occasione del nostro incontro è la pubblicazione di “The Sinner Rides Again”, il secondo album dei KK’s Priest, che ci ha un po’ riconciliato con una band nata sotto una cattiva stella. Il songwriting questa volta è più solido, la performance di tutti è più convincente (su tutti quella dello stesso Owens), eppure i continui richiami all’universo dei Judas Priest finiscono per riaccendere un confronto che, a nostro parere, non giova alla creatura di Downing.
Ne abbiamo approfittato, quindi, per chiedere qualche delucidazione al cantante statunitense, ripercorrendo le tappe che l’hanno portato a questa ennesima avventura discografica, delle sue aspettative e di un mercato discografico sempre più difficile e sfidante.
“THE SINNER RIDES AGAIN” CI E’ SEMBRATO PIU’ SOLIDO E POTENTE RISPETTO AL SUO PREDECESSORE, COME AVETE LAVORATO SUI NUOVI PEZZI? CI SONO STATE DIFFERENZE NEL VOSTRO APPROCCIO?
– Le canzoni sono state scritte da KK come per il primo album, ma questa volta con un contributo importante di A. J. Mills. Per quanto mi riguarda ho registrato le mie parti vocali nel mio studio casalingo: è una cosa su cui abbiamo discusso, perché KK voleva che io andassi in Inghilterra a registrare, mentre io ci tenevo a fare tutto qui.
Penso che l’album sia molto aggressivo, vocalmente, e sapevo che sarei riuscito ad ottenere quel risultato facendo tutto qui da casa mia. In generale comunque si tratta di un lavoro molto solido, potente, ed è stato facile conferire alle canzoni ancora più carattere rispetto al precedente.
HAI SCRITTO TU I TESTI DELLE CANZONI?
– No, anche i testi sono di KK. D’altra parte ha scritto per i Judas Priest per quarant’anni ed era importante per lui cimentarsi in qualcosa che gli appartenesse totalmente. Per cui ha scritto tutto, musica e parole, e io mi sono entusiasmato nel vedere quanto fosse contento e soddisfatto nel farlo.
ANCHE QUESTO DISCO E’ PIENO ZEPPO DI CITAZIONI CHE RIMANDANO ALL’UNIVERSO DEI JUDAS PRIEST. COME MAI QUESTA SCELTA? E’ UN MODO PER DIRE A TUTTI “EHI, NOI NON SIAMO MENO JUDAS PRIEST DI LORO“?
– Non si tratta di fare un paragone tra le due band, semplicemente questa è l’eredità di KK. E’ legato a queste tematiche, le ha scritte lui in prima persona, ma per il resto non vedo motivo per fare dei paragoni. Non vogliamo essere ‘gli altri Judas Priest’, siamo la nostra band: abbiamo già due album all’attivo e costruiremo la nostra eredità, ma penso che KK abbia tutto il diritto di mantenere quel tipo di immaginario, perché gli appartiene e vuole giustamente preservarlo.
Non vogliamo reinventare la ruota, siamo quello che siamo.
TU HAI COMPIUTO CINQUANTASEI ANNI, EPPURE LA TUA VOCE HA UN’ESTENSIONE E UNA POTENZA DAVVERO INCREDIBILE. COME LA PRESERVI PER RIUSCIRE A CANTARE ANCORA COME TRENT’ANNI FA?
– Sicuramente quando ero più giovane mi veniva più facile cantare così. Ora bevo molta acqua, cerco di riposare e di dormire bene, per fortuna per ora la mia voce è ancora in ottima forma. Forse la differenza è che adesso mi sento un cantante migliore, con più carattere, e riesco ad adattarmi e a cantare con lo stile che più si adatta alla canzone, non importa quale sia, lo faccio e basta. La mia voce riesce ad essere più roca, a convogliare più emozioni e colori, pur senza aver perso potenza nelle note alte che riesco ancora a raggiungere come quando ero giovane.
PER QUESTO DISCO HAI AVUTO CARTA BIANCA NELLE LINEE VOCALI O HAI SEGUITO LE INDICAZIONI DI KK?
– No, cerco solo di essere me stesso e di utilizzare il registro che più si adatta a quello che devo cantare. La musica avrà lo stile di chi l’ha scritta, ma la voce sarà sempre quella di Ripper!
KK mi ha dato l’indicazione della melodia generale o il ritmo. A volte mi sono trovato a scegliere un registro più aggressivo rispetto all’intenzione originale, ma il metodo di lavoro era fondamentalmente questo, KK mi ha dato l’idea generale di partenza e poi io ho realizzato le mie parti in autonomia.
QUANDO I KK’S PRIEST SONO STATI PRESENTATI AL PUBBLICO, LA PRIMA VOLTA, NELLA LINE-UP FIGURAVA ANCHE LES BINKS. POI PER MOTIVI PERSONALI NON HA POTUTO REGISTRARE IL PRIMO ALBUM, MA PENSAVAMO CHE SAREBBE STATA SOLO UN’ASSENZA TEMPORANEA. COS’E’ SUCCESSO?
– Semplicemente quando ci siamo resi conto che Les non sarebbe stato della partita per il primo disco, siamo andati avanti. Sean (Elg, nrR) è un amico, abbiamo suonato assieme nei Three Tremors, ed è un batterista eccezionale: come ti dicevo vogliamo essere una band, senza troppi cambiamenti, quindi la nostra formazione resterà questa. E il suo lavoro sull’album è stato fantastico.
ALL’INDOMANI DELLA PERFORMANCE DEI JUDAS PRIEST NELLA ROCK ‘N’ ROLL HALL OF FAME, SONO CIRCOLATE MOLTE VOCI SU UNA POSSIBILE REUNION CON KK. QUESTO NON E’ ACCADUTO, MA SE FOSSE SUCCESSO, COME AVRESTI REAGITO?
– Non saprei, mi sarebbe andato bene, perché comunque resto un fan dei Judas Priest. L’avrei capito e accettato, perchè ho comunque una mia carriera solista che mi dà soddisfazioni. Però sono sicuro che anche per KK sarebbe stato difficile mettere da parte questa band, perché vedo quanta passione e dedizione ci mette: onestamente non penso che avrebbe potuto continuare con entrambe le band, non gliel’avrebbero permesso. Non posso dirlo con assoluta certezza, ma secondo me KK avrebbe comunque voluto restare nei KK’s Priest.
QUEST’ESTATE AVETE FATTO UN GIRO DI DATE IN ALCUNI FESTIVAL OPEN AIR. COM’E’ ANDATA?
– E’ stato fantastico! I festival possono essere più difficili rispetto ad uno show normale, soprattutto per una band uscita da poco, come la nostra. Le canzoni dei KK’s Priest funzionano alla grande, è incredibile… Il pubblico cantava a squarciagola canzoni come “One More Shot At Glory” o “Hellfire Thunderbolt”.
E poi abbiamo avuto modo di mettere in piedi uno show in grande stile, con un palco grande, un sacco di fuochi d’artificio, i maxischermi, insomma una produzione importante per una band come la nostra. L’obiettivo ora è quello di fare un vero tour mondiale, sebbene ora sia diventata una faccenda dispendiosa. Se tutto va bene dovremmo riuscirci l’anno prossimo.
Abbiamo già in ballo alcune date nel Regno Unito, uno show a Malta e ci stiamo impegnando per costruire un tour vero e proprio. Non è facile, anche perché non vogliamo accontentarci di una produzione più contenuta ed economica, vogliamo essere certi che i fan vengano a vedere un grande spettacolo.
OGGI TI TROVI IN UNA SITUAZIONE PARTICOLARE: DA UNA PARTE SEI SUL PALCO A CANTARE I CLASSICI DEI PRIEST AL FIANCO DI UNO DEI LEGGENDARI FONDATORI DELLA BAND, DALL’ALTRA CI SONO I JUDAS PRIEST VERI E PROPRI CHE, INVECE, SEMBRANO FINGERE CHE I TUOI ALBUM CON LORO NON SIANO MAI ESISTITI. COME TI FA SENTIRE QUESTA COSA?
– Hanno fatto un numero degno di un mago: mi hanno fatto sparire! Che posso dirti, io amo cantare quelle canzoni e lo faccio anche quando sono in tour da solo. E’ ancora più eccitante poter cantare i classici dei Judas Priest e le canzoni del mio periodo di fianco a Ken. Io continuo ad amare gli anni passati con i Judas Priest e continuerò a celebrarli, perché sono parte della mia vita.
PERO’ RECENTEMENTE TI SEI ANCHE TOLTO QUALCHE SASSOLINO DALLA SCARPA: ABBIAMO LETTO UNA TUA DICHIARAZIONE IN CUI SOSTANZIALMENTE DICEVI CHE ORMAI HAI NOTIZIE DAI PRIEST SOLO TRAMITE I LORO AVVOCATI. ERI SERIO O SI E’ TRATTATA DI UNA BOUTADE?
– Ero un po’ sarcastico, ma in fondo è la verità! Mi contattano gli avvocati dicendo che non posso far usare quel determinato artwork o cose del genere. Ad esempio stavo facendo questo tour in Australia che si chiamava “The Metal Gods”, perché facevamo sia le canzoni dei Priest che quelle di Dio e mi hanno contattato per dirmi che non potevo usare quel nome…
Non ricevo mai una telefonata dove mi chiedono anche solo come va o per congratularsi per qualcosa che ho fatto. Quindi quando qualcuno mi chiede come stanno le cose, io semplicemente dico la verità…
E QUESTO LO APPREZZIAMO! SPESSO I NOSTRI INTERLOCUTORI FANNO DI TUTTO PER EVADERE QUESTO GENERE DI DOMANDE…
– Probabilmente sarebbe una scelta più corretta… Senti, io mi considero un amico dei Judas Priest, ho passato degli anni fantastici con loro e ho sempre speso belle parole nei loro confronti. E anche questa è la verità, io voglio bene a tutti loro, ma le cose stanno così. Se fosse diverso, lo direi senza problemi.
FACCIO UN BREVE ELENCO NON ESAUSTIVO: ICED EARTH, MALMSTEEN, BEYOND FEAR, CHARRED WALLS OF THE DAMNED, THE THREE TREMORS, LA TUA CARRIERA SOLISTA… COME MAI HAI SCELTO DI CANTARE IN COSI’ TANTI PROGETTI DIVERSI PIUTTOSTO CHE CONCENTRARTI SOLTANTO SU UNO?
– Perché il mondo della musica oggi si trova in un’era diversa. Oggi non è più possibile fondare una band, non avere anche altri progetti e campare solo con quella. Se un giorno sarò nuovamente in una band in grado di fornirmi un lavoro fisso, la possibilità di andare in tour regolarmente, allora potrò anche io dedicarmi solo a quel progetto: io vivo di musica, il mio lavoro è questo, cantare. Mi piacerebbe poter dire che con i KK’s Priest potrò avere una sola band, ma la verità è che nemmeno loro potranno garantirmi questa sicurezza. Sicuramente il mio tenore di vita è più alto grazie al fatto di aver fatto parte dei Judas Priest e agli Iced Earth e vorrei cercare di mantenerlo: ho dei figli da mandare al college! (ride, ndR)
DA QUESTO PUNTO DI VISTA TU COME VIVI LA QUESTIONE DELLE PIATTAFORME DI STREAMING TIPO SPOTIFY?
– Certamente hanno cambiato il modo in cui mi guadagno da vivere. Secondo me questi servizi sono utili nella diffusione della musica, che può raggiungere più persone, ma non aiutano affatto le band, soprattutto le nuove band, che ricevono quei 0,0003 dollari a canzone.
Tutti gli artisti dovrebbero essere pagati di più, alzando la quota oppure mettendo una sorte di forfait di base, non lo so. Le cose sono cambiate molto rispetto agli anni Ottanta quando si poteva contare sulle persone che acquistavano i CD o i dischi, così vanno le cose…
SE DOVESSI SCEGLIERE IL MOMENTO PIU’ ALTO E QUELLO PIU’ BASSO DELLA TUA CARRIERA, COSA SCEGLIERESTI?
– Uno dei momenti migliori è senza dubbio il mio ingresso nei Judas Priest: è ciò che ha dato il via alla mia carriera, quello che mi ha reso quello che sono e che mi permette di vivere di musica. E’ più difficile trovare un momento veramente brutto, perché quando ho lasciato i Priest subito sono arrivati gli Iced Earth e poi Malmsteen, la mia carriera solista… Tutto succede per una ragione, non ho rimpianti. Forse solo quello di non essere andato al college e di non essermi trovato un lavoro vero! (ride, ndR).
MA AVENDO CANTATO IN TUTTI QUESTI PROGETTI, PIU’ O MENO CONOSCIUTI, NON TI SEI MAI PENTITO DI AVER DETTO DI SI’ A QUALCUNO?
– A volte, nessuno dei nomi più famosi che tutti conoscono, ma è capitato che mi sia trovato a dire, “mmh, forse avrei dovuto dire di no…“. Semplicemente in quel momento avevo bisogno di soldi, tutto qui, e una volta finito di solito sono comunque soddisfatto. Ho cantato di tutto, dal rock’n’roll più classico all’hardcore, ed è comunque divertente provare cose così diverse.
OLTRE AI KK’S PRIEST SU COSA STAI LAVORANDO ORA?
– In questi giorni sto registrando un paio di canzoni per due band e poi lo scorso anno ho pubblicato un mio EP solista, “Return To Deathrow”, assieme a Jamey Jasta che è stato un vero successo e spero quindi di iniziare presto i lavori per un vero e proprio full-length. A novembre ho delle date da solista in Sud America e ovviamente i KK’s Priest.
CI SARA’ ANCHE UN TERZO ALBUM DEI THREE TREMORS?
– Immagino di sì, visto che siamo in tre, sarebbe assurdo fermarsi prima di aver pubblicato il terzo album!
PER CONCLUDERE CI ELENCHI CINQUE ALBUM CHE TI HANNO CAMBIATO LA VITA?
– Ti direi “Four Wheel Drive” dei Buchman-Turner Overdrive,“Screaming For Vengeance” dei Judas Priest, il disco omonimo dei Metal Church… Uno degli Anthrax, forse “Spreading The Disease”… Siamo a quattro?
SI’, ESATTO.
– E allora “Heaven And Hell” dei Black S… Anzi, no, “Holy Diver” di Dio.

