LA MORTE VIENE DALLO SPAZIO – Alla ricerca di civiltà interstellari

Pubblicato il 06/06/2021 da

La Morte Viene Dallo Spazio è un progetto che ci ha colpito molto positivamente. Il loro secondo album, “Trivial Visions”, ci ha accompagnato in un viaggio cosmico fatto di luci, galassie e stelle morenti. Sonorità drone, psichedelia, progressive, kraut rock e black metal: coordinate non lineari, lisergiche, adatte alla fuga, perfette per estraniarsi da tutto e da tutti, per raggiungere nuovi mondi, alieni, lontani e freddi. Figli e figlie dell’improvvisazione e della libertà espressiva assoluta, i componenti della band hanno affinato le loro qualità sul palco, serata dopo serata, grazie a performance live sempre diverse, nate dall’urgenza artistica del momento, che solo in un secondo momento si sono trasformate in brani di forma compiuta. Di fronte ad una proposta così complessa e stratificata, non potevamo esimerci dal contattare la band per lasciare a loro il compito di presentare al meglio la nascita e l’evoluzione di questo interessante progetto. 

CIAO RAGAZZI, COMPLIMENTI PER IL VOSTRO NUOVO ALBUM E BENVENUTI SU METALITALIA! INIZIAMO L’INTERVISTA CON UNA BREVE PRESENTAZIONE PER CHI ANCORA NON VI CONOSCESSE: COME NASCE LA BAND E COME SIETE ARRIVATI OGGI A QUESTO NUOVO “TRIVIAL VISIONS”?
– La Morte Viene Dallo Spazio nasce come collettivo con formazione aperta e vocazione fortemente sperimentale. I primi live si sono svolti tra il 2015 e il 2017, per la maggior parte in Lombardia, dove si è formata la band dall’idea del nostro chitarrista Bazu, fondatore anche dei Giöbia, e del flautista Angelo, già militante in diverse altre realtà locali. A quel tempo non c’erano mire o ambizioni particolari, La Morte Viene Dallo Spazio nasceva con la volontà di convogliare al suo interno diversi musicisti della scena heavy-psych italiana, in una miscela di improvvisazioni dal carattere oscuro, tra il drone e la dark ambient, che non contemplavano prove antecedenti alle performance live. Anche il nostro debut album “Sky Over Giza”, uscito nel maggio del 2018 da una coproduzione tra Bloodrock Records e Debemur Morti Productions, è il risultato di due giorni di jam session in studio a partire da una data tonalità e velocità. Questa estemporaneità del progetto ha alimentato una certa curiosità nel pubblico, fino a ricevere l’invito a prendere parte al Dunajam festival. In vista della crescente richiesta di date, poco dopo la release dell’album abbiamo raggiunto una line-up stabile per dare al tutto una connotazione meno free e più ragionata. Ciò nonostante per tutto il 2018 e buona parte del 2019 siamo stati tanto impegnati nell’attività live, sia con La Morte che con i vari side-project di cui facciamo parte, da non essere riusciti quasi mai a provare e a dedicarci alla composizione dei brani come si fa solitamente in una band. Possiamo dire che per lungo tempo la nostra sala prove è stata il palco; ad ogni concerto i brani assumevano una nuova forma, fino a raggiungere quella definitiva del “Trivial Visions” che conosciamo una volta entrati in studio di registrazione nella seconda metà del 2019.

IL VOSTRO MONICKER DERIVA DAL TITOLO DI UN VECCHIO FILM DI FANTASCIENZA. VI VA DI RACCONTARCI PERCHÉ AVETE SCELTO QUESTO NOME?
– La Morte Viene Dallo Spazio in effetti è proprio il titolo di uno dei primissimi, se non il primo in assoluto, b-movie fantascientifico catastrofista italiano. L’abbiamo scelto come nome per il progetto perché lo troviamo originale e particolarmente evocativo, oltre a rappresentare gli albori di una corrente cinematografica e certe colonne sonore che ci affascinano e a cui ci rifacciamo nelle atmosfere. Il nostro sound si contraddistingue infatti per l’ampio utilizzo di synth, tastiere e theremin, che conferiscono alla musica un carattere spaziale e alieno e richiamano volutamente le atmosfere di quelle pellicole. Ci piace utilizzare la musica per trasportare l’ascoltatore in una realtà sospesa, in mondi inesplorati in cui l’ignoto può essere tanto minaccioso quanto meraviglioso.

CHIUDIAMO QUESTA BREVE CARTA D’IDENTITÀ CON UN’ULTIMA DOMANDA: NEL VOSTRO DNA CI SONO TANTISSIME INFLUENZE, ANCHE MOLTO LONTANE DAL METAL CHE TRATTIAMO ABITUALMENTE. NOI ABBIAMO PROVATO A DARE QUALCHE COORDINATA AI NOSTRI LETTORI, MA OVVIAMENTE SI È TRATTATO SOLO DI UNA FOTOGRAFIA PARZIALE. VI VA DI DARCI QUALCHE INDICAZIONE DI PRIMA MANO?
– Sicuramente i nostri brani sono una commistione di influenze musicali, alcune anche molto diversificate tra loro. La nostra peculiarità risiede proprio nell’essere volutamente trasversali a diverse correnti musicali per creare un’esperienza sonora che esca dai canoni di genere. Come sappiamo le etichette semplificano l’interpretazione della realtà, ma nel nostro caso non è facile identificarne una per catalogarci, in quanto la nostra musica non è propriamente un ascolto immediato, richiede attenzione per poterne cogliere tutte le sfumature. Lavorare a questo album raccogliendo al suo interno l’intero spettro di inclinazioni personali e diversi background musicali di ciascuno dei membri del progetto, con vissuti e storie diverse, è stato davvero stimolante. “Trivial Visions” attinge tanto dal prog italiano anni ‘70, dal kraut rock e dallo space rock, quanto dal black e death metal dei primi anni ‘90. Volevamo creare un punto di unione tra questi generi, mantenendo tuttavia un approccio lo-fi a livello di suono che si avvicinasse più alle produzioni b-movie che a quelle del metal contemporaneo.

TORNANDO AL CONCETTO DELLO SPAZIO INTERSTELLARE, NELLA RECENSIONE ABBIAMO SCRITTO COME LA VOSTRA MUSICA RIESCA A RIFLETTERE QUELLA SENSAZIONE DI BELLEZZA TERRIBILE E AFFASCINANTE ALLO STESSO TEMPO DELLO SPAZIO. SECONDO VOI QUAL È IL FASCINO ESERCITATO DAL COSMO SULL’UOMO? PER VOI HA UN SIGNIFICATO SPECIFICO?
– Il cosmo per la sua vastità ancora oggi rappresenta l’ignoto, di fronte al quale ci rendiamo conto di quanto sia piccolo il nostro mondo e limitata la nostra conoscenza delle cose. Nonostante l’uomo sia riuscito in minima parte ad esplorare lo spazio e a formulare in proposito teorie astronomiche più o meno esatte, sono ancora molti i misteri e i quesiti legati all’universo e alle forme di vita diverse da quella umana e animale che possono abitarlo. Da sempre ci affascinano queste tematiche, tanto da averne tratto ispirazione già per il nostro debut album “Sky Over Giza”. In particolare ci hanno colpito alcune letture riguardanti antiche civiltà della Mesopotamia e popolazioni africane, su tutte menzioniamo quella dei Dogon del Mali, che secondo alcuni studi diffusisi negli anni ‘60-’70 del secolo scorso avrebbero avuto contatti con civiltà altre, extraterrestri. Questa teoria è stata elaborata a partire dagli anni ‘30 da alcuni etnologi che non hanno saputo giustificare diversamente le conoscenze astronomiche, molto avanzate per quegli anni, di tribù che avevano davvero pochi mezzi e tecnologie a disposizione.
Fin dalle origini del progetto cerchiamo di creare un panorama sonoro ricco di sintetizzatori e atmosfere drone a conferire un alone di attesa e mistero alla nostra musica, come a presagire che qualcosa di non umanamente controllabile stia per accadere, riprendendo queste tematiche e i numerosi interrogativi circa l’essere umano e il suo posto nell’universo.

NELLA VOSTRA MUSICA, POI, COGLIAMO ANCHE ALTRE FORME SPIRITUALI E MENTALI DI ‘VIAGGIO’: MI VIENE IN MENTE LA CORRENTE PSICHEDELICA, OPPURE LE PRATICHE DI OCCULTISMO, VIAGGI ASTRALI… TUTTE SUGGESTIONI CHE SEMBRANO ANDARE DI PARI PASSO CON LA VOSTRA PROPOSTA. SONO TEMI CHE VI INTERESSANO O SI TRATTA DI SUGGESTIONI CHE CIASCUNO PUÒ COGLIERE IN MANIERA DEL TUTTO PERSONALE? E SE VI INTERESSANO, VI VA DI RACCONTARCI QUALCOSA IN MERITO?
– La psichedelia da sempre cela viaggi, più o meno eterei, nell’inconscio e subconscio, indotti da sostanze o autoindotti da pratiche meditative, e indubbiamente La Morte Viene Dallo Spazio in questa psichedelia trae le proprie radici, tuttavia preferiamo non dare indicazioni troppo limitanti sui riferimenti contenuti nei brani e lasciare invece questo compito alla libera interpretazione di chi li ascolta. La musica, soprattutto in un periodo di restrizioni e libertà personale ridotta ai minimi termini, conserva un lato magico che si traduce nella possibilità di estraniarsi dalla realtà e a nostro avviso non esistono generi migliori dello psych e space rock per lasciarsi rapire.

TORNANDO ALLA MUSICA, LA VOSTRA PROPOSTA VEDE SPESSO LA CREAZIONE DI BRANI STRUMENTALI: COME NASCE QUESTA SCELTA? NON DA UNA ‘MANCANZA’ AVENDO A DISPOSIZIONE LA VOCE DI MELISSA.
– Melissa non solo canta, ma suona diversi tipi di strumenti, come synth, tastiere, theremin, fondamentali e primari nella nostra musica. Questo fa sì che la concentrazione sulle parti cantate venga meno, per lasciare maggiore spazio ai brani strumentali, tuttavia questo non dev’essere necessariamente un punto a sfavore che va a penalizzare la band. Avremmo potuto decidere di lasciare più spazio alla voce, se non nei live almeno nelle registrazioni, ma volutamente abbiamo scelto di utilizzarla con parsimonia per mantenere integra la nostra identità di progetto legato al mondo delle colonne sonore.

RELATIVAMENTE ALLA VOCE, INFATTI, SEMBRA CHE QUESTA SIA STATA USATA CON LA STESSA LOGICA DEGLI STRUMENTI MUSICALI, OVVERO COME SE FOSSE UN TASSELLO ALL’INTERNO DI UNA TRAMA, MODIFICATA ED EFFETTATA A SECONDA DELLA NECESSITÀ. E’ CORRETTA COME INTERPRETAZIONE?
– La tua interpretazione è corretta. “Trivial Visions” non è un concept album, ciò nonostante i brani hanno una struttura episodica e una continuità pur nella loro eterogeneità, motivo per cui la voce si adegua al contesto, fa capolino in pochi momenti e non è quasi mai la vera protagonista, ma è appunto posta alla stregua di uno strumento. Effettarla è una scelta stilistica e un nostro tratto distintivo già dal primo album, ci permette di dare un tocco più lo-fi e meno patinato al tutto. Melissa ama suonare e cantare in egual misura, ma rispetta la natura della band, con la sua origine sperimentale e non impostata, che andrebbe a collimare con l’eventuale composizione di brani aventi una struttura più tradizionale con la voce al centro. Nonostante i suoi ascolti vertano prevalentemente sul metal estremo, per natura ha uno spirito punk, che emerge in alcuni brani come la titletrack “Trivial Visions”, ed è concorde nel prendere le distanze dagli standard del metal classico.

SE DOVESTE DEFINIRE LE CARATTERISTICHE DI UN ASCOLTATORE IDEALE DELLA VOSTRA BAND, CHE COSA CITERESTE? A CHI CONSIGLIERESTE LA VOSTRA MUSICA, FERMO RESTANDO IL NORMALE DESIDERIO DI VOLER RAGGIUNGERE IL MAGGIOR NUMERO DI PERSONE?
– E’ difficile tracciare un profilo univoco di un nostro ipotetico ascoltatore ideale. Ogni giorno che passa ci rendiamo sempre più conto del fatto che, fortunatamente, la nostra musica riesce a far presa tanto sull’appassionato di black/death metal, quanto sul fan di Ash Ra Tempel e Amon Düül II o più in generale di space, prog e kraut rock. Anche a livello demografico, se volessimo fare una statistica non sarebbe così immediato. Per acquistare il merch, per recensire il nostro album o intervistarci, o anche semplicemente per uno scambio di battute, siamo stati contattati tanto da persone molto giovani, quanto da altre navigate, di entrambi i sessi, e dalle provenienze più svariate. Al momento comunque la maggior parte dei nostri ascoltatori risiede negli Stati Uniti, dove abbiamo un certo seguito, nel Regno Unito, dove si trova il nostro ufficio stampa che cura tutto l’aspetto legato alla promozione, in Finlandia, paese della nostra etichetta Svart Records, e ovviamente nella nostra terra, l’Italia.

OLTRE AL FILM CHE HA DATO IL NOME ALLA BAND, CI DIRESTE TRE PELLICOLE CHE A VOSTRO PARERE POTREBBERO ESSERE ACCOMPAGNATE DALLA VOSTRA MUSICA?
– I titoli che potremmo citare sono tanti, sicuramente ci sarebbe piaciuto molto prestare la nostra musica a pellicole come “La Montagna Sacra” di Alejandro Jodorowsky o a “Lucifer Rising” di Kenneth Anger, ma perché no, anche a “Terminator” di James Cameron, che con le sue atmosfere e colori freddi tipici dei film fantascientifici degli anni ‘80 ci ha sempre affascinato.

SUI SOCIAL ABBIAMO VISTO CHE AVETE DATO MOLTO SPAZIO ALL’EDIZIONE IN VINILE, DAVVERO BEN CURATA, DEL VOSTRO ALBUM. PENSATE CHE QUESTO FORMATO POSSA ESSERE UNA RISORSA IMPORTANTE PER UNA BAND COME LA VOSTRA E, PIÙ IN GENERALE, ANCHE PER DELLE FORMAZIONI UNDERGROUND?
– In un momento storico in cui l’attività live è completamente sospesa, pensiamo sia fondamentale come mai prima dare quanto più spazio possibile all’album in formato fisico, che per noi comporta un’entrata immediata, fondamentale per poterci recare presto in studio di registrazione per incidere i brani del prossimo album, a cui stiamo già lavorando. Rispetto al CD, che comunque ha un buon appeal sul pubblico, ora forse anche maggiore rispetto agli anni passati, il vinile nella nostra scena trova un riscontro ancora più forte. Soprattutto in ambito space e psych rock c’è uno zoccolo duro di collezionisti di album in vinile che mantengono viva e alimentano la scena. Questo è stato anche il motivo per cui il nostro precedente album era uscito in 10 colori nella prima stampa e in 8 nella seconda, inducendo qualche collezionista incallito ad acquistarlo in diverse versioni. Incredibilmente alcuni le hanno addirittura tutte e 18.

GUARDANDO INVECE L’ALTRO LATO DELLA MEDAGLIA: LE PIATTAFORME DI STREAMING, RISORSA O FURTO LEGALIZZATO?
– Noi stessi da ascoltatori utilizziamo diverse piattaforme di streaming quotidianamente, pertanto non ci sentiamo di porci in maniera troppo dura nei loro confronti. Nonostante il discorso da affrontare dal punto di vista dell’artista sarebbe ampio e articolato, riconosciamo che queste sono una finestra che permette di ottenere maggiore visibilità e di arrivare ad un pubblico che diversamente forse non scoprirebbe mai la nostra musica. Spezzata una lancia a favore delle piattaforme streaming, è indubbio che per una band underground le entrate derivanti da quest’ultime sono decisamente esigue e non sono nulla in confronto a quelle derivanti dalla vendita del formato fisico, sulla quale puntiamo molto di più.

ULTIMA DOMANDA: ORA CHE LE ATTIVITÀ LIVE SONO TUTTE RIMANDATE A TEMPO INDEFINITO, CHE PROGETTI AVETE PER PROMUOVERE L’ALBUM?
– Stiamo lavorando a stretto contatto con l’ufficio stampa per la pubblicazione di recensioni e interviste e nonostante l’attività live sia sospesa ci stiamo comunque attivando, in collaborazione con alcune agenzie di booking, per organizzare un tour nel prossimo autunno-inverno. Trarremo comunque vantaggio dai prossimi mesi di fermo per proseguire nella composizione e registrazione dei nuovi brani che comporranno il nostro terzo album, che contiamo di far uscire quanto prima.

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