LA STANZA DELLE MASCHERE – L’orrore della porta accanto

Pubblicato il 02/02/2021 da

In un tempo in realtà neanche tanto lontano, l’Italia ha fornito al mondo dell’horror un contributo significativo e, in un certo senso, unico. Registi come Bava, Fulci e Avati e band come Jacula e Goblin sono stati e sono tuttora parte del nostro patrimonio nazionale e sono e saranno citati da artisti rinomati e di fama internazionale come influenze fondamentali per lo sviluppo di un certo tipo di cinema e di suono. La Stanza Delle Maschere, band esordiente su Black Widow con l’omonimo disco dello scorso anno, è totalmente immersa in questo universo ed in queste sonorità, con l’obiettivo dichiarato di riportare il genere agli antichi fasti. Ne parliamo con il chitarrista/bassista e compositore delle musiche Domenico ‘The Psychic’ Lotito e la voce narrante, nonché autore dei testi dell’album, Angelo ‘Blood’ Sposito.

POTETE RACCONTARCI QUALCOSA RIGUARDO LA BAND? COME E QUANDO E’ NATA?
Angelo Sposito: – La Stanza Delle Maschere nasce dall’unione di passioni simili fra me e Domenico; la letteratura horror ed i film thriller italiani del nostro passato, l’amore per le colonne sonore e la musica, ed ovviamente quel pizzico di follia che spinge ognuno di noi a creare un qualcosa, nel nostro caso trasmettere brividi agli ascoltatori. La nostra proposta omaggia il nostro splendido cinema passato, e la letteratura oscura e profonda.

Domenico Lotito: – La Stanza Delle Maschere nasce nel 2015 con la voglia di esprimere, con assoluta passione, tutta la nostra gratitudine versi i Maestri della letteratura e verso i grandi Maestri delle colonne sonore.

IL NOME CHE AVETE SCELTO E’ SICURAMENTE DI ISPIRAZIONE PROG. QUAL E’ IL SIGNIFICATO?
Angelo Sposito: – La particolare scelta del nome è un chiaro riferimento al mondo in cui l’uomo purtroppo è costretto a vivere; “Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti” affermò Pirandello, ed è vero. La stanza, il nostro mondo e la nostra società, le maschere, le molteplici personalità che cambiano continuamente di fronte a scelte ed occasioni… Inoltre la maschera rappresenta una mutazione, negativa o positiva, nonché un’alterazione esistenziale a volte mistica.

I VOSTRI SUONI SEMBRANO LEGATI AL PASSATO. QUALI SONO LE VOSTRE INFLUENZE MUSICALI? CI SONO NUOVE BAND CHE, COME VOI, STANNO PORTANDO AVANTI QUESTA TRADIZIONE E CHE RITENETE INTERESSANTI?
Domenico Lotito: – Questa è una domanda molto difficile poiché mi piace tantissimo ascoltare nuova musica come riascoltare band storiche. Sono cresciuto con i Cream e con i Black Sabbath e sono un fan sfegatato dei Rush, ma quando scoprii “Roller” dei Goblin, il “Concerto Grosso” dei New Trolls e “L’Uomo” degli Osanna qualcosa scattò dentro di me.
Sono un grande estimatore di Fabio Frizzi, degli Jacula, de Il Segno Del Comando e degli Witchfield  di Thomas Hand Chaste. In Italia ci sono un sacco di band grandiose: Witchwood, The Black, L’Impero Delle Ombre, Doomraiser, The Magik Way, Fungus Family, Alchem e gli Eletric Swan (molto devoti al sound del grande Tommy Bolin, che adoro alla follia). Non so dirti se stiamo portando avanti questa tradizione poiché sarà il tempo a dirlo. L’importante è impegnarsi e credere sempre in quello che si fa, ma soprattutto cercare di migliorarsi costantemente. E’ molto importate apprendere dalle band che hanno più esperienza e mettere in pratica gli insegnamenti.

LA VOSTRA MUSICA E’ INDUBBIAMENTE LEGATA AL CINEMA, E IN PARTICOLARE ALL’HORROR ITALIANO. QUALI SONO I VOSTRI REGISTI PREFERITI IN QUESTO AMBITO? PENSATE IN FUTURO DI POTER COMPORRE UNA COLONNA SONORA? O UN CONCEPT ALBUM?
Domenico Lotito: – Grazie a mio padre scoprii Lucio Fulci. Uno dei miei registi preferiti assieme a Sergio Leone, Pupi Avati e all’indimenticabile Mario Bava. Aggiungerei anche il grandissimo Sergio Martino ed Aldo Lado.
Tutti ‘artigiani’ che, con grande capacità e talento, sono riusciti a girare film di generi diversi: commedie, western, horror, thriller, poliziotteschi e tanti altri. Artisti geniali!
Attualmente mi sto dedicando all’approfondimento delle leggende contadine romagnole e mi piacerebbe documentarmi anche su quelle di altre regioni. Mi intriga molto entrare e scavare nel concetto della ‘Paura’, quella legata alle credenze popolari. Sarebbe interessante un concept album anche perché ritengo Angelo, oltre che un amico fraterno, un ‘visionario’ ed un grandissimo autore di racconti. Chissà…

L’ALBUM PUO’ VANTARE DIVERSE COLLABORAZIONI PRESTIGIOSE. CE NE POTETE PARLARE?
Domenico Lotito: – Avere una stupenda prefazione da parte di Antonella Fulci (figlia del grande Lucio) è un’emozione talmente grande che mi rimarrà nel cuore per tutta la vita. Ci ha trattato come fossimo amici di vecchia data. Posso assicurarti che quando ho letto le sue bellissime parole mi è scappata una lacrima. Il cinema di Lucio e le musiche dello strepitoso Fabio Frizzi hanno un profondo significato per la mia vita. Grazie di cuore Antonella! You are a ‘Child of a Revolution’!
Abbiamo l’onore di avere il grande Alexander Scardavian (già collaboratore di grandissimo talento in molti dischi di Paul Chain) che ci ha omaggiato con un grande assolo di chitarra in un brano.
Che dire della magnifica voce di Tiziana Radis e delle magiche tastiere di Roby Tav dei Secret Tales? Ottimi musicisti e grandi amici.  Siamo stati onorati anche di avere la prefazione del disco da parte di Claudio Bartolini (autore del volume “Il Gotico Padano”, un dialogo con Pupi Avati e di vari libri legati al cinema horror/thriller) e  di Manuel Cavenaghi di Bloodbuster, che ringraziamo infinitamente. Da fan del negozio che frequento da quando avevo sedici anni è una gioia immensa…

TRA I BRANI, SICURAMENTE UNO DEI PIU’ ANGOSCIANTI E’ “IL VECCHIO TEATRO”. DI COSA PARLA LA STORIA?
Angelo Sposito: – Il vecchio teatro rappresenta lo spirito stesso della maschera in modo negativo, la falsità che permea la società. Un posto di svago ed apprendimento come un teatro, macchiato dal sangue di persone colpevoli soltanto di aver assistito ad uno spettacolo considerato immorale dagli abitanti di quella città… Un posto dove leggende tramandate dagli anziani colpevoli della strage si manifestano in spettri del passato assetati di giustizia e verità. Un’immersione nello svolgimento del racconto paragonabile ad una ragnatela che pian piano si rompe facendo emergere scheletri di coloro che sono rimasti vittime di quella strage scellerata!

“MILANO CALIBRO 9”, INVECE, SEMBRA L’UNICO PEZZO CHE, PUR AVENDO UN RIFERIMENTO CINEMATOGRAFICO, VA IN UNA DIREZIONE MUSICALE DIFFERENTE, CON ATMOSFERE ALLA CALIBRO 35. CE NE POTETE PARLARE?
Domenico Lotito: – Comporre un brano come “Milano Calibro 9” è stata una grande sfida con me stesso. Essendo un grande appassionato di rock progressivo italiano (Osanna, New Trolls, Biglietto Per L’Inferno, Banco Del Mutuo Soccorso) ho voluto, con questo brano, esprimere tutto il mio amore e gratitudine verso artisti importanti che hanno segnato la mia formazione culturale. Sono anche un fan dei Calibro 35. Quando li vidi, tanti anni fa, dal vivo, rimasi stupefatto. Credo che per un musicista sia fondamentale ascoltare altre band e musicisti poiché soltanto con l’ascolto si può migliorare, oltre che la cultura personale, la capacità tecnica compositiva.

CHI HA DISEGNATO LA COPERTINA E COSA RAPPRESENTA?
Domenico Lotito: – La copertina è stata disegnata da Paolo Puppo, e possiamo definirla così: un insieme di entità rappresentate da volti ed indefinibili riflessioni di vite che si mescolano con l’ambiente, creando un inquietante mosaico di apparizioni. La donna, con la sua candela, immersa in quest’incubo, è alla ricerca di se stessa. E ciò la terrorizza, terribilmente.

A QUALE TIPOLOGIA DI PUBBLICO E’ RIVOLTA LA VOSTRA MUSICA?
Domenico Lotito: – Non credo ci sia una tipologia particolare di pubblico ma, probabilmente, è una proposta che il fan dell’horror/thriller italiano e del dark sound, sempre italiano, potrebbe apprezzare maggiormente rispetto ad amanti di altri generi.

AVETE CREDENZE FILOSOFICHE O RELIGIOSE DI QUALCHE TIPO?
Domenico Lotito: – Questa è una bellissima domanda che potrebbe richiedere una risposta molto lunga ed articolata, ma cercherò di sintetizzare. La fede è una cosa che nasce da dentro e senza spiegazioni. E’ una cosa soggettiva. Il rispetto verso le opinioni altrui è una cosa fondamentale e l’imposizione delle ideologie, oltre che controproducente, è sbagliata. Bisogna cercare il bene per gli altri e per se stessi.

COSA PENSATE DELLA MUSICA ITALIANA IN QUESTO MOMENTO? C’E’ ANCORA VOGLIA DI SPERIMENTARE E CREARE QUALCOSA DI NUOVO, ALDILA’ DEL GENERE PROPOSTO?
Domenico Lotito: – Credo che il concetto di sperimentazione sia molto soggettivo; infatti, sono pienamente convinto che innanzitutto la qualità, come in ogni aspetto, sia la cosa fondamentale.
Ci sono generi dove hai più possibilità di spaziare tecnicamente ed aggiungere strutture più inusuali, ed altri dove ciò è meno facile.
La scena italiana è piena di grandi artisti e mi piace molto ascoltarli ed apprendere da loro. Prima di essere musicista sono un grande ascoltatore e mi piace assimilare, con assoluta passione, ogni nota e leggere i testi. L’importante, almeno dal mio punto di vista, è non chiudersi in un solo genere. Io non riuscirei mai ad ascoltare un solo genere musicale; infatti passo tranquillamente dai Led Zeppelin o dai Budgie fino ai Tangerine Dream passando per i Judas Priest, Frank Marino fino al jazz rock di “Spectrum” di Billy Cobham (con l’immenso Tommy Bolin). Ovviamente i Jacula, Goblin, Fabio Frizzi, Ennio Morricone, Stelvio Cipriani e Riz Ortolani hanno uno spazio particolare nel mio cuore.

PANDEMIA PERMETTENDO, AVETE PENSATO A RIPRODURRE IN SEDE LIVE I VOSTRI PEZZI? SE SI’, CI SARA’ ANCHE UNA PARTE VISUALE?
Angelo Sposito: – Assolutamente sì! Se questa maledetta pandemia sarà sotto controllo e ci saranno occasioni, riprodurremo dal vivo le nostre creazioni, sarà un piacere per noi rendere partecipi gli ascoltatori dei nostri spettacoli. Ci saranno molti elementi legati al mondo della morte e dell’orrore ad accompagnarci sul palco e, sicuramente, proiezioni di alcune scene di vari film a contornare ed arricchire lo spettacolo.

Domenico Lotito: – Sicuramente! Al momento opportuno ritorneremo a prepararci come si deve. Adesso è importate rimanere tutti uniti per affrontare questo periodo inquietante.
Cerchiamo di essere uniti e di continuare a riflettere sulla situazione attuale.
Il potere della Musica deve prevalere sulla negatività e sull’ignoranza. Fulci lives… Forever!

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