LACUNA COIL – Sovrumani silenzi e profondissima quiete

Pubblicato il 14/02/2025 da

Comunque la si pensi sui Lacuna Coil, va riconosciuta loro la capacità di aver saputo esportare il metal made in Italy in tutto il globo terraqueo (o quasi), conquistando il pubblico americano ai tempi dell’Ozzfest e riuscendo a restare rilevanti in un mercato discografico sempre più frammentato ed in evoluzione.
L’ulteriore tassello di questa seconda giovinezza è “Sleepless Empire”, decimo album che prosegue il percorso di “Black Anima” recuperando qualche elemento del passato sulla scia del recente reboot di “Comalies XX”.
A parlarcene sono i sempre disponibilissimi Andrea e Cristina, nucleo storico della band meneghina insieme al bassista Maki, in un piacevole faccia a faccia a trecentosessanta gradi, dall’evoluzione geopolitica ai palchi sanremesi…

CIAO RAGAZZI, CHE BELLO VEDERVI DI PERSONA! IL NUOVO DISCO ESCE A SAN VALENTINO: UNA SCELTA VOLUTA? E COME STA ANDANDO LA PROMOZIONE?
Cristina:  – Era la prima data disponibile e ci è piaciuta subito, anche perchè è facilmente memorizzabile. Il giorno dell’uscita saremo a Londra alla HHV, per il resto stiamo facendo tante interviste perlopiù online, ma sicuramente è più bello potersi vedere di persona!
Andrea:  – Pensa che una volta ci mandavano a Dortmund, dove c’era la sede della Century Media, per fare le interviste telefoniche, dato che non c’era ancora Skype e costava meno il viaggio della bolletta telefonica dall’Italia. Stavamo lì per tre/quattro giorni e facevamo tipo venti interviste al giorno con giornalisti in collegamento da tutto il mondo…per fortuna qualcuno ogni tanto veniva lì fisicamente!

DOPO “BLACK ANIMA” E’ ARRIVATA LA PANDEMIA CHE VI HA VISTI IMPEGNATI IN DIVERSI PROGETTI ‘COLLATERALI’ (LIBRI, FUMETTI, GIOCHI DA TAVOLO, IL LIVE DI “BLACK ANIMA” E IL REBOOT “COMALIES XX”…): COM’E’ STATO TORNARE A LAVORARE AD UN DISCO D’INEDITI DOPO QUASI SEI ANNI?
Cristina:  – E’ stato bello! Per comporre nuova musica abbiamo bisogno di storie ed esperienze che tipicamente acquisiamo on the road, e da questo punto di vista la pandemia ha messo tutto in pausa dato che eravamo fermi e non potevamo nemmeno incontrarci, aspetto per noi fondamentale quando componiamo.
Il primo spiraglio è arrivato con le ri-registrazioni di “Comalies XX”, che ci ha permesso di tornare a regime e riaprire l’armadio dei ricordi portando degli elementi del passato nel presente, per cui dopo aver ripreso a regime l’attività live al momento di entrare in studio non è sembrato fosse passato così tanto tempo.
Andrea: – Forse la cosa un po’ diversa è stata quella di aver composto prima la canzone “Never Dawn” per la collaborazione con il gioco “Zombicide”, il che ci ha permesso di provare un studio nuovo con un ragazzo che lavorava con noi come fonico perchè volevamo sperimentare un po’ sul mix e la ricerca dei suoni.
Questo ci ha dato l’occasione di imparare a lavorare insieme e provare un po’ di cose nuove, così quando è stato il momento di registare il disco eravamo già rodati.

IN PASSATO AVETE LAVORATO CON GRANDI PRODUTTORI INTERNAZIONALI, DA DON GILMORE A JAY BAUMGARDNER, MENTRE ORMAI DA UN PO’ DI TEMPO SIETE AUTOGESTITI…
Cristina:  – Sì, diciamo che la gestione di tutta l’opera è quasi interamente italiana. Al netto del fatto che usciamo su Century Media e della presenza degli ospiti stranieri, per il resto la musica è stata tutta registrata e mixata in Italia, così come anche l’artwork e le illustrazioni sul libretto sono state realizzato a china da un artista italiano; questo in linea con la storia alla base del disco, ovvero che la tecnologia è bella ma è importante dare valore alla vita vera.
Per la produzione, Maki è sempre stato molto curioso e in tutte le cose di cui si è appassionato è diventato un pro: ha cominciato con le piccole produzioni da autodidatta ed ora è ad un livello master; questo per noi è importante, dato che così possiamo portare avanti un ‘prodotto’ come vogliamo farlo noi sotto tutti i punti di vista.
Andrea:  – All’inizio ovviamente anche noi avevamo bisogno di una chioccia e di qualcuno che ci tenesse sempre sul pezzo, anche perché sui primi lavori avevamo un paio di settimane di tempo per registrare tutto.
Anche io e Cristina lavorando con Don Gilmore, molto più ‘lyricist’ rispetto ad esempio al nostro primo produttore Waldemar, abbiamo avuto modo d’imparare tanto anche nella scrittura dei testi, capendo cosa vuol dire scrivere una storia che sappia trascinare l’ascoltatore al di là della melodia della canzone.
Allo stesso modo anche Maki ha fatto tesoro di alcune lezioni su come poter gestire al meglio le due voci senza ‘distruggere’ il groove del cantato, quindi senza dubbio l’esperienza con questi produttori di fama mondiale ci è servita.

PER LA PRIMA VOLTA AVETE OSPITI ANCHE DIETRO AL MICROFONO…
Cristina: – Ci piaceva l’idea di avere degli ospiti che differenziassero un po’ le canzoni, e credo che entrambi abbiano fatto un lavoro eccellente. Ash Costello dei New Years Day in particolare l’abbiamo scelta perché ha un modo di cantare simile al mio, quindi avrebbe portato qualcosa di nuovo con il suo stile senza però modificare del tutto le caratteristiche peculiari del pezzo (“In The Mean Time”, ndr), come abbiamo avuto modo di testare anche dal vivo durante il recente tour insieme.
Allo stesso modo Randy dei Lamb Of God è prima di tutto un nostro caro amico, con cui ci sentiamo spesso nella vita di tutti i giorni, oltre che un performer pazzesco: è stato bello averlo come ospite, ed eravamo sicuri  che avrebbe dato una marcia in più al pezzo (“Hosting The Shadows”, ndr).
Andrea: – Avevamo anche altre idee in mente ma abbiamo preferito limitarci a due, anche perché era un po’ un esperimento pure per noi, ma visto che ci siamo trovati bene penso che in futuro potremo avere alte collaborazioni di questo tipo, anche se è presto per parlarne.
Oltretutto è un modo per imparare qualcosa di nuovo vedendo le cose da una prospettiva diversa, dato che per quanto pensi di conoscere la tua musica il parere di un’altra persona spesso ti porta una nuova prospettiva.

IMMAGINO SIA ANCHE UN’OCCASIONE DI VISIBILITA’, SPECIE SUL MERCATO AMERICANO…
Cristina: – Sicuramente hanno destato curiosità dato che siamo nuovi a queste collaborazioni, e anche perché Randy pur suonando metal fa un altro genere rispetto a noi. Detto ciò, è noto che siamo amici e ci frequentiamo da tempo, quindi è nato tutto in modo molto naturale.

COME AVETE TROVATO DANIELE SALOMONI (IL NUOVO CHITARRISTA)? E COSA E’ SUCCESSO CON DIEGO CAVALLOTTI (EX CHITARRISTA, USCITO POCHI MESI FA)?
Cristina: – Daniele è subentrato nel momento in cui dovevamo completare alcune parti e serviva qualcuno che fosse in grado di completarle da chitarrista, dato che Maki suona bene la chitarra ma di base resta un bassista, quindi ci è venuto naturale pensare a lui dato che ci conosciamo da tempo ed aveva già dato una mano ai suoni in studio in passato.
Andrea: – E’ un geek della tecnologia ed ha anche lui un suo piccolo studio, quindi ha un background ‘tecnico’ – così come il nostro batterista, Richard – che funge da ideale complemento alla parte compositiva, che resta prerogativa di Maki e noi due.
Cristina: – La band alla fine è un luogo di lavoro in cui tutti devono contribuire con entusiasmo e stare bene insieme al di là degli aspetti musicali, e quando cominciano a mancare determinate caratteristiche vuol dire che è ora di cambiare direzione.
Andrea: – Anche come timing, meglio prendere certe scelte prima di cominciare il ciclo di un nuovo disco con un’atmosfera non positiva e portare avanti una situazione che non stava andando da nessuna parte.

L’EVOLUZIONE DEL PUBBLICO METAL DAGLI ANNI NOVANTA AD OGGI:  MENO CORI SESSISTI E PIU’ CELLULARI?
Cristina:  -Per fortuna non mi capita da tantissimi anni di sentire certi commenti del pubblico, anche perché ormai la scena si è arricchita di tantissime ragazze pure tra il pubblico (ai nostri show direi che siamo a cinquanta e cinquanta tra maschi e femmine): quando abbiamo iniziato le donne nel metal erano una rarità ed erano considerate quasi un’offesa in una scena ‘per veri uomini’, mentre ora le cose sono cambiate dato che un genere musicale non dovrebbe avere un’appartenenza sessuale.
Allo stesso modo ci ha sempre dato fastidio essere definiti una ‘female-fronted band’, quindi anche nelle foto non era più ‘Cristina e gli altri elementi del gruppo’: magari posso indossare qualcosa di più femminile, ma a prescindere dall’identità di genere dei suoi componenti siamo sempre e solo una band, dato che la musica non ha sesso.
Per quanto riguarda i cellulari, fortunatamente almeno nel metal c’è ancora una buona partecipazione del pubblico, mentre in molti concerti vedi persone che passano tutto il concerto con il telefono alzato.
Un po’ capisco gli artisti che mettono dei veti all’utilizzo dei cellulari, anche se alla fine come uno vuole seguire il concerto è una scelta personale fintanto che non viola la mia libertà. Ad esempio mi è capitato al concerto dei Wardruna che la persona davanti a me avesse il telefono alzato per tutto lo show, di fatto impedendomi la visuale.
Andrea: – Che poi alla fine non so quando uno si riguarda ogni video di ogni canzone dello show… Dal mio punto di vista è ragionevole filmare una canzone o due come ricordo, lo faccio anch’io a volte, o per fare un reel, ma come sempre è tutta una questione di buon senso.
Cristina: – Noi siamo fortunati perchè siamo cresciuti in un’epoca analogica (il floppy disk, il telefono a gettoni e quello con la rotella) e non siamo nati con il digitale, quindi abbiamo forse una maggiore capacità critica che ci permette di prendere vantaggio dalla tecnologia sapendo però della fragilità che c’è dietro. Un sito può cadere da un momento all’altro e un social può essere chiuso o censurato, mentre la vita vera è quella che alla fine rimane sempre.

IL TEMA DELLA CENSURA DEI SOCIAL (E NON SOLO) E’ PIU’ CHE MAI ATTUALE OGGIGIORNO, SPECIE IN AMERICA…
Cristina: – E’ irrealistico cercare di fermare il pregresso o ergersi a paladini, ma forse servirebbe più comunicazione e più dibattito: una volta si avevano pareri diversi ma si discuteva di più, e anche se ognuno restava della sua idea non faceva paura il pensiero degli altri.
Oggi invece mi sembra che spesso passi il messaggio che bisogna pensare in una certa maniera o si corre il rischio di venire censurati, e questa cosa mi disturba moltissimo, dato che io non censurerei mai il pensiero di chi la pensa diversamente da me.
Andrea: – Penso anche dipenda dal fatto che la tecnologia corre sempre più veloce e non c’è tempo di mettere delle regole, dato che ora che provi a mettere dei paletti diventano già obsoleti, un po’ come sta succedendo con l’AI.

OLTRE A SPIRITBOX E JINJER, INGHILTERRA E GERMANIA ESPORTANO TANTISSIME BAND METALCORE CON RAGAZZE DIETRO AL MICROFONO, MENTRE IN ITALIA SE NE VEDONO MOLTO MENO: COME MAI SECONDO VOI?
Andrea: – Le band metal che vedo in Italia con voce femminile sono molto nel clichè gothic o al massimo power, il che a mio avviso è un po’ un occasione sprecata. Molte etichette straniere mettono sotto contratto dei gruppi perchè magari hanno l’immagine giusta e non perchè portano qualcosa d’interessante come appunto gli Spiritbox o i Jinjer, dove oltre alla presenza scenica c’è anche qualcosa di diverso rispetto alla classica voce maschile.
Cristina: – Credo ci sia comunque una selezione naturale: la gente non è stupida e capisce se una ragazza è lì per fare la bella statuina o ha del contenuto. Detto questo, in Italia c’è meno cultura musicale rock/metal rispetto ad altri paesi quindi sicuramente le opportunità sono inferiori, anche facendo qualcosa d’interessante.
Andrea: – A me arrivano tantissimi demo di band che mi chiedono un consiglio, ma da quello che sento molti gruppi suonano tutti allo stesso modo e mancano di una propria personalità.
Quando abbiamo cominciato noi la Centuy Media aveva sotto contratto un gruppo per ogni paese (i Moonspell in Portogallo, i The Gathering in Olanda, i Samael in Svizzera…) ed ognuno aveva una sua peculiarità, mentre oggi suonano tutti come fotocopie delle band americane, a prescindere dalla provenienza.
Certamente anche il contesto di oggi è molto diverso, dato che viene prodotta molta più musica e le stesse etichette vogliono risultati immediati: noi abbiamo avuto la possibilità di realizzare tre dischi prima di arrivare all’album che ci ha permesso di emergere, mentre oggi non ti viene dato il tempo di sviluppare questo percorso, dato che già con il primo lavoro devi portare subito risultati.

E’ CAMBIATA ANCHE LA MODALITA’ DI FRUIZIONE, OGGIGIORNO…
Cristina: – Ormai domina lo streaming e anche le case discografiche puntano a cercare di far mettere la tua canzone virale perché vale per le classifiche: è una cosa che non condivido, dato che pochi secondi in un reel di un video stupido con la tua musica in sottofondo non possono essere comparati a chi acquista un disco (anche in formato digitale ovviamente) e s’interessa davvero alla tua musica.
Non capirò mai questo svilimento della musica, che da un lato quasi non ti rendi conto che ci sia ma dall’altra resta fondamentale, perché anche lo stesso reel senza musica perde molto del suo significato.
Andrea: – A lungo termine, comunque, secondo me vedi che il numero di gruppi in grado di fare la differenza, tipo i nuovi Gojira o Spiritbox, resta più o meno lo stesso di una volta, nonostante l’offerta in partenza sia cento volte più ampia di quando abbiamo cominciato noi.
Questo perchè solo una parte di loro avrà la voglia, l’impegno e la possibilità di portare la loro musica ad un certo livello. Poi ci sta che ci siano band o personaggi che magari diventano famose grazie ai social, come ad esempio Alex Terrible che si è fatto conoscere prima di tutto su Youtube.

SI PARLA SEMPRE PIU’ DEI PREZZI DEI CONCERTI, DAL PRATO DEGLI IRON MAIDEN AGLI OASIS, MA CI SONO ANCHE TANTE BAND MEDIO-GRANDI CHE SALTANO L’EUROPA O L’ITALIA: DA ‘DIETRO LE QUINTE’, COME LA VEDETE?
Cristina: – Secondo me c’è spazio un po’ per tutti. E’ chiaro che ad esempio per i Linkin Park, comunque la si pensi sulla nuova line-up, gli organizzatori puntano su prezzi alti sapendo che comunque avranno un forte richiamo. Noi ovviamente siamo su un altro livello, e per quanto possibile cerchiamo di tenere dei prezzi ragionevoli, anche se la cosa alla fine è in mano ai promoter e non alla band, che di fatto prende un cachet fisso.
Andrea: – Ad esempio, adesso in posti simili ai teatri ci sono prezzi diversi tra parterre e balconata: fa un po’ sorridere sentire “avete fatto sold-out in balconata”, dato che una volta c’era un biglietto unico in posti del genere e nessuna distinzione.

SO CHE SIETE GRANDI GAMER: QUANTO SONO D’ISPIRAZIONE PER LA VOSTRA MUSICA?
Cristina: – Non c’è un’ispirazione puntuale, ma sicuramente il mondo dei videogame è nel nostro DNA e le colonne sonore sono un mondo incredibile, curatissime e composte da orchestre con delle musiche bellissime.
Nel nostro sound c’è sicuramente un aspetto cinematografico, anche perchè Maki spesso compone guardando immagini (anche dei gameplay dei videogiochi), quindi è come se creasse delle colonne sonore a sua volta.

COSA NE PENSATE DELLE SERIE TV TRATTE DAI VIDEOGIOCHI, TIPO “THE LAST OF US” O “FALLOUT”?
Cristina: – Le ho trovate interessanti, ma forse più godibili per chi ha giocato al gioco, quindi m’incuriosisce il fatto che piacciano a chi non ha familiarità con il gioco, dato che ci sono molte chicche (come la polverina di “Last Of Us” o la storia dei bunker di “Fallout”) non sono immediatamente percepibili dal pubblico generalista.
Andrea: – A me ad esempio “Fallout” non è dispiaciuta, ma l’ho trovata un po’ lenta a tratti e poco cinematografica, per quanto fatta bene a livello di personaggi ed ambientazioni. Mi è mancata un po’ la storia, probabilmente perchè non conosco così bene il gioco.
Cristina: – E’ lo stesso motivo che ha penalizzato “Arcane”, una serie che ha avuto un discreto successo sul piccolo schermo ma non ha avvicinato a “League Of Legend”, quindi se l’intento era quello di conquistare nuovi gamer non ha funzionato.

IL LATINO HA ORMAI SOSTITUITO L’ITALIANO NELLA VOSTRA MUSICA…
Cristina: – Sì, è un qualcosa che ci è sempre piaciuto e che abbiamo già utilizzato in “Veneficium”. Peraltro ci poniamo molta attenzione, e chiediamo sempre un sacco di pareri ad amici che hanno studiato ed insegnano latino e che a loro volta si consultano con altri appassionati e professori in una sorta di circolo in stile Harry Potter.
Per loro è divertente perché ovviamente non sono abituati a sentirlo nelle canzoni, mentre da parte nostra oltre alla grammatica poniamo attenzione anche alla musicalità delle parole.

IL PROSSIMO PASSO E’ IL DIALETTO MILANESE, COME HA FATTO “TOPOLINO” DI RECENTE?
Cristina: – In effetti questa ci manca, ci hai dato una bella idea (risate, ndr)!
Andrea: – L’unica cosa milanese che abbiamo messo è il logo dell’1.19, il nostro marchio legato all’omonima canzone nonché nome della nostra società, dove in alto nel simbolo se guardi bene si vede la Madonnina.

LA SITUAZIONE PIU’ IMBARAZZANTE CHE VI E’ CAPITATA IN TOUR?
Cristina: – Ce ne sarebbero tante, tipo cadere sul palco, ma una delle più frequenti è sbagliare il nome della città o della nazione in cui ci esibivamo… per fortuna ho visto che capita spesso anche ad altri artisti, dato che quando viaggi ogni giorno a volte non riesci a vedere il nome della città sulla setlist e magari ti è rimasta in mente quella precedente.
Andrea: – Credo sia anche un po’ un tema di ‘pilota automatico’, dato che quando fai lo stesso show tutti i giorni sai già cosa dire tra una canzone e l’altra e magari ti capita di sbagliare senza rendertene conto.
Cristina: – Durante un tour americano con i Sevendust invece ci è capitato un ragazzo che ha cominciato a pogare da solo come un matto, al punto da costringerci a fermare lo show e chiedergli di smettere prima che qualcuno si facesse male.
Alla fine si è scoperto che era ubriaco fradicio perchè quello era il giorno del suo compleanno, quindi lo abbiamo invitato sul palco per festeggiare e dopo che è sceso ha fatto amicizia con tutti quanti, compresi i ragazzi che poco prima aveva colpito nel pogo. Alla fine quindi un momento di tensione è diventato una festa collettiva.

CAPITOLO SANREMO: VI PIACEREBBE PARTECIPARE?
Cristina: – Come ospiti sarebbe figo! Ormai ha un po’ perso l’identità ‘sanremese’ ed è diventata più una vetrina per pompare la tua canzone che poi andrà in classifica, anche se devo dire che questa svolta più ‘moderna’ non mi dispiace, anche se non è il mio genere.
Andrea: – Una volta siamo andati quasi vicino ad andarci per accompagnare Enrico Ruggeri nella serata dei duetti, ma purtroppo anche se ce lo ha detto molto prima abbiamo dovuto rinunciare perché eravamo in tour in America in quel periodo.
Cristina: – Io invece sono andata nel 2008 come ospite di L’aura insieme ad una piccola rappresentanza dei Rezophonic, con altri artisti come Andy dei Bluvertigo e Garrincha.
Andrea: – Certamente non è una nostra priorità, ma se ci fosse l’occasione giusta, perchè no!

MAGARI POTRESTE FARE I DIRETTORI D’ORCHESTRA, COME EMMA MARRONE E LA MICHELIN…
Cristina: – Emma è molto rock’n’roll e mi piace molto come personaggio, anche se fa un tipo di musica che non è proprio rock’n’roll. Secondo me comunque c’è spazio per il rock e per il metal in questo tipo di kermesse, anche se da noi purtroppo manca ancora la cultura. E’ una cosa curiosa, perché tanti inseguono un successo internazionale ma non pensano ad inserire qualcosa di questi generi, che accomunano praticamente tutto il mondo.
Andrea: – Noi ce ne siamo resi conto quando siamo andati in posti come India, Vietnam o Indonesia e abbiamo trovato sempre una folta comunità metallara, così come quando ci siamo trovati a suonare a Dubai con persone arrivate dall’Iran o da posti dove per ovvie ragioni questa musica non è ben vista.
Allo stesso modo riceviamo richieste dalla Tunisia o da altri posti dove non ti aspetteresti. Come diceva il mio amico giornalista Marco Mathieu, bassista dei Negazione che purtroppo ora non c’è più, il metal è diventato la nuova world music, nel senso che in tutti i posti del mondo c’è qualcuno che fa metal, così come il jazz.
D’altronde anche molti musicisti professionisti è probabile che da giovani abbiano iniziato suonando metal, tipo la classica canzone dei Metallica, che è un po’ l’ABC per chi inizia a suonare uno strumento seriamente.

E’ VERO CHE ANDERS IWERS, BASSISTA DEI TIAMAT E FRATELLO DI PETER IWERS (EX IN FLAMES E ORA NEI THE HALO EFFECT) HA SUONATO NEI LACUNA COIL?
Cristina: – Sì, è successo nel 1997 durante il tour con i Moonspell, nel momento in cui il gruppo si è diviso in due.
Stavamo facendo una data a Biella quando il nostro chitarrista dell’epoca, a sua volta sostituto del chitarrista originale che stava facendo il servizio civile, è stato male fisicamente e ci ha mollato. Eravamo di fatto tornati tutti a casa, ma la Century Media aveva investito su di noi e ci ha dato un ultimatum.
A quel punto allora io, Andrea e Maki abbiamo deciso di andare avanti: per qualche data abbiamo suonato usando delle basi per le tracce di chitarra, mentre il tecnico della batteria dei Moonspell si è imparato le nostre cinque canzoni in due notti; poi la casa discografica ci ha mandato Anders che ci ha accompagnato per il resto del tour, così anche il colpo d’occhio era un po’ meno strano rispetto a vedere solo noi tre con un turnista alla batteria.

AVETE APPENA ANNUNCIATO IL TOUR AUTUNNALE CON I NONPOINT, UN GRUPPO CHE FARA’ FELICI GLI APPASSIONATI DEL NU METAL CHE FU E CHE NON SI ERA MAI VISTO DA QUESTE PARTI: COME LI AVETE SCELTI?
Andrea: – Conosciamo da parecchio i Nonpoint, avendo suonato insieme in vari festival americani, ci piacciono molto e sono una delle band che si è resa disponibile per il tour.
Volevamo portare qualcosa di diverso e non le classiche band che si abbinerebbero a noi un Europa. Loro hanno un sound un po’ meno simile al nostro, ed il fatto che non vengano mai in Europa rappresenta un bonus per il tour, che non vedrà la solita combo ma un’offerta variegata e vista raramente.

DA VECCHI CUORI ROSSONERI, COSA PENSATE DI QUESTO MILAN?
Cristina: – Tecnicamente Andrea ne sa molto più di me, ma mi piace molto Conceicao perchè credo sia importantissimo motivare al meglio la squadra prima, durante e dopo gli allenamenti.
Andrea: – Ormai la stagione da un certo punto di vista è andata, quindi puntiamo alla qualificazione in Champions dato che la squadra comunque ha del potenziale… a questo punto speriamo vinca il Napoli e non l’Inter (risate, ndr)!

 

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